Al gran ballo della March Madness, Duke è regina (68-63 vs Wisconsin)

Una finale bellissima, una partita che ha messo in mostra tutta la bellezza del Gioco del basket nella quale i Duke Blue Devils trionfano sui Wisconsin Badgers, consegnando a Mike Krzyzewski il suo quinto titolo nazionale da coach di Duke. La corsa di Wisconsin si ferma sul più bello, forse troppe le energie sprecate nella semifinale contro gli ex-imbattuti di Kentucky, o forse, semplicemente, meno forti dei loro avversari.

NCAA Basketball: Final Four-Championship Game-Wisconsin vs Duke

FIANCO A FIANCO – Tutto il match è stato un continuo batti e ribatti (4 volte le due squadra si sono trovate in parità e più di 15 si sono scambiate la leadership della partita), e nessuna è riuscita a scavare un solco insuperabile sull’altra (solo nel secondo tempo Wisconsin arriverà ad un +9, massimo vantaggio della partita da ambo le parti).
Il primo tempo finisce 31-31, primo pareggio a fine della prima frazione dalla finale del 1988 (50 pari tra Kansas e Oklahoma), nonostante la supremazia di Duke nelle percentuali (50 per loro, neanche il 40 per i Badgers). I Blue Devils soffrono a centro area per i problemi di falli di Okafor, che verrà spesso messo alle corde da uno strepitoso Kaminsky, alla sua ultima partita collegiale ed autore di una doppia doppia da 21 punti e 12 rimbalzi (più un paio di assist e una stoppata) e per gli errori al tiro dello stesso prodotto di Chicago, su cui il lungo di Wisconsin tiene bene la posizione. A prendersi le iniziative offensive nel primo tempo è soprattutto Justise Winslow, autore di un grande torneo che lo ha confermato nella top 5 dei mock draft (e potrebbe anche finire più in alto): il numero 12 di Duke arriva al ferro, anche se non sempre con buone letture, sa colpire dall’arco, e dimostra buona presenza difensiva anche contro giocatori più piccoli di lui. Dall’altra parte, come detto Kaminsky dimostra tutte le sue qualità offensive con un repertorio di movimenti spalle a canestro molto vario, che ha fatto faticare molto i lunghi di Duke, mentre Dekker e Nigel Hayes (spesso sfidato al tiro dalla difesa dei Blue Devils) fanno da sparring partner, innescati dalla sottovalutata abilità nel playmaking di Bronson Koenig, giocatore che negli ultimi mesi ha avuto grande spazio per via dell’infortunio del titolare nel ruolo, Traevon Jackson, che si è rotto una gamba in gennaio ed è tornato a disposizione di coach Bo Ryan nelle ultime battute del torneo.

BE LIKE SPIKE – Gli eroi del secondo tempo sono indubbiamente Tyus Jones, di cui parleremo dopo, e Grayson Allen. Proprio quest’ultimo è salito in cattedra alla grande, fermando il parziale di 9-0 degli ospiti (punteggio di 48-39 Wisconsin) e riavvicinando la squadra di Coach K, che poi avrebbe di nuovo impattato la partita sul 54 pari. La somiglianza con Spike Albrecht, quasi eroe per caso dei Michigan Wolverines che nel 2013 persero la finale con Louisville, si limita al fatto che sono entrambi due play bianchi che sono diventati protagonisti per caso facendo la differenza per la loro squadra (anche se Albrecht non fino in fondo, come detto) nell’atto finale del Torneo NCAA. Allen è un 5-star recruit, freshman, atletico e talentuoso, che però in stagione ha trovato poco spazio di fronte a tutti questi one-and-done (cioè giocatori che, dopo il primo anno, sono già destinati alla NBA), giocando solo scampoli di partite e segnando 4 punti di media: ne aveva segnati 16 nelle cinque partite precedenti la finale, salvo poi metterne 18, decisivi, contro Wisconsin. Tiri da 3, entrate in moto da canestro più fallo, un pallone recuperato con fallo, tutto questo è stato Grayson Allen, che si è trovato catapultato di fronte a 70 mila spettatori e ha risposto con grandissimo carisma e due attributi quadrati. Ne risentiremo parlare.

NCAA-Duke-Wisconsin-Final-Four-Basketball

MOST OUTSTANDING PLAYER – Tyus Jones, play di Duke, è stato votato come MVP delle Final Four. Nell’atto conclusivo ha segnato 23 punti (7-13 dal campo, 2-3 da tre punti e 7-7 ai liberi) e mostrato una leadership invidiabile, specie per un freshman di neanche 20 anni. Prossimamente (probabilmente a giugno, anche se la sua partecipazione al draft di quest’anno non è ancora certa) sugli schermi NBA, insieme ai compagni Okafor e Winslow. Poco male se Duke dovrà ricostruire la squadra, che si priverà di buona parte dei freshman, solo di passaggio: dal 1980, Coach K sa come mettere insieme gruppi vincenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *