A tutta B: la fine e l’inizio, l’ultimo verdetto secco, il bomber venuto dal freddo, la Cittadella della sportività, il Novellino infortunato e la B Solidale

Cocco

FINE E INIZIO – Venerdì si è giocata l’ultima giornata del campionato, che ha stabilito gli ultimi verdetti della stagione regolare. In testa c’era ben poco da decidere, visto che le due promosse dirette si conoscevano già e 5 delle 6 partecipanti ai play off erano già sicure del posto. Mancava solo l’ultima ammessa agli spareggi e la reale classifica finale delle squadre coinvolte, per poter compilare il tabellone dei play off. Le due squadre ammesse direttamente alle semifinali sono state quelle che occupavano già il 3° e il 4° posto prima dell’inizio della giornata, ovvero il Bologna, che vince in casa con il Lanciano, e il Vicenza, che vince, soffrendo in casa col già promosso Frosinone, tanto che per un quarto d’ora, dopo il gol del vantaggio degli ospiti, scivola addirittura al 6° posto. Entrambe le squadre finiscono il campionato con 68 punti, ma per gli scontri diretti, i felsinei occupano il 3° posto. Le prime due squadre destinate a disputare il preliminare a partita unica, partendo, però, dal vantaggio di giocare la partita in casa, sono state lo Spezia, giunto quinto con 67 punti, vittorioso in casa con il Bari (e che per quel famoso quarto d’ora ha accarezzato il 4°), e il Perugia, sesto con 66 punti, uscito con i 3 punti dal campo del Cittadella. Loro avversarie il Pescara, la squadra mancante dal puzzle prima dell’inizio della giornata, che vince lo scontro diretto, casalingo, col Livorno, e, balzando a 61 punti, guadagna anche una posizione in più, finendo 7°, e l’Avellino, che scivola 8°, restando a 59 punti, dopo la sconfitta in trasferta a Brescia. Quindi il quadro dei preliminari play out ha messo di fronte Spezia ed Avellino, al Picco, e Perugia e Pescara, al Curi. Ma, dato che il cammino dei play off ha già avuto inizio, da martedì sappiamo già anche il nome delle semifinaliste, visto che entrambe le squadre impegnate in trasferta hanno ribaltato fattore campo e classifica: l’Avellino ha battuto lo Spezia ai supplementari per 2-1, il Pescara ha fatto lo stesso, col medesimo risultato, ma durante i tempi regolamentari, con Perugia. Così, venerdì, si giocherà l’andata delle semifinali: Avellino-Bologna e Pescara-Vicenza.

L’ULTIMO VERDETTO SECCO – L’ultimo verdetto, secco, mancante, riguardava la coda della classifica, perché c’era ancora da definire chi avrebbe seguito direttamente Brescia e Varese in Lega Pro. Oltre a questo, ovviamente, c’era da definire il tabellone delle partecipanti ai play out, insieme, quindi, al quadro delle squadre che avrebbero concluso il campionato con la salvezza. La retrocessa è stata il Cittadella, condannata dalla sconfitta interna col Perugia. Ai play out vanno, così, l’Entella, che ha pareggiato a Crotone, e il Modena, che ha fatto lo stesso a Latina. Entrambe concludono il campionato con 47 punti, ma gli scontri diretti pongono il Modena in vantaggio di classifica, così che potrà giocare il ritorno in casa. Si salvano così: il Crotone, che sale a 48 grazie al pareggio suddetto; la Pro Vercelli, che cade a Trapani, resta a 49, ma si salva grazie ai risultati delle altre squadre; il Catania, che pareggia a Carpi e sale a 49; il Latina che pareggia col Modena e aggancia a 50 il Lanciano, che sapeva già di essere salvo da due giornate; la Ternana, che, battendo il Varese, balza a 51. Sabato l’andata dei play out, quindi, sarà Entella-Modena.

IL BOMBER CHE VENNE DAL FREDDO – Chiuso il discorso anche per quello che riguarda la classifica cannonieri, perché i gol eventualmente segnati negli spareggi non conteranno per la graduatoria. Il campionato si chiude con tre re del gol, a 19 reti: Catellani dello Spezia, che non segna nell’ultimo turno, Granoche del Modena, che segna il momentaneo vantaggio a Latina, e Cocco del Vicenza (foto di copertina), che realizza il momentaneo pareggio nella partita col Frosinone. Dietro di loro, a 18, la coppia di compagni di squadra fino a gennaio, prima che il secondo si trasferisse, ovvero Calaiò del Catania e Maniero del Pescara (che 6 li segnò proprio in maglia rossoazzurra). Sul terzo gradino, a 17 gol, Ciano del Crotone, a secco venerdì, e lo sfortunato Marchi della Pro Vercelli, che da diverse settimane non ha potuto incrementare il suo bottino per il grave infortunio che ha chiuso la stagione anzitempo. Ai piedi dell’ipotetico (e affollato) podio, Castaldo dell’Avellino, con 16 reti, tenuto a riposo nell’ultimo turno per problemi fisici. Grandi meriti a tutti i bomber di questo campionato, che, infatti, nelle settimane passate, sono stati meritevoli di ricevere un paragrafo a loro dedicato. Così, la vetrina della settimana tocca, senza dubbio, ad un giocatore che è stato assoluto protagonista di questo ultimissimo scorcio di campionato, segnando una doppietta nella partita decisiva per l’accesso ai play off e il rigore che ha consentito alla sua squadra di vincere il preliminare e accedere alla semifinale. Parliamo, ovviamente, di Bjarnason del Pescara. Birkir Bjarnason è un centrocampista islandese, classe ’88, nazionale del suo paese. Nato ad Akureyri, ha cominciato a muovere i primi passi nelle giovanili del Knattspyrnufélag Akureyrar, squadra della sua città natale, prima di trasferirsi in Norvegia nelle giovanili di Austratt e Figgjo. Il suo esordio tra i professionisti lo fa, nel 2005, nel Viking, squadra della massima serie norvegese, con cui gioca in Coppa Uefa e in campionato. Le prime tre stagioni le presenze sono molto poche, nel 2008 va, quindi, in prestito al Bodo/Glimt, con cui gioca tutta la stagione, trovando maggior continuità e segnando anche 5 gol. Quindi torna al Viking, ma, stavolta, lo fa da titolare, divenendo un perno fondamentale del centrocampo norvegese per 3 stagioni, in cui segna 15 gol. Centrocampista molto duttile, dalle buone doti di incontrista, ma dotato di capacità tecnico tattiche che lo rendono molto adatto anche alla fase di impostazione e in quella di finalizzazione, in particolare nel gioco aereo, presto viene notato anche nel resto Europa, I primi a ingaggiarlo sono i belgi dello Standard Liegi, che lo mettono sotto contratto a gennaio 2012, Gioca, perciò, mezza stagione con i biancorossi, quindi arriva in Italia, in prestito, al Pescara, che milita in Serie A. Diventa un elemento importante del centrocampo degli abruzzesi, giocando 24 incontri e segnando 2 gol, senza, però, riuscire ad evitare la retrocessione, tanto che viene riscattato a fine stagione. Nella stagione successiva, la 13/14, gioca la prima partita del campionato cadetto, quindi, a settembre, torna in massima serie, nelle file della Samp, che lo prende in compartecipazione. Non rientra, però tra i titolari, gioca solo 14 partite, non segna gol, se non uno in Coppa Italia, quindi, a fine stagione, alle buste, i blucerchiati lo perdono a favore del Pescara, dove, quindi, rientra all’inizio di questa stagione. E, qui, ha la sua esplosione definitiva, giocando una stagione da titolare quasi inamovibile (35 presenze su 42) a livelli molto alti, tanto che a fine stagione le reti realizzate saranno addirittura 10, di cui le ultime due, sua prima doppietta personale, nell’importantissima partita col Livorno, che ha regalato la partecipazione ai preliminari: al 52′ si è gettato in scivolata sul cross da sinistra di uno scatenato Melchiorri, deviando in rete per il momentaneo 2-0; al 92′ ha ricevuto, liberissimo a centro area, palla dalla linea di fondo destra da Sansovini, l’ha controllata, se l’è messa bene sul destro e poi l’ha messa alle spalle del giovane Cipriani, per il definitivo 3-0. E negli stessi preliminari ha, nuovamente, lasciato il suo segno: quasi alla mezz’ora della ripresa, con un’esecuzione da manuale, insacca il rigore. assegnato per il fallo di Fossati su Politano, che vale il 2-1 e il passaggio del turno, in semifinale play off.

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UN GIOVANE PER LA A – E non si può finire il campionato senza una delle più belle peculiarità che hanno caratterizzato questa annata, ripresentandosi regolarmente quasi ad ogni giornata di campionato: il gol giovane, spesso con nuovi interpreti, talvolta con prospetti che hanno scalato anche diverse posizioni della classifica cannonieri, vedi Cerri o Torregrossa. Chiudere la stagione tocca al realizzatore di uno dei gol, tra l’altro, più importanti della giornata, visto che, con esso, la sua squadra ha potuto conservare il terzo posto, acquisendo un grandissimo vantaggio in chiave play off. Parliamo di Mbaye del Bologna. Ibrahima Mbaye è un duttile giocatore, che, all’occorrenza, può essere schierato tanto a centrocampo che in difesa, nato a Guediawaye, in Senegal, il 19 novembre 1994. Qui comincia a giocare a calcio nell’Etoile Lusitana, prima di venir prelevato, al compimento dei 16 anni, dall’Inter per il suo settore giovanile, tra il 2011 e il 2013, prima negli Allievi e poi nella Primavera. Con quest’ultima, nel 2012, conquista la NextGen Series, con Stramaccioni in panchina, e poi il campionato di categoria. Nella stagione 12/13 approda anche nel giro della prima squadra, dove, però, colleziona solo una presenza in Europa League. La stagione successiva va in prestito al Livorno, in A, dove entra nel giro dei titolari, mettendo insieme 25 presenze e segnando anche 2 gol, che, però, non servono a salvare i labronici dalla retrocessione. A fine stagione torna alla base. Comincia, così, questa stagione nell’Inter, tenuto in buona considerazione da Mazzarri. Sia lui, però, che Mancini, lo usano col contagocce, tanto che mette insieme solo 4 presenze in campionato e 3 in Europa League. Così, quando a gennaio arriva la richiesta del club rossoblù, Mbaye viene lasciato partire, in prestito, per Bologna, dove è uno dei pezzi del faraonico mercato degli emiliani che dovrebbe riportare la squadra in A. In realtà trova poco spazio, tanto che le presenze alla fine del campionato saranno solo 8. Venerdì sera, però, ha bagnato la sua buona prestazione da titolare con un gol: al 17′ ha raccolto una palla uscita dall’area sugli sviluppi di un calcio d’angolo, scagliando una rasoiata rasoterra che, toccata da un giocatore avversario, si è insaccata all’angolino per l’1-0 che, portato fino al termine, ha consentito agli uomini di Delio Rossi di conservare il terzo posto.

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LA CITTADELLA DELLA SPORTIVITA’ – Come detto in precedenza, venerdì è arrivato anche l’ultimo verdetto secco del campionato: il Cittadella retrocede in Lega Pro. A nulla sono valsi gli sforzi di queste ultime giornate e la partita con un Perugia in piena lotta per le posizioni migliori dei play off non ha certo aiutato. Così dopo 7 anni i granata tornano in terza serie. Il Cittadella è una società piuttosto giovane, nata nel 1973 dalla fusione tra Cittadellese ed Olimpia, come Associazione Sportiva Cittadella, che, però, nella sua quarantennale storia, può vantare già 9 campionati in serie cadetta. Dopo quasi vent’anni tra Promozione veneta e Interregionale, nel 1989 arriva la prima promozione in C2, nel 1998 la prima in C1 e nel 2000 arriva per la prima volta la B, attraverso i play off, occasione in cui avviene anche il cambiamento di denominazione in Associazione Sportiva Cittadella Padova. In serie cadetta resta per 2 stagioni, quindi torna in serie C1 dove, con anche un ulteriore cambio di denominazione in Associazione Sportiva Cittadella, la attuale, si insedia stabilmente fino alla stagione 2007/08, quando avviene la seconda, e più recente, promozione in B. Da allora il susseguirsi delle 7 stagioni in cadetteria, con l’exploit alla seconda, la 09/10, quando arriva 6^ in campionato, perdendo la semifinale play off con il Brescia. Per il resto salvezze, a volte risicate e all’ultimo respiro, a volte con largo anticipo, fino a questa stagione, in cui l’ennesimo tentativo di restare aggrappato alla B è andato fallito. Eppure nonostante questo il Cittadella è e resta una delle isole felici del Calcio italiano, una specie di Cattedrale nel deserto, una felice eccezione nello spesso delirante mondo pallonaro. Intanto basti pensare che ha avuto un allenatore, Foscarini, sulla propria panchina, ininterrottamente, dal 2005 ad oggi, che ha visto sì la promozione in B e il 6° posto prima ricordato, ma anche le tante salvezze, non sempre facili. Eppure nessuno ha mai messo in dubbio che quello fosse il suo posto, non è stato mai in bilico, non è mai stato contestato, nessuno, neanche tra il pubblico, ha mai chiesto la sua testa. E i risultati del suo lavoro, comunque, si sono visti. Ha concluso la sua storia a Cittadella, dopo 10 anni, al termine di questa stagione, probabilmente interpretando la retrocessione come la naturale fine di un ciclo. E la conferma della sportività dell’ambiente arriva anche dai riconoscimenti ricevuti, visto che dal 2004 il Cittadella ha vinto per ben 5 volte la Coppa Disciplina. Venerdì è stato l’ultimo atto in B, l’ultimo di una stagione che per larghi tratti aveva visto la squadra stazionare in zone tranquille di classifica, fino all’ultimo periodo, in cui, invece, i risultati avevano cominciato a complicare un po’ le cose, coinvolgendo la squadra nella lotta per la retrocessione. Da qualche settimana i granata avevano raggiunto il terzultimo posto, da cui, a più riprese, guidati da quel totem che è Pierobon tra i pali, avevano provato a rialzarsi. Venerdì l’ultima partita, da giocare in casa, con il primo obbligo di vincere, guardando poi cosa avrebbero fatto gli altri. Purtroppo la sete di vittoria dell’avversaria di turno, il Perugia, è stata fatale e la sconfitta per 2-0 è stata un’immediata condanna. La reazione del pubblico? Cori beceri? Striscioni di insulti a giocatori, allenatore, società? Picchetti all’uscita degli spogliatoi? Nulla di tutto questo. Solo applausi alla squadra all’uscita dal campo. Un augurio, di cuore, per un pronto ritorno in B. Anche perché di realtà così, la B, ma il calcio italiano in generale, ha un gran bisogno.

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IL  NOVELLINO INFORTUNATO – Assieme al cambio a sorpresa (o quasi) dell’ultima giornata, che ha visto alternarsi sulla panchina del Pescara Oddo a Baroni, esonerato dopo la sconfitta col Varese che sembrava aver compromesso la stagione, un’altra panchina avrebbe dovuto avere un nuovo occupante in occasione dell’importante match di venerdì. O meglio un vecchio, perché, per la panchina del Modena, sconfitto alla penultima giornata dalla Ternana, la società aveva pensato ad un ritorno del decano delle panchine cadette, ovvero quel Novellino che a febbraio era stato esonerato proprio dalla panchina dei gialloblu, dopo la sconfitta con il Bari. E invece il buon Monzon ha declinato l’invito, adducendo, ufficialmente, problemi di salute legati ad un intervento al ginocchio, che lo costringono a spostarsi con le stampelle. In realtà è sembrata molto più profonda la ferita nell’orgoglio del tecnico, che giusto la stagione scorsa, guidò gli emiliani fino al preliminare dei play off, come è sembrato confermare la richiesta di rescissione del contratto giunta subito dopo da parte sua. Così la società ha dovuto ripiegare su chi la panchina la occupava già, ovvero Melotti e Pavan, che sono stati confermati anche per le partite successive. Nonostante questa pressione psicologica poco motivante, i due tecnici non hanno portato a casa la salvezza, ma sono riusciti ad ottenere almeno il pareggio che ha permesso di conservare il posto privilegiato in chiave play out, che andranno ad affrontare, contro l’Entella, a partire da sabato, con l’andata a Chiavari.

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LA B SOLIDALE – In questa stagione siamo stati sempre solerti a segnalare le tante iniziative nel campo sociale di società, dirigenti, giocatori, tifosi e della stessa Lega di B. Così non possiamo fare a meno, a degna conclusione di una stagione dipanatasi sotto la stella della solidarietà, di segnalare quella che sembra essere la summa di tutte queste iniziative, ovvero la nascita della Trust B Solidale Onlus. Nata il 19 maggio, alla presenza del Presidente della Lega di B Abodi e del responsabile delle iniziative di Social Responsibility della Lega, Gianluigi Pocchi, è una organizzazione no-profit con lo scopo di perseguire con maggior impegno e determinazione le iniziative rivolte al sociale promosse dalla Lega e dalle 22 società che ne fanno parte. In questo modo potrà essere proseguito, con una miglior organizzazione, il lavoro di supporto, che va avanti da diversi anni, a organizzazioni no-profit selezionate, a realtà disagiate e territori colpiti da calamità, attraverso l’istituzione di campagne di sensibilizzazione e raccolte fondi. Modo migliore di chiudere una stagione di B non poteva essere trovato.

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