NBA: panchina e terzo quarto, i segreti dei Golden State Warriors

NON SOLO SPLASH BROTHERS – Guardando alla trionfale regular season dei Golden State Warriors, già certi del primo posto, con dieci partite di anticipo, nell’infernale Western Conference, risulta lampante quanto il successo della franchigia non sia solo merito degli osannatissimi Splash Brothers: il vero rinforzo apportato dallo staff di Steve Kerr è stato quello di allungare la panchina, storico deficit della squadra californiana e componente fondamentale per la corsa al titolo, come insegnano gli Spurs dell’ex maestro Popovich. L’esplosione di Draymond Green e Harrison Barnes, spostati stabilmente in quintetto base, ha causato la retrocessione a “panchinari” di due veterani come Andre Iguodala e David Lee, che adesso hanno il compito di tenere il ritmo alto durante il riposo delle prime linee. Un altro arrivo fondamentale è stato quello di Shaun Livingston, playmaker tuttofare grazie ai suoi 2,01, che gli permettono di creare diversi mismatch in post-basso e di catturare rimbalzi pregiati su entrambi i fronti. La concretezza di Leandro Barbosa e Marreese Speights, imprescindibile per la salvaguardia del fragilissimo Bogut, ha fatto il resto: giocatori con esperienza, anche nei playoff, capaci di giocare in diverse posizioni, amanti del gioco di squadra e abili in transizione. Proprio come i componenti della starting lineup, le seconde scelte giocano veloce, liberano i tiratori sul perimetro, creano una fitta rete di passaggi descritta da Kerr, in un ormai celebre timeout, come “demoralizzante per gli avversari”: un mantra che descrive meglio di ogni valutazione tecnica il sistema di squadra voluto dall’ex compagno di Micheal Jordan.

IL TERZO QUARTO – Nel sopraccitato sistema, grande importanza ha anche il terzo quarto: è proprio in uscita dall’intervallo lungo che i Warriors riescono ad imporre il loro stile di gioco, scavando un solco, nel punteggio e nel morale, che gli avversari sono spesso incapaci di ricucire. Le prestazioni recenti con Memphis e Portland, due delle tante corazzate a Ovest, ne sono la dimostrazione lampante: se nel primo tempo entrambe le partite si sono dimostrate molto combattute, nella terza frazione Golden State ha messo in cassaforte la vittoria, innalzando ritmo, difesa e percentuali dal campo. Chiusa la pratica, nell’ultimo quarto spazio alle riserve, che gestiscono il vantaggio accumulando minuti, fiducia ed esperienza: tutti remano nella stessa direzione, perché le individualità non bastano per portare a casa l’anello, e Steve Kerr, che a casa ne ha una ricca collezione, lo sa bene.

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