NBA: L’America scopre Mirotic, Rookie da sogno

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LA SFIDA – Il Rookie dell’anno è un riconoscimento molto importante negli Stati Uniti: essere il miglior “novellino”, in una lega come l’NBA, rappresenta la capacità del giocatore di ritagliarsi spazio nelle rotazioni, sin dai subito, ai danni di giocatori più esperti, oltre che una generale comprensione positiva di un gioco piuttosto complesso. Dopo la dipartita anticipata della seconda scelta assoluta, Jabari Parker, fermato ad inizio stagione dalla rottura del crociato anteriore, il premio sembrava facilmente indirizzato verso il Minnesota, al domicilio di Andrew Wiggins, scelta numero 1. I sogni di gloria del talento canadese, tuttavia, potrebbero essere polverizzati dalla rapida ascesa di un montenegrino, ex Real Madrid: Nikola Mirotic. L’ala dei Bulls, nel mese di Marzo, ha messo a referto medie da All Star, segnando 21.5 punti, con 8.5 rimbalzi e 1.5 stoppate; tutto questo, per di più, dovendo sgomitare fra Gasol, Noah, Dunleavy, Gibson e Butler, alternative di prim’ordine rispetto ai Timberwolves di Wiggins, sin da subito in quintetto in una squadra di belle speranze che, al momento, è l’ultima forza ad Ovest. Ed è proprio questo dato non statistico che potrebbe spostare l’ago della bilancia in direzione dell’europeo: gli americani sono spesso critici sui giocatori del Vecchio Continente, ma Mirotic ha spazzato via in un lampo tutti i dubbi del difficile ambiente di Chicago, passando in breve tempo da “Nikola Mirotic, rookie from Madrid “ a “Niko”, fan favourite allo United Center.
VERSATILITA’ – Mirotic è stato particolarmente abile nello sfruttare l’occasione tipica del rookie, l’infortunio dei veterani, mettendo subito in mostra la sua arma migliore, la versatilità: durante l’assenza di Dunleavy è stato impiegato spesso da numero tre, in un quintetto lunghissimo, ma di grande qualità, insieme a Gasol e Noah, che garantiva a coach Thibodeau grande verticalità sotto le plance e mani fatate in attacco; dopo il forfait di Taj Gibson ha occupato la sua posizione classica, quella di ala forte, aumentando il tiro dell’arco, o fintandolo spesso per usare la sua durezza in penetrazione. Si è confermato come buon difensore, abile a rimbalzo, fisico negli uno contro uno e formidabile come ring protector, valore rimarcato dai suoi dati sulle stoppate; affidabilissimo dalla linea della carità, dopo un’iniziale empasse ha scaldato la mano anche da tre punti, tiro costruito sfruttando spesso il Pick and Pop con Rose, Brooks e Hinrich. In sostanza tutto meno che un rookie, anzi, un giocatore esperto che, se si confermasse nei playoff, potrebbe rappresentare l’arma segreta dei Bulls contro Cleveland e/o Atlanta. Bravo, bravo Niko.

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