A tutta B: il primo verdetto, che fa la storia del Carpi, la resistenza del Varese, il marchio del Capitano, la partita di Lotito e la cooperativa ligure

Andrea-Catellani-Spezia-Calcio-2014-2015

PRIMO VERDETTO – Prima premessa, utile per capire entrambe le discussioni su testa e coda della classifica: alla fine del campionato regolare mancano 4 giornate, quindi ci sono 12 punti a disposizione. Passando, invece, alla cronaca, come già noto, martedì è stato emesso il primo verdetto stagionale: il Carpi è la prima squadra a salire in Serie A. Fallito il primo tentativo, sabato, per la sconfitta rimediata a Frosinone, con il pareggio casalingo col Bari, gli uomini di Castori hanno raggiunto quota 75, ovvero esattamente 12 punti sulla terza in classifica, il Bologna, su cui, però, conservano il vantaggio negli scontri diretti, che significa matematica promozione in Serie A. Tutto da stabilire, invece, sia per quello che riguarda il secondo posto, che per le squadre che parteciperanno ai play off, che per la loro disposizione. Al momento, al secondo posto sale il Frosinone, grazie ai 6 punti raccolti nelle due ultime giornate, grazie alle vittorie con Carpi, in casa, e Ternana, in trasferta, che gli permettono di balzare a 64 punti. Terzo è il Bologna che, dopo il pareggio di Bari, che l’aveva fatta scivolare al quarto posto, recupera un po’ di strada con la vittoria casalinga col Catania e sale a 63. Un altro punto sotto, a 62, scivolata in quarta posizione, dalla seconda, nelle ultime due giornate, c’è il Vicenza, che paga la pesante sconfitta di Brescia di martedì, dopo la vittoria interna col Varese di sabato. Piccola spaccatura nella zona play off tra il quarto e il quinto posto, separati da 5 punti. A 57 punti, infatti, troviamo un’accoppiata di squadre: lo Spezia, quinto per scontri diretti, reduce dai 6 punti raccolti in casa col Trapani e in trasferta a Cittadella, e il Pescara, con un medesimo bottino raccolto con il doppio 1-0, a Lanciano e in casa con la Pro Vercelli. Al settimo posto, ad appena un punto di distanza, a 56, c’è il Perugia, che scende in classifica dopo i due pareggi consecutivi, col Livorno e a Latina. L’ultimo posto valido per gli spareggi se lo contendono, a 54 punti, in due: l’Avellino, dentro, al momento, per gli scontri diretti, lentamente sceso qui dopo aver raccolto un solo punto negli ultimi due match, quello con l’Entella sabato, seguito dalla sconfitta di Crotone; il Livorno, che continua a restare fuori dalla zona calda dopo i due pareggi consecutivi, con Perugia, in trasferta, e Modena, in casa. Si allontanano in modo, forse, definitivo dalla lotta per la A le due squadre a 48 punti: il Lanciano, che resta al palo, non guadagnando neanche un punto nei due incontri giocati, col Pescara e a Trapani, e il Bari, che, invece, guadagna 2 punti con due pareggi consecutivi, in casa col Bologna e a Carpi, dove assiste alla festa promozione dei padroni di casa.

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IL VARESE RESTA DENTRO PER UN’ALTRA GIORNATA – Tutto piuttosto aperto anche per la lotta per non retrocedere, a parte qualche eccezione. Una di queste è quella del Varese, la cui condanna sembra ormai prossima, ma che, grazie al moto d’orgoglio di martedì che gli permette di vincere a Chiavari, raccoglie i 3 punti che, sommati agli 0 raccolti nella trasferta di Vicenza, lo fanno salire a 32 e restare aggrappato ancora con un sottile spago alla B, visto che i punti dalla quartultima sono ancora 10, rimandando la matematica retrocessione. Un po’ meglio è messo il Brescia, che raccoglie 4 punti in due partite casalinghe, grazie al pareggio col Cittadella e alla vittoria, sorprendente, sul Vicenza, e sale a 36, con la zona play out a 6 punti. Quattro punti sopra, a 40, al terzultimo posto, il Cittadella, che rimedia solo il punto di sabato con Brescia, mentre esce sconfitto dal match casalingo con lo Spezia di martedì. In zona play out in due, a pari punti, a 42: l’Entella, che raccoglie solo un punto col pareggio di sabato ad Avellino, mentre esce sconfitto, in casa, nel match con il Varese, e la Pro Vercelli, che raccoglie lo stesso numero di punti, pareggiando sabato col Latina e perdendo martedì a Pescara. Appena un punto sopra, a 43, c’è il Latina, che al punto con la Pro aggiunge quello di martedì con il Perugia. A 44 punti in due: il Crotone, che balza in avanti grazie ai 3 punti raccolti martedì con l’Avellino, mentre sabato esce sconfitto da Modena, e la Ternana, che, invece, crolla per la doppia sconfitta rimediata a Catania sabato e in casa col Frosinone. A distanza, al momento, di sicurezza, le due squadre a 46, ovvero il Modena, che guadagna 4 punti con la vittoria sul Crotone e il pareggio di Livorno, e il Trapani, che rimedia alla sconfitta di sabato a La Spezia con la vittoria di martedì col Lanciano.

