A tutta B: la B spaccata in due, i brodini in Lombardia e la Lasagna a Carpi, le nubi su Catania, il pasticciaccio di Frosinone e la partita del Moro

CARPI, SCATTO DA A – E mentre si è già cominciato a giocare per la 34^ giornata, nel turno anticipato per le festività pasquali (peraltro con un risultato assolutamente significativo), andiamo ad analizzare ancora, per un attimo, i risultati dell’ultimo week end, quello completamente dedicato alla Serie B per la pausa Nazionale. Probabilmente il Carpi ha assestato un colpo decisivo al campionato (confermato anche dal risultato di ieri sera, ma questa è un’altra storia…) e alle coronarie di Lotito, vincendo lo scontro diretto con la terza in classifica, il Vicenza, tra l’altro in trasferta, salendo a 65 punti e, soprattutto, distanziando i veneti di 13 punti, che, considerando il terzo posto il limite per la promozione diretta in A, a 9 turni dalla fine potrebbe suonare come una sentenza. Resta distante 9 lunghezze, invece, il Bologna secondo, che fa suo, in casa, lo scontro d’alta classifica col Livorno, raggiungendo quota 56. Il risultato del Carpi, però, gioca a favore anche dei felsinei, che possono portare a 4 punti la distanza sul Vicenza terzo, che, con la sconfitta, resta fermo a 52. Ora gli uomini di Marino potrebbero anche essere scavalcati dal Frosinone, che resta forzatamente fermo a 51 per il rinvio della sua partita con il Latina. Passetto in avanti anche dello Spezia, che con il pareggio nello scontro diretto casalingo col Pescara, sale a 50, scavalcando l’Avellino, che, sconfitto nella trasferta di Catania, resta fermo a 49 e ora si deve guardare anche dal Pescara, che col punto conquistato, sale a 48. L’ultimo posto per i play off se lo contendono in due, attualmente appaiate a 47 punti, ovvero il Livorno, reduce dalla sconfitta in Emilia, che, per questioni di differenza reti, occupa l’ottavo posto, e il Perugia, che perde l’occasione del sorpasso pareggiando nel match casalingo col Crotone. Ancora a tiro restano il Lanciano, che battendo l’Entella sale a 46 punti, ad una sola lunghezza dalla zona spareggi, e il Bari, che, con la vittoria casalinga sulla Pro Vercelli, sale a 44 punti. Da qui si apre un gap di 4 punti sulla successiva (l’Entella) che sembra rappresentare la prima vera spaccatura della classifica, restringendo la lotta promozione alle squadre sopra nominate.

BRODINI IN LOMBARDIA – Continua la lenta agonia delle squadre lombarde. Entrambe occupano in coppia l’ultimo posto, a 28 punti, perché entrambe escono con un pareggio dall’ultimo turno: il Brescia in casa con il Trapani, il Varese in trasferta a Modena. Così le speranze di salvezza sembrano un miraggio sempre più lontano, anche perché il Catania, terzultimo, con la vittoria sull’Avellino, sale a 35 punti, a 7 lunghezze, mentre la zona spareggi resta a 8 perché anche il Crotone porta a casa un pareggio. In realtà è tutta la metà classifica che varia poco: al quintultimo posto c’è sempre la Ternana a 37 punti, dopo il pareggio nello scontro diretto col Cittadella, che la porta a raggiungere il Latina, anche perché i nerazzurri restano fermi al palo per la partita rinviata, e ad avvicinarsi alla Pro Vercelli, che perde con il Bari e resta a 38 punti. Si muovono compatte, invece, le altre tre compagne dei piemontesi fino alla settimana scorsa: il Trapani, che pareggia con il Brescia, il Cittadella, che pareggia, appunto, con la Ternana, e il Modena che impatta col Varese. A marcare ancor di più la spaccatura a cui si accennava sopra, la prima squadra dopo il Bari, l’Entella, che con la sconfitta col Lanciano resta a 40 punti, numericamente parlando, non può dormire, ancora, sonni tranquilli.

LASAGNA PER FESTEGGIARE – Importanti cambi in testa alla classifica cannonieri. Innanzi tutto Granoche si riprende lo scettro di leader solitario, grazie al rigore del pareggio con il Varese, salendo a quota 17. Dietro di lui, a 16, resta Marchi, a secco nell’ultima giornata, che, però, si vede raggiungere da Calaiò, autore del gol vittoria, sempre su rigore, con l’Avellino. A 15 reti, a Castaldo e Maniero, si aggiunge Cocco, che segna il gol della bandiera del Vicenza contro la capolista. Tutto fermo a 13 reti, dove stazionano Mbakogu e Catellani, mentre a 12, a Ciano e Vantaggiato, fermi al palo in questo turno, si affianca Melchiorri, autore del momentaneo vantaggio del Pescara a La Spezia. Vetrina d’obbligo, questa settimana, per un giovane giocatore che con la sua doppietta potrebbe aver chiuso i discorsi su uno dei due posti promozione, ovvero Kevin Lasagna del Carpi. Lasagna è un attaccante, nato a San Benedetto Po, in provincia di Mantova, il 10 agosto 1993, che ha cominciato la sua carriera nel mondo del calcio nella società dilettantistica della Governolese. Da lì, nel 2012, passa alla Cerea, formazione veneta militante in Serie D, con cui comincia a segnare i primi gol, 7 in 35 partite, quindi la stagione successiva passa all’Este, in provincia di Padova, anch’essa in D, con cui si scatena letteralmente, segnando 21 reti in 33 partite. Ed è lì che lo nota il Carpi, che lo acquista all’inizio di questa stagione. Grande la fiducia in lui, fin da subito, tanto che le sue presenze in serie cadetta, dove è all’esordio, sono già 22. Il suo primo gol a novembre col Cittadella, poi un altro, all’Avellino, fino a sabato, quando, nell’anticipo serale, chiude, probabilmente il campionato per quanto riguarda uno dei due posti di promozione diretta, consentendo al Carpi di vincere, in trasferta, lo scontro diretto con la terza in classifica, ponendo, praticamente, 13 punti di vantaggio tra la sua squadra e la Serie A: al 3′ prende palla sulla fascia destra e, con un’azione di potenza e velocità, semina il diretto marcatore per entrare in area e infilare Vigorito con un preciso diagonale; al 16′ riceve palla a centrocampo su una ripartenza del Carpi e, con il più classico dei contropiedi, semina gli avversari prima di entrare in area e battere nuovamente l’estremo biancorosso per il 2-0 parziale.

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NUBI SU CATANIA – Alla fine l’importante vittoria sull’Avellino è giunta a squarciare le nubi che incombevano sullo stadio del Catania, perché non si può certo dire che la partita sia coincisa con un periodo tranquillo per la società. E’ notizia, infatti, delle ultime settimane delle minacce di morte ricevute dal Presidente Pulvirenti, attraverso una missiva, inviata al centro sportivo di Torre del Grifo, contenente due proiettili. Che il clima nella città siciliana fosse particolarmente caldo e teso fin dall’inizio del campionato, per i pessimi risultati della squadra, una di quelle che veniva indicate come sicure favorite al ritorno in A ad inizio campionato, e che ora sta lottando, a fatica, per non retrocedere, è innegabile, ma, ovviamente, un gesto come questo trascende il disappunto del tifoso e piomba in modo diretto nell’ambito della criminalità. Immediata la denuncia alla Polizia di Stato, anche se la notizia è trapelata con notevole ritardo, essendo accaduta, ormai, diverse settimane fa. Il Presidente non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma neanche ha voluto far mancare il proprio apporto alla squadra, continuando a seguire la preparazione della delicata partita con l’Avellino, poi conclusasi positivamente per i colori rossocelesti. Immediati i comunicati di solidarietà al presidente siciliano, primo su tutti quello di Abodi, il presidente della Lega di B, che ha condannato il fatto, annunciando la sua presenza a fianco di Pulvirenti in occasione del derby Catania-Trapani. Molto importante anche la reazione della Curva Nord, che si è dissociata dall’accaduto, specificando che, ovviamente, sono metodi che non le appartengono.

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QUER PASTICCIACCIO BRUTTO… – Il titolo originale del libro è “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, romanzo scritto a fine anni ’50 da Carlo Emilio Gadda ed ambientato, come ben si può intuire dal titolo, a Roma, ai tempi dei primi anni del fascismo. Il titolo si adatta bene alla notizia perché non saremo a Roma, ma nel Lazio sì, e, sicuramente, sabato è andato in scena un bel “pasticciaccio”. Più precisamente si fa riferimento agli eventi che hanno portato al rinvio di Frosinone-Latina, derby laziale, con doppio interesse, sia per l’alta che per la bassa classifica. Antefatto: al termine del pirotecnico incontro tra Frosinone ed Entella, quello del “pizzino”, per capirci, i comportamenti di giocatori, pubblico e dirigenza, portano il Giudice sportivo ad infliggere squalifiche a 3 giocatori, inibire fino a giugno il Presidente dei ciociari Stirpe e a chiudere per due turni la tribuna centrale e i distinti del Matusa. Immediato il ricorso della società che ottiene un passo indietro parziale della Corte Federale, che conferma la chiusura dei due settori, ma per un solo turno. Questo scatena il malumore nel tifo organizzato che, di fronte alla prospettiva di vedere un derby con la tifoseria praticamente dimezzata a fronte di un buon seguito da parte dei supporter del Latina, lancia messaggi precisi, affiggendo in diversi punti della città striscioni recanti la scritta “O tutti o nessuno”. Anche i tifosi del Latina non restano del tutto indifferenti, presentandosi all’allenamento della viglia, con uno striscione recante la scritta “29 marzo, no fairplay”. Questo clima teso porta il sindaco di Frosinone, Ottaviani, a far per primo richiesta di rinviare l’incontro, per consentire a tutti i tifosi delle due squadre di poter godere al meglio di questa festa dello sport. Molto più preoccupato dei problemi di ordine pubblico, invece, il prefetto Emilia Zarrilli, che, non ravvisando le condizioni per la disputa della partita in condizioni di sicurezza, decide, nella mattinata di sabato, per il rinvio della partita, che, per disposizione della stessa ordinanza, non potrà essere recuperata prima di due settimane. La decisione, che doveva servire a calmare gli animi, in realtà li ha scaldati ancor di più, scontentando tutti in modo trasversale. Deluso il Presidente Stirpe del Frosinone, che si ritiene danneggiato dalla decisione, che può costituire un pericoloso precedente, essendosi impegnato in prima persona per calmare gli animi dei tifosi e, a suo dire, con la Questura pronta a mantenere la sicurezza. Deluso il Presidente Abodi, che ha dichiarato di rispettare la decisione, ma di non condividerla, pensando prevalesse il buonsenso dopo le garanzie della Questura e la voglia di giocare delle due squadre. Ancor più deluso il Presidente del Latina, Maietta, (in coro col sindaco di Latina Di Giorgi) che, invece, nel provvedimento vede un risultato che avrebbe accontentato in pieno il Frosinone, per un qualcosa, che, a suo dire, sarebbe difficile vedere anche in un campionato dilettantistico. Esprime, inoltre, la sua delusione per come le situazione sia stata gestita dalle istituzioni, del tutto incapaci di opporsi al comportamento minaccioso di sedicenti tifosi, che, con il loro comportamento violento, hanno vinto la partita, creando un pericoloso precedente. Per finire ha espresso la sua indignazione per il danno arrecato ai tifosi del Latina, che avevano acquistato i biglietti e si erano organizzati per la trasferta, sostenendo spese, che nessuno risarcirà. L’unico soddisfatto è il Sindaco di Frosinone che vede la decisone presa come l’unica soluzione praticabile. A far ancora più spazientire il Presidente di Lega Abodi, poi, è la singolare richiesta del Prefetto di non rigiocare la partita prima di 15 giorni, segnalato come periodo congruo, ma che, in realtà, ha lo scopo di far giocare prima Frosinone-Pescara, così che in quell’occasione possa essere scontata la squalifica, dato che, a dire del presidente, l’imposizione dei tempi di recupero, quando già esiste un regolamento a riguardo, va ad incidere in maniera significativa sulla regolarità del campionato. Il giorno dopo arriva la reazione del Viminale, molto dura, definendo vergognoso il comportamento di tutti i protagonisti di una vicenda che ha visto un inanellarsi di errori fin dal primo minuto, addirittura fin dal referto dell’arbitro Aureliano al termine della partita con l’Entella (smentito perfino dagli ispettori federali), per passare alla mancata sospensione della pena che avrebbe potuto disporre la Corte sportiva d’appello, al comportamento ipocrita di personaggi che, in realtà, hanno fomentato l’indignazione, slavo poi appellarsi alla “sconfitta del calcio”. Prosegue poi affermando che in un simile clima si sarebbero dovuti inviare almeno 200 uomini, troppi in un periodo in cui non si può sprecare soldi pubblici per una partita di calcio. E conclude con l’avvertimento ben chiaro che, se nelle due settimane che separano dalla ripetizione, gli animi non si calmeranno, la partita potrebbe venir fatta giocare a porte chiuse, con un evidente invito alle società ad evitare ulteriori dichiarazioni e comportamenti sopra le righe. Come neanche questa richiesta fosse stata fatta, da segnalare il sit-in di protesta organizzato dai tifosi del Latina, a cui hanno partecipato Maietta e Di Giorgi, e la lettera inviata dal sindaco a ministro dell’interno, presidente della FIGC e presidente di Lega di B, dove, dopo aver nuovamente stigmatizzato la vicenda, si fa formale richiesta per lo 0-3 a tavolino per responsabilità oggettiva del Frosinone, secondo quanto previsto dall’articolo 17 del Codice di Giustizia Sportiva. E l’impressione è che, finché non si giocherà la partita, la parola fine sia ancora lungi a venire.

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Un Matusa tristemente vuoto

BOLOGNA E LIVORNO PER IL MORO – Indipendentemente da quello che è stato il risultato finale della partita e le implicazioni che ha avuto, molto bello il prepartita della sfida tra Bologna e Livorno. I giocatori di entrambe le squadre, infatti, si sono presentati in campo, per tutta la fase di riscaldamento, sfoggiando una maglietta bianca con su scritto “Moro sempre con noi” sul davanti e il numero 25 sul retro, per rendere omaggio a Piermario Morosini, scomparso quasi 3 anni fa, il 14 aprile 2012, quando, al 31′ dell’incontro tra Pescara e Livorno si accasciò a terra in preda ad una crisi cardiaca (poi scoperto essere il risultato di una rara malattia ereditaria, la cardiomiopatia aritmogena) che lo avrebbe portato alla morte sul campo. Un gesto spontaneo, che, ovviamente, la Lega di B ha appoggiato in pieno, da parte di due delle squadre in cui il ragazzo ha militato, per celebrare una ricorrenza che il Calcio Italiano non ha mai dimenticato. Morosini, infatti, ha giocato nel Bologna, per 16 partite, nella stagione 2006/07, mentre nel Livorno stava giocando, in prestito dall’Udinese dal mercato di gennaio, proprio nella stagione 2011/12, indossando la casacca amaranto per solo 8 partite prima della tremenda tragedia.

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