Formula 1: è cominciato il nuovo corso Ferrari

RINASCITA – E’ molto facile salire sul carro dei vincitori, e nel Belpaese lo fanno sempre in tanti, troppi. Questa volta, tuttavia, le cose sono andate diversamente, per il semplice motivo che nessuno si aspettava che quel carro passasse così presto. Già, perché dopo l’annus horribilis trascorso nel 2014, concluso con un terremoto interno che ha scaturito l’allontanamento di Domenicali, Montezemolo, Mattiacci e Alonso nell’ordine, era davvero un’utopia, anzi, distopia, quella di vedere la Rossa sul gradino più alto al secondo Gran Premio. Eppure è stato fatto, grazie a James Allison, che per la prima volta ha firmato interamente il progetto (e si vede), ad Arrivabene, che ha coibentato egregiamente la squadra, facendone un unica testa pensante, a Vettel, che ha guidato e vinto con un’autorevolezza degna del suo curriculum, a Raikkonen, che nonostante l’ennesima serie di disguidi ha recuperato, con la voglia di un ragazzino, fino ad agguantare la quarta posizione, pregiatissima per il Mondiale Costruttori. Ciò che colpisce è la forza, l’inerzia con la quale l’intero comparto di Maranello ha remato nella stessa direzione, quella della rinascita, della quiete dopo la tempesta, perfettamente riassunta dal Team Radio del tedesco a fine gara: “Grazie. Grazie. Grazie. FORZA FERRARI”. Il Grande Vecchio, dal lassù, sta certamente sorridendo.

PUNTI DI FORZA – Sebbene Allison neghi di essersi ispirato al suo progetto più riuscito, quella Lotus E21 che, con pochi soldi e tanto lavoro, fu capace di una vittoria e tredici podi nel 2013, i punti di forza della SF15T sono molto simili a quelli della monoposto inglese: bassissima usura degli pneumatici, che permette di differenziare le strategie anche durante lo svolgimento della corsa, solida velocità di punta, fondamentale negli scontri in pista, assetto molto bilanciato, che agevola lo stile di guida pulito di Seb e Kimi. Un grande passo in avanti è stato fatto anche nella gestione dell’evolversi del Gran Premio: memore dei molti sbagli commessi in passato, il Team ha azzeccato tutte le decisioni, allungando il primo stint di Vettel e accorciando quello di Raikkonen, che rischiava di rimanere invischiato in un lungo trenino di macchine, scavalcate con una serie di giri da qualifica, in condizioni di pista libera, dopo il cambio gomme. Di tutto ciò va dato tanto credito a Iron Mau, come chiamavano Arrivabene ai tempi della Philip Morris, che col suo approccio tanto affabile quanto puntiglioso ha chiarito sin da subito la direzione da prendere: sembra proprio che la sua scelta sia stata quella giusta.

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