NFL: il Draft delle trade che non furono

Con il draft alle porte, si chiude un’altra pagina della off-season NFL, che pian piano si indirizzerà verso i training camp, dove gli assetti delle squadre verranno formati.
Prima di tutto, andiamo a vedere quello che il draft 2015 ha lasciato partendo dal primo giro.

TANTO RUMORE PER NULLA – Come se già non bastasse l’emozione per l’evento, ad aggiungere benzina sul fuoco nelle ultime settimane è stato (indirettamente) Marcus Mariota, al centro di fantomatiche trade che avrebbero coinvolto più squadre (prima gli Eagles, poi i Chargers per far fronte alla partenza di Rivers, poi Cleveland, e altre). Dal momento che tutti questi rumors si susseguivano, senza che nessuno di quelli prendesse più piede di altri, alla fine tutto è rimasto come è.
I Tampa Bay Buccaneers, con la prima scelta, si sono assicurati James Winston (QB di Florida State) e, con la seconda scelta, è stato il turno di Mariota, nuovo QB di Tennessee. I due giocatori, pluridecorati e acclamati a livello di college, arrivano in NFL con grande attese e qualche dubbio; non certo sul talento, quanto sulla capacità di traslare le loro capacità ad un livello più alto. Le grandi doti fisiche di Winston (gran braccio, buoni movimenti nella tasca e nello scramble) sono accompagnate da dubbi riguardo la sua capacità decisionale tanto in partita quanto fuori dal campo (numerosi i problemi avuti dall’Heisman Trophy con la giustizia, più o meno seri). Mariota ha raggiunto livelli altissimi con la maglia di Oregon, che però non ha lasciato da campione NCAA dopo la finale persa contro Ohio State.

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Come nel caso di Winston, anche l’hawaiano ha grandissime doti (fisiche, atletiche, è un leader naturale), ma la critica più frequente che lo riguarda è la capacità di replicare in NFL il rendimento avuto al college, in un sistema up-tempo in cui l’atletismo degli interpreti la fa da padrone, più che la tecnica, e in cui un QB non deve essere in grado di leggere il gioco in maniera particolarmente brillante né fare aggiustamenti pre-snap, a seconda di come la difesa reagisce: tutte caratteristiche che un QB che vuole fare strada tra i pro deve avere. Se non altro, vista l’accuratezza di Mariota, la West Coast Offense predicata da coach Ken Whisenhunt potrebbe sfruttare le sue qualità, permettendogli di acclimatarsi al nuovo gioco senza grossi patemi.

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BUONI VOTI – Diverse squadre hanno utilizzato bene, almeno sulla carta, la loro prima scelta. Jaguars e Raiders hanno colmato un need nel loro roster scegliendo Dante Fowler e Amari Cooper: il DE/OLB di Florida migliora all’istante la pass rush dei Jaguars, e Cooper, il WR più pronto del draft, sarà il primo WR di Derek Carr, che ha mostrato ottime cose nella sua annata da rookie anche con un receiving corp privo di un vero numero uno. Washington, anziché ancorare la linea difensiva con Leonard Williams, ha preferito andare su Brandon Scherff, un LT che proteggerà il lato debole di RGIII: scelta molto sicura, anche se forse con la quinta chiamata il front office di Washington avrebbe potuto andare su Williams, che ha tutto per essere considerato, talento alla mano, uno dei primi tre giocatori di questo draft. Il lineman di USC non ha tardato certo ad essere chiamato, dal momento che il suo nome è uscito con la chiamata successiva, quella dei NY Jets. La loro d-line era già di tutto rispetto lo scorso anno, con Wilkerson e Richardson (quinti per yard su corsa subite, sesti in sack prodotti), e con Williams ha tutto per diventare elite: l’ex Trojan è molto versatile, visto che può giocare sia come DE che come DT, e ha impatto sia in situazione di pass rush (grazie a buoni movimenti di mani e una bull rush che gli permette di entrare nel backfield) sia contro le corse, grazie ad ottime letture. L’esplosività non elevata al momento dello snap potrebbe portarlo a giocare nose tackle.

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Vic Beasley è il pass rusher che ad Atlanta è mancato disperatamente negli ultimi due anni (ha movimenti fluidissimi, e si dimostra più efficace come OLB in una 3-4 che come DE da 4-3; ha un grande arsenale di movimenti in pass rush e non eccelle in copertura). Trae Waynes è probabilmente il miglior cornerback del draft, e andrà a rinforzare, con Xavier Rhodes e Harrison Smith, la secondaria dei Minnesota Vikings, mentre, restando in tema di difensori, la difesa sulle corse dei Cleveland Browns, che l’hanno scorso era la seconda peggiore della Lega, ha ricevuto l’upgrade di Danny Shelton, DT da Washington. L’altra scelta dei Browns si è tramutata in Cameron Erving, o-lineman versatile (può fare sia l’OT che il C) che ha successo sia nel bloccare per le corse, grazie alla forza delle braccia, che in pass protection, grazie ad un buonissimo footwork.
Marcus Peters e Kevin Johnson, gli altri due top corner, sono finiti rispettivamente a Kansas City e a Houston. I Chiefs sono stati la 22esima difesa contro i WR #1, lo scorso anno, e Peters eccelle in man coverage grazie alla sua aggressività, riscontrabile anche sulla LOS contro le corse, e alle sue lunghe braccia (meno efficace in zone coverage, dove patisce sui cambi di direzione, anche se ha un’ottima velocità di chiusura). Kevin Johnson è un altro CB aggressivo in man coverage dai movimenti molto fluidi sia nel backpedaling sia nel seguire il marcatore lungo la traccia; ancora un po’ gracile, forse, non un grande placcatore, però un buonissimo giocatore che, il prossimo anno, con Jonathan Joseph free agent, potrebbe prendere le redini della secondaria dei Texans.

I Chargers sopperiscono alla perdita via free agency di Ryan Mathews con un altro RB: la trade-up effettuata con San Francisco ha portato a Melvin Gordon, considerato da una buona fetta di appassionati/esperti il migliore nel suo ruolo in questo draft, soprattutto alla luce dell’incognita fisica di Gurley. Gordon ha un gioco meno fisico dell’ex Università della Georgia, pur essendo capace di assorbire bene i contatti, ma ha un ottimo footwork e sa tagliare bene. Cosa molto buona, è un bloccante efficace. Poco usato come ricevitore fuori dal backfield, ma questa sua mancanza è ben coadiuvata dalle caratteristiche di Woodhead e Oliver, con cui condivide il ruolo.
Ottima presa degli Steelers con la numero 22, che si sono trovati a disposizione Alvin “Bud” Dupree, pronosticato più in alto nei vari mock. Porterà atletismo, esplosività e una buona efficacia in coverage ad un reparto che necessita di nuova linfa da aggiungere ai soli Arthur Moats, Jarvis Jones (che non è riuscito finora ad incidere in pass rush come ci si aspettava) e James Harrison.

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RIMANDATI – Cincinnati ha deciso di spendere la prima scelta per Cedric Ogbuehi, OT di Texas A&M per rinforzare una o-line già comunque di alto livello: la linea dei Bengals lo scorso anno era terza nella categoria delle corse bloccate alla linea di scrimmage, nona in quella del power success (% di corse su terzo/quarto down, da 2 o meno yard, che hanno portato alla chiusura dello stesso), e quinti per sack concessi (23)…Anche i Panthers portano a casa un ottimo giocatore come Shaq Thompson, OLB, in un ruolo in cui comunque sono coperti. L’ex Università di Washington è un signor LB, un giocatore sideline-to-sideline che sa coprire tutto il campo, ha ottime doti in coverage e sa placcare molto bene, ma forse, visto i disastri che la linea offensiva di Carolina ha combinato lo scorso anno, pensare a proteggere meglio Cam Newton poteva essere la scelta più auspicabile…
A proposito di uomini di linea d’attacco, Cameron Erving (OT/C) è stato scelto con la 19esima chiamata assoluta dai Cleveland Browns. Anche in questo caso, Erving può diventare un ottimo titolare NFL, anche grazie alla sua versatilità, ma la scelta di un pass rusher (Browns 27esimi in graduatoria nell’ultima stagione) o di un WR #1 per sostituire Gordon squalificato e anche Jordan Cameron passato ai Dolphins, avrebbe avuto più senso. Più che da C, ruolo peraltro occupato dal Pro Bowler Alex Mack, Erving potrebbe sistemarsi come OT, grazie ai piedi veloci che, uniti ad una stazza imponente, lo rendono capace di ricoprire anche questo ruolo.

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Posto poi che dare voti a giocatori che non si sono neanche allenati con la loro nuova maglia, figuriamoci giocare una partita ufficiale, mi sembra un esercizio di utilità dubbia, mi limiterò a lodare squadre che, almeno sulla carta, si sono mosse bene, o perché hanno colmato i need (o parte dei), o perché hanno trovato giocatori interessanti in relazione a talento e posizione di scelta.

ATLANTA FALCONS – La necessità di un edge rusher è stata colmata subito con Vic Beasley, DE/OLB di Clemson, giocatore molto fluido, dotato di movimenti naturali in pass rush e di un motore davvero inesauribile. Jalen Collins può essere per Atlanta quello che Sherman è per Seattle, un cover corner fisico e grosso adatto a giocarsela in 1vs1 con i ricevitori più imponenti della Lega, e il suo upside è decisamente elevato: Dan Quinn, nuovo HC ed ex DC dei Seahawks può dargli una mano per svezzarlo e trasformarlo in un ottimo giocatore. Alford e Trufant hanno mostrato buone cose nei primi due anni nella Lega, ma fisicamente sono due spanne sotto Collins.
Tevin Coleman è un giocatore sicuramente interessante, e dovrebbe prendere il controllo del backfield anche grazie alla concorrenza non esattamente spietata: tosto fisicamente ma con buoni movimenti tra i tackle e capace di prendere velocità in campo aperto per grandi giocate. Justin Hardy prenderà il posto di Douglas nella slot, e Grady Jarrett è una buona presa al quinto round: non ha la stazza ideale per giocare nose tackle, ma ha velocità e grande intensità, e nella 4-3 di Atlanta può trovare posto già da ora. Nota dolente, forse, la mancanza di un o-lineman (posizione presa in considerazione solo nel settimo giro).

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JACKSONVILLE JAGUARS – Il GM Caldwell ha lavorato molto bene in questo draft, colmando need e portando a casa giocatori che possono fare molto comoda alla causa. La scelta di Fowler era quasi obbligata, e TJ Yeldon, passato sotto traccia in sede di pre draft, può rivelarsi un buonissimo titolare NFL anche come 3-down RB, grazie alla sua abilità nel ricevere il pallone e portare i blocchi. AJ Cann è probabilmente la migliore guardia di questa classe, ed è una steal assoluta nel terzo round. James Sample, safety da Louisville, ha speso solo una stagione da titolare a Louisville (era transfer da un Junior College), ma ha già mostrato di essere un prospetto sicuramente interessante, giocatore sideline-to-sideline, buon tackle e fiuto per il pallone (quattro intercetti). Notevole upside ma ancora grezzo. Rashad Green, il target preferito da James Winston a Florida State, occuperà la posizione di slot receiver: nonostante l’altezza non lo favorisca, ha una buona velocità in campo aperto, sa separarsi dal marcatore e ha mani affidabili. Michael Bennett al sesto giro è un’altra presa che si può rivelare molto utile alla causa: un fattore contro le corse, da migliorare in pass rush per quanto riguarda forza fisica e movimenti.

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TENNESSEE TITANS – La squadra di Ken Whisenhunt esce da questo draft con la speranza di aver trovato un giocatore franchigia (Mariota) e alcuni pezzi importanti che, uniti ad una free agency poco reclamizzata quanto molto promettente, danno speranza ai Titans in vista del futuro. La linea, che nonostante gli upgrade degli ultimi due anni rimane di livello mediocre, è stata migliorata con l’arrivo di Jeremiah Poutasi (OT) da Utah e Andy Gallik (C) da Boston College: Gallik in particolare, giocatore forte fisicamente e aggressivo appena dopo lo snap, preso al settimo round può diventare il titolare nel ruolo. Green-Beckham, se ci basassimo sul talento puro, potrebbe essere il miglior ricevitore della classe, per stazza, atletismo e doti naturali, può diventare un grandissimo se saprà concentrarsi solo sul campo, e Tre McBride, anche lui chiamato al settimo giro, è dotato di mani molto buone, e a quel punto del draft rappresenta una chiamata interessante.

HOUSTON TEXANS – I Texans non avevano grossi need, anche grazie alla free agency, ma sono riusciti a trovare alcuni giocatori in grado di dare subito una mano.
Kevin Johnson è il CB migliore del draft, con Waynes e Peters già presi: buon cover corner, fluido nei movimenti, nel backpedaling e nelle chiusure, molto agressivo (forse troppo, occhio alle penalità). Garantisce profondità dietro Jackson e Joseph, facendo anche da assicurazione nel caso quest’ultimo lasci da free agent il prossimo anno.
Benardrick McKinney, MLB, va a rimpolpare un reparto che, a parte Cushing (peraltro spesso infortunato) e Akeem Dent, manca di profondità e qualità: l’ex giocatore di Mississippi State è un ottimo tackler contro le corse, soprattutto quelle centrali, ha un buon IQ (raramente si fa trovare fuori posizione) e può essere utilizzato come blitzer nei terzi down; manca un po’ in coverage, difficilmente potrà stare al passo coi RB-TE del piano di sopra, ma è comunque una scelta molto solida. Jaelen Strong è sceso fino al terzo giro per un problema al polso che, probabilmente, lo costringerà ad un intervento, e rappresenta una grande scelta a questo punto del draft, come talento l’ex Arizona State non sarebbe uscito dalle prime 32 chiamate. Strong ha un ottimo fisico e atletismo, retaggio di un passato non troppo lontano da giocatore di basket, ha mani affidabili e un buon raggio di presa. Fatica a creare separazione dal marcatore su tracce lunghe, infatti al college era spesso usato su tracce più corte come ricevitore di possesso.
Attenzione a Christian Covington da Rice, scelto al sesto round: ancora un po’ grezzo (l’infortunio al ginocchio subito gli ha fatto saltare gran parte dell’ultima stagione, la terza al college), ma ha messo in mostra doti naturali come rapidità, potenza, abilità di liberarsi dai blocchi e, soprattutto, si adatta allo schema difensivo dei Texans.

MINNESOTA VIKINGS – Al primo round, il GM Rick Spielman non ha riunito la coppia Bridgewater-Devante Parker, che tanto bene aveva fatto al college, preferendo andare sul miglior CB del draft, Trae Waynes, che può diventare un ottimo cornerback, soprattutto in press coverage, grazie alle sue doti fisiche e all’abilità di rimanere a contatto col marcatore sulla linea di scrimmage usando le mani: fatica di più sulle tracce corte, pur avendo ottima velocità di chiusura ed essendo un buonissimo tackler. Ha tutte le qualità per prendere il posto di Munnerlyn e Newman (che però è un pretoriano di Zimmer, suo ex DC in quel di Cincinnati). Danielle Hunter da LSU ha una combinazione di stazza, atletismo e fluidità nei movimenti che lo rende molto interessante a livello di upside; Eric Kendricks, scelto al secondo giro, è un MLB da 4-3 un po’ undersized, che però gioca con grande aggressività e comprensione del gioco. Ottimo in coverage, sa rimanere a contatto con RB/TE ed è un ottimo tackler contro le corse: forma un reparto ben assortito con Chad Greenway e Anthony Barr. TJ Clemmings, OT, è sceso al quarto round per problemi ad un piede ma, per talento e margine di crescita, può essere considerato una steal a questo punto del draft (gioca in questo ruolo da pochi anni, infatti). Ha forza fisica, atletismo (anche lui ex giocatore di basket), sa oscurare bene il diretto avversario, anche se il suo footwork non è eccelso, e potrebbe faticare contro i rusher veloci del piano di sopra. Se raggiunge il suo potenziale, possiamo parlare anche di un futuro Pro Bowler.
Stefon Diggs va a rimpolpare il reparto ricevitori, e può essere il giocatore giusto per un OC come Norv Turner: l’ex Maryland è di dimensioni piuttosto ridotte, ma ha mani sicure, esplosività e creatività col pallone in mano e, se usato bene, si può rivelare un’arma in grado di far male alle difese.

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