Forever Aquile: Ferruccio Mazzola, dal cognome pesante alle accuse al calcio

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo una parentesi dedicata ai giocatori, si torna a parlare di tecnici. In particolare, stavolta, ci si concentra su un allenatore dalla vita controversa: figlio d’arte con una carriera da giocatore di discreto livello, pur sotto il peso di un cognome importante, una da tecnico senza particolari impennate e la luce dei riflettori negli ultimi anni per essere diventato uno dei grandi accusatori del doping nel calcio, che l’ha portato a rompere con il suo passato e con la sua famiglia. Uno che allo Spezia c’è passato come allenatore, ovvero: Ferruccio Mazzola.

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LA CARRIERA DA GIOCATORE SOTTO IL PESO DI UN COGNOME – Ferruccio Mazzola nasce a Torino l’1 febbraio 1945, figlio del grandissimo Valentino, fratello minore dell’altrettanto noto e blasonato Sandro. Con cotanto fratello, non può che fare il suo ingresso nel mondo del calcio attraverso le giovanili dell’Inter, in cui milita ad inizio anni ’60, approdando in prima squadra nella stagione 63/64, pur senza mai scendere in campo. Il cognome, che gli apre molte porte, costituisce anche il suo più grande problema, perché i paragoni con gli illustri famigliari e le aspettative su di lui si sprecano. Così la sua carriera di pur valente giocatore, dalle discrete doti tecniche come centrocampista, proseguirà sempre condizionata dal “non esser come loro”. Arrivano così i prestiti al Marzotto, società vicentina militante in C, per una stagione e al Venezia per due, con cui conosce le altre due serie principali, giocando la prima in B e la seconda in A, per un totale di 50 presenze e 13 gol. Alla nuova retrocessione dei lagunari, torna alla base, giusto per mettere insieme una sola presenza in maglia nerazzurra, l’unica della sua carriera, prima di essere ceduto, sempre in prestito, al Lecco. in B. All’inizio della stagione 68/69 finisce la sua storia mai sbocciata con la squadra milanese e passa alla Lazio, con cui resta per 3 stagioni. Comincia in B, ma, con i compagni, ottiene subito la promozione in A, dove resta per due anni, retrocedendo nuovamente nella stagione 70/71, quando, però, conquista la Coppa delle Alpi, competizione internazionale, tra rappresentanti del campionato italiano e di quello svizzero. Durante la nuova stagione in purgatorio dei biancocelesti, Mazzola viene ceduto in prestito alla Fiorentina, con cui resta una stagione, giocando 16 partite e segnando un gol, nella stagione in cui i viola arrivano quinti in campionato e in finale di Mitropa Cup. Quindi fa ritorno a Roma per altre due stagioni, in cui, in realtà, il suo apporto è minimo, mettendo insieme una sola presenza alla prima e nessuna alla seconda, quando, però, può fregiarsi, comunque, dell’alloro conquistato dai compagni, lo Scudetto di Chinaglia, Maestrelli, Re Cecconi e tutta la straordinaria Lazio “delle pistole”. Nel 1974 lascia la squadra capitolina per firmare l’ultimo contratto con una squadra italiana, il Sant’Angelo, società lodigiana, al tempo militante in C. Qui resta per tre stagioni, mettendo insieme le sue ultime 69 presenze condite con 3 gol, prima di attraversare l’Oceano per andare a chiudere la carriera, nel 1977, nelle file dell’Edmonton Drillers, squadra canadese militante nella North American Soccer League.

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I fratelli Mazzola

I PRIMI ANNI DA ALLENATORE – Chiusa la carriera da giocatore, decide di intraprendere quella di tecnico e, inizialmente, si immerge nel calcio femminile, allenando la Nazionale prima e la Lazio Femminile poi, nelle stagione ’81 e ’82, portando a casa un 2° e un 5° posto in Serie A. Contemporaneamente, però, si occupa anche di una squadra dilettantistica, il Cynthia, di Genzano di Roma, che milita nel campionato Interregionale, con cui sfiora il salto di categoria nella prima stagione, giungendo 2° dopo uno spareggio col Foligno. Archiviata questa parentesi, nel 1983 riceve la prima chiamata da una squadra professionistica, che milita in serie C1. Male la prima stagione, con un 16° posto che significa retrocessione, ma il tecnico ha modo di riscattarsi subito, conquistando, nella stagione successiva, la promozione in C1, vincendo il campionato. Resta ancora un anno, che chiude con un buon 4° posto finale, poi, nella stagione 86/87 passa ad allenare la Spal, sempre in C1, con cui conquista, ancora, un 4° posto. La stagione successiva viene chiamato sulla panchina del Venezia, in cui aveva già militato da giocatore. E’ il primo allenatore ingaggiato dal nuovo presidente Zamparini, e risponde alla fiducia con un secondo posto in C2, che significa promozione in C1. Non segue i lagunari, però, perché viene chiamato nuovamente dal Siena, che nel frattempo è nuovamente retrocesso in C2, per poter tornare nella categoria superiore, ma Mazzola non riesce ad andare oltre il terzo posto. Quindi nella stagione 89/90 viene ingaggiato dal Perugia, che milita in C1, ottenendo solo un 9° posto finale. Da lì lo preleva lo Spezia.

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LE STAGIONI SULLA PANCHINA AQUILOTTA – Mazzola, dunque, approda sulla panchina dello Spezia all’inizio della stagione 90/91, voluto dal Presidente Mastropasqua per poter disputare un campionato tranquillo. Mazzola viene ritenuto un tecnico che sa lavorare bene con i giovani ed è un profondo conoscitore della categoria, quindi viene visto come l’allenatore ideale per guidare la squadra in una fase di transizione: dopo gli anni in cui ha sfiorato più volte la Serie B, la stagione precedente c’è stato un profondo ridimensionamento dell’organico che ha portato all’11° posto finale, così ora, dopo un nuovo mercato intenso, che porta, tra gli altri, all’addio di Spalletti, la società si concentra sul ben figurare, lasciando aperta la porta a qualsiasi evoluzione strada facendo. E infatti lo Spezia disputa un buon campionato. Mazzola fa il suo esordio sulla panchina aquilotta in estate, durante la fase a gironi della Coppa Italia di Serie C e non è un bell’esordio, vista la sconfitta rimediata, per 2-1, a Carrara, che per un tecnico dello Spezia non è esattamente la migliore delle presentazioni. Poi, però, i liguri si riprendono, battendo in casa il Livorno (2-1), pareggiando a Viareggio, battendo in casa 3-0 la Massese, pareggiando a Cecina e vincendo, in casa, con la Sarzanese (2-0). Gli 8 punti raccolti, però, non bastano allo Spezia per qualificarsi alla fase successiva, giungendo terzo dietro le promosse Carrarese (10 punti) e Viareggio (9). Anche l’esordio in campionato non è memorabile, visto che parte subito con una sconfitta, da parte di una squadra che Mazzola conosce bene, il Venezia, ora allenato da un giovane Zaccheroni. Anche in questo caso la rivincita arriva alla seconda giornata, ed è una doppia rivincita, visto che gli uomini di Mazzola sconfiggono al Picco la Carrarese (che, tra l’altro, nonostante l’exploit in Coppa Italia, a fine stagione retrocederà). Il resto della stagione vede gli aquilotti ben figurare, per il carattere mostrato dalla squadra che si rivela competitiva anche con le squadre che lotteranno per la promozione, togliendosi anche qualche soddisfazione. Il Venezia di Zaccheroni, ad esempio, al ritorno non andrà oltre lo 0-0 al Picco, così come il Como di Bersellini, che però il pareggio lo rimedierà nella partita casalinga, mentre il Piacenza di Cagni, che vincerà il campionato, ai liguri lascerà addirittura 3 dei 4 punti a disposizione, perdendo in casa 2-1 all’andata e pareggiando 1-1 a La Spezia. La squadra di Mazzola termina, così, il campionato al 5° posto, a pari merito con il Fano, con 36 punti, dati da 11 vittorie, 14 pareggi e 9 sconfitte, con 23 gol fatti e altrettanti subiti, terza miglior difesa del torneo, dopo quelle delle due promosse, che saranno il Piacenza, appunto, con 45 punti, e il Venezia, dopo lo spareggio con il Como, a 44. Il tecnico viene confermato anche per la stagione successiva. Anche questo mercato estivo vede un viavai di giocatori, con partenze illustri come quella di Giampaolo, sempre con lo scopo di portare a casa una bella figura alla fine del campionato. Stavolta l’avventura in Coppa Italia parte molto meglio, nonostante la sconfitta subito alla prima partita, ad Alessandria, con lo Spezia che passa la fase a gironi, chiudendo a pari merito proprio con i piemontesi, dopo 3 vittorie (Cuneo, Novara e Casale) e una sconfitta. Fatali saranno poi i sedicesimi di finale giocati a novembre e persi contro la Massese, vittoriosa 1-0 in casa prima dello 0-0 al Picco. A conferma di non essere un mago delle partenze, Mazzola perde anche la prima di campionato, in casa, col Palazzolo, ma, stavolta, la ripresa è più lenta, visto che, dopo la vittoria a Pavia, arrivano altre due sconfitte, in casa col Casale e a Monza. In realtà sono molte le cose che non vanno: la squadra non ha più la freschezza della stagione precedente, segna pochissimo e perde e pareggia un po’ troppo, soprattutto in casa. Il malcontento serpeggia, così, alla quarta di ritorno, dopo la sconfitta interna col Monza, a pagare è proprio Mazzola, che viene esonerato dopo 21 partite, con 5 vittorie (nonostante ci fosse anche quella a Como, una delle squadre che lotterà per la promozione), 10 pareggi (di cui 8 consecutivi) e 6 sconfitte, di cui ben 4 in casa.

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LE ULTIME ESPERIENZE IN PANCHINA – Conclusa, malamente, l’esperienza sul Golfo, Mazzola, per la stagione successiva, accetta la chiamata proprio dell’Alessandria, eterna rivale degli aquilotti, con cui, quindi ha l’occasione di incontrare la sua ex società, per prendersi una piccola rivincita all’andata, con il 2-0 casalingo, salvo poi cedere le armi al Picco, con un 2-1 finale per i padroni di casa. Chiude il campionato a metà classifica precisa, 9° di 18 squadre, senza infamia e senza lode (lo Spezia si salverà per un pelo, arrivando quartultimo). Non viene, quindi, riconfermato e resta per una stagione senza squadra. Comincia la stagione 94/95 sulla panchina del Modena, appena retrocesso in C1, ma i risultati non esaltanti porteranno, nuovamente, ad un suo esonero. Viene chiamato, però, quasi subito dall’Aosta (in epoca in cui ancora si poteva allenare due società nella stessa stagione), per provare a risollevare le sorti della squadra impegnata in C2, ma in fondo alla classifica, riuscendo a portare i rossoneri ai play out, ma non a salvarsi, perdendo lo spareggio con la Centese. Questa è l’ultima panchina di Mazzola che chiude così la sua esperienza col mondo del calcio professionistico, anche se il calcio sentirà parlare ancora di lui…

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L’AFFAIRE FIORENTINA E LE ACCUSE SUL DOPING – Nel 2003 balza nuovamente all’onore delle cronache perché affianca l’imprenditore calabrese Rizzuto, che afferma di essere il proprietario del marchio storico della Fiorentina, fallita nel 2002, e di aver intenzione di fondare una nuova società, a nome Fiorentina Football Club, con Mazzola come presidente. In realtà, si scopre che l’imprenditore non vuol fondare squadre, ma vuol solo far pressioni su Della Valle per ottenere da lui soldi per lo sfruttamento del marchio, ma, dato che il tribunale di Roma decreta non valida la registrazione del marchio da parte del duo, tutto si dissolverà in una bolla di sapone e, da lì a poco, Della Valle potrà annunciare il ritorno al nome storico della società (nel frattempo diventata Florentia Viola). Molto più dirompente, invece, il ritorno di Mazzola nel 2004, quando scrive un libro intitolato “Il terzo incomodo”, in cui, senza mezze misure, volge delle pesanti accuse al sistema calcio degli anni ’60 e ’70, circa l’abuso di sostanze dopanti, puntando, in particolare, il dito verso Helenio Herrera e la sua Grande Inter, quella dove militava il fratello. A suo modo di vedere, proprio quell’uso scriteriato di farmaci diverrà la causa di tante morti sospette di giocatori che avevano militato in quell’Inter (cita gli esempi di Picchi, Bicicli, Tagnin, Miniussi, Longoni e Masiero). Questa presa di posizione porta alla rottura dei rapporti con il fratello Sandro e convince Facchetti, allora Presidente nerazzurro, a querelarlo per diffamazione, salvo, poi, perdere la causa in tribunale. Ma il j’accuse  di Mazzola non si ferma all’Inter, colpendo anche la Roma, altra squadra in cui Herrera allenò (in questo caso la vittima fu Taccola) e, poi, Lazio e Fiorentina, dove, invece, ebbe delle esperienze dirette circa l’utilizzo di farmaci, a suo dire, alla base delle morti di Beatrice, Ferrante e Saltutti e delle brutte malattie che hanno colpito Caso e De Sisti. Nulla è però mai stato dimostrato da procedimenti giudiziari e anche le ipotesi di reato preterintenzionale a carico di Carletto Mazzone, il tecnico che, ai tempi della Fiorentina, avrebbe gestito la terapia di Beatrice sottraendola allo staff medico viola, formulate a seguito dell’indagine dei Nas del 2008, sono state archiviate per il sopraggiungere della prescrizione. Mazzola ha proseguito, comunque, con l’impegno nel sociale, allenando per diletto la squadra dei ragazzi della Borghesiana, vestendo, nel 2005, la carica di Presidente della Futursport International, associazione che si occupa del recupero, attraverso lo sport, di giovani in stato di disagio sociale, e rendendosi attivo per l’associazione Vittime del Doping, fondata dai partenti di Bruno Beatrice. Dopo un’ultima parentesi come osservatore del Treviso, Mazzola si spegne, a Roma, dopo una lunga malattia, il 7 maggio 2013.

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