Formula 1: Vettel sbaglia, Kimi no. La rincorsa è possibile

LA SFIDA – Era lecito, sensato, aspettarsi un passo falso di Sebastian Vettel, dopo tre gare da incorniciare. Così è stato nella notte del Bahrain, ed è stato proprio allora che Raikkonen ha cambiato di passo: tenace, combattivo, motivato. Molti parlano di una sua rinascita, ma il vero Kimi non era mai morto; lo scorso anno, infatti, era stato incapace di esprimere appieno il suo potenziale, ingabbiato in una monoposto modellata sullo stile di guida di Alonso, aggressivo e sottosterzante. La SF15T, au contraire, è una vettura bilanciata e dolce in inserimento, caratteristiche che agevolano il compito del finlandese, nonché del nuovo arrivato Seb, amante quanto Kimi della pulizia del gesto tecnico. Ciò che più importa, per la Ferrari, è andarsene dal sultanato con la consapevolezza di poter sempre contare su entrambi i piloti, nella spasmodica rincorsa alle fortissime Mercedes. Fortissime, ma non imbattibili: già, perché se i ferraristi si possono collocare nel medesimo piano di competitività, lo stesso non si può dire per gli alfieri delle Frecce d’Argento. Rosberg, apparso in deciso calo nei primi appuntamenti, ha confermato le impressioni negative anche sul circuito di Sakhir, che l’aveva visto trionfatore nelle ultime due edizioni: battuto in qualifica, ha provato a rialzarsi in gara attaccando, con successo, l’appannato Vettel, ma l’errore nel finale prova quanto i suoi nervi non siano particolarmente saldi, in questa fase iniziale della stagione. Ferrari contro Hamilton, quindi: che la sfida continui.

STRATEGIA – Il piano di gara messo a punto dagli strateghi di Maranello, anche stavolta, ha pagato pesanti dividendi: la differenziazione delle mescole dei due piloti si è dimostrata vincente, permettendo a Raikkonen di spingere nel finale e a Vettel di smarcarsi da Rosberg, anticipando i pit-stop rispetto al connazionale per permettergli di ritrovarsi davanti, manovra operata con successo in entrambe le occasioni. A questo va aggiunto il mirabile lavoro degli uomini in rosso, autori di quattro cambi gomme perfetti, tutti sul piede dei 2,5 secondi, contro i 3 abbondanti dei rivali di Stoccarda. Il deus ex machina che muove tutto questo? Maurizio Arrivabene, l’uomo del rilancio, della svolta: un leader che non siede sul trono, a cui non serve che qualcuno faccia le sue veci, perché è il primo a voler ingrassare personalmente anche il più piccolo ingranaggio della Scuderia, senza la paura di sporcarsi le mani o di perdere tempo. Quelli che lo consideravano poco più che uno spacciatore di sigarette, per il suo passato alla Philip Morris, ora si devono ricredere.

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