IL MARCHIO DEL CAPITANO – Interessanti risvolti in classifica marcatori. Capocannoniere solitario, a 19 gol, è tornato Granoche, che realizza il terzo gol, sabato, con il Crotone e quello del momentaneo vantaggio a Livorno. Subito dietro, a 18, la coppia formata da Maniero, autore del gol del vantaggio, sabato, con la Ternana, e da Catellani che compie un autentico exploit, realizzando 5 reti in due partite, segnando il primo e il terzo gol nel 3-0 al Trapani e tutti e 3 i gol di martedì a Cittadella. A 17 reti restano fermi Calaiò, Cocco e Maniero, tutti (l’ultimo forzatamente) a secco in entrambe le giornate. A 16 gol sale Ciano che è l’autore della doppietta con cui il Crotone stende l’Avellino martedì. Fermi a 15 reti Castaldo e a 14 Mbakogu, chi risale la china è Caracciolo che si porta a 13 gol segnando il primo e il terzo gol del Brescia, martedì, con il Vicenza. Menzione d’onore tocca ovviamente al giocatore dello Spezia, che si merita anche la foto di copertina di questa rubrica. Ma, avendo già dedicato a lui un articolo, e, dato che, a parte l’attaccante aquilotto e il Diablo, non ci sono giocatori che abbiano segnato in entrambe le giornate, la vetrina di questa settimana tocca ad un giocatore che non è esattamente un bomber, ma che con il suo gol di martedì, peraltro da ex, ha consentito alla sua squadra di fare un passo decisivo verso la A, permettendole di raggiungere il secondo posto, ovvero Frara del Frosinone. Alessandro Frara è un centrocampista classe ’82, nato a Torino e cresciuto calcisticamente nelle giovanili della Juve. Raggiunge la prima squadra bianconera nel ’99, ma non scende mai in campo in campionato e trova spazio, nel 2001, solo in una partita di Coppa Italia e in una di Champions. Quindi nella stagione 2002/03 passa in prestito al Bologna, con cui esordisce in A, giocando 19 partite. Nella stagione 03/04 passa in prestito alla Ternana, in B, che, rilevandone il cartellino, lo tiene per 3 stagioni, in cui gioca con maggior costanza, mettendo insieme 67 presenze. Quindi nel 2006 passa in prestito allo Spezia, neopromosso in serie cadetta, con cui disputa la stagione sotto i riflettori della Juve in B, contribuendo alla salvezza. La stagione successiva lo Spezia rileva il suo cartellino, ma a gennaio, quando i primi segni della crisi che porterà al fallimento cominciano a farsi sentire, viene ceduto al Rimini, con cui però non scende in campo nel resto della stagione per un infortunio. Rimane, comunque, altre due stagioni sulla riviera, segnando i suoi primi gol tra i professionisti, non riuscendo, però, ad evitare la retrocessione in Prima Divisione nel 2008/09, né, tantomeno, il fallimento al termine della stagione successiva, che lo rende uno svincolato. Lo ingaggia il Varese, neopromosso in B, con cui gioca 30 partite, segnando 2 gol. Quindi, all’inizio della stagione 2011/12 passa al Frosinone, in Lega pro Prima Divisione, di cui diventa uno dei perni, fino ad indossare la fascia di Capitano. Anche grazie ai suoi gol, di cui uno proprio nei play off, contribuisce alla promozione in B della scorsa stagione. Anche quest’anno è uno dei titolari che sta facendo valere la sua esperienza in questo ottimo campionato disputato dalla squadra ciociara. Aveva già segnato un gol in precedenza, martedì, da autentico capitano, ha voluto mettere il suo marchio sull’aggancio al secondo posto, facendosi trovare pronto, al 7′, a deviare un tiro da fuori area di Blanchard, di quel tanto da ingannare Brignoli e segnare il gol che, difeso fino alla fine, regalerà i 3 punti d’oro alla squadra di Stellone.

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A CARPI SI E’ FATTA LA STORIA – Non che la cosa sia mai stata in dubbio, perché da quando ha preso la testa, praticamente nessuno è più riuscito a togliergliela ed, anzi, il distacco è andato man mano crescendo, ma da martedì è ufficiale: il Carpi, per la prima volta nella sua storia approda in Serie A. Con i due colossi Catania e Bologna retrocessi, con i desideri di rivalsa del Livorno, con Latina, Bari e Modena artefici di cavalcate entusiasmanti alla fine della scorsa stagione, che portarono ad un passo dalla A, e del tutto accreditate di un altro campionato da protagoniste, ad inizio stagione nessuno avrebbe ipotizzato un esito di questo tipo, soprattutto da una neopromossa della scorsa stagione, che, alla fine, delle quattro fu quella che fece il campionato più anonimo, giungendo ad una tranquilla salvezza, passando anche per il cambio di un allenatore. E invece, incarnando i più sani valori della provincia e, soprattutto, sotto la guida di un esperto della categoria come Castori, il Carpi ha compiuto un’autentica impresa, pur facendolo con il più regolare dei percorsi, senza mai andare in affanno, né calare la concentrazione, come molte dietro di lei hanno fatto per cercare di stare al suo passo, così da mettere la più bella delle ciliegine su una torta che sta confezionando da qualche anno a questa parte, da quando ha deciso di riscrivere la propria storia. Una storia che comincia nel 1909, fondata da uno studente, tal Adolfo Fanconi, prima come Jucunditas, poi come Associazione Calcio Carpi. Le esibizioni occasionali della squadra trovano fine nel 1913, quando viene inserita nel girone emiliano veneto di Promozione, dando inizio alle attività agonistiche ufficiali della società. Tanti anni nelle serie inferiori, fino al 1935, quando viene promosso per la prima volta in C, dove resta fino al 1948, quando, a seguito della riorganizzazione delle serie inferiori dopo la guerra, per i pessimi risultati conseguiti retrocede direttamente in Prima divisione emiliana. Ancora tanti anni nelle serie inferiori, prima di tornare a vedere le C nel 1964, salvo retrocedere in D appena due anni dopo. Comincia una lunga permanenza nella quarta serie italiana, salvo qualche sporadico e fugace ritorno in C, fino al 1988/89, quando viene promosso in C1 per restarci un decennio, quando retrocederà in C2 e, la stagione successiva, in D. Gli anni ’90 vedono passare diversi volti noti dalle parti della società emiliana: in panchina siedono De Canio e De Biasi e in campo gioca un certo Marco Materazzi, che comincia ad affinare le sue caratteristiche di difensore goleador. Il 2000, invece, non è solo l’anno del ritorno tra i dilettanti, ma anche quello del fallimento. La società riparte dall’Eccellenza come Carpi Calcio, con presidente Salvatore Bagni, e, nel giro di due anni ritorna in D e cede l’attività sportiva al Carpi Football Club 1909, che è l’attuale denominazione del club. Otto stagioni tra i dilettanti, poi nel 2009/10, con l’ammissione in Lega Pro Seconda divisione, comincia la scalata: la stagione successiva è subito promozione in Lega Pro Prima Divisione, quindi perde la finale play off il primo anno, mentre nel secondo, dopo che Fabio Brini la risolleva a seguito dei non esaltanti risultati della coppia Tacchini-Cioffi, portandola nuovamente ai play off, vince la finale col Lecce, conquistando la storica promozione in B. La scorsa stagione disputa il suo primo campionato cadetto, come detto, non brillando come le compagne di promozione (Avellino, Latina e Trapani che lotteranno quasi tutta la stagione nelle prime posizioni della classifica), ma disputando un campionato di tutto rispetto sotto la guida di Vecchi prima e, a seguito di un periodo non positivo, di Pillon, che conduce la compagine emiliana ad una tranquilla salvezza. Poi quest’anno l’exploit che nessuno avrebbe mai preventivato, ma che, per quanto visto, è un risultato sacrosanto e meritato fin dai primi vagiti della stagione. Ora inizia una nuova avventura. Per scrivere ancora nuovi capitoli di Storia.

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LA PARTITA DI LOTITO – Ed ovviamente facendo riferimento alla promozione del Carpi, alle vicende che l’hanno permessa in questi giorni, e alle prodezze del Frosinone, non si può soprassedere su quella che poteva essere il primo match point per la squadra di Castori, poi fallito, ma che, in realtà è stato un incontro dai tantissimi significati alla luce dei recenti avvenimenti che hanno coinvolto la Serie B. Sabato, infatti, si è giocata, per la prima volta nella storia, la partita tra il Frosinone e il Carpi, ovvero le due squadre che, nelle famose intercettazioni telefoniche a carico di Lotito, erano indicate come il “male del calcio” nel momento in cui fossero state promosse, rappresentando, a suo dire, un pessimo spot per il calcio italiano, soprattutto agli occhi di un pubblico internazionale. Ovviamente la prima occasione in cui le due squadre si sono incontrate, sabato appunto, è diventata l’occasione per le due tifoserie di unirsi in un improvvisato “gemellaggio” contro il “nemico” comune, per manifestare il proprio pensiero sulla vicenda. Così sugli spalti sono comparse fotografie del presidente della Lazio con dei grossi lacrimoni che gli scendevano dagli occhi, oltre ai più disparati striscioni e tutta la partita è stata scandita da cori in suo “onore”. Poi, a dimostrare l’infondatezza delle parole lotitiane, ha parlato il campo con una bella partita, degna di due delle migliori realtà che sono emerse da questo campionato di B, combattuta in modo tecnico e fisico, vinta da chi è riuscita a capitalizzare il gol segnato nei primi minuti, ovvero il Frosinone, passato in vantaggio con un gol di testa del difensore Blanchard sugli sviluppi di un calcio d’angolo. A ulteriore conferma che queste squadre non sono “il male del calcio”, la bella scena a fine partita in cui la squadra di casa, impegnata nel giro di campo per salutare il proprio pubblico, è passata sotto la curva ospite applaudendo i tifosi avversari, prontamente ricambiata. A rendere tutto ancor più significativo è sapere che il risultato di questa partita ha rappresentato la premessa per quello che si sarebbe realizzato dopo il turno infrasettimanale: Carpi matematicamente in A e Frosinone al secondo posto…

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LA COOPERATIVA LIGURE – Non c’è che dire: uno dei punti di forza dello Spezia che lotta per conquistare un posto nei play off è, senza dubbio, il suo potenziale offensivo, inteso non solo come capacità realizzativa, che fa sì che il suo attacco sia tra i migliori del campionato, ma, soprattutto, per la capacità di mandare in gol il più ampio numero di giocatori, di quasi tutti ruoli possibili. Una vera e propria cooperativa del gol quella spezzina e, per di più, una cooperativa internazionale, che ha mandato in gol già 18 marcatori diversi, di 10 paesi differenti. Guida tutti Catellani, con 18 gol, seguito, a 6, da Giannetti. Poi a 4 i croati Brezovec e Situm, a 3 il nigeriano-italiano Ebagua (prima di passare al Bari), mentre a 2 una bella miscellanea: il croato Datkovic, il brasiliano Nenè, il serbo Stevanovic e l’argentino Valentini. Fino alla lista dei giocatori ad una rete: gli italiani Cisotti, Piccolo, Migliore e Gagliardini, i croati Canadija e Culina (prima di passere al Varese), lo spagnolo De Las Cuevas e il montenegrino Bakic. A tutti questi, sabato si è aggiunto il, appunto, diciottesimo giocatore (peraltro quasi a richiesta, visto che per tutta la settimana i giornali locali ne chiedevano il gol dopo i tanti assist per i compagni), il bosniaco Kvrzic, autore del secondo dei tre gol al Trapani. All’appello sembra mancare, ormai, quasi il solo Chichizola…

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Kvrzic, l’ultimo a entrare nella “cooperativa”

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