A tutta B: il secondo verdetto, il segno di Blanchard, la partita di Cosmi, il nuovo colore del Bologna e le pantere ferite

Falcinelli Perugia

FROSINONE, VITTORIA DA A – Fine settimana piuttosto importante, per delineare meglio la situazione riguardante la promozione, soprattutto per quella diretta, ma anche per quello che riguarda i play off. Solita premessa indispensabile per capire meglio verdetti e prospettive: alla fine del campionato mancano 3 giornate, quindi ci sono ancora 9 punti a disposizione. Definitivamente primo è il Carpi, che, dopo aver conquistato la scorsa settimana la promozione matematica in A, non si ferma e, con la vittoria nel derby con il Modena, arriva a 78 punti, tenendone 11 sulla seconda in classifica, così da potersi considerare, anche, vincitore del campionato. Importantissima evoluzione per quello che riguarda, invece, il secondo posto: il Frosinone fa suo lo scontro diretto con il Bologna, consolidando la sua posizione, a 67 punti, grazie ai 4 che ora la dividono dalla terza ed ottenendo, comunque, la partecipazione sicura ai play off in virtù dei 13 che la separano dal nono posto. Il suddetto terzo posto se lo contendono in due, a 63 punti: il Vicenza, attualmente terzo per gli scontri diretti, che non va oltre il pareggio interno con l’Entella, e il Bologna, che scivola al quarto posto dopo la sconfitta con i ciociari. Quinto, a 60, balza lo Spezia, grazie alla vittoria casalinga con il Brescia. Un solo punto dietro, a 59, sale il Perugia, che sgambetta l’ex tecnico Cosmi, battendo, in casa, il Trapani. Gli ultimi due posti play off li occupa, a pari punti, a 57, una coppia di squadre che si sono incontrate nello scontro diretto proprio domenica, ovvero l’Avellino e il Pescara, con gli irpini che, in casa, hanno sconfitto gli abruzzesi, raggiungendoli in classifica. Di questo ne paga le conseguenze il Livorno, che scivola, nuovamente, fuori dalla zona spareggi, dopo il pareggio in extremis a Catania. Comincia ad essere fuori portata, anche se matematicamente ancora in gioco, il Bari, che, nonostante la vittoria col Cittadella, vede la zona play off a 6 punti. Sempre la matematica, ma probabilmente solo quella, tiene dentro alla lotta, ancora, anche il Lanciano, a 49 punti, che pareggia in casa con la Ternana, e il Catania, a 48, dopo il pareggio con il Livorno.

SECONDO VERDETTO – Ad una settimana dal primo verdetto stagionale, arriva anche il secondo, ad una posizione diametralmente opposta: il Varese, dopo la sconfitta, in casa, con il Latina, retrocede matematicamente in Lega Pro. A 32 punti, sono, infatti, 11 quelli che la separano dalla zona play out e, quindi il divario diventa incolmabile. Aggrappato ancora per un pelo il Brescia, che, dopo la sconfitta di La Spezia, resta a 36, a 7 dal quartultimo posto. Ancora ampiamente in lotta, invece, il Cittadella, nonostante la sconfitta di Bari, che la tiene a 40 punti, a 3 dalla zona play out, attualmente occupata dall’Entella, a 43, appunto, dopo il pareggio di Vicenza, e dal Crotone, a 44, reduce dalla sconfitta nello scontro diretto con la Pro Vercelli, la quale, grazie a questa vittoria, abbandona momentaneamente la zona spareggi, ponendosi un punto sopra la zona di galleggiamento, a 45, alla pari con la Ternana, che esce con un punto dal campo del Lanciano. Non dormono sonni tranquilli neppure le squadre a 46 punti, ovvero il Trapani, sconfitto a Perugia, il Latina, vittorioso a Varese, e il Modena, uscito senza punti dal derby casalingo con la capolista. Matematicamente resta in ballo anche il Catania, a 48, dopo il pareggio con Livorno, anche se la tranquillità pare essere ormai quasi raggiunta dagli uomini di Marcolin.

NEL SEGNO DI BLANCHARD – Prima, doverosa, precisazione: la classifica marcatori, finora, è stata stilata in base a quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, che assegna a Granoche 19 marcature; consultando, però, il sito della Lega Serie B, si trova che, al bomber modenese, vengono riconosciuti solo 18 gol (come, peraltro, riportato anche da Sky). Pur ammettendo l’autorevolezza della rosea, pare corretto uniformarsi al sito ufficiale della Lega che viene rappresentata in questa rubrica. Alla luce di questo, nuovo capocannoniere, in solitario (lo sarebbe stato comunque, ma in coabitazione), con 19 gol, è Catellani, che segna il terzo dei 4 gol dello Spezia al Brescia. Dietro di lui, a 18, Granoche, appunto, e Maniero, a secco questa settimana, mentre a 17, al gruppo di Calaiò, Marchi e Cocco, tutti assenti e, quindi, impossibilitati ad incrementare il proprio bottino, si aggiunge Ciano, che segna il momentaneo pareggio a Vercelli. A 16 sale Castaldo, autore del parziale 1-1 con il Pescara, a 15 Mbakogu, che porta in vantaggio il Carpi a Modena, e a 14 Caracciolo che realizza il momentaneo 1-1 a La Spezia. Copertina della giornata, invece, la merita un giocatore che, ancora una volta, non riveste esattamente il ruolo del bomber di professione, ma che, con i suoi gol e i suoi assist, in queste ultime settimane sta risultando determinante per lo storico secondo posto, con vista sulla A, della sua squadra, ovvero Leonardo Blanchard del Frosinone. Blanchard è un difensore centrale classe ’88, nato a Grosseto e cresciuto calcisticamente nel settore giovanile del Sauro Rispescia, squadra dilettantistica della sua città, prima, e del Siena, poi, che lo preleva nel 2005 per la sua formazione Beretti e, poi, dal 2006, lo manda in giro per l’Italia a farsi le ossa: Poggibonsi, in C2, fino a gennaio 2007, poi in D al San Gimignano (dove segna il suo primo gol), quindi Valle del Giovenco, in cui resta per una stagione e mezzo, fino a gennaio 2010, quando passa al Pergocrema, in Prima Divisione Lega Pro (dove segna il suo primo gol tra i professionisti), prima delle stagioni, sempre in Prima Divisione, al Pavia (2 gol) e al Feralpisalò (1). Nel 2012 va in prestito al Frosinone, quando ancora milita in Lega Pro, che, nel giro di una stagione lo acquista definitivamente, ed è, quindi, uno dei protagonisti della salita in serie cadetta della scorsa stagione. Confermatissimo anche per la Serie B, è uno dei pilastri inamovibili della difesa di Stellone, contribuendo all’ottima stagione dei ciociari, segnando anche un gol, a novembre, nel 5-1 al Livorno. Poi, in queste ultime settimane ha deciso di mettere ancor più il suo segno su questo campionato, rivelandosi decisivo e fondamentale per le vittorie della sua squadra che hanno portato i gialloblu al secondo posto ad un passo dalla A: due giornate fa ha segnato il gol partita nel match con la capolista Carpi, rimandando la festa promozione degli emiliani, la scorsa giornata, a Terni, è stato l’autore del tiro, che, deviato da Frara, ha consentito ai laziali di far loro l’incontro con gli uomini di Tesser, sabato, svettando di testa, in una puntata offensiva, su cross di Soddimo, ha realizzato il definitivo 2-1 che ha deciso lo scontro diretto per il secondo posto con il Bologna, portando a 4 i punti sulla terza in classifica.

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LA PARTITA DI COSMI – Sabato non è stata una partita facile per Serse Cosmi. Il campionato l’ha portato a Perugia, a disputare il 39° turno, in trasferta, con il suo Trapani, a cercare punti per la salvezza proprio al centro dei suoi sentimenti. Sì, perché il buon Serse, non solo è un Perugino doc, ma, da allenatore, ha scritto pagine di storia della squadra della sua città. Chiamato da Gaucci nel 2000, con la squadra in A, guida i grifoni non solo alla salvezza, ma a diventare, a breve, una vera e propria sorpresa del campionato, che inanella un 11°, un 8° e un 9° posto in campionato, vince una Coppa Intertoto, disputando così la Coppa Uefa, dove arriva al terzo turno. La storia si conclude nel 2004, quando la squadra retrocede in B, ma il rapporto con il tecnico, che nel frattempo, anche grazie all’imitazione di Crozza è diventato un personaggio, non si interrompe mai. Professionalmente le strade non si sovrapporranno più, si incontreranno solamente, fortunatamente per lui, poche volte. La prima nel 2004, quando lui era alla guida del Genoa, in B, 2-2 il finale, sabato la seconda, stavolta alla guida del Trapani. E, ovviamente, per il tecnico non è stata una giornata normale: sceso in campo è stato immediatamente applaudito dal “suo” pubblico, poi ha salutato tutti, da Camplone, suo grande amico, all’ultimo addetto al campo. Per stessa amissione di Cosmi, l’ha aiutato il fatto di tornare qui spesso da spettatore, altrimenti sarebbe stata una botta più forte. Poi la partita, per lui amara per almeno due motivi. Il primo è che dopo appena 13′ il suo match in campo finisce, perché, essendo uscito dall’area tecnica per protestare per un fallo, l’arbitro Merchiori lo invita immediatamente, con poca sensibilità e, forse, un po’ di fretta, ad accomodarsi in tribuna. Un Cosmi imbufalito, così, percorre tutto il tratto sotto la curva del Perugia, sotto gli applausi scoscianti e la standing ovation del pubblico di casa, che solo parzialmente mitiga la rabbia, o meglio, come la definisce lui stesso, l’umiliazione di vedere la partita, a casa sua, dalla tribuna, senza poter dirigere, al meglio, la sua squadra direttamente dal campo, ma dovendosi affidare solo a comunicazioni via cellulare. Il secondo motivo è, ovviamente, legato al fatto che il Trapani esce sconfitto dall’incontro, per un rigore di Falcinelli (foto copertina), tra l’altro molto contestato dallo stesso tecnico. Se a tutto questo uniamo il fatto che il pareggio per la sua squadra, praticamente, lo toglie dalla porta un suo giocatore, Barillà, che intercetta un colpo di testa di Martinelli diretto in rete, si intuisce che il buon Serse avrà poco da ricordare di questo ritorno a casa.

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ROSSI…E BLU – Questa giornata di campionato è stata amara anche per un altro tecnico. Diciamo che la cosa era nell’aria da tanto tempo, perché la sua panchina è sempre stata bollente e il suo operato sotto la lente di ingrandimento, anche per le altissime aspettative che si avevano sulla squadra, sia a inizio campionato, che dopo il sontuoso mercato invernale, ma Lopez, grazie a risultati piazzati “al momento giusto” e trincerandosi dietro un secondo posto, comunque, sempre conservato, era riuscito a conservare il suo posto. Fatale, però, per lui, stavolta è stata la sconfitta nello scontro diretto a Frosinone, che, non solo, pone la squadra al quarto posto, ma a 4 punti di distanza dal secondo, che a 3 giornate dalla fine, potrebbe anche significare mancata promozione diretta e necessità di ricorrere alla lotteria dei play off. Che per una squadra come il Bologna, costruita per uccidere questo campionato, non può che suonare come un fallimento. Così è arrivato il benservito a Lopez e la chiamata per un tecnico, che, ovviamente, non fosse un allenatore qualunque, ma un uomo d’esperienza e di carattere, per provare a ribaltare un destino che sembra già scritto o, se proprio play off dovranno essere, agganciare la A almeno attraverso quel percorso. La scelta è, così, caduta su Delio Rossi, tecnico da grandi palcoscenici. Rossi è un allenatore classe ’60, con una carriera da giocatore alle spalle, spesa tra serie minori e una lunga permanenza al Foggia, anche in B, che intraprende la carriera in panchina giovanissimo, a 30 anni, nel ’90, appena appese le scarpette al chiodo. Dopo un inizio al Torremaggiore in Promozione e due stagioni alla guida della Beretti del Foggia, arriva la chiamata tra i professionisti ed è subito protagonista: prende la Salernitana in C1 e la guida, attraverso i play off, alla promozione in B e, la stagione successiva, arriva ad un passo dal doppio salto, perdendo la promozione all’ultima giornata, a Bergamo. Rimanda l’appuntamento, però, di soli due anni, perché, dopo una parentesi a Foggia e una a Pescara, torna a Salerno nel ’97 e porta la squadra in A, dove, però, nella stagione successiva vivrà una tribolata esperienza con un doppio esonero. Quindi Genoa, di nuovo Pescara e Lecce, dove, da subentrante, non riesce ad evitare la sua prima retrocessione personale, in B, salvo, poi, riportare i salentini in massima serie la stagione successiva e salvarli quella dopo. Quindi ancora una stagione da subentrante all’Atalanta, che non riesce a salvare, prima di venir chiamato, per la prima volta, nel 2005, alla corte di una grande squadra, la Lazio. Qui vive 4 stagioni intense: qualificazione alla Uefa il primo anno, poi cancellata dalle sentenze di Calciopoli; terzo posto il secondo anno, nonostante la penalizzazione iniziale, che significa preliminari di Champions; un tribolato terzo anno tra squalifiche della Disciplinare, per fatti risalenti al 2004, e 12° posto finale; vittoria della Coppa Italia al quarto. Nonostante questo, a fine stagione lascia i biancocelesti. Viene chiamato a sostituire Zenga alla guida del Palermo a novembre 2009 e resta per due stagioni: 5° posto il primo anno, con qualificazione all’Europa League, e un secondo anno che lo vede esonerato dopo lo 0-7 con l’Udinese e richiamato dopo che Cosmi ha perso il derby col Catania per 4-0. Nel 2011 è ancora subentrante, stavolta a Mihaijlovic sulla panchina della Fiorentina, dove è celebre la sua lite con Ljajic conclusasi con uno scontro fisico tra i due, che ne determina l’esonero dai viola e la squalifica per tre mesi dalla Disciplinare. A dicembre 2012 terzo subentro consecutivo, stavolta sulla panchina della Samp, al posto di Ferrara. Termina la stagione con i blucerchiati (nonostante un nuovo provvedimento disciplinare quando mostra il dito medio a Burdisso durante la partita con la Roma), portandoli alla salvezza, ma è lui a non salvarsi la stagione successiva, venendo esonerato dopo 12 giornate. Quindi più di un anno di inattività, prima della chiamata del Bologna per questo concitato finale. Il compito non è facile e la pressione tanta, ma, al buon Delio, non manca certo la personalità.

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LE PANTERE FERITE – Come accennato poco sopra, sabato è arrivato anche il secondo verdetto: con la sconfitta interna con il Latina, il Varese è matematicamente retrocesso in Lega Pro. Le pantere, come viene soprannominata la squadra, tornano in terza serie dopo un lustro in cadetteria, anche con diverse soddisfazioni. Una storia, quella del Varese, che comincia nel 1910, come Varese Football Club, e si dipana, per diversi decenni tra le serie minori regionali, fino al 1936, quando viene ammesso alla Serie C. Nel 1942 arriva la prima promozione in Serie B, che conserva, interruzione per la guerra permettendo, fino al 1948, quando retrocede nuovamente in C e, nel giro di qualche anno, completa un lento crollo che la porta in Promozione. Comincia la risalita nel corso degli anni ’50 che la porterà, tra il ’62 e il ’64, ad un doppio salto, prima in B e poi, per la prima volta nella storia, in Serie A. Gli anni ’60 e ’70 scorrono tra salite e discese tra le due serie principali del campionato italiano (miglior piazzamento, l’8° posto nel 67/68), fino alla stagione 74/75, l’ultima che il Varese gioca in massima serie, quando, alla caduta in B, fa seguito, dopo qualche anno, il ritorno in terza serie e, nell’85, in quarta. Seguono diversi anni fra Serie C e D (con vittoria di una Coppa Italia Serie D e una di Serie C, tra l’altro una di seguito all’altra), compreso un fallimento nel 2004, da cui rinasce come Associazione Sportiva Varese 1910, l’attuale denominazione della società. Da lì riparte la lenta cavalcata, dalla serie D: 2006 promozione in C2, 2009 promozione in Lega Pro Prima Divisione, 2010 ritorno in B, per il lustro appena concluso. Cinque stagioni che partono in modo assolutamente positivo: sconfitta nelle semifinali di play off contro il Padova la prima, e in finale contro la Samp la seconda. Poi un 7° posto nel 2013, fino alle ultime due stagioni, non molto positive: 18° posto la scorsa, con salvataggio ai play out contro il Novara, e la stagione attuale. Una stagione partita tutto sommato bene, perché, nonostante la penalizzazione iniziale di 4 punti, la squadra assesta una serie di risultati che consentono di cancellare presto il meno in classifica e posizionarsi in zone medio alte di classifica. Poi, probabilmente, il giocattolo si rompe e le cose cominciano a girare male, con conseguente discesa in classifica e coinvolgimento nella lotta per non retrocedere. Ai problemi tecnici, che vedono anche il cambio di allenatore, con la, si permetta, farsa dell’assunzione di Dionigi e il conseguente licenziamento dopo due giornate giocate in 3 giorni, si aggiungono presto anche quelli economici, che portano ad un altro punto di penalizzazione. Così arriva la retrocessione con 3 giornate d’anticipo e l’enorme incertezza sul futuro, visto che, allo stato attuale, ci sono in ballo tre cordate per l’acquisto della società, che, se non daranno le giuste garanzie, non riusciranno a salvare la società dai Dilettanti. Alla luce di tutto questo, i migliori auguri per un pronto ritorno in serie B.

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