Serie B, preliminare play off: alla faccia di fattore campo e classifica, in semifinale vanno Pescara ed Avellino; per Perugia e Spezia solo rimpianti

politano

PERUGIA-PESCARA 1-2 – Goldaniga (Per) 52′, Politano (Pes) 62′, Bjarnason (Pes) rig. 74′. Perugia e Pescara si erano già incontrate nelle ultime giornate, giusto alla terzultima, in casa degli abruzzesi, con l’incontro che si era concluso 2-2. Stavolta la storia è diversa, perché la partita è secca ed un pareggio porterebbe avanti la squadra messa meglio in classifica alla fine della stagione regolare. Lo sa bene Camplone, che vive sempre questo incontro con sentimenti particolari, essendo lui, come già detto in qualche puntata fa di A tutta B, pescarese doc, ma che non deve guardare in faccia a nessuno (neanche alla figlia, ultras pescarese) e deve far valere il fattore campo (e classifica) per portare avanti il suo Perugia, che ha chiuso la stagione regolare conservando il sesto posto grazie alla vittoria col Cittadella all’ultima giornata. Dall’altra parte il Pescara, arrivato settimo, a 5 punti dai diretti avversari, saltato dentro al carrozzone dei play off all’ultimo respiro, battendo il Livorno nello scontro diretto all’ultima giornata, sotto la guida di un nuovo allenatore, Oddo, promosso dalla Primavera proprio a ridosso di quella partita dopo la cacciata di Baroni per la sconfitta col Varese che sembrava aver compromesso la stagione. Fattore campo, classifica e condizioni psicologiche sembrano giocare a favore di una sola squadra, il Perugia. Poi, però comincia la partita. E il Pescara parte, fin da subito, fortissimo e mette in seria difficoltà la difesa di casa, che rischia di capitolare in più di un’occasione. Sono, però, i grifoni ad andare in vantaggio con la capocciata di Goldaniga su una punizione dalla destra di Fossati. Il vantaggio del Perugia, che, tra l’altro, sfiora subito il raddoppio, a questo punto, cresce ancora, perché gli uomini di Oddo devono segnare due gol. Ma i conti non vanno mai fatti senza l’oste e l’oste, in questo caso, si chiama “errore marchiano”. Il primo è quello che compie Koprivec sul tiro, teso ma non irresistibile di Politano (foto di copertina), che il portiere si fa passare sotto la pancia per il gol del pareggio. L’altro è di Fossati, che, in pieno assedio abruzzese, in spaccata, tira giù nettamente Politano e Bjarnason trasforma il rigore del sorpasso. A questo punto Camplone butta dentro anche Fabinho e prova il tutto per tutto con 4 attaccanti, ma quello che ottiene è solo uno sterile assedio, perché la difesa degli ospiti, Fiorillo su tutti, regge e il risultato arriva fino alla fine. Oddo ha compiuto un altro piccolo miracolo. E ora arriva il Vicenza.

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SPEZIA-AVELLINO 1-2 – Zito (A) 40′, Brezovec (S) 71′, Comi (A) 97′. Lo Spezia arriva all’impegno del preliminare dopo un periodo positivissimo, fatto di una serie di risultati utili, che le hanno consentito di mantenere il quinto posto e, per un quarto d’ora dell’ultima partita, vinta sul Bari, anche di sognare il quarto posto, quando il Frosinone vinceva a Vicenza. Arriva quindi sulle ali dell’entusiasmo che ha travolto l’intera città e se la gioca col fattore campo, in uno stadio gremito e palpitante, come nella migliore tradizione spezzina (coreografia da serie superiore). L’Avellino (8 punti in classifica dai liguri) giunge dopo un ultimo turno giocato sottotono per la sicurezza, già acquista la settimana precedente, di giocare i play off, culminata con la sconfitta a Brescia. Qualcuno dice che la sconfitta sia stata scientificamente voluta, proprio per andare ad incontrare lo Spezia, su un campo già violato nella giornata di campionato (0-1). Fosse così, alla luce del risultato finale, Rastelli sarebbe un grande stratega. I padroni di casa partono concentrati, a testa bassa, ma di fronte si trovano un muro, che, con le buone o con, prevalentemente, le cattive, contiene le iniziative degli uomini di Bjelica, che, comunque, costruiscono qualche azione pericolosa, come la girata di Giannetti (entrato al posto di un Nenè fermato da un guaio muscolare alla mezz’ora) che impegna seriamente Frattali. C’è spazio anche per le prime proteste (e non saranno le uniche), per una spinta in area, sempre su Giannetti, parsa netta. Nonostante questo, sono gli ospiti ad andare in vantaggio, con Zito, libero di staccare in area su un cross dalla destra di Almici, dopo che la ciccata di Trotta ha mandato fuori giri l’intera difesa aquilotta. Un minuto dopo, l’episodio che potrebbe cambiare la partita: Arini rimedia la seconda ammonizione per un fallo su Giannetti a centrocampo e viene espulso, lasciando i suoi in 10 ancor prima della fine del primo tempo. La ripresa si apre con un’altra grossa occasione per l’Avellino, poi è assedio degli uomini di casa, che, prima segnano con un capolavoro di Brezovec, ma l’arbitro annulla per una presunta gamba tesa di Kvrzic in area, poi impegnano Frattali in una parata spettacolare su colpo di testa a botta sicura di Giannetti, poi segnano un secondo gol da posizione impossibile di Kvrzic, viziato però da una posizione di fuorigioco, ma alla fine vedono coronati i propri sforzi dal gol di Brezovec, con una botta dal limite sugli sviluppi di una serie di batti e ribatti in area. L’Avellino ci prova con una bella rovesciata di Comi, stoppata di testa da Milos, ma poi è ancora assedio Spezia, che vuole chiudere il conto al 90′, con la vittoria, e la sfiora in due occasioni, col la botta da fuori area di, ancora, Brezovec che impegna seriamente Frattali (e sulla cui respinta Situm sparacchia in curva) e con il colpo di testa di Giannetti allo scadere, che si spegne di un soffio a lato. Si va così ai supplementari. Qui ci si aspetterebbe uno Spezia arroccato per difendere il risultato che significherebbe qualificazione e un Avellino sfinito dopo la lunga partita giocata in 10. E, invece, dopo pochi minuti arriva il gol, decisivo, di Comi, libero di scagliare il pallone in porta sugli sviluppi di una punizione dalla sinistra che trova mal posizionata quasi tutta la difesa aquilotta. Lo Spezia si trova con le gambe tagliate e psicologicamente a terra e, probabilmente, non si riprende più. L’Avellino continua a far legna e a perder tempo, e concede più poco agli attaccanti bianconeri. Solo il tempo di vedere un tiro di Brezovec su cui si immola Ely e un’altra richiesta per un rigore su De Las Cuevas, che nessuno, tra arbitro e due assistenti, vicini, decide di segnalare. Poi arriva il fischio finale e l’Avellino va avanti. Ora arriva il Bologna.

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