Editoriale; dietro la Juve, derby Champions a distanza

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ARITMETICA- A 9 giornate dal termine, si attende solo quella per certificare il quarto scudetto consecutivo della Juventus. I bianconeri,  privi di tutto il centrocampo titolare, ed impegnati contro una della squadre più in forma del torneo, l’Empoli di Sarri, proseguono nella loro marcia inarrestabile, seppur oggettivamente aiutati dall’arbitro in occasione della punizione a 2 in area che ha generato l’1-0 del solito, infinito, Carlitos Tevez. Allegri (che al Milan non andava bene, erano meglio Seedorf e Inzaghi..) può ora concentrarsi su una difficile rimonta nella semifinale di coppa Italia, e soprattutto sul Monaco in Champions. Dietro, la situazione è ben più fluida

DERBY- la lotta per la conquista del secondo posto, che fa entrare direttamente nella fase a gironi della prossima Champions, sembra ormai ridotto ad una stracittadina capitolina; la Roma ha finalmente “espugnato” l’Olimpico, dopo oltre 4 mesi senza vittorie, eliminando di fatto il Napoli dalla corsa-champions. I giallorossi, probabilmente, hanno raccolto di più di quanto meritassero e i 3 punti li devono essenzialmente al loro portiere De Sanctis, ex di turno: il Napoli, al netto dell’immancabile amnesia difensiva, avrebbe meritato il pari. I partenopei distano 9 punti dal secondo posto, e sono addirittura sesti, superati anche dalla Fiorentina; ormai devono concentrarsi sull’Europa League, che garantisce al vincitore un posto per la prossima Champions, alla Coppa Italia, e alla probabile sostituzione di Benitez nella prossima stagione. La Roma, di certo non ancora fuori dalla crisi, ha cosi respinto l’assalto della Lazio, passata autorevolmente anche a Cagliari (settima vittoria consecutiva, permettendosi anche di fallire un rigore). L’inerzia, diciamo cosi, sembra favorire i biancazzurri, ma ci sono ancora 9 partite e tutto può succedere. Alle spalle delle 2 romane, la Fiorentina ha vinto lo scontro diretto con la Sampdoria su un campo ai limiti della praticabilità; nella sfida tra i due allenatori probabilmente più bravi della Serie A, insieme ad Allegri e Sarri, Montella prevale su Mihailovic nel gioco, oltre che nel risultato, grazie alla verve dei suoi trequartisti (nell’immediato, nessun affare fu più vantaggioso di vendere Cuadrado per 35 milioni e rimpiazzarlo con Salah, che comunque a Giugno tornerà al Chelsea). Fenomenale, comunque vada, la stagione dei viola, ancora in corsa in tutte le competizioni, quarti in classifica, di fatto senza aver mai avuto Giuseppe Rossi e con Gomez a mezzo servizio. Non da meno quella della Samp, solo un punto più in basso, con una rosa certamente inferiore, sulla carta, almeno alle milanesi e al Napoli.

FISCHI E BRODINI- con una tattica attendista e sfruttando il non esaltante momento del Palermo, che non vince da sei partite, il Milan è tornato alla vittoria esterna dopo oltre 5 mesi dal successo di Verona. Inzaghi cosi blinda la sua panchina, di fatto fino a fine stagione, anche se l’Europa rimane un Everest, essendo lontana 6 punti e dovendo anche scavalcare l’ottimo Torino di Ventura, anch’esso vittorioso in trasferta contro un’Atalanta a cui non è bastata un’altra magnifica rovesciata di Pinilla, poi ingiustamente espulso nel finale, e il cambio di panchina. Al Milan, all’ennesima formazione diversa, è bastata la quindicesima perla di Menez (di certo il miglior acquisto stagionale, anche perché a costo zero) e un po’ di fortuna, ma un’idea di gioco ancora non c’è e a questo punto, per averla bisognerà aspettare l’anno prossimo. Difficile invece, trovare le cause della crisi dei cugini, che non riescono nemmeno a battere il derelitto Parma (complimenti per la professionalità), ed escono giustamente sommersi dai fischi e puniti da Mancini con un allenamento mattutino il giorno di Pasqua. Non può certo bastare come attenuante la squalifica di Icardi,  Di certo il tecnico ha le sue colpe, come l’impiego a singhiozzo di Hernanes, D’Ambrosio e Kovacic, ma soprattutto il continuo parlare di nuovi acquisti che di sicuro non riempie di serenità chi oggi veste il nerazzurro. Questa squadra sembra un taxi, dove con troppa facilità i giocatori salgono e scendono; cosi, difficilmente si costruisce un’identità di squadra. E, ci permettiamo, se si schierano 2 italiani nell’11 titolare, e ce ne sono 5 sui 23 complessivi tra campo e panchina, l’identità fa ancora più fatica ad arrivare.

SALVEZZA E CALENDARIO- clamorosa, anche se non si sa quanto utile, la rimonta del Cesena a Verona, da 0-3 a 3-3, nonostante un incommensurabile Luca Toni (se gli europei si giocassero quest’estate, sarebbe da portare). Restano due condanne e 3 squadre in lizza; i 4 punti di vantaggio dell’Atalanta non sono pochi ma nemmeno tantissimi, e a questo punto altre considerazioni entrano in gioco, sia per la salvezza che per la lotta per l’Europa; ci sono ben otto squadre, tra la nona e la sedicesima posizione, che di fatto già ora non hanno più obbiettivi di classifica o motivazioni,(salvo forse l’Inter) al di là delle dichiarazioni di circostanza. Quante di queste, ed in quale momento, vengono affrontate da chi invece gli obbiettivi ce li ha, potrebbe, alla fine, fare la differenza. Troppe 20 squadre? Inserire almeno i play-out per la salvezza? Quel che è certo, è che la zona grigia di chi non guarda ne in altro né in basso è troppo ampia, e qualcosa, prima o poi, bisognerà fare.

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