Forever Aquile: Franco Scoglio, il Professore e la sua Profezia

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Si torna a parlare di tecnici e, stavolta, si scomoda un personaggio che non ha bisogno di tante presentazioni, essendo uno dei più celebri tecnici italiani, che non ha avuto una carriera di calcio giocato ad alti livelli alle spalle, ma ha compensato con una lunga attività sulle panchine di tutta Italia (e non solo) e di tutte le categorie. Un allenatore che ha vinto poco, ma ha creato uno stile tutto suo che l’ha reso celebre, ne è stato un marchio di fabbrica ed ha rappresentato momenti esaltanti nella storia di alcune squadre. Uno che dallo Spezia ci è transitato giovanissimo, agli albori della sua decennale carriera. La puntata di oggi è dedicata a Franco Scoglio.

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GLI INIZI DEL “PROFESSORE” – Francesco Scoglio, detto Franco, nasce a Lipari il 2 maggio 1941. Ha una carriera calcistica di poca rilevanza, nella Palmese, squadra della città di Palmi, in provincia di Reggio Calabria, dove, in contemporanea, svolge la sua attività di insegnante, essendosi laureato in pedagogia. Da qui nasce il soprannome che lo accompagnerà per tutta la vita: il Professore. Comincia ad allenare le giovanili della Reggina nel 1972, restando per una stagione, perché la successiva accetta di allenare la prima squadra della Gioiese, in serie D, che conduce ad un 2° posto finale. Viene chiamato, quindi, per la prima volta, dalla squadra della sua città natale, il Messina, che milita in C, dove ottiene un 6° posto, e, nel 75/76, cambia squadra, ma non regione, accettando di subentrare sulla panchina dell’Acireale, dove, però, non riesce a salvare la squadra, che retrocede in D. Confermato anche la stagione successiva, viene esonerato a campionato in corso. Da qui arriva allo Spezia.

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LA STAGIONE IN BIANCONERO DA VICE…TITOLARE – Scoglio arriva, quindi, allo Spezia all’inizio della stagione 77/78, come componente dello staff di Nedo Sonetti, che già da un anno è tornato alla società bianca come tecnico, dopo esserci già stato da giocatore, come abbiamo già avuto modo di vedere. Il Professore compare con il ruolo di Vice, ma, in realtà, essendo Sonetti impegnato nel Supercorso di Coverciano, il vero titolare della panchina aquilotta sarà proprio Scoglio. La squadra milita in Serie C ed è reduce da una buona annata in cui ha messo in mostra un buon gioco ed ha sfiorato la promozione in B, giungendo 3^. Però è anche in mezzo a importanti movimenti societari, che creano un po’ di confusione e non giocano a favore di ambizioni di promozione che, in realtà, sarebbero ancora alte. La campagna acquisti è mirata, ancora una volta, a ben figurare. L’unica cosa certa è che non si deve arrivare oltre il 12° posto, perché la nascita della C2 programmata per la stagione successiva, impone ben 8 retrocessioni. La stagione, benché sembri partire col piede giusto (3 vittorie e 2 pareggi nelle prime 5 giornate), non è sicuramente ai livelli della precedente, visto che aumentano esponenzialmente i gol subiti (33 a fine stagione, contro i 23 della precedente) ed anche le sconfitte, che a fine stagione saranno 11, di cui ben 5 in casa, contro l’unica della passata stagione (sulle 7 totali). E’ una stagione tribolatissima sotto ogni punto di vista, visto che la contemporanea presenza di tante rivali storiche (Spal, Lucchese, Reggiana, Pisa, Arezzo, Livorno, Prato, Massese), soprattutto sotto il punto di vista del tifo, creerà situazioni ambientali spesso difficili, tra autobus presi a sassate e zolle tirate agli arbitri, che porteranno anche ad una squalifica del Picco per 4 giornate. Nonostante tutto questo, il Professore riesce a condurre la nave in porto, conquistando un 6° posto finale a pari punti (41) con l’Arezzo, grazie a 14 vittorie, 13 pareggi e, appunto 11 sconfitte, con perfetta parità tra reti segnate e subite, 33. La promossa Spal termina 17 punti più su, la prima delle retrocesse, il Siena, è 5 punti sotto. Quindi la stagione sotto la guida Scoglio potrà essere archiviata come, tutto sommato, positiva, consegnando lo Spezia alla neonata C1. A fine stagione, nonostante Sonetti sia confermato alla guida degli aquilotti, Scoglio lascia il suo staff, per proseguire da solo.

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LA LUNGA CARRIERA, TRA IL GRANDE GENOA E LE ESPERIENZE IN NORDAFRICA – Lasciato lo Spezia, infatti, torna a fare il primo allenatore, richiamato dalla Reggina in C1, con cui conquista un 5° posto. Due battute a vuoto, visto che la nuova chiamata del Messina si chiude con un esonero e l’esperienza a Crotone, in Interregionale, vede le sue dimissioni, e, poi, arrivano le prime soddisfazioni: ingaggiato nuovamente dalla Gioiese, nella stagione 81/82, in Interregionale, vince il campionato e conquista la promozione. Quindi ancora una stagione con la Reggina (C1, esonerato) e una con l’Akragas (C1, 12°), prima della terza chiamata del Messina, per l’esperienza che sarà la consacrazione della sua carriera, che mostrerà a tutti le sue capacità e lo farà conoscere sui grandi palcoscenici. Arriva nell’84/85, con la squadra in C1 e conquista subito un 3° posto, che nella stagione successiva diventa vittoria del campionato e promozione in B, dove il Professore esordisce nella stagione 86/87. Resta con i giallorossi per due stagioni in serie cadetta, conquistando due salvezze (7° e 12° posto), quindi arriva l’altra chiamata della carriera, quella del Genoa, che, al tempo, milita in B. Alla prima stagione, la 88/89, è subito vittoria del campionato e conquista della A. I rossoblù giocano un bel calcio, così che la stagione successiva, la prima in massima serie per Scoglio, arriva la salvezza e il merito di essere una delle sorprese del torneo. Nel 90/91 prova a chiamarlo il Bologna, ancora in A, ma qui, nonostante i colori della maglia identici, le cose non vanno bene come a Genova e arriva l’esonero. Il Professore torna ad allenare in B per 3 stagioni (Udinese, 4°, Lucchese, 12°, Pescara, esonerato), quindi arriva la nuova chiamata del Grifone, con cui resta un’altra stagione e mezza in massima serie (un 10° posto la prima), prima di venire esonerato. Nella stagione 95/96 l’ultima esperienza in A, con il Torino, con cui, tra l’altro, arriva 16°, retrocedendo in B. Ancora due esperienze in B, con altrettanti esoneri (Cosenza e Ancona), quindi arriva la prima chiamata dall’estero: nel 1998 viene chiamato ad allenare la Nazionale della Tunisia. E la scelta non si rivela un azzardo, perché il Professore guida la nazionale nordafricana al 4° posto nella Coppa d’Africa 2000 e alla qualificazione per i Mondiali del 2002. Resta fino al 2001, quando arriva l’ennesima chiamata, l’ultima della sua carriera, dal Genoa, dove, forte della recente esperienza, porta con sé numerosi giocatori tunisini, la maggior parte dei quali autentiche meteore. La situazione gli si ritorce contro, al punto che, visti gli scarsi risultati, a dicembