Formula 1: Verstappen, giovane imbucato ad una vecchia festa

Motor Racing - Formula One World Championship - Monaco Grand Prix - Sunday - Monte Carlo, Monaco

L’UNICA FIAMMA– Sono le 13.50. Finito il lauto pasto domenicale, mi posiziono davanti al teleschermo. E’ arrivata la cara vecchia festa dei motori: prima il GP di Montecarlo, poi la 500 Miglia di Indianapolis, giunta alla novantanovesima edizione, che verrà vinta in volata da un eroe di entrambi i Mondi, il redivivo Juan Pablo Montoya. Si spengono i semafori, e via. Posizioni pressochè invariate, Hulkenberg fuori toccato da Alonso. Giro 2, Hamilton primo, seguito da Rosberg, poi Vettel… Giro 6: Verstappen supera Maldonado alla prima curva; “Certo che sto ragazzetto è proprio forte”, penso fra me e me. Giro 25: tutto invariato, nessuno tenta l’affondo, e i due piatti di tortelli verdi cominciano a vincere le resistenze della palpebra. Verstappen rietra ai box, lo tengono fermo 30 secondi con una gomma che non entra. Gara rovinata, peccato. Fast forward, giro 60: Max ha cambiato strategia dopo il pit-stop sbagliato, fermandosi di nuovo per lanciarsi all’attacco con le supersoft nuove; si mette nella scia di Vettel e resta lì, incollato, sfruttando le bandiere blu per superare le macchine che il tedesco deve doppiare. Mi desto dal torpore: chapeau. Al muretto della Lotus si accorgono dell’alzata di ingegno del piccolo guastafeste, e avvisano Grosjean via radio dell’imminente arrivo della coppia: il francese fa strada a Seb, ma non a Max, che prova a passarlo ovunque, tirando staccate da estrema unzione. Giro 64: l’alfiere della Toro Rosso prende la scia sul rettilineo del traguardo, Romain chiude la porta frenando prestissimo, quando ormai è troppo tardi per scansarlo. La frittata è fatta. Esce la safety car, Hamilton rientra, Rosberg e Vettel no: Lewis perde la gara. Piovono critiche e sanzioni, entrambe ingiuste: 5 posizioni di penalizzazione sulla griglia in Canada e 2 punti persi sulla Superlicenza, come se la gerontocrazia che amministra la Formula 1 avesse detto: “Così impara, il ragazzino, a venire a pestare i piedi agli adulti. Poi non ha neanche la patente, caviamogli dei punti della licenza a caso”. Ora, non so voi, ma io a 17 anni mi preoccupavo delle interrogazioni a sorpresa, non certo di come gestire le concitate fasi finali della gara più pericolosa del Mondiale. Senza contare, per di più, che se l’olandesino non avesse fatto di testa sua, tentando di sorpassare tutto il sorpassabile, questa edizione della corsa monegasca sarebbe finita negli annali come un grande abbiocco domenicale, un inutile carovana storica nella quale nessuno si azzarda a correre il benchè minimo rischio. Max Verstappen è stato il classico imbucato che, in pochi istanti, annichilisce ogni freno inibitore e diventa l’anima inattesa della festa: non possiamo far altro che ringraziarlo per averci regalato momenti di vero spettacolo sportivo.

TALE PADRE… – La mela, si sa, non cade mai lontano dall’albero. C’è un motivo per il quale Max Verstappen dimostra tanta voglia ed irruenza, ed è nel suo DNA: il padre-manager Jos, infatti, ha lasciato nel Circus il ricordo indelebile di uomo sempre al limite, capace di grandi imprese, nel bene e nel male. Dopo aver vinto la F3 tedesca nel ’93, viene chiamato dalla Benetton per sostituire l’infortunato JJ Letho al fianco di Schumacher, che, in quel ’94, vincerà il suo primo titolo. La sua carriera in Formula 1 inizia col botto, in tutti i sensi: al Gp inaugurale in Brasile resta coinvolto, insieme a Martin Brundle, in un incredibile carambola innescata da Irvine, dalla quale esce senza conseguenze.

Letho torna, ma i risultati sono deludenti: c’è un’altra occasione per Jos. In Germania, durante un pit-stop, la benzina esce dal bocchettone e incendia la sua monoposto, ma il coriaceo olandese se la cava con qualche ustione al viso, robetta.

Finisce bene la stagione, cogliendo due terzi posti in Ungheria e Italia, che tuttavia non gli permettono di trovare un buon sedile nelle stagione successive. Al volante di vetture modeste, Jos si inventa sempre qualcosa, specie sul bagnato, dov’è un vero maestro. Nel 2001 è alla Arrows, e in Malesia scatta dalla diciottesima piazza: alla prima curva si toccano Barrichello e Ralf Schumacher, generando un parapiglia in mezzo al quale Jos sguscia miracolosamente, ritrovandosi sesto pochi metri più avanti; arriva la pioggia, e Verstappen conquista e mantiene saldamente la seconda posizione per lunghi tratti della corsa. Nel 2003 conquista l’unica pole della storia della Minardi, anche se è quella provvisoria del venerdì: nella prima sessione a Magny Cours la pista è bagnata, e comincia ad asciugarsi proprio quando viene il turno dell’olandese, che batte di tre secondi il miglior tempo; l’indomani, in condizioni normali, si qualificherà penultimo. Gli resta il cruccio di non aver mai potuto combattere ad armi pari coi migliori: ora sta a suo figlio cancellare questo rimpianto.

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