Forever Aquile: Riccardo Carapellese, l’erede di Valentino Mazzola

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo qualche settimana dedicata a volti noti, chi più chi meno, e, comunque, appartenenti ad epoche a noi vicine, torniamo ad occuparci di Storia del Calcio con un nome da super-esperti, ma che non può essere dimenticato per l’entità della carriera, in ordine di squadre in cui ha militato e di significato di alcune fasi della sua storia nel mondo del calcio. Uno che a Spezia ci è passato giovanissimo, prima di spiccare il volo verso il Grande Calcio: Riccardo Carapellese.

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GLI INIZI – Riccardo Carapellese nasce a Cerignola, in provincia di Foggia, il 1° luglio 1922. Comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio nella formazione dilettantistica della Caligaris. E’ un attaccante brevilineo, compatto, dalla grande velocità e dai piedi molto buoni, che si esprime al meglio sulla fascia. Lo nota subito il Torino, che lo preleva per il suo settore giovanile, in cui milita tra il ’34 e il ’36 e poi, dopo due esperienze in altre formazioni dilettantistiche (Saluggia e Barcanova), anche nel 1938/39. Ma non lo perde di vista neanche dopo che comincia, a 18 anni, a militare nel Dopolavoro Magnadyne (azienda italiana che produce elettronica di consumo ed elettrodomestici, in particolare radio), così da portarlo in prima squadra nel 1940. Il Torino sta per diventare il Grande Torino, e, quindi, lui, giovanissimo, non trova mai spazio, non mettendo insieme neanche una presenza in due stagioni. Sono anche anni estremamente difficili, il Mondo è in guerra e, anche per questioni propagandistiche, l’impegno militare richiesto ad ogni uomo abile è imprescindibile. Anche per questo il marinaio Carapellese ha poco tempo di giocare nel Torino, ma, soprattutto per questo, il marinaio Carapellese approda nel porto di La Spezia.

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LA STAGIONE IN BIANCONERO, PRIMA CHE IL MONDO SI FERMI – Quindi, come detto, soprattutto grazie alla Marina, all’inizio della stagione 42/43, Carapellese arriva allo Spezia, quando la squadra milita in Serie B. Le ambizioni della società sono molte e, per questo, nonostante le ristrettezze che porta la guerra, viene allestita una squadra che possa, finalmente, compiere il grande salto. Vengono, così, trattenuti tutti i giocatori più forti della squadra e si cerca di far arrivare giocatori forti o, comunque, di buone prospettive da altre squadre. Carapellese è uno di questi e, anche se la giovane età non mostra ancora l’entità del giocatore, che qualche anno dopo sarebbe diventato un pezzo da 90 del campionato di calcio italiano, il suo rendimento è molto alto e lo Spezia trae un grande beneficio dalla sua presenza in squadra. Esordisce alla prima giornata, il 4 ottobre 1942, nel derby casalingo con il Pisa (scontata la sua presenza da titolare e per tutto il resto dell’incontro in epoca di assenza di sostituzioni), conclusosi sul risultato di 1-1, e gioca tutte le prime quattro giornate (con Pescara, battuta 3-0, Savona, battuta 4-0, e Cremonese, sconfitta 3-0), saltando il primo match alla quinta, in casa con l’Udinese (5-0 per i padroni di casa). In tutto le sue presenze a fine stagione saranno 19, condite anche con 3 gol, tutti nel girone d’andata: subito alla terza giornata, con il Savona in casa, in cui segna il momentaneo 2-0; alla 10^ giornata, a Napoli, pareggia il gol di Viani in apertura, prima che Costa regali la vittoria in trasferta alle Aquile; alla 13^, a Brescia, dove, a 20′ dalla fine segna il secondo gol dello Spezia, inutile ai fini del risultato che vede la vittoria delle rondinelle per 3-2. Dopo l’ottimo inizio la squadra bianconera perde un po’ del suo slancio e inanella qualche risultato non ottimale. Questo unito ai 4 punti persi perché dopo la 29^ giornata viene ritirato dal campionato il Palermo-Juve, che, a causa della Guerra, non riesce a disputare altre gare, col conseguente annullamento di tutti i risultati conseguiti fino a quel momento (per lo Spezia, appunto, due vittorie, 2-0 a Palermo e 3-0 in casa), insieme ai troppi punti lasciati nelle partite giocate fuori casa, che, per problemi logistici comprensibili, legati alle trasferte, diventano delle vere e proprie avventure, fanno sì che lo Spezia disputi un campionato dignitoso, d’alta classifica, ma lontano dalle posizioni che contano. Gli aquilotti terminano, infatti, al 6° posto, a 35 punti, dati da 12 vittorie, 11 pareggi e 9 sconfitte, con 55 gol fatti (secondo attacco del campionato, dietro solo ai 65 del Modena) e 34 subiti, a buona distanza dalla due promosse, il Modena, a 45 punti, e il Brescia a 43. In stagione lo Spezia disputa anche la Coppa Italia, ma nella partita secca valida per i sedicesimi di finale, giocata a Genova con il Genova 1893 (nome imposto al Genoa), perde in un pirotecnico 5-3 e viene, quindi, subito eliminata. Carapellese disputa tutto l’incontro. L’ultima partita giocata in maglia bianca è l’ultima giornata del campionato, Spezia-Pro Patria 2-0. Qui si interrompe l’avventura di Carapellese sul golfo, con 20 presenze e 3 gol nelle varie competizioni. Tutte le difficoltà logistiche messe in evidenza nell’ultima stagione, unite all’inasprirsi del conflitto bellico, convinceranno la Federazione a chiudere i campionati fino alla fine della Guerra. Il mondo del calcio si ferma…o quasi.

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LA GUERRA, LA A, LA FASCIA DI MAZZOLA E LA NAZIONALE – Come detto, il mondo del calcio “ufficiale” si ferma a causa della guerra. Ma questo non ferma la voglia di giocare, tanto che si arriva, comunque, ad organizzare un, cosiddetto, campionato di guerra, diviso, tra l’altro, in due entità ben distinte a causa dei problemi logistici di un’Italia, effettivamente, spaccata in due. Carapellese viene ingaggiato dal Casale, che disputa il Campionato Alta Italia, che verrà portato avanti tra mille difficoltà legate a trasferte in condizioni proibitive, allarmi aerei, partite mai giocate, campi al limite della praticabilità, ecc. e che vedrà la vittoria del Corpo dei Vigili del Fuoco di La Spezia, proprio la città che ha appena salutato, mentre il Casale si fermerà all’8° posto del girone di qualificazione Piemonte. Nel 1945 viene ingaggiato dal Vigevano, con cui disputa il Torneo Benefico Lombardo , competizione organizzata, sempre allo scopo di non restare del tutto fermi, dal Direttorio 2^ zona, quello facente capo alla Lombardia (e a cui partecipano, per intenderci, anche Milano e Ambrosiana Inter), in cui disputa 13 partite, segnando 5 gol e contribuendo al 3° posto finale, mentre il Torneo verrà vinto dal Como. E proprio i lariani lo vogliono per disputare il primo campionato post bellico, nella stagione 45/46, in cui sono ammessi al campionato cadetto misto settentrionale, la Serie B-C Alta Italia, dove disputa 19 incontri, segnando 3 gol, con la squadra che si classifica 5^ nel suo girone. Sempre nel 1946 disputa anche un’altra competizione, la Coppa Alta Italia, ma lo fa con un’altra squadra, il Novara, con cui approderà alla finale, persa con il Bologna. La stagione successiva, smaltita qualche scoria post bellica, mentre l’Italia cerca di ripartire, anche la Federazione prova a ridare una sua organizzazione precisa al Campionato di Calcio. Carapellese, può conoscere, così, finalmente, la Serie A, ma non lo fa con il Torino, che nel frattempo è diventato Grande, e in cui, quindi, si troverebbe chiuso da mostri sacri della Storia del Calcio, ma lo fa accettando l’offerta del Milan. In maglia rossonera rimane 3 stagioni, disputando 106 incontri e segnando 52 reti (20, 15 e 18 le reti stagionali), con cui contribuisce a sfiorare per tre volte lo scudetto, mettendo insieme un 4°, un 2° e un 3° posto. Viste le grandi doti tecniche, balistiche e realizzative, non sfugge agli occhi di Vittorio Pozzo, che è ancora il tecnico della Nazionale e che, nel 1947, lo convoca per l’amichevole di Vienna, contro l’Austria, persa per 5-1, in cui, però, segna l’unico gol per l’Italia. La sua storia con la Nazionale Italiana continuerà fino al 1956, divenendone anche Capitano e disputando anche due incontri ai Mondiali del 1950 (segnando in entrambe le occasioni), per un totale di 16 presenze e 10 gol segnati. La permanenza al Milan gli regala soddisfazioni professionali, ma, soprattutto, lo “salva” dal tragico destino dei suoi ex compagni granata sul colle di Superga. Infatti, finalmente, arriverà a vestire la maglia granata in Serie A, ma lo farà proprio dopo Superga, giusto per ereditare la fascia di Capitano che fu di Valentino Mazzola. Con il Toro disputa tre stagioni, a partire dalla 49/50, con un 6° posto alla prima, in cui segna 14 gol, poi, visto che i fasti della Grande squadra che fu ormai non ci sono più, arriveranno un 17° (8 gol) e un 15° posto (6 gol). Quindi, dopo 98 presenze e 28 gol, passa sull’altra sponda di Torino, vestendo, per una stagione, la 52/53 (17 presenze, 9 gol), la maglia bianconera, arrivando, ancora una volta, ad un passo dallo scudetto, dietro la vittoriosa Inter. Dal 1953 passa nelle file del Genoa, sempre in massima serie, con cui si ferma per ben 4 stagioni, tutte di medio bassa classifica, per le sue ultime 94 presenze e gli ultimi 22 gol in Serie A. Dal 1957, infatti, passa al Catania, in B, con cui disputa le ultime due stagioni della sua carriera, aggiungendo 30 presenze e 9 gol al proprio carnet personale. Al termine della stagione 58/59 appende definitivamente le scarpette al chiodo (o quasi…) per intraprendere la carriera di allenatore, ruolo che ha già coperto nel 1957, da allenatore-giocatore, per un breve periodo, nel turbinio di tecnici che si alternano sulla panchina siciliana in una stagione storta che si chiuderà, comunque, con la salvezza. Nella prima stagione del nuovo ruolo, nel 59/60, allena il Finale Ligure, quindi una stagione alla Sammargheritese (Serie D, 13° posto), poi la Ternana, con cui resta per tre stagioni. Alla prima torna al vecchio amore, visto che scende in campo per 3 volte nella stagione regolare, ma le cose non vanno benissimo ed arriva un 15° posto, nella seconda un 8° e nella terza, la 63/64, invece, conquista la promozione in C, serie da cui le fere mancavano da 14 anni. Non sale con i rossoverdi in terza serie, ma ci allena lo stesso, visto che, nel frattempo, viene ingaggiato dalla Salernitana, con cui, però, non va oltre il 13° posto finale. Quindi si prende una lunga pausa e torna ad allenare, per una sola stagione, l’ultima della sua carriera, nel 72/73, il Savoia, in Serie D, ottenendo un 18° posto finale e, quindi, la retrocessione in Promozione. Muore a Rapallo il 20 ottobre 1995.

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Uno dei gol di Carapellese ai Mondiali del 50

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