A tutta B: lo sprint finale, il leone rampante e la leonessa ferita, Avenatti…per il gol, le starne moltiplicazioni di Pescara, Cipria(ni) per Panucci e la Calda(ra) salvezza

dionisi

LO SPRINT FINALE – Ad un passo dalla fine, tanti i verdetti già espressi e tanti quelli ancora da definire. Proviamo a ricostruire il quadro della situazione, con quello che è successo e quello che può ancora succedere alla luce dei 3 punti disponibili nell’ultima giornata della stagione regolare.
Tutto deciso per la promozione diretta in A: al Carpi (79), che venerdì, in anticipo, ha perso a Perugia, già sicuro da qualche settimana, si aggiunge il Frosinone, che, grazie alla vittoria casalinga col Crotone, è salito a 71 portando a 6 i punti sulla terza.
Vicenza, Bologna, Spezia, Perugia e Avellino, sono già sicure di partecipare ai play off, cosicché resta un solo posto disponibile.
Per il terzo e quarto posto, ovvero quelli che consentirebbero di saltare il turno preliminare a partita secca dei play off, e giocare in casa il ritorno delle semifinali, se la giocano in 4: il Vicenza e il Bologna, attuali occupanti dei posti, a 65 punti, dopo i pareggi, rispettivamente, con Livorno e Pro Vercelli e che sembrano partire favorite perché venerdì sera giocheranno, entrambe in casa, sempre rispettivamente, con Frosinone e Lanciano, due squadre per cui il campionato è già finito; lo Spezia, a 64, dopo la vittoria di Lanciano, che giocherà in casa col Bari, altra squadra già tranquilla, e il Perugia, a 63, l’unica con una partita impegnativa, in trasferta a Cittadella. Le due squadre che dovessero fallire l’aggancio ai due posti in vetrina, avranno, comunque, il vantaggio di giocare il preliminare in casa. Non serve specificare che anche il posizionamento finale, riveste un vantaggio importante nello svolgimento dei play off, in caso di pareggi al termine delle partite.
L’Avellino è già sicuro dei play off: anche se, dopo il pareggio col Trapani, è a pari punti col Livorno (59) e un punto sopra al Pescara, dato che ha il vantaggio negli scontri diretti con toscani e abruzzesi e i due avversari si incontrano in scontro diretto, non può venire superato contemporaneamente dalla due squadre e avrebbe sempre la meglio sulla squadra con cui arrivasse a pari punti. Sa già di partecipare al preliminare, in trasferta, deve solo capire contro chi, che dipenderà, ovviamente, anche dalla sua posizione di classifica. Venerdì giocherà a Brescia.
L’ultimo posto valido per la zona play off se lo giocano in due e lo fanno nel vero senso della parola, visto che giocano uno contro l’altro venerdì sera: il Livorno, che occupa a attualmente l’ultimo posto, a 59, dopo il pareggio col Vicenza, e il Pescara, a 58, dopo l’inaspettato e, forse, fatale, passo falso a Varese. Si gioca, comunque, in casa degli abruzzesi.
Bari (54 punti, sabato ha vinto col Brescia), Trapani (50 punti, ha pareggiato ad Avellino) e Lanciano (50 punti, sconfitto in casa dallo Spezia) hanno concluso il loro campionato: matematicamente salvi, non possono sperare in nulla di meglio.
Latina (sconfitto a Chiavari) e Pro Vercelli (pareggio col Bologna) a 49, matematicamente rischiano ancora, ma essendo a 3 punti dalla zona play out, vedono la salvezza ad un passo. Venerdì giocano, rispettivamente, in casa col Modena e a Trapani.
Catania (sconfitto in casa dal Cittadella), Ternana (vittoriosa a Modena), entrambe a 48, Crotone (sconfitto a Frosinone), a 47, le due squadre che occupano attualmente i due posti play out, a 46, ovvero il Modena (sconfitto in casa dalla Ternana) e l’Entella (vittoriosa col Latina), oltre al Cittadella (vittorioso a Catania), che allo stato attuale retrocederebbe, si giocano salvezza, spareggio e ultimo posto per la retrocessione diretta, e un po’ tutto può succedere, a parte che Catania e Ternana non possono retrocedere direttamente. In programma: Carpi-Catania, Cittadella-Perugia, lo scontro diretto Crotone-Entella, Latina-Modena e Ternana-Varese.
Due posti per la retrocessione diretta sono già assegnati: al Varese (35), retrocesso da qualche tempo, che, comunque, con un moto d’orgoglio ha inguaiato il Pescara, sabato si è aggiunto il Brescia (39), già retrocesso prima ancora di giocare la sua partita delle 18, a Bari, dove ha, comunque, perso.

AVENATTI…PER IL GOL – Poche variazioni, ma di rilievo, nei primi posti della classifica cannonieri. Capocannoniere solitario è sempre Catellani con 19 gol, a secco sabato. Dietro di lui, però, si infoltisce il gruppetto degli inseguitori a 18, perché a Granoche e Maniero, che non segnano nel fine settimana, si aggiungono Calaiò, autore del momentaneo 2-2 del Catania col Cittadella, e Cocco, che segna, su rigore, il pareggio del Vicenza a Livorno. A 17 gol restano Ciano e l’infortunato Marchi, mentre fermo a 16 rimane Castaldo. Per finire, a 15, Vantaggiato, che porta in vantaggio il Livorno col Vicenza, raggiunge Mbakogu. Per quel che riguarda la vetrina della settimana, non si può non fare una menzione d’onore alla doppietta di Dionisi, che, in pratica, regala la Serie A al Frosinone. Ma, avendo già dedicato a lui un paragrafo di questa rubrica qualche settimana fa, e non potendo sempre parlare di giocatori del Frosinone, seppur altamente meritevoli, ci limitiamo a dedicargli la foto di copertina della rubrica e, invece, in questa puntata celebriamo l’autore di un gol, anch’esso di fondamentale importanza, perché regala grandi speranze di salvezza alla sua squadra, ovvero Avenatti della Ternana. Felipe Nicolás Avenatti Dovillabichus, conosciuto, più semplicemente, come Felipe Avenatti, è un attaccante uruguaiano, nato a Montevideo il 26 aprile 1993. E’ cresciuto calcisticamente nelle giovanili del River Plate Montevideo, approdando in prima squadra nel 2011, con cui gioca per due stagioni, segnando 12 gol in 34 presenze. Durante il mercato della stagione 13/14 viene acquistato dalla Ternana, che gli fa firmare un quadriennale e lo fa esordire in B, in una stagione, che, però, si rivela piuttosto deludente per il giovane attaccante sudamericano, che mette a segno appena 2 gol, tanto che, durante il mercato all’inizio di questa stagione, una sua cessione viene data per certa. E invece, alla fine, si decide di dargli fiducia, tanto da renderlo un titolare quasi inamovibile dell’attacco rossoverde. E lui ha risposto alla fiducia con ciò che sa fare meglio: il gol. Dieci i gol segnati, fin qui, in stagione, l’ultimo dei quali dal peso molto rilevante per la stagione della sua squadra: al 77′ della partita di Modena, con la partita fissata sull’1-1 dall’autogol del suo compagno Meccariello e dal gol di Fazio, è nella posizione giusta per ricevere il pallone deviato dalla barriera sulla punizione dalla sinistra di Falletti, e girarlo in rete di sinistro per il definitivo 2-1 che consegna 3 punti fondamentali, in chiave salvezza, alle fere.

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IL LEONE RAMPANTE… – Come detto, sabato è arrivato l’atteso secondo verdetto riguardante la parte alta della classifica di questa stagione di B, ovvero la seconda squadra destinata a salire in modo diretto in serie A. In realtà è stata quasi una formalità: già da qualche giornata questa sembrava la conclusione più probabile e già il primo match ball era stato fallito la scorsa giornata. L’impegno casalingo, seppur con una squadra coinvolta in pieno nella lotta per non retrocedere, è sembrato il palcoscenico ideale per sancire l’ufficialità, e alla fine così è stato: il Frosinone è la squadra che seguirà, con una giornata d’anticipo, il Carpi in massima serie. E anche lui lo fa per la prima volta nella sua storia. Una storia che comincia 103 anni fa, verso la fine del 1912, quando nasce la società come Unione Sportiva Frusinate, ad attività sporadica e prevalentemente locale e regionale, cambiando anche diverse denominazioni in epoca fascista, fino ai primi anni ’30, quando comincia a partecipare a tornei organizzati dalla FIGC, partendo dalla Prima Divisione. Fa una fugace apparizione in C, dove è ammessa d’ufficio nel ’46, ma per il resto l’attività della società si svolge, prevalentemente, nelle serie inferiori. La prima promozione sul campo per la C arriva nel ’66, ma è ancora per una stagione, e solo nel ’70 c’è un ritorno seguito da una permanenza più costante. Comunque gran parte della storia del Frosinone prosegue così, con un saliscendi tra la terza, la quarta e le serie dilettantistiche, con anche un fallimento nel 1990, da cui rinasce come Frosinone Calcio srl, la denominazione attuale. La risalita è lenta e fatta di alti e bassi, finché nel 2004 non arriva la C1 e, due stagioni più tardi, la storica prima promozione in B, vincendo i Play off contro il Grosseto. E’ un approdo, tra l’altro, sotto la luce dei riflettori, perché, essendo la stagione della Juve in B, l’esposizione mediatica della cadetteria è ai massimi livelli. La stagione si conclude con la salvezza e la cosa si ripeterà per altre 3 stagioni (ma nella stagione 09/10, sotto la conduzione Moriero, a inizio stagione, il Frosinone assaporerà i primi sogni di gloria, restando in testa alla classifica fino alla 10^ giornata, salvo poi subire un tracollo che la porterà ai margini della retrocessione), fino alla 10/11, quando, arrivando ultimo, retrocederà in modo diretto in Lega Pro. Nella stagione 12/13 la squadra viene affidata a Stellone, che ha già ben figurato alla guida della Beretti, che impiega una stagione ad organizzare la situazione, concludendo, comunque al 7° posto, e poi, nella scorsa, compie una bellissima cavalcata che lo porta a duellare fino all’ultima giornata con il Perugia per il primo posto. Avendola spuntata la squadra umbra, i ciociari salgono, comunque, in B, passando dai play off, vincendo la finale col Lecce. Poi questa stagione, in cui i gialloblu sono fin da subito tra i protagonisti, arrivando anche, da soli, in testa alla classifica alla 9^ giornata. Quindi una discesa, pur rimanendo sempre saldamente in lotta per la zona play off, tanto da preoccupare il buon Lotito, che, nella celebre telefonata intercettata, definisce l’eventuale salita in A di Carpi e Frosinone, come il male del calcio italiano. Questo fino alle ultime giornate in cui la squadra dà una sonora accelerazione, che, con il colpo di reni dato dalla vittoria nello scontro diretto col Bologna, porta i ciociari al secondo posto, posizione da cui nessuno riuscirà a schiodarli fino alla matematica promozione di sabato, grazie alla vittoria netta sul Crotone, in una partita ben iniziata dai calabresi, che, però, nulla hanno potuto sotto i colpi dei grandi bomber frusinati, che hanno calato una tripletta che ha chiuso la partita, più di quanto non l’avesse già fatto la parata di Zappino sul calcio di rigore sul 2-0. Così Stellone e il suo fantastico gruppo, costituito, ancora, in buona parte da giocatori provenienti dalla Lega Pro, approdano in A. Ed ora tutti quanti, visto che, al tempo della telefonata, ben saldo al secondo posto c’era il Bologna, ci aspettiamo che Lotito cominci a dare due numeri da giocare al Lotto….

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…E LA LEONESSA FERITA – Dall’altro lato della classifica, poi, però, purtroppo, nella stessa giornata della promozione del Frosinone, è arrivata la retrocessione di una società storica del calcio italiano, il Brescia. Anche questo, purtroppo è stato un evento quasi annunciato, vista la grave situazione di classifica in cui si trovavano le rondinelle da, ormai, svariate settimane, a cui gli uomini di Calori hanno provato ad opporsi fino all’ultimo, azzeccando anche qualche buon risultato che ha rimandato l’irreparabile almeno fino alla penultima giornata. Ma di più, obiettivamente, sembrava impossibile fare, soprattutto dopo la pesante penalizzazione di 6 punti. Come si diceva, il Brescia è una squadra con un posto di rilievo nella storia del calcio Italiano, sia per la lunga militanza nelle serie maggiori, che per i tanti giocatori importanti che hanno giocato con la sua maglia. Fondata nel 1911, è quasi fin da subito una delle protagoniste delle varie divisioni del campionato nazionale, al punto che, quando nel 1929 viene creata la Serie A, lei ne entra subito a far parte, Il 1932 la prima retrocessione in B (con repentina risalita), il 1938 la prima in C, da cui si rialza quasi subito. Arriva a ridosso della guerra in A e retrocede solo al primo campionato postbellico. In A ci tornerà solo nel 1965, poi una serie di salite e discese, fino al 1982, in cui ci sarà l’ultima discesa in C, perché dal 1985, quando tornerà in B, fino ai giorni nostri, il Brescia sarà una delle squadre protagoniste dei due principali campionati nazionali, con, anche la vittoria della Coppa Anglo Italiana nel 93/94. E nelle sue file si vedrà giocare gente del calibro di Beccalossi, Pirlo, Hagi e un certo Roberto Baggio. Nel 2011 l’ultima retrocessione dalla A, seguita da buoni piazzamenti e, perfino, la partecipazione ai play off nel 2013, dove perde in semifinale contro il Livorno. Nelle ultime due stagioni, poi, alle non felicissime prestazioni sul campo, cominciano a sommarsi anche i problemi economici, quegli stessi che hanno determinato i 6 punti di penalizzazione che sono arrivati come una mannaia in una situazione già di per sé disastrosa. Risultati non esaltanti fin dall’inizio, tanto che, dopo la sconfitta interna con lo Spezia, salta anche il tecnico Iaconi. L’arrivo di Calori porta tanti ricordi, e muove gli orgogli feriti, ma nulla più, perché il trend non cambia e l’arrivo della penalizzazione che scaglia la squadra all’ultimo posto, è una botta da cui le rondinelle non si riprendono più. Ci provano, con la forza dell’orgoglio, come visto in queste ultime settimane, ma ormai è già tardi e il destino, segnato, trova il suo epilogo nel pomeriggio della giornata di sabato, quando la squadra non è ancora scesa in campo, visto che la vittoria dell’Entella rende la zona play out irraggiungibile per i lombardi. La sconfitta di Bari è, così, pura cronaca. Dopo 30 anni la leonessa torna in terza serie, ferita, soprattutto, nell’orgoglio di non essere la sola responsabile del proprio destino. Al Brescia i migliori auguri di un pronto ritorno nelle categorie che gli competono.
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Uno dei grandi campioni che hanno vestito la maglia del Brescia, forse il più grande
ODDO PER OTTO – Nonostante siamo ad un passo dalla fine del torneo, la moda dell’esonero dell’allenatore non conosce un tempo limite. Così la sconfitta, seppur clamorosa, contro il già retrocesso Varese, che ha ingarbugliato notevolmente la situazione del Pescara, che ora ha un solo risultato a disposizione per poter sognare ancora i play off nello scontro diretto col Livorno all’ultima giornata, è costata la panchina a Baroni. Al suo posto, chiamato direttamente dalla Primavera, di cui era tecnico in questa stagione, è arrivato Massimo Oddo. L’ex giocatore di Napoli, Lazio, Milan e Bayern Monaco, Campione del Mondo nel 2006 in Germania con Lippi, è tecnico dal 2013, dopo aver appeso le scarpette al chiodo nel 2012 dopo un’ultima stagione a Lecce. Finora ha sempre lavorato con i giovani, avendo allenato, la scorsa stagione, gli Allievi Regionali B del Genoa e, dall’inizio di questa, appunto, la Primavera del Pescara. La società abruzzese lo promuove sulla panchina della prima squadra per provare, all’ultimo tentativo, ad agganciare l’ottavo posto, l’ultimo valido per giocarsi la promozione ai play off. Il lavoro di Baroni da un po’ di tempo era sotto la lente di ingrandimento, per i risultati non sempre positivi che avevano portato la squadra, pian piano, ad uscire dalla zona play off e a lottare per gli ultimi posti disponibili. Mai del tutto amato dal pubblico, il tecnico si era sempre salvato con risultati ad effetto, che avevano contribuito, comunque, a tenere la squadra sempre in corsa per la promozione. Di fronte, però, alla sconfitta con il già retrocesso Varese, che potrebbe aver dato una botta definitiva alle speranze di una città, la società ha terminato la sua pazienza ed ha dato il benservito all’ex tecnico del Lanciano, preferendo affidare la squadra, seppur per una giornata (anche se la società, ovviamente, spera per qualche partita in più), al tecnico della Primavera, Oddo appunto. Al “figlio d’arte” Massimo Oddo, figlio di Francesco, noto allenatore di lungo corso, tra il ’79 e il 2005, il compito di provare ad agganciare i play off giocandosela all’ultima partita, nello scontro diretto con il Livorno dell’ex compagno al Milan Cristian Panucci, con un solo risultato a disposizione, la vittoria. Ma per chi ha vinto un Mondiale con la, inizialmente, bistrattata Italia di Lippi, ribaltare un pronostico potrebbe non essere un problema.

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PANUCCI CON CIPRIA(NI) – A mescolare un po’ le carte in tavola dello scontro diretto tra ex compagni arriva la situazione portieri in casa Livorno. Panucci a fine partita con il Vicenza era furibondo e, a fatica, è riuscito a trattenere il suo disappunto ai microfoni dei giornalisti, fustigando a parole il proprio portiere, ma, sicuramente, trattenendo quelle che sarebbero state le reali frasi che avrebbe voluto dire (e che, poi, in privato, probabilmente, ha detto) al suo estremo difensore. Questo perché Mazzoni, numero uno del Livorno, sabato, a partita già conclusa, mentre usciva dal campo, visibilmente nervoso, ha avvicinato un avversario e gli ha rifilato uno scappellotto alla nuca, il tutto però, proprio sotto gli occhi dell’arbitro, che non ha potuto far altro che mostrargli il cartellino rosso, cosa che gli costerà la squalifica per la partita che può valere la stagione amaranto. Il caso vuole, però, che il secondo portiere del Livorno, Bastianoni, al momento sia infortunato. Così Panucci venerdì sera sarà costretto a schierare in campo Matteo Cipriani, portiere nato il 4 novembre 1996 a Prato, in forza alla squadra Primavera, dove è giunto due stagioni fa dalla Sestese, schierato 7 volte nella stagione della giovanile labronica, all’esordio assoluto tra i professionisti. Viene descritto come prospetto pronto e preparato, ma sarà innegabile il fattore emozione nella serata decisiva per il suo club. Dalla sua capacità di gestire le emozioni dipenderà, forse, anche l’ottavo nome della griglia play off.

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LA SALVEZZA VA SERVITA CALDA(RA) – E visto che si parla di giovani, non si può dimenticare, anche nella cronaca di questa penultima giornata, di celebrare un gol giovane, tra l’altro di enorme importanza per la propria squadra, a cui ha regalato la matematica salvezza. Parliamo di Mattia Caldara del Trapani. Caldara è un difensore centrale nato a Bergamo il 5 maggio 1994 e cresciuto, neanche a dirlo, nel settore giovanile dell’Atalanta, fino alla Primavera, dove disputa 3 stagioni, segnalandosi come difensore goleador, come nella miglior tradizione dei centrali difensivi. Nella scorsa stagione ha provato l’emozione dell’esordio in massima serie, scendendo in campo per un tempo nella partita persa dai nerazzurri a Catania. Dall’inizio di questa stagione è in prestito al Trapani, dove ha saputo ritagliarsi il suo spazio, essendo sceso in campo già 19 volte. Sabato è arrivato anche il primo gol: al 96′ della partita con l’Avellino, con i padroni di casa in vantaggio per 1-0, si è fatto trovare, libero, al punto giusto, per colpire di testa sulla punizione dalla destra di Falco, insaccando il gol che è valso il pareggio e, quindi, la matematica salvezza per la squadra di Cosmi.

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