Forever Aquile: Giuseppe “Bepi” Pillon, l’allenatore del fairplay

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Questa settimana si resta nell’ambito degli allenatori, occupandoci di uno dei tecnici italiani più preparati, con una lunga carriera dipanata, soprattutto, nelle serie minori, dove risulta uno degli allenatori più esperti e richiesti, ma con puntate anche in massima serie, con risultati di assoluto valore. Un tecnico che, però, non ha mai seduto sulla panchina aquilotta, perché la maglia bianca l’ha vestita nell’altrettanto lunga carriera da giocatore, quando era un centrocampista tutto corsa e polmoni. La puntata di questa settimana è infatti dedicata a Giuseppe “Bepi” Pillon.

Image and video hosting by TinyPic

GLI INIZI DA CALCIATORE PRIMA DELLA MAGLIA BIANCA – Cognome e soprannome tradiscono le neanche tanto velate origini venete di Pillon, nato a Preganziol, in provincia di Treviso, l’8 febbraio 1956. Proprio in provincia di Treviso, nella Pro Mogliano, comincia la sua carriera calcistica. Con la squadra biancoceleste si laurea vicecampione italiano nella categoria allievi e si mette in mostra, tanto che, nel 1972, lo preleva la Juventus, per fargli completare la formazione giovanile. Non vestirà mai, però, la maglia bianconera, perché nel 1975 viene ceduto all’Alessandria, militante in serie C, con cui disputa una stagione, mettendo insieme le sue prime 29 presenze in un campionato professionistico. Quindi una stagione al Seregno, prima di approdare, nel 1977, al Padova, squadra con cui si fermerà per diverse stagioni. Pillon è un classico centrocampista di quantità, di quelli che corrono ininterrottamente, “facendo legna” sulla seconda linea, il classico mediano “alla Ligabue”, un combattente con, però, un destro discretamente addomesticato. A Padova arriva in Serie C, che poi diventa C1, nella stagione successiva, quella che si conclude con la retrocessione dei biancorossi in C2. Nel campionato 79/80 vince la Coppa Italia Semiprofessionisti e sfiora la promozione in C1, che arriverà, comunque, l’anno successivo. A questo punto, dopo 4 stagioni, 129 presenze e 16 gol, Pillon cambia maglia, ma non regione, passando al Pordenone per una stagione, in C2. Quindi cambia anche regione, per una stagione a Prato, sempre in quarta serie, con cui, però, conquista la promozione in C1. e due all’Asti, con i cui colori ottiene una promozione in C1 ed un’immediata retrocessione in C2. Da lì lo preleva lo Spezia.

Image and video hosting by TinyPic
Pillon ai tempi del Padova

LE TRE STAGIONI SUL GOLFO – Pillon arriva allo Spezia, quindi, all’inizio della stagione 1985/86, con la squadra che milita in C2. La società è in una fase di transizione, con grossi problemi finanziari in corso, che parrebbero risolversi nel momento in cui a rilevare la società è tal Rossetto, il quale, invece, nel giro di poche settimane si rivela la rovina del sodalizio bianco, in quanto viene arrestato alla seconda di campionato, lasciando lo Spezia FBC 1906 in balia dei debiti che, presto, la portano al fallimento. Pillon arriva in mezzo a tutta questa confusione societaria, ma ha le caratteristiche adatte per essere quel tipo di combattente adatto al gruppo che si stringe attorno all’allenatore Carpanesi, tirando dritto senza preoccuparsi di ciò che succede intorno. Esordisce subito alla prima di campionato, tra l’altro contro la sua recente ex squadra, l’Asti, e non potrebbe bagnare l’esordio nel modo migliore se non segnando subito il gol vittoria in trasferta. Da lì in poi Bepi non uscirà più, risultando uno dei pochi giocatori a giocare tutte le partite, 34, della stagione, anche se quello di Asti resterà il suo unico gol stagionale (o, meglio, il suo unico gol in maglia bianconera). Quella dello Spezia diventa una bellissima cavalcata, di cui Pillon è uno degli assoluti protagonisti, pur in mezzo a tante difficoltà, che si chiude con il secondo posto finale, a 43 punti (a 3 dalla capolista Lucchese), frutto di 13 vittorie, 17 pareggi e 4 sconfitte, di cui solo 1 al Picco (alla 21^ con il Pontedera), che significa promozione in C1. Meno bene vanno le cose in Coppa Italia Serie C, dove l’avventura si interrompe già alla fase a gironi, dove lo Spezia arriva ultimo del suo raggruppamento a 4 squadre, con soli 3 punti. Di queste 6 partite Pillon ne giocherà solo 2, entrambe con la Massese, terminate col medesimo risultato di 1-0 per gli avversari. La stagione successiva la squadra è regolarmente iscritta la Campionato di C1, con la denominazione di AC Spezia, gestita da un Comitato di Salvezza, finché le redini non sono prese dal nuovo Presidente Mastropasqua. E’ la stagione che vede l’arrivo in panchina di Ventura, come già più volte descritto in queste pagine, con il blocco di giocatori provenienti dall’Entella e la ricerca di un campionato tranquillo. Per Pillon non è una stagione esaltante, fermato molte volte da guai fisici che gli consentiranno di giocare solo 24 delle 34 partite del torneo. Ma un po’ tutto lo Spezia vive una stagione tribolata, con una prima parte piuttosto deludente, raddrizzata solo dall’abbandono di Ventura e il ritorno di Carpanesi che, con 7 vittorie e 9 pareggi, conduce la squadra ad una meritata salvezza, con un 12° posto finale a 31 punti (8 vittorie, 15 pareggi, 11 sconfitte), +2 sul Mantova, prima delle squadre retrocesse. In Coppa Italia di C, gioca 5 delle 6 partite dello strano girone, in cui alla fine 10 delle 12 partite in programma verranno date perse a tavolino ad entrambe le squadre. Come già detto, una delle due partite valide sarà Spezia-Massese che, vinta 2-0 dai padroni di casa, consentirà agli aquilotti di passare il turno e raggiungere i sedicesimi dove, contro il Livorno, l’avventura dello Spezia si concluderà. Di questo turno, Pillon non giocherà nessuna delle due partite. Arriva la conferma anche per la stagione successiva, in cui gli aquilotti prendono consapevolezza delle proprie qualità e disputano un campionato d’alto livello, fatto di bel gioco, ottimi risultati ed una potenza realizzativa che coinvolge tanti uomini, tanto che a fine anno saranno 11 i marcatori diversi della rosa. Anche Pillon torna a pieno regime e disputerà 31 delle 34 partite, pur senza segnare gol. La squadra bianconera prende un ritmo altissimo nel girone d’andata, tanto da laurearsi Campione d’Inverno, mentre nel ritorno tira un po’ i remi in barca e butta via tutto quanto costruito, al punto da terminare con un 6° posto finale a pari merito con la Spal, a 39 punti, frutto di 12 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte, di cui nessuna in casa, in un Picco che resterà inviolato, a 6 lunghezze dalle promosse Ancona e Monza. Il sesto posto significa anche possibilità di accedere alla Coppa Italia principale nella stagione successiva, per cui si deve giocare uno spareggio con la Spal (a cui Pillon non prenderà parte) vinto dai liguri per 1-0. Nella Coppa Italia di categoria, invece, lo Spezia supera la fase eliminatoria a gironi, vincendo il suo raggruppamento con Sarzanese, Carrarese e Massese (con una formula nuova che premia la vittoria con 3 punti, quella ai rigori con 2, la sconfitta ai rigori con 1 e la sconfitta con 0), ma, ancora una volta, si deve fermare ai sedicesimi per mano del Livorno, che pareggia 2-2 al Picco e vince 2-0 in casa. Pillon gioca 7 di queste 8 partite, saltando solo l’andata con il Livorno. Così, quando alla fine della stagione 87/88 la sua avventura in maglia bianca si conclude, può contare 105 presenze totali nelle varie competizioni e 1 gol segnato.

Image and video hosting by TinyPic
Una formazione dello Spezia, con Pillon (indicato dalla freccia)

GLI ULTIMI ANNI DA CALCIATORE – Lasciato lo Spezia fa ritorno nella sua regione, per una stagione al Giorgione, squadra della provincia di Treviso, in C2, con cui gioca tutta la stagione, segnando 4 gol, senza riuscire ad evitare la retrocessione in Interregionale, quindi una al Treviso, sempre in C2, per concludere, infine, la carriera laddove era cominciata, nel Pro Mogliano, con cui gioca le ultime due stagioni tra Promozione ed Eccellenza. Al termine della stagione 91/92 appende definitivamente le scarpette al chiodo.

Image and video hosting by TinyPic
Pillon (in alto a destra) ai tempi del Treviso

LA CARRIERA DA ALLENATORE CON IL MIRACOLO CHAMPIONS E IL GRANDE FAIRPLAY – Intraprende praticamente da subito la carriera di allenatore, cominciando dalla Promozione veneta col Salvarosa. Quindi una stagione tra i dilettanti col Bassano, prima di compiere il suo primo piccolo capolavoro con il Treviso. Prende la squadra nella stagione 94/95, quando i veneti militano tra i Dilettanti, dopo il fallimento di un anno prima: promozione in C2 il primo anno, in C1 il secondo, in B il terzo, vincendo sempre il campionato. Approda, così, in una serie che non ha mai conosciuto da giocatore, dove, però, non segue i biancocelesti, venendo ingaggiato, nel frattempo, dal Padova, sempre in cadetteria. In quest’altra squadra che appartiene al suo passato da calciatore, le cose, però, non vanno altrettanto bene, visto che a gennaio ’98 conosce il primo esonero della carriera. Purtroppo fa doppietta quasi immediata, visto che, ingaggiato per la panchina del Genoa nella stagione successiva, dura appena quattro partite. Si riprende una piccola soddisfazione a inizio 2000 quando viene chiamato dal Lumezzane, in C1, a campionato in corso, con la squadra ultima in classifica, e ottiene una salvezza ai play out, ma sul finire dello stesso anno, va ad allenare la Pistoiese in B, venendo esonerato a dicembre. Molto meglio l’esperienza ad Ascoli, con cui, in due stagioni, ottiene una promozione in B e una salvezza. Nella stagione 2003/04 viene chiamato a sostituire Tardelli sulla panchina del Bari, senza riuscire a salvare i galletti dalla retrocessione in C1 (poi ripescati), mentre decisamente meglio vanno le cose quando a chiamarlo è la “sua” Treviso, con la squadra ultima in classifica, che lui conduce fino al 5° posto, con i conseguenti play off, persi col Perugia, ma che, con il fallimento dei Torino, si trasformeranno, comunque, in promozione in A. In massima serie ci arriva, comunque, all’inizio della stagione successiva, quando viene ingaggiato dal Chievo e, alla sua prima esperienza in A, non sfigura per nulla, portando i clivensi al 7° posto, con conseguente qualificazione alla Coppa Uefa, che diverrà, però, qualificazione alla Champions a causa dello scandalo Calciopoli. Perde, però, il preliminare con il Levski Sofia, accedendo al tabellone della Uefa, dove le cose non vanno meglio, essendo eliminato dal Braga prima della fase a gironi. Ancor peggio l’inizio della stagione 2006/07, quando, dopo aver messo assieme appena un punto in 6 partite, viene sostituito da Delneri. Nella stagione 2007/08 c’è il nuovo ritorno alla corte del Treviso, ma, nonostante le spese faraoniche della società per vincere il campionato cadetto, le cose non vanno come preventivato e la stagione diventa tribolata fino alla fine, con Pillon più volte sul piede di partenza, ma salvato dai risultati, che portano, alla fine, ad una tranquilla salvezza. A fine stagione, comunque, rescinde ed accetta, a dicembre, la proposta della Reggina, in A, salvo venir esonerato a gennaio. A novembre dello stesso anno arriva la nuova chiamata dell’Ascoli, in B, dove, però, le cose non vanno come qualche anno prima, riuscendo a conquistare una sudata salvezza a poche giornate dalla fine del torneo. Sulla panchina bianconera, però, avrà modo di balzare all’onore delle cronache per un gesto di grandissimo fairplay: durante la partita Ascoli-Reggina, mentre un difensore amaranto, infortunato, sta lasciando uscire volontariamente il pallone per poter essere curato, gli attaccanti ascolani recuperano il pallone prima che esca e vanno a segnare il gol del vantaggio; a quel punto Pillon chiede ai suoi uomini di restare immobili per consentire agli avversari di segnare il gol del pareggio. Due battute a vuoto, con Livorno, da cui viene esonerato a febbraio, ed Empoli, che lo chiama a ottobre per subentrare ad Aglietti e lo esonera già a novembre, quindi il ritorno a Reggio Calabria, dove subentra a marzo a Dionigi, ottenendo la salvezza. Durante la scorsa stagione sostituisce Vecchi sulla panchina del Carpi quando il tecnico viene esonerato dalla panchina della neopromossa in B, seppur stesse disputando un campionato di tutto rispetto, e, comunque, riesce a condurre gli emiliani ad una tranquilla salvezza. L’ultima esperienza in panchina è di marzo di quest’anno, quando subentra a Braglia sulla panchina del Pisa, in C, con la squadra impegnata in piena zona play off, ma, inanellando due sconfitte consecutive, si dimette dopo appena una settimana.

Image and video hosting by TinyPic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *