Take-away Inter: 4 cose da portar via dall’ultima settimana (I)

Le simpatiche aste per Dybala, le stangate (o forse no) dell’UEFA, la Bestia & il Principe Ranocchio e le lacrime dell’emo-Profeta.

QUA LA ZAMPA! – A che punto è la vendita al chilo di Dybala? Un giorno Zamparini dice che le iscrizioni all’asta sono ancora in corso, l’altro che entro una settimana il destino del giocatore verrà deciso, con notevole anticipo rispetto alle solite telenovelas di mercato. A naso: fatto salvo il valore del giocatore e la straordinaria intuizione del patron palermitano nel comprarlo nella serie cadetta argentina a una cifra che, oggi, le big spendono per portare in Italia degli affermati bidoni, chi scrive non si lancerebbe nel cercare a tutti costi il colpo con la punta argentina. Si dice (ma è più di una voce) che l’Inter voglia provare a bruciare sul filo del rasoio la concorrenza di Juventus o eventuali compratori stranieri, ovvero una delle due destinazioni già scelte da Zamparini: immaginare un’Inter che monopolizza il proprio mercato per Dybala -e anche Touré- è folle in tempi di FPF e di ristrettezze economiche. E allora perchè Thohir & co. paiono essersi davvero iscritti all’asta per Dybala? E a trattare con l’umorale e scaltro Zamparini, uno che, quando si tratta di contrattare, è secondo solo a Lotito e al plenipotenziario Pinto da Costa del Porto? Nostalgie di grandezza o un reale progetto tecnico dietro quello che, già a maggio, si configurerebbe come il più esoso acquisto… dell’estate? Qualcosa non torna, specie se si tratta un giocatore che, solo alcune settimane fa, era valutato più di 40 milioni dal suo presidente: quanto e più di Icardi, per dire… Siamo nel campo del “se succede” ma, messa da parte l’enorme stima per Dybala, forse in questo caso è meglio se “nun succede”. La rifondazione interista deve cominciare in altri reparti e in altri modi.


“MORIREMO TUTTI” / “SAPEVAMO GIA’ TUTTO” – Apocalittici e integrati. Catastrofisti e ‘normalizzatori’ molto vicini (per così dire) alla società. Ma si può capire se quella comminata dall’UEFA ai nerazzurri sia stata una stangata o una sanzione prevedibile e concordata assieme da tempo? No. Due versioni all’opposto, a seconda del giornale, sito o voce di riferimento: una che quasi gode a dipingere la realtà più scura della notte, l’altra che minimizza ed evoca complotti a destra e a manca. Ma quindi questa Inter fallisce o compra Touré? Tutte e due le cose, facendo una rapida rassegna(zione) stampa. La verità è che forse non gliene frega a nessuno della verità e ognuno vuol sentirsi raccontare ciò che più gli garba. Quanto è dura/inefficace la sanzione, quanti scudetti ci si può immaginare sul petto e quali ricche (o meno) cordate offrano fantastiliardi per riportarti in cima al mondo? P.S. se davvero volete sapere a quanto ammonta la sanzione -e se davvero sanzione è- studiatevi un bilancio e poi leggetevi il documento ufficiale dell’UEFA, facilmente reperibile, e scoprirete che…


DIFETTA PER DIFETTO – Rieccolo, il buon Silvio. Prova a tornare in politica nonostante il declino della sua creatura. Prova a uscire a testa alta dal mondo del calcio (come meriterebbe, visti i successi) ma molti oramai han ‘visto’ il suo gioco e, a parte qualche menestrello, sarà dura far passare questo passaggio di mano come l’ultimo atto di un generoso mecenate più che come una resa al calcio dei TPO e di quell’Asia che, proprio nel caso dell’Inter, era stata vista come il fumo negli occhi e la resa del football meneghino ai nuovi mercati. E ora invece? Mah. Nel frattempo, riecco il buon Silvio con le sue battute, più o meno riuscite. Stavolta, a differenza di quelli che si son scandalizzati, aveva avuto il buon gusto di dire che si era nel territorio del faceto, apostrofando i nerazzurri come squadra di “stranieri” (e fin qui nulla di strano) e di “bestie”, anzi “bestia”: una, in particolare. Vale a dire il capitano Andrea Ranocchia. Qualcuno ci ride su, qualcun altro si offende: il diretto interessato ha risposto con un tweet simpatico e vivaddio! auto-ironico. Noi aggiungiamo solo un piccolo, ma atroce, dubbio: caro Silvio, non è che -in relazione alle ‘bestie’ nella rosa a disposizione di Mancini– hai sbagliato per difetto? (Si scherza, eh: prima che arrivi il tweet puntuto e peno di emoticon e punti esclamativi di qualche altro meno paziente del buon Ranocchia).


“EMO PROPHETA IN PATRIA” – Piagne o non piagne? Per eccesso di puntate si è deciso di non quotare la prima. E tanto tuonò che pianse. Il buon emo-profeta nerazzurro, in smagliante momento di forma, cede alle emozioni e si scioglie all’Olimpico di Roma dove, proprio contro la ‘sua’ Lazio, trova la prima doppietta in nerazzurro oltre che il terzo gol complessivo contro la ex squadra: mica poco, se si pensa all’esiguo ‘score’ con la nuova maglia e al fatto che l’arco temporale è di soli dodici mesi. Al primo gol fa la celebre capriola e si becca i fischi per tutto il resto della gara: al raddoppio, invece, rimane a terra mani in faccia e riapre le fontanelle. Come quando lasciò Formello o in occasione del ritorno al gol in maglia interista alcuni mesi fa. Hernanes è fatto così: un po’ (troppo) emo-zionale, quasi da sembrare paraculo, ma spontaneo se è vero che il primo pentito (ma di cosa, poi?) della capriola è stato lui stesso, autore di un’intervista pepata (ma chiarificatrice), di un battibecco finito ad abbracci con Tare e , come non bastasse -è o non è un profeta emozionale?, un post su Facebook in cui si è anzi beccato il resto degli insulti dal suo vecchio pubblico. Una sorta di toppa peggio del buco che, peraltro, a nostro avviso non c’è stato. Materia difficile quella degli ex, delle esultanze e dei rapporti di fede, pardon, amore tra idoli e tifoserie. Parole d’ordine sparse (al di là del soggetto in questione e delle appartenenze di tifoseria) per evitare psico-drammi: zero ipocrisie, non loggatevi a Facebook men che meno su Twitter, ricordate che le bandiere non esistono più ma pure che i tifosi misurati non sono mai esistiti. Alla fine della fiera, vale il detto latino: (n)emo propheta in patria.


 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *