Forever Aquile: Attilio Lombardo, il Popeye del calcio italiano

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In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Torniamo a parlare di tecnici. Stavolta però si tratta di un personaggio molto più famoso per la sua carriera da giocatore, una carriera eccezionale, densa di soddisfazioni e vittorie, anche storiche, che è stato uno dei simboli di una intera generazione di calciatori, di una delle migliori che il calcio italiano abbia conosciuto, dell’epoca in cui il calcio nostrano dominava l’Europa e il Mondo. Un calciatore che, appese le scarpette al chiodo, ha intrapreso la carriera di allenatore, pur senza ottenere gli stessi risultati (quantomeno da primo allenatore) e che allo Spezia arriva proprio con questo ruolo. La puntata di oggi è dedicata ad Attilio Lombardo.

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UNA CARRIERA TRA VITTORIE E PAGINE DI STORIA SCRITTE – Attilio Lombardo nasce il 6 gennaio 1966 a Santa Maria la Fossa, in provincia di Caserta, ma fin da piccolo si trasferisce con la famiglia nel lodigiano, dove comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, nelle giovanili del Pergocrema, con cui, nel 1983, esordisce in C2. Fin da subito sono chiare le caratteristiche che ne faranno uno dei migliori centrocampisti del calcio italiano: senso della posizione, intelligenza tattica nella fase di costruzione e ottime capacità interdittorie. E soprattutto fiato in abbondanza, un autentico stantuffo, capace di discese continue e veloci sulla fascia (nonostante un’andatura particolare che, nei primi anni di carriera, gli regala il soprannome di “struzzo”) per mettere al centro cross al bacio per i compagni di squadra, non disdegnando la realizzazione personale. E infatti nel 1985 lo preleva la Cremonese per giocare in B e qui resta per 4 stagioni, segnando anche 17 gol. A questo punto, nel 1989 è maturo per il salto in massima serie, acquistato dalla Samp di Vujadin Boskov, dove va a scrivere la storia del club. Qui, infatti, diviene subito uno dei fulcri di una delle squadre che, per almeno un lustro, rappresenteranno l’eccellenza del calcio nazionale, in termini di gioco espresso e di vittorie. E’ uno dei “figli” di Patron Mantovani, assieme a Vialli, Mancini, Pagliuca, Vierchowod, Mannini, Pari, Pellegrini, che sigilleranno il patto di ferro che creerà un gruppo compatto capace di vincere uno storico scudetto (il primo e, fin qui, unico della storia blucerchiata), una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, una Coppa delle Coppe e perdere una altrettanto storica finale di Coppa dei Campioni, ai supplementari, contro il Barcellona, grazie ad una delle proverbiali punizioni di Koeman. Nel 1995, quando è chiaro che il ciclo blucerchiato è irrimediabilmente concluso, ed anche altri storici compagni del gruppo abbandonano Genova, dopo più di 200 partite e 34 gol fatti, accetta di trasferirsi alla Juve, anche se l’avventura non comincia nel migliore dei modi perché in precampionato si rompe una gamba ed è costretto a restar fermo al palo per un lungo periodo. Per questo, in due stagioni in bianconero, mette insieme solo 35 presenze e segna 2 gol, riuscendo, comunque, a partecipare alle vittorie di uno scudetto, una Champions, una Supercoppa Europea e un’Intercontinentale. Lasciata Torino, decide di provare l’esperienza all’estero, andando a giocare nel Crystal Palace, per una stagione e mezza, dove, tra l’altro, comincia ad assaporare il gusto di dirigere dalla panchina, rivestendo il ruolo di tecnico ad interim per un breve periodo. A gennaio ’99 torna in Italia,alla Lazio, dove ritrova il Mancio, per scrivere, seppur da riserva, qualche pagina di storia anche lì: Scudetto, Coppa Italia, Supercoppa Italiana, una Coppa delle Coppe, l’ultima della storia prima di venir archiviata per sempre dall’Uefa, e una Supercoppa Europea. A gennaio 2001, con una bacheca stracarica di trofei, torna al suo più grande amore, la Samp, scesa in B, dove chiude la carriera nel 2002.

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Uno scontro con Laudrup nella storica Finale di Coppa dei Campioni

PRIMI PASSI IN PANCHINA – Dopo la prima fugace esperienza inglese, come visto, Lombardo comincia la carriera da allenatore, da subito, appena appese le scarpette, partendo proprio da Genova, dal settore giovanile blucerchiato, prima negli Allievi Nazionali e poi nella Primavera. Nel 2006 arriva la chiamata per il suo primo impegno da primo allenatore, nella squadra svizzera del Chiasso, ma l’esperienza non si conclude bene, visto che a maggio 2007, ufficialmente per mancanza di stimoli, rassegna le dimissioni. All’inizio della stagione successiva accetta il ruolo di osservatore per la Samp, ma ad aprile 2008 viene chiamato dal Castelnuovo Garfagnana, squadra di C2, come quarto allenatore della stagione, con due sole giornate al termine della stagione regolare, riuscendo a salvare la squadra attraverso i play out. Nonostante questo, la società fallisce e, quindi, Lombardo lascia, giocoforza, il sodalizio toscano ed accetta la chiamata del Legnano, nella neonata Lega Pro Prima Divisione, ma le cose, stavolta, non vanno bene, perché la squadra finisce all’ultimo posto, retrocedendo in Seconda Divisione. Pur se il curriculum non è invidiabile, lo Spezia lo sceglie per la stagione 2009/10

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LA BREVE PARENTESI SPEZZINA – Lo Spezia in cui arriva Lombardo, all’inizio della stagione 2009/10, è una squadra che sta pian piano risorgendo dalle ceneri del fallimento. Caduto tra i dilettanti e “raccolto” dal nuovo Patron Volpi, lo Spezia è appena salito dalla D alla Lega Pro Seconda Divisione e, ovviamente, non ha nessuna intenzione di fermarsi. Il progetto della nuova società è a lungo termine, ma è chiaro che c’è la volontà di risalire il più presto possibile almeno alle serie che sono più congeniali ad un sodalizio ultracentenario come quello spezzino e, poi, l’appetito vien mangiando, quindi anche le aspettative della piazza sono altissime. Volpi dà fin da subito l’impressione di essere un Presidente che non bada a spese e, su consiglio dei fidati collaboratori, cerca sempre di allestire la rosa più competitiva possibile, non lesinando anche sui nomi di un certo richiamo. Quindi, per farla breve, quella che si trova in mano Lombardo è una squadra che, come minimo, deve lottare fino alla fine per le promozione, sotto i riflettori di pubblico e stampa accreditata. E forse questo sarà il problema più grosso da gestire per l’ex calciatore. Le cose cominciano subito male. In estate c’è il girone di qualificazione per la Coppa Italia di Lega Pro. Lo Spezia è nel gruppo con Viareggio, Lucchese, Carrarese e Crociati Noceto. Plausibile il fatto di non dare troppa importanza alla competizione, molto meno, agli occhi del pubblico, lo è se di fronte si hanno rivali storiche e derby da giocare col coltello fra i denti, si trattasse pure di un’amichevole estiva. Comincia con un pareggio in trasferta a Viareggio, poi va a perdere 2-0 a Noceto, ma il peggio deve ancora arrivare, perché nei due match più sentiti, che gli aquilotti avrebbero il vantaggio di giocare in casa, i bianconeri escono sconfitti per 2-1 dalla Lucchese e, addirittura, per 3-0 dalla Carrarese. In quel momento, praticamente si conclude il rapporto tra Lombardo e il pubblico di casa che non può perdonare simili leggerezze e simili risultati, anche alla luce di un disinteresse per la competizione, da cui effettivamente lo Spezia esce subito, arrivando ultima nel girone con un solo punto. A questo punto la pressione sul tecnico sale esponenzialmente, e non è più una pressione positiva legata a delle aspettative da accontentare, ma diventa, invece, un obbligo di non commettere più simili passi falsi e “mondare le colpe” con risultati convincenti sul campo. Il problema è, però, che, anche quelli, arrivano col contagocce e, spesso, accompagnati da prestazioni non all’altezza. Non si può certo dire che lo Spezia vada male nel vero senso della parola, ma la squadra sembra non sfruttare quello che è il suo potenziale: comincia vincendo in casa, ma per 1-0, con la Pro Sesto, che chiuderà il campionato ultima, poi va a pareggiare a Villacidro, con una squadra che arriverà 15^, poi ha un moto d’orgoglio col 3-1 casalingo al Legnano, che poi rincontrerà in finale play off, salvo poi far seguire un pareggio esterno con la Sambonifacese (11^ a fine stagione), e uno interno con la Canavese (13^); ha di nuovo un acuto con la Pro Vercelli, battuta 4-0 in casa, ma immediatamente dopo pareggia col Carpenedolo (allo Stadio Mundial ’82…), giunto, poi, terzultimo a fine stagione e retrocesso. Dopo il pareggio interno con l’Olbia, per 1-1, a ottobre, Lombardo dice basta e, nonostante la squadra sia al terzo posto e ancora imbattuta in campionato, si dimette dicendo di non riuscire a gestire lo stress di una piazza simile. Il cambio d’allenatore farà comunque bene alla squadra che giungerà seconda in campionato e verrà promossa in Prima Divisione a seguito della vittoria dei play off.

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GLI ANNI SUCCESSIVI, SEMPRE DA COLLABORATORE – Acclarato, probabilmente, che le pressioni da allenatore in prima sono troppo pesanti per lui, prosegue il suo cammino in panchina, come collaboratore. Inizialmente si lega al suo ex compagno e grande amico Mancini, che segue al Manchester City, come collaboratore tecnico, più precisamente osservatore degli avversari, vincendo con lui la storica Premier (dopo 44 anni) nella stagione 2011/12. Nell’estate 2012 diventa allenatore delle giovanili dei Citizens, ma, quando il Mancio viene esonerato a maggio 2013, anche lui lascia l’incarico. All’inizio della stagione 2013/14 segue ancora Mancini al Galatasaray, mentre da ottobre 2014 è diventato vice di un altro allenatore italiano, Roberto Di Matteo, allo Shalke 04, ruolo che riveste tuttora.

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Al City alle prese con Balotelli

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