A tutta B: il buio profondo in Lombardia, il bomber profeta in patria, il Capello guardato da Panucci, l’Odissea del Brescia, la botta sul Gozz…i di Chiavari e le domeniche poco traquille dello Spezia

CARPI SEMPRE PIU’ SALDO – Una partita in meno alla fine della stagione regolare e il Carpi non vacilla dalla sua posizione privilegiata. Intanto ci mette del suo, portando via i tre punti da Terni, che le permettono di salire a 62, e di mantenerne, cosa più importante, 10 sulla terza in classifica, il Vicenza, che, con la vittoria a Modena, sale a 52. Al resto pensano gli altri, ovvero il Bologna, che non va oltre il pareggio a Trapani, salendo a 53 punti e riportando a 9 i punti di distacco dalla capolista. Ora i felsinei devono guardarsi bene non solo dal Vicenza, che la segue staccata di un solo punto, ma anche dal Frosinone, che con la vittoria in trasferta a Varese, sale a 51 punti, ad appena 2 dal secondo posto. Poco sotto, passo falso dell’Avellino, che perde a Perugia e non può seguire gli uomini di Marino al terzo posto, restando fermo a 49 punti, così da farsi raggiungere anche dallo Spezia che, vittorioso a Latina, scavalca il Livorno, sconfitto in casa dal Cittadella alla partita d’esordio di Panucci, e si lascia alle spalle anche il Pescara, che, in anticipo, non va oltre il pareggio col Bari. Ora abruzzesi e toscani chiudono la zona play off appaiati a 47 punti. Appena un punto sotto, in posizione del tutto privilegiata, il Perugia, che vincendo ad Avellino, sale a 46, mentre sembra perdere, momentaneamente, il treno il Lanciano, che, con la sconfitta a Vercelli, resta a 43 punti, a 4 dalla zona spareggi.

BUIO PROFONDO IN LOMBARDIA – Non bastassero le sentenze della giustizia sportiva, che hanno sottratto un altro punto ai biancorossi e ne hanno assestati 6 di penalizzazione tutti in una volta alle rondinelle, le pessima settimana delle due rappresentanti lombarde in serie cadetta si conclude nel peggiore dei modi: il Varese esce dal posticipo di lunedì asfaltato dal Frosinone, il Brescia, a Crotone, rimedia una sconfitta che fa traballare la panchina di Calori e scatena la contestazione del pubblico sceso fino in Calabria per non far mancare il proprio appoggio. Ora entrambe le squadre si dividono l’ultimo posto, con 27 punti, a ben 5 dalla terzultima, il Catania, che, sconfitto a Chiavari, resta a 32, e a, addirittura, 8 dalla zona play out, rappresentata dal Crotone, che, vincendo, appunto, col Brescia, sale a 35 punti. L’altro posto spareggi è occupato dalla Ternana, che, dopo aver sognato anche i play off qualche settimana fa, ha completato la lenta discesa e, con la sconfitta interna col Carpi che l’ha lasciata a 36 punti, è ufficialmente entrata nella zona calda. Appena un punto sopra, il Latina, che con la sconfitta interna con lo Spezia, resta a 37 punti e torna a doversi guardare le spalle dopo qualche settimana di relativa tranquillità. Ancora un punto sopra, un gruppetto di 4 squadre che, a 38 punti, non può dormire sonni tranquilli, formato dal Trapani, che strappa un punto al Bologna, dalla Pro Vercelli, che con la vittoria al Lanciano salta momentaneamente fuori dalla zona calda, dal Cittadella, che ottiene lo stesso risultato battendo il Livorno, e dal Modena, uscito sconfitto dal confronto col Varese.

IL BOMBER PROFETA IN PATRIA – La classifica cannonieri ha due nuovi padroni: dal gruppone che guidava la graduatoria fino alla scorsa settimana, infatti, si staccano Granoche, che segna il momentaneo vantaggio del Modena nella partita col Varese, e Marchi, che segna il gol del parziale 2-0 al Lanciano, che salgono a 16 reti. Restano, così, indietro, a 15, in tre, a secco questa settimana, ovvero Castaldo, Calaiò e Maniero. All’inseguimento si getta Cocco, che, con il gol del momentaneo pareggio al Modena, sale a 14, lasciando dietro di sé Mbakogu, che, però, non resta solo a quota 13 gol, raggiunto da Catellani, autore del secondo gol dello Spezia a Latina. A 12 gol Vantaggiato, rimasto a bocca asciutta come tutto il reparto offensivo della sua squadra, viene affiancato da Ciano, che porta in vantaggio il Crotone con il Brescia. Gruppone a 11 gol: a Curiale, Melchiorri, Caracciolo e Ciofani, infatti, si aggregano Dionisi, che apre le marcature nella partita di Varese, e Falcinelli, autore di entrambe i gol con cui il Perugia sbanca Avellino. E proprio al bomber del Perugia e alla sua importantissima doppietta è dedicata la vetrina di questa settimana. Diego Falcinelli nasce a Marsciano in provincia di Perugia, il 26 giugno 1991 e comincia la sua avventura nel mondo del calcio nelle giovanili Pontevecchio, società dilettantistica perugina. Da lì va un anno in prestito al settore giovanile dell’Inter, dove vince il Campionato Allievi Nazionali, per poi tornare alla sua società di appartenenza per esordire in Serie D nella stagione 2008/09. Mette insieme 32 presenze e 4 gol, che non servono alla società per salvarsi (verrà comunque ripescata), ma servono a lui per farsi notare, così che la stagione successiva viene prelevato dal Sassuolo, con cui fa il suo esordio, nell’unica presenza stagionale, in Serie B. Nella stagione 2010/11 va in comproprietà al Foligno, in Lega Pro Prima Divisione, con cui segna 5 reti in 29 presenze, più 2 presenze e 1 gol nei play out vinti ai danni della Ternana. Torna, quindi, a titolo definitivo, in maglia neroverde, con cui disputa 3 partite in B, prima di venire ceduto in prestito, a gennaio, alla Juve Stabia, sempre in serie cadetta, dove segna un gol in 12 partite. Tornato alla base, all’inizio della stagione 12/13, viene mandato in prestito al Lanciano, con cui resta per due stagioni, segnando 5 gol la prima e 4 la seconda, nelle 73 presenze totali in maglia rossonera. Infine, all’inizio di questa stagione, nuovo prestito, al Perugia. L’aria di casa, di casa vera, gli fa molto bene: comincia la stagione alla grande, segnando subito alla prima giornata nel 2-1 al Bologna e contribuendo all’ottimo inizio della squadra umbra che domina il campionato nel primo scorcio di stagione. Anche nelle diverse fasi di appannamento che hanno caratterizzato il resto del cammino della squadra del grifone e che hanno portato alla lenta discesa al di fuori della zona play off, lui non ha mai fatto mancare il suo apporto in termini di gioco e di gol, giocando, sicuramente, la miglior stagione della sua carriera, risolvendo diverse partite e segnando 9 reti fino a sabato, quando, nella partita di Avellino, ha risposto al vantaggio di Trotta, segnando due gol fondamentali per mantenere la squadra saldamente ancorata alla zona play off, che, ora, dista solo di un punto: entrato solo nel secondo tempo, all’85’ raccoglie la corta respinta di Gomis dopo un’azione confusa in area e, dal limite dell’area piccola scaglia un tiro che Ely non riesce a fermare, ma può solo deviare nella propria porta, al 91′ chiude i conti essendo il più lesto a deviare un cross rasoterra di Faraoni dalla destra.

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PANUCCI STA A GUARDA’ CAPELLO – Lavorare con un presidente vulcanico ed esigente come Spinelli non è per nulla facile. Lo sanno bene Gautieri e Gelain che in questa stagione, nonostante guidassero una formazione saldamente in lotta per la zona play off, hanno dovuto abbandonare la panchina amaranto. Fatale al tecnico che fu il vice di Nicola ai tempi della promozione, il derby perso, male, con lo Spezia. Al suo posto, stavolta il Presidente ha deciso di puntare sulla scommessa, chiamando un tecnico alla prima esperienza come primo allenatore su una panchina, ovvero Christian Panucci. La sua carriera da giocatore è ben nota, una carriera internazionale in cui si è tolto tante soddisfazioni, cominciata nella Veloce Savona, formazione dilettantistica della sua città natale (dove nasce nel 1973) e proseguita nel Genoa, prima nel settore giovanile e poi in prima squadra, con cui fa il suo esordio in Serie A. Quindi il Milan, dove, agli ordini di Capello, vince due Scudetti, una Champions, due Supercoppe Italiane ed una Europea, il Real, dove vince Liga, Supercoppa di Spagna, un’altra Champions e un’Intercontinentale, poi la non esaltante parentesi all’Inter di Lippi e le brevi e non memorabili esperienze con Chelsea (una Charity Shield, comunqe, vinta) e Monaco, fino alla, invece, lunga storia con la Roma (ancora voluto da Capello),  tra scudetti sfiorati e Coppe Italia (2) e Supercoppe (2) vinte, prima di chiudere la carriera a Parma. Lunga anche la sua storia con la Nazionale, cominciata nell’Under, con cui vince due Europei, per passare alla maggiore nel ’94, quando è Sacchi a convocarlo, proseguita con Trapattoni, con cui partecipa a Mondiale 2002 ed Europeo 2004, sospesa durante il regno di Lippi, non esattamente un suo estimatore, e ripresa con Donadoni, con cui partecipa all’Europeo 2008, durante il quale gioca la sua ultima partita in azzurro. Appese le scarpette al chiodo, il suo essere, da sempre, un personaggio a suo agio quando è al centro dell’attenzione, restando, pur sempre, un uomo sanguigno e impulsivo, l’ha portato a fare le cose più disparate: dirigente nel Palermo di Zamparini, come responsabile dell’area tecnica, incarico durato poco più di un mese per un fraintendimento col Presidente; opinionista sportivo prima per Sky e poi per Fox Sports; ballerino per l’edizione italiana di “Ballando con le stelle”; vice allenatore di Capello sulla panchina della Nazionale Russa, con cui partecipa agli ultimi Mondiali. Questo ultimo incarico si chiude in modo brusco e poco piacevole, perché decide di andarsene a causa dei mancati pagamenti allo staff tecnico da parte della Federazione Russa e questo episodio diventa anche la causa di uno screzio con il suo vate Capello, accusato dall’ex pupillo di non essersi schierato a difesa del suo staff, definendo il suo comportamento “vergognoso”, a cui il tecnico ha preferito non rispondere, ritenendosi offeso. Resta comunque il fatto che la vicinanza con uno dei tecnici più titolati al mondo, cosa di cui comunque Panucci si dichiara profondamente grato, rappresenta un’esperienza formativa importante per l’ex giocatore, da cui attingere per intraprendere la nuova avventura, sperando, come dice lui stesso, di aver “rubato” qualcosa della sua grande conoscenza calcistica. Questo l’ha portato, sicuramente, ad accettare la rovente panchina toscana in un momento piuttosto delicato. Certo la storia non è cominciata nel migliore dei modi. Qualche piccolo auspicio si poteva già trarre dall’arrivo del tecnico allo stadio, quando, nello scendere dal pullman, Panucci è scivolato sulle scalette rischiando di cadere e salvandosi solo grazie ad un difficile recupero dell’equilibrio. Poi, in campo, è arrivata la brutta sconfitta casalinga col Cittadella, che relega la squadra amaranto ai confini della zona play off, con il Perugia appena un punto sotto. La strada del buon Panucci sembra piuttosto in salita…

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L’ODISSEA DEL BRESCIA – Una stagione che ha ben poco da ricordare, questa, per le rondinelle. I gravi problemi economici, le azioni legali di alcuni giocatori, stanchi di non ricevere lo stipendio, i risultati che stentano ad arrivare, nonostante il fitto avvicendarsi di allenatori, da Iaconi a Javorcic, a Giunta, a Calori erano già di per sé un buon motivo per turbare gli animi dei tifosi bresciani. Poi sono arrivati gli “attesi” punti di penalizzazione, in corso di settimana, comminati dal Tribunale Federale Nazionale, per una serie di violazioni amministrative, tra cui, appunto, il mancato pagamento degli stipendi, che hanno, se ancora era possibile, peggiorato notevolmente la già deficitaria situazione del Brescia. Da 33 punti, le rondinelle sono immediatamente cadute a 27, piombando in pieno ultimo posto. Ma, visto che le difficoltà non vengon mai da sole, prima dell’impegno di sabato col Crotone, a causa dello sciopero dei voli, gli uomini di Calori hanno dovuto intraprendere un viaggio da incubo, prima in pullman fino a Milano, quindi in treno fino a Salerno e poi altri 400km in pullman. Che la partita sia culminata in una sconfitta non sembra neanche una sorpresa. Nonostante questo i tifosi, che avevano seguito la squadra in Calabria, non hanno voluto sentire giustificazioni e, a fine partita, hanno avuto un intenso faccia a faccia con i giocatori, che, per di più, sono stati costretti a fare il viaggio di ritorno sull’aereo degli stessi tifosi imbufaliti (fortunatamente senza nessuna conseguenza…). Così ora il Brescia è sempre più ultimo, a 5 punti dal quintultimo posto, a 6 dalla zona play out e a 10 dalla salvezza e anche la panchina di Calori, accolto qualche settimana fa come il possibile salvatore della baracca, balla pericolosamente. L’odissea di questa squadra sembra non aver mai una fine…

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Momenti della contestazione a fine partita

ENTELLA, UNA BOTTA DI TRAVERSO AL GOZZ…I – A minare la tranquillità dell’Entella, che tra alti e bassi, si sta godendo la sua, comunque, fin qui, positiva esperienza in Serie B, distinguendosi, tra l’altro, come società attenta al sociale, se ancora non c’era riuscita la storia del “pizzino” col Frosinone, c’ha pensato la brutta storia che ha visto come protagonista il Patron della società Antonio Gozzi. L’imprenditore, infatti, presidente anche di Federacciai e amministratore delegato di Duferco, nella giornata di martedì 17, è stato arrestato a Bruxelles al termine degli interrogatori, a cui, peraltro non era stato convocato, ma si era presentato spontaneamente, nell’ambito di un’inchiesta che lo vedrebbe coinvolto in un giro di tangenti in Congo per spianare la strada alla Duferco nel mondo delle case da gioco e delle lotterie nello stato africano. Immediate le reazioni dell’intera città di Chiavari che si è stretta attorno al proprio Presidente, inondandolo di messaggi di solidarietà. Palpabile la preoccupazione dei tifosi circa le sorti della propria squadra del cuore, benché questa non abbia mai corso rischi, non avendo nulla a che vedere con la società incriminata, ma facente parte del patrimonio familiare dei Gozzi. Esulando dalle implicazioni della vicenda, che non appartiene alla cronaca sportiva, ma solo a quella economica e giudiziaria, basti precisare che il giudice belga ha deciso per la scarcerazione dopo 48 ore, così che il Presidente ha potuto fare ritorno in Italia, giusto in tempo per assistere al match interno col Catania. Il Patron è sceso in campo prima della partita, accolto dal calore degli applausi del suo pubblico e dagli abbracci di giocatori, dirigenti e chiunque fosse impegnato al lavoro sul campo in quel momento. Miglior attestazione di bentornato l’ha fatta poi la squadra, vincendo la partita per 2-0, guadagnando 3 punti importantissimi in chiave salvezza.

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ADDIO DOMENICHE TRANQUILLE – Lo Spezia sta vivendo, attualmente, uno dei migliori periodi della sua storia e, in città si vive il momento con grande emozione. Intanto, però, c’è qualcuno che, lontano dalla città, si è emozionato per un pezzo di storia che appartiene al passato della società ligure. Martino Corti è un artista milanese, musicista, cantante, autore di testi e monologhi. Un giorno parlando con Gianfelice Facchetti, il figlio del mitico Capitano nerazzurro, artista anche lui, viene a conoscenza della storia dello scudetto di guerra del 1944, vinto, tra mille difficoltà, dai Vigili del Fuoco della Spezia, ovvero dai giocatori della compagine bianca arruolatisi nel corpo dei vigili del fuoco per poter continuare a giocare a calcio. Una storia fatta di trasferte avventurose su un’autobotte modificata, allarmi aerei, campi al limite della praticabilità, partite mai giocate, conclusasi con la più classica delle vittorie di Davide contro Golia, il piccolo Spezia, che mai aveva conosciuto la Serie A, che batte il Grande Torino, in cui, per l’occasione, giocava un certo Piola. Affascinato dalla storia, ed appurato che ben pochi ne erano a conoscenza (benché la vicenda abbia ricevuto un riconoscimento ufficiale dalla FIGC che, pur senza assegnare lo scudetto, ha assegnato un “alloro d’onore” alla società che, da allora, può sfoggiare uno specifico logo sulle magliette) ha deciso che più persone possibili dovevano venire a conoscenza di questa cosa, così ha composto una canzone che si intitola “Addio domeniche tranquille” in cui un nonno racconta la storia ai nipoti, inserita nel suo spettacolo “C’era una volta- Monologhi pop”. Proposta anche alla società spezzina per crearne una collaborazione, ha ricevuto, inizialmente, un rifiuto, basato sull’assioma che agli spezzini non potesse interessare una cosa fatta da chi di Spezia non è. A conferma dell’infondatezza della cosa, lo spontaneo moto di gratitudine di tanti e tanti tifosi aquilotti che hanno contattato personalmente il cantautore per ringraziarlo, primo fra tutti Pandullo, uno dei più strenui artefici della lunga battaglia di qualche anno fa che portò al riconoscimento della FIGC, che lo ha raggiunto per fargli dono del libro che narra le gesta dei Vigili del Fuoco della Spezia. A questo punto, probabilmente, di fronte all’evidenza di un interesse smisurato da parte dei tifosi, anche la società aquilotta è tornata sui propri passi, intavolando una collaborazione che dovrebbe portare a diverse iniziative, prima fra tutte l’apertura dello Stadio Picco, domenica pomeriggio, per consentire, a lui e ai tifosi dello Spezia che vorranno intervenire, di girare insieme una parte del video che accompagnerà la canzone.

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