Napoli, ancora un rallentamento: è la settimana che vale una stagione

Rafa Benitez

(a cura di Angelo De Roma)

Il Napoli rallenta ancora una volta nella sua rincorsa al piazzamento per la prossima Champions League, e nuovamente è sembrato essere vittima più di se stesso che di un avversario ordinato, orgoglioso e cinico quanto basta. Un Napoli condannato a un’andatura a singhiozzo, fatta di grandi accelerate e di brusche frenate, troppo condizionato di quel “braccino” figlio di un approccio iniziale alla gara spesso lezioso, in evidente attesa che qualcosa accada prima che scatti la scintilla dell’agonismo, che accenda quella voglia di vincere che è insità nella mentalità delle squadre vincenti.
La gara di Parma è stata opaca e rischia di allontanare gli azzurri dal terzo posto quel tanto che basta da renderlo quasi irraggiungibile, a meno di un filotto di netto di vittorie nelle ultime tre giornate, combinato con passi falsi delle due contendenti Lazio e Roma.

“SIN PRISA PERO’ SIN PAUSA”
è il motto che predica Rafa Benitez da quando è seduto sulla panchina del Napoli, certamente una filosofia che nasce dalla necessità di gestire quell’ansia agonistica che nel singolo turba la concentrazione e rende goffo il gesto atletico, mentre inceppa la fluidità di manovra del collettivo, ma risulta evidente come ciò abbia efficacia se applicato ad interpreti mossi da istinti di rabbiosa determinazione e lucido furore agonistico, un ingrediente essenziale che è invece mancato per lunghi tratti a molti della compagine partenopea anche nel match scorso, che eppure risultava uno degli ultimi crocevia per le ambizioni degli uomini di Benitez e che poteva indirizzarli in un’autostrada verso il raggiungimento di un posto nella più ambita vetrina europea.

LE PREMESSE DI DOMENICA – All’incontro potevano superficialmente lasciar credere che si sarebbe assistito a una passeggiata per la squadra partenopea sul campo del Tardini, eppure le insidie erano assolutamente palpabili al solo inoltrare la riflessione più in profondità, dove si trova l’orgoglio della squadra emiliana che davanti al proprio pubblico ha spesso (ma non sempre) mostrato il rifiuto di aggiungere ulteriori umiliazioni a quelle già subite a causa di una proprietà che ha infangato la storia della società con una gestione che potremmo eufemisticamente definire torbida. E in un’analisi più approfondita c’è un Napoli che comunque, davanti alla necessità di accorciare su Lazio e Roma, stringe i denti nella gestione delle energie nervose, messe di recente a dura prova in una sfortunata semifinale col Dnipro tra torti arbitrali e scarsa fortuna, ed è costretto a mettere in pratica un ampio turn over per far rifiatare i suoi elementi maggiormente impiegati nelle ultime sfide.

NAPOLI IN GITA, PARMA SUL PEZZO – E allora ciò che è risultato subito evidente già dai primi minuti della gara di Parma è un incontro in cui non sembrano essere affatto evidenti gli oltre 40 punti di distacco tra le due formazioni, con un Parma più propositivo nella metà campo del Napoli, schierato da Donadoni con un solido 4-5-1, che ha tratto subito beneficio dal folto centrocampo il quale si trova spesso facilmente ad imporre situazioni di superiorità numerica ai due flaccidi mediani partenopei in scarsa vena (Inler e Gargano), poco reattivi e messi spesso in difficoltà da un atteggiamento pigro nelle coperture dei 2 esterni Mertens e Gabbiadini e da uno Zapata che evidenzia poca mobilità e scarsa propensione al sacrificio.

LA BANDA DEL BUCO – Di fatto il Napoli è partito assonnato in cerca della scintilla per svegliarsi, ma la “mazzata” è arrivata già dopo pochi minuti su una clamorosa papera di Andujar che smanaccia malamente un cross da un calcio d’angolo, ostacolato goffamente da Henrique (che dà già un assaggio al pubblico di Parma quanto impacciata e rivedibile si rivelerà la sua prestazione) e regalando a Palladino un comodo pallone in piena area, facile da insaccare. Al 28′ è sembrato cambiare il corso del match, con un buon Hamsik che rompe il torpore dei suoi pescando bene Gabbiadini sulla destra che infila Mirante piazzando nell’angolo opposto, ma al contrario avviene ciò che non ti aspetti: con un calcio piazzato a due battuto con sospetta irregolarità Jorquera impatta da fuori area un tiro non irresistibile che beffa un colpevole Andujar, il quale di fatto compie una seconda clamorosa papera, degna delle discutibili gesta del collega Rafael. Nel secondo tempo la partita ha riproposto un altro dei tormentoni che hanno segnato questa “folle” stagione del Napoli, ovvero un atteggiamento nettamente più propositivo e aggressivo dopo un primo tempo sostanzialmente regalato a un avversario che, seppur mai domo, rimane pur sempre di un livello tecnico e qualitativo marcatamente inferiore.

COPIONE CHE CAMBIA –
Il copione è cambiato decisamente nella seconda frazione, ma sono entrati in scena due nuovi protagonisti: Mirante, che sfodera una delle sue migliori prestazioni stagionali proprio con gli azzurri, e la sfortuna che ha negato al Napoli una vittoria che a quel punto sarebbe stata comunque legittimata, pur dopo un primo tempo da scampagnata domenicale. Buona la mano di Benitez, che ha provato a portare a casa l’incontro inserendo Callejon per Zapata e Higuain per un Gargano (che non è riuscito a dare il suo solito apporto in termini di grinta in linea mediana)
e arretrando Hamsik di 20 metri, lasciandolo libero di godere di spazi e di impostare la manovra; i risultati sono arrivati con un Mertens sempre generoso e che, risultando più efficace con il nuovo assetto dei suoi compagni, si è infilato tra i centrali del Parma con una buona azione personale e ha battuto Mirante sul secondo palo.

ASSALTO FINALE – Con i nuovi innesti e il 2-2 agguantato il Napoli ha avuto il coraggio di salire ulteriormente di intensità e negli ultimi 25′ i pericoli dalle parti di Mirante sono stati continui, anche perchè il Parma ha evidenziato un netto calo fisico dopo una prima parte condotta a ritmi elevati. Il Parma ha però interpretato il finale di gara maliziosamente, tra perdite di tempo e provocazioni, ma pur risultando compatta e ordinata nei reparti, ha subito la differenza di tasso tecnico con l’armata offensiva azzurra che è riescita più volte ad infilarsi tra le linee e a concludere a rete, ma senza mai riuscire a portare a casa il risultato, cozzando contro l’ispiratissimo Mirante e contro uno strascico di sfortuna già vista a dosi massicce nella gara di Europa League col Dnipro.

PARMA, EPILOGO DI MAGRE SODDISFAZIONI E GRANDI DELUSIONI –
Il 2-2 non è servito a nessuno: non a un Parma già retrocesso ma soddisfatto per aver dimostrato ancora una volta orgoglio e attaccamento alla maglia in settimane dove la testa è più rivolta ad altre vicende, anche se ciò che salta all’occhio è un orgoglio che sembra venir fuori soprattutto quando di fronte c’è una “big” mentre con le “piccole” si sono sprecate le figuracce (vedasi lo 0-4 di una settimana fa col Cagliari) nel segno di incontri praticamente non disputati nè con le gambe nè con la testa. Soprattutto l’esito del match ha lasciato un Napoli alle prese col turn-over per la gestione delle ultime energie tra campionato e coppa, grande deluso e nervoso per non essere risucito ad evitare l’ennesimo flop stagionale, non senza ulteriori strascichi nell’uscita dal campo che hanno visto protagonisti un furibondo Higuain contro un Mirante che paradossalmente (analogamente al proprio compagno mugnanese Palladino) quando vede l’azzurro delle proprie origini non perde occasione per innescare evitabili provocazioni.

UNA STAGIONE DA SALVARE (?)
– Adesso in casa Napoli non c’è più tempo per fermarsi a riflettere su una rosa carente in personalità e qualità dei comprimari per un mercato estivo suicida, che non ha saputo puntellare a dovere una fase difensiva mediocre che col Parma ha solo confermato gli orrori di un’intera stagione, ma è il momento di compattarsi (più che nei silenzi stampa) sugli ultimi obiettivi ancora alla portata, nel tentativo di salvare una stagione che rischierebbe di lasciare solo rimpianti e delusioni e mantiene vive le speranze di rilanciare le ambizioni nel segno del tanto sbandierato progetto e nel tentativo di dare continuità al lavoro di Benitez. Questa settimana è decisiva per dare le ultime risposte di cui è in attesa un’intera piazza, ormai martoriata da un’annata mai tanto schizofrenica, tra esaltanti trionfi e umilianti figuracce… un ultimo sforzo nella speranza di non vivere ulteriori, poco graditi, colpi di scena.

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