Forever Aquile: Sergio Battistini

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Dopo aver parlato di allenatori, si torna a parlare di giocatori e, per farlo, si cala il pezzo da novanta, con un nome molto noto per la lunga carriera spesa sui campi di Serie A, vestendo la maglia di prestigiose squadre, e mettendo insieme un curriculum discretamente invidiabile, che annovera anche qualche convocazione in nazionale. Un giocatore molto noto negli ultimi decenni dello scorso millennio, che allo Spezia è venuto a chiudere una soddisfacente carriera. Si parla di Sergio Battistini.

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LA LUNGA CARRIERA IN A, CALCANDO LE DUE SPONDE DEL NAVIGLIO – Sergio Battistini nasce a Massa il 7 maggio 1963 e nella squadra della sua città, la Massese, comincia l’attività agonistica, finché non lo notano gli emissari del Milan, che lo prelevano e lo portano a crescere nel vivaio rossonero. E’ un ifensore arcigno, vecchia scuola, con buoni tempi nell’anticipo e nella marcatura, ma con un piede discretamente addomesticato, che fanno sì che spesso venga utilizzato anche a centrocampo. Il buon tempismo e la forza nel gioco aereo, oltre che un buon tiro dalla distanza, lo rendono, tra l’altro, un giocatore che non disdegna la rete. Esordisce in prima squadra nella stagione 80/81, quando il Milan è in B e diventa praticamente da subito titolare inamovibile, giocando l’intera stagione e contribuendo anche con 5 gol, al ritorno in A dei rossoneri. Sono, però, anni difficili per la squadra milanese, che, nonostante la vittoria della Mitropa Cup, primo trofeo alzato da Battistini in carriera, retrocede nuovamente in B, stavolta sul campo. Quindi il repentino ritorno in massima serie, con il difensore assoluto protagonista, mettendo a segno ben 11 gol. Ancora due anni in maglia rossonera, in una squadra che comincia a ritrovarsi, tornando a lottare per l’alta classifica (un 5° e un 6° posto e una finale di Coppa Italia), e che gli consente di mettersi in mostra ancor di più, tanto da guadagnare, dopo aver fatto parte dell’Under 21 di Vicini (14 convocazioni, un gol), l’interesse di Bearzot che lo convoca per 4 amichevoli (Messico, Turchia, Canada e Stati Uniti), nella prima metà del 1984. All’inizio della stagione 85/86, dopo 5 stagioni al Milan (162 presenze, 29 gol), passa alla Fiorentina, con cui assume in pianta stabile il ruolo di libero. Sono 5 stagioni anche in maglia viola, con campionati di medio alta classifica e, soprattutto, l’Europa, con la partecipazione alla Coppa Uefa, sfiorata nella stagione 89/90, quando il sogno di Firenze scompare in Finale, contro i rivali di sempre della Juve. Al termine di questa stagione, dopo 127 presenze e 7 gol, lascia la Toscana per tornare a Milano, ma stavolta sulla sponda nerazzurra. Sono gli anni dell’Inter eterna incompiuta, gli ultimi anni di Presidenza Pellegrini, quella che dopo lo scudetto dell’88/89 sembrava dovesse dominare il Mondo e che invece viaggia in mezzo a cocenti delusioni, tra scudetti sfiorati e classifiche deficitarie, arrivando al limite della retrocessione. Eppure nei 4 anni in maglia nerazzurra, Battistini si toglie le soddisfazioni professionali più grandi, visto che conquista ben due coppe Uefa, le prime due della storia dell’Inter, contro Roma e Salisburgo. Poi, dopo 112 presenze e 10 gol, con l’avvento di Moratti, nel 1994, la sua storia a Milano si conclude, passando al Brescia, dove, vista l’età, non è più tra i titolari, ma fa valere la sua esperienza. Nonostante questo, alla prima stagione arriva la retrocessione in B, seguita da un’annata travagliata anche in cadetteria, dove conquista una sudata salvezza. Da qui, dopo due stagioni, 37 presenze e 2 gol, lo preleva lo Spezia.

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L’ULTIMO ANNO DI CARRIERA, IN MAGLIA BIANCA – Battistini arriva, quindi, allo Spezia all’inizio della stagione 1996/97, quella che forse sarà ricordata come una delle peggiori del sodalizio bianco. La squadra milita in C1. E’ l’ultimo anno della presidenza Blengino, una di quelle che i tifosi ricorderanno con maggior amarezza per la pochezza dei risultati e l’impressione della mancanza di una vera e concreta volontà di investire nella squadra. La stagione 96/97 ne è il massimo emblema: grande confusione fin da subito con una rosa numerosa e di giocatori non all’altezza della situazione, poca chiarezza tecnica con l’alternarsi di addirittura 4 allenatori, risultati pessimi per un finale scontato. Battistini arriva in mezzo a questo marasma, dovrebbe essere l’uomo d’esperienza per guidare la difesa e far da chioccia ai giovani, in realtà è ormai un giocatore a fine carriera, che non lesina certo l’impegno, ma neanche può risolvere da solo i problemi di un reparto mal assortito e pessimamente gestito, tanto da risultare, ovviamente, uno dei peggiori della categoria. L’esordio ufficiale è in estate, nel turno preliminare della Coppa Italia di Serie C, un turno ad eliminazione diretta contro il Rimini. Battistini gioca entrambe le partite, ma questo non serve ad evitare l’eliminazione immediata, dopo uno 0-0 in trasferta ed un 3-3 casalingo. L’esordio in campionato, invece, avviene alla prima giornata, nel match casalingo con il Siena, perso per 2-0. In tutto Battistini giocherà la metà esatta delle partite, 17 su 34, concentrate soprattutto nel girone d’andata, perché riceverà la fiducia di Carpanesi, il primo tecnico che guiderà la squadra per 6 giornate, e di Galbiati, che, invece, la traghetterà dalla 7^ alla 19^ (fatale per lui, e non poteva essere altrimenti, lo 0-3 casalingo nel derby con la Carrarese). Con l’arrivo di Ghio, poi, il campionato di Battistini si può considerare ufficialmente chiuso, perché non troverà più spazio né con il terzo tecnico, che guiderà la squadra tra la 20^ e la 30^, né con Sassarini, quarto mister stagionale che allenerà la squadra per le restanti 4 giornate fino al termine della stagione. Quindi l’ultima partita ufficiale di Battistini con la maglia dello Spezia e, quindi, l’ultima della sua carriera, è la seconda del girone di ritorno, quella con la Carrarese, appunto, che gioca per l’intera durata, poi non vedrà più il campo. Nella sua permanenza con i colori bianconeri segna anche un gol, all’ultima del girone d’andata, in casa con la Spal, quando, all’87’ segna il gol del vantaggio aquilotto, che sembra poter regalare la vittoria ai liguri, salvo subire il pareggio al 90′. La stagione dello Spezia è una lenta agonia, chiusa a 3 giornate dalla fine, quando la sconfitta esterna col Modena sancisce la matematica retrocessione in C2. In un campionato in cui si alternano con la maglia bianca ben 41 giocatori e, come detto, 4 tecnici, gli aquilotti chiudono ultimi con 23 punti, a 8 dalla penultima, il Novara, messi insieme con 4 vittorie, di cui solo 1 al Picco (1-0 al Como alla 10^ di ritorno…), 11 pareggi e 19 sconfitte, un attacco asfittico da 17 gol, abbondantemente il peggiore della categoria (capocannoniere della squadra, addirittura un difensore, Affuso, con 5 gol) e una difesa gruviera da 41 gol subiti (peggio riesce a fare solo la Spal con 47). Una triste e mesta stagione, con ben poco da ricordare e l’unico sorriso, a denti stretti, che arriva dal pezzo che, alla vicenda, dedica lo spezzino doc Dario Vergassola, durante Mai Dire Gol di quell’anno. In questo mesto modo si chiude la carriera di Sergio Battistini, che, a fine stagione, dopo 19 presenze totali e 1 gol, decide di appendere le scarpette al chiodo.

LA CARRIERA DA ALLENATORE – Appena chiuso con la carriera agonistica, si dedica subito a quella in panchina, e per farlo sceglie la sua terra d’origine, la Versilia, accettando di allenare i dilettanti del Pietrasanta, dove, però, resiste per soli 3 mesi, fino a settembre. Non che vadano meglio le esperienze successive, con due fugaci apparizioni, nel ’98 e nel ’99, sulla panchina della Massese e la più lunga esperienza, su quella del Viareggio, che va da ottobre 2000 e gennaio 2001. Il “top” lo raggiunge nell’aprile 2002, quando sulla panchina del Versilia dura meno di un mese. Decisamente meglio gli va con i giovani. Nel 2004 entra nello staff tecnico giovanile della Fiorentina, guidando i Giovanissimi Nazionali fino al 2007. Quindi viene richiamato dallo Spezia, che gli affida gli Allievi Nazionali. Così, Battistini, ha la possibilità di riscattarsi e prendersi qualche soddisfazione con i colori bianconeri. Comincia allenando per una sola stagione, prima del fallimento della società aquilotta nel 2008, quindi viene richiamato nel 2010, quando, alla guida sempre degli Allievi, raggiunge per la prima volta nella storia del club, l’accesso alla fase finale del campionato, dopo il terzo posto in stagione regolare, sconfiggendo l’Ascoli ai sedicesimi e fermandosi solo agli ottavi contro il Catania. Guida i giovani bianconeri fino al 2013.

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