Inter, fidati del Mancio, e guarda avanti

UN PRIMISSIMO BILANCIO – Pensare che Mancini, una volta arrivato in sostituzione di Mazzarri, potesse fare miracoli in questa stagione era qualcosa di utopistico. L’Inter è una squadra dalle grandi potenzialità ancora però inespresse, che l’ex allenatore del City sta tentando di plasmare a propria immagine e somiglianza. Il cambio di modulo a stagione in corso ha certamente rallentato il processo di crescita dei singoli, e la squadra ha necessitato di tempo extra per eseguire gli ordini del nuovo allenatore, cosa per cui, di norma, esiste il ritiro estivo.
C’è sicuramente ancora tanto lavoro da fare, visto che la discontinuità di rendimento della squadra è qualcosa di preoccupante; il mercato di gennaio ha sì dato risposte positive, come Shaqiri, che stasera non sarà della partita, e che si è rivelato subito uomo fondamentale per i nerazzurri, o anche Marcelo Brozovic che, nonostante le ultime uscite non brillantissime, ha mostrato grandi doti sia come giocatore di quantità che di qualità. La cura Mancini ha avuto ottimi effetti anche su Fredy Guarin, che ora sembra sempre più vicino al tipo di giocatore che, con Stramaccioni, due anni fa spaccava in due le partite (pur, anch’egli, con problemi di continuità di rendimento che purtroppo fanno parte del giocatore, e vanno accettati).
Quattro mesi di Mancini e un mercato di riparazione, però, non possono stravolgere i destini di una squadra, e infatti l’Inter appare ancora una squadra a metà: da una parte, quella del primo tempo di Napoli o di domenica contro il Cesena, poco sicura di sé e altrettanto poco convincente, dall’altra quella dello Juventus Stadium o del secondo tempo di Napoli, per citare due partite in cui la squadra ha fatto vedere quello che Mancini vorrebbe si vedesse (nei limiti del possibile, ovvio) nell’arco di 90 minuti, e non solo quando le cose vanno male. É una squadra da “vorrei, ma non posso”: il Mancio vuole vedere un calcio divertente e propositivo, che però poco si adotta con gli interpreti che ha in mano. L’attacco è sicuramente a posto, in attesa di capire cosa ne sarà di Icardi e di Kovacic (da cui Mancini pretende tanto, perché sa che tanto gli può dare), anche grazie al rientro nei ranghi di Rodrigo Palacio, che pian piano si sta lasciando alle spalle il problema alla caviglia che lo ha tormentato per mesi, e al rendimento dei sopracitati Shaqiri e Guarin.

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Chiaramente, il bel gioco votato all’attacco deve essere controbilanciato da una adeguata copertura difensiva, a cominciare dal centrocampo, nel quale però il solo Medel (che pure si comporta egregiamente) non basta a tamponare le falle che si aprono nella retroguardia, in cui, a intervalli regolari, Ranocchia e Juan Jesus commettono errori banali e/o di posizionamento, che ci costano cari: non stiamo parlando di Maldini e Nesta, ma di due giocatori che, comunque, si sono involuti parecchio rispetto al recente passato (soprattutto Ranocchia), e la cui fiducia è calata di conseguenza. Ecco perché, per cercare di risolvere il problema, si fanno spesso nomi di centrocampisti che possano svolgere quel ruolo di copertura e impostazione del gioco che in questa squadra può fare solo Brozovic (che comunque è pur sempre un novembre 1992, ed è reduce dalla prima esperienza fuori dai confini croati).

CARTA BIANCA – A prescindere dal risultato di stasera (molto difficile centrare la qualificazione, ma non certo impossibile), credo che l’Inter debba lavorare già per il prossimo anno, non tanto sul mercato, che è quello che si sta già facendo, ma soprattutto sul campo. Mancini è arrivato per portare idee ambiziose e al contempo il messaggio di Thohir, che suona come un “va bene fare economia, ma qua c’è da rifare grande l’Inter”. Idee e ambizione, quello che è mancato all’Inter post-Triplete, e che ci ha impedito di trovare prima la nostra strada. Al di là della partita con il Wolfsburg, bisogna dare carta bianca a Mancini: vista l’esperienza delle nostra guida tecnica, tenderei a fidarmi.

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