Roma: gli ultimi tre direttori sportivi che hanno fatto la storia della società giallorossa

Il direttore sportivo è la figura professionale che dirige una compagine sportiva, decidendone gli assetti, le strategie e gli obiettivi. Secondo la Federazione Italiana Giuoco Calcio, un direttore sportivo è «la persona fisica, che, anche in conformità con il Manuale UEFA per l’ottenimento delle licenze, svolge per conto delle Società Sportive professionistiche, attività concernenti l’assetto organizzativo e/o amministrativo della Società, ivi compresa espressamente la gestione dei rapporti anche contrattuali fra società e calciatori o tecnici e la conduzione di trattative con altre Società Sportive, aventi ad oggetto il trasferimento di calciatori, la stipulazione delle cessioni dei contratti e il tesseramento dei tecnici, secondo le norme dettate dall’ordinamento della F.I.G.C.». La Roma negli ultimi quindici anni ha potuto contare su tre Direttori Sportivi di di grande rilievo: Franco Baldini, Daniele Pradè e Walter Sabatini.

Franco-Baldini

Franco Baldini – Inizia la sua avventura in giallorosso nell’estate del 1997 come consulente esterno, portando alla corte dell’allora mister Zeman, calciatori del calibro di Michael Konsel e Paulo Sergio. In seguito, il compianto presidente dell’A.S. Roma, Franco Sensi, lo inserisce nei quadri dirigenziali prima da consulente di mercato e poi da direttore sportivo. Il suo credo è sempre stato quello di portare calciatori che facessero la differenza. A quei tempi la squadra della capitale, grazie alla generosità del suo presidente e ai massicci introiti derivanti dai diritti televisivi, poteva permettersi di investire ingenti somme di denaro per l’acquisizione di calciatori importanti. Baldini, nell’estate del 1999, riesce ad assicurarsi le prestazioni di Vincenzo Montella e l’anno successivo, quello che portò allo scudetto, compra giocatori del calibro di Walter Samuel, Emerson e Batistuta. Nell’estate del 2001, prende una stella italiana in rampa di lancio come Antonio Cassano, battendo la concorrenza degli acerrimi rivali della Juventus. Successivamente, nell’estate del 2003, porta nella capitale altri due grandi calciatori, Chivu e il brasiliano Mancini, mentre l’anno successivo, il suo ultimo in giallorosso, il giovane difensore francese Mexes. A causa di divergenze gestionali con la società, si dimette dalla carica di consulente di mercato alla Roma il 24 marzo 2005. All’attivo può contare uno scudetto e una Supercoppa Italiana, più due secondi posti in campionato.

 pradè

Daniele Pradè – Subentra a Franco Baldini dopo le sue dimissioni. E’ una Roma diversa rispetto a quella dei primi anni duemila. La società deve rispondere a un forte indebitamento verso le banche e di conseguenza le risorse economiche per l’acquisizione di calciatori sono ridottissime. Si adotta una politica di autofinanziamento. Nonostante ciò, l’attuale sirettore sportivo della Fiorentina si destreggia egregiamente e i risultati della squadra parlano a suo favore. La prima decisione ufficiale fu il rinnovo del contratto di Francesco Totti e, poco dopo, la scelta di Luciano Spalletti come nuovo allenatore. Lo scandalo di Calciopoli accorso nel 2006, permette alla squadra giallorossa di qualificarsi direttamente ai gironi di Champions League, beneficiandone non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello economico. Infatti quell’estate si assicura le prestazioni sportive di Vucinic e soprattutto Pizarro. Nell’estate del 2008 intuisce le potenzialità di un giovane calciatore francese, grazie all’ausilio dell’allora collaboratore tecnico di mister Spalletti, Daniele Baldini. Parliamo di Jeremy Menez che nella Roma è stato croce e delizia, ma nel Milan di oggi sta facendo vedere tutto il suo valore. Inoltre ha il merito di prendere il miglior terzino sinistro che la Roma abbia mai avuto dai tempi di Candela, John Arne Riise. Con Pradè nell’organigramma della Roma, i risultati ottenuti sono stati quattro secondi posti, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana.

 Sabatini

Walter Sabatini – Il 9 giugno 2011 il nuovo presidente della Roma, Thomas DiBenedetto, coadiuvato da altri tre imprenditori tra cui James Pallotta, sceglie Sabatini come nuovo direttore sportivo giallorosso. La nuova proprietà americana trasmette una nuova mentalità all’ambiente, focalizzata principalmente sui giovani e su una struttura di gioco spettacolare. Il primo anno Sabatini apporta una vera rivoluzione nella rosa. Sceglie Luis Enrique come allenatore e tra gli arrivi più importanti ricordiamo Miralem Pjanic, Erik Lamela e Pablo Osvaldo. Dopo quattro anni, a parte il bosniaco, nessuno degli acquisti di quell’anno sono presenti nella rosa attuale. L’anno successivo arriva un nuovo allenatore, Zeman e con lui, tra i tanti, menzioniamo Castan, Destro e Florenzi. Ma l’intuizione migliore l’ha avuta prendendo a un costo relativamente basso Marquinhos, rivendendolo l’anno successivo a più di trenta milioni, realizzando una plusvalenza eccezionale. Una delle doti più evidenti di Sabatini è di scovare giovani e promettenti elementi ed eventualmente, rivenderli almeno al doppio di quanto pagati. I primi due anni di gestione sportiva sono stati un fallimento e la svolta c’è stata quando l’allora direttore generale Franco Baldini si dimise e arrivò il nuovo allenatore Rudi Garcia. Si crea tra loro una simbiosi, un alchimia perfetta. Difatti l’estate 2013 è stata la più proficua e la stagione terminò con un insperato secondo posto. Sabatini prende giocatori determinati come Benatia, Maicon, De Sanctis, Strootman, Gervinho e a gennaio Nainggolan, anche grazie ad altre favolose plusvalenze come quelle ricavate dalla vendita di Lamela e Osvaldo. L’ultimo mercato della Roma è stato costellato dall’acquisto più oneroso della gestione americana, Iturbe che però, almeno per il momento, non è riuscito a dimostrare interamente il suo valore.

 

3 Comments

  • Io sono molto affezionato a Baldini, secondo me è un grande esperto di mercato è una bella persona come poche se ne trovano nel mondo del calcio. Prada non mi ha fatto mai impazzire, è bravo nel suo lavoro, ma è poco fantasioso. Sabatini è bravissimo a scoprire giovani talenti, ma una squadra che vuole vincere lo scudetto non può basarsi prevalentemente su di loro. Ne ha acquistato tanti e Garcià ha fatto giocare solo Verde che viene dalla primavera… Qualcosa non torna!

  • Riise va bene, simpatico, roscio, tirava le bombe di sinistro. … ma max Tonetto pur avendo meno fascino esterofilo e meno presenze in champions, a Riise je dava na pista.

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