Editoriale; dietro la Juve lotta serrata, Lazio a mille, Inter a picco

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A 10 GIORNATE dalla fine, e prima della sosta per la nazionale, i verdetti più importanti della serie A sembrano scritti; il quarto scudetto consecutivo sembra già cucito sulle maglie della Juventus, che ha ben 14 punti di vantaggio sulla Roma e può, di fatto, preoccuparsi solo di recuperare Pogba per una eventuale semifinale di Champions, nonché tentare una difficile rimonta contro la Fiorentina in Coppa Italia; i bianconeri, grazie al solito Tevez si sono sbarazzati anche del Genoa, unica squadra ad averli battuti quest’anno in campionato, e ora si godono sereni e rilassati la sosta. Molto sembra già deciso anche in coda, dove le ultime 3 sembrano spacciate; il Chievo, con due successi consecutivi si è allontanato dalla zona calda, e ora solo l’Atalanta corre qualche rischio, pur vantando 5 punti di vantaggio sulla coppia Cagliari-Cesena; i sardi hanno richiamato Zeman, dopo la fallimentare esperienza di Zola, ma la classifica piange, e gli avversari sono sempre più lontani.

SECONDO POSTO– interessantissima è invece la lotta per le posizioni che consentono l’accesso all’Europa; la Roma, pur senza incantare, è tornata al successo a Cesena e ha conservato la seconda piazza, minacciata dall’arrembante Lazio del nuovo fenomeno Felipe Anderson. I giallorossi, che non vincevano dall’8 Febbraio, non sono guariti ma hanno ritrovato il successo che, spesso, è la miglior medicina per una squadra di calcio. Restano 10 partite per giocarsi il secondo posto con i cugini, che invece arrivano alla sesta vittoria di fila, grazie, oltre al brasiliano giunto al nono gol stagionale, ad una qualità di gioco e di singoli altissima, ed a un tecnico che sta tirando fuori il meglio dalla rosa a sua disposizione; l’inserimento di Mauricio in difesa, l’arretramento di Mauri sulla mediana e soprattutto il recupero di Biglia nel ruolo di regista, hanno creato un meccanismo perfetto, tenendo conto che la Lazio non gioca in Europa e tiene in panchina, tra gli altri, gente come Ledesma, Keita e Onazi. Grande lavoro di Stefano Pioli, comunque vada, e ricordiamo che anche col terzo posto si va in Champions, seppur passando per i preliminari.

SAMPDORIA- serratissima è anche la lotta per le posizioni di rincalzo, con i blucerchiati ancora sugli scudi; quarto successo di fila, quarto posto e sorpasso sul Napoli. I ragazzi di Mihailovic sono stati anche fortunati nel match con l’Inter, ma il loro successo ci sta tutto e grande merito va al tecnico, entusiasmo e carisma a parte, per aver inserito in attacco due giocatori come Eto’ e Muriel su cui in pochi scommettevano, e per esser quarto in classifica con una rosa, sulla carta, inferiore a tante squadre che invece sono dietro. Come Napoli e Fiorentina, costrette al pari da Atalanta e Udinese. I partenopei ancora una volta perdono punti con le piccole, e francamente le loro proteste per il gol del vantaggio dei bergamaschi appaiono eccessive, avendo comunque giocato per un’ora in superiorità numerica. In realtà Benitez paga le amnesie difensive, come quella di Henrique, motivate da scelte di mercato sempre rivolte ad attaccanti e centrocampisti, e mai a rinforzare la difesa, punto debole degli azzurri da 3 stagioni. Ora il secondo posto sembra lontano, e il Napoli, come la Fiorentina, deve concentrarsi sulle coppe; soprattutto l’Europa League, che da quest’anno garantisce alla vincitrice un posto in Champions

REGOLE- val la pena di ricordare che le squadre italiane presenti nelle coppe l’anno prossimo saranno 6, salvo in un solo caso; che Fiorentina o Napoli, uniche squadre italiane superstiti, vincano la competizione, e contemporaneamente non arrivino tra le prime 6 in campionato. Quindi, il settimo posto non qualifica per la prossima Europa League, e salvo miracoli, la Milano calcistica sarà fuori dell’Europa. Inzaghi salva ancora una volta la sua traballante panchina, grazie a Menez e al calendario; infatti le ultime 3 vittorie dei rossoneri, aiutati anche da un rigore inventato, sono arrivate contro le ultime 3 in classifica. Il gioco continua a latitare (Destro sembra un corpo estraneo, come lo era Torres) e si faticano a capire certe scelte, come quella di insistere su Honda (non pensiamo che Cerci possa far peggio) e presentare la 31esima formazione diversa stagionale. Ma ormai la scelta della società è chiara, Inzaghi resterà fino a fine stagione, e poi, finalmente, si cercherà un allenatore vero, dopo aver fallito due volte con vecchie glorie rossonere prestate al mestiere di tecnico. Chi invece ha un allenatore esperto è l’Inter, che è anche la squadra, insieme al Milan, che ha acquistato più giocatori nel mercato invernale, senza trarne grandi benefici. Magari un pò sfortunati i ragazzi di Mancini a Marassi, ma globalmente la Samp ha giocato meglio, e anche qui certe scelte del tecnico sono poco comprensibili, come lasciar fuori Palacio, apparso in ripresa, per il non pervenuto Podolski, e Kovacic (ormai l’ostruzionismo ad Hernanes non fa più notizia); i numeri sono impietosi, quarta sconfitta in 6 partite, nono posto in coabitazione col Genoa che però ha una gara da recuperare, contro il derelitto Parma, l’Europa dista 9 punti ed è ormai una chimera. E Mancini, fuori anche dall’Europa essenzialmente per la scelta cervellotica di avere un portiere solo per le coppe, al contrario di Mazzarri, non può certo lamentarsi della società, che a gennaio lo ha accontentato in tutto. Il paragone con la capitale, con due squadre attualmente sul podio, stride e non poco

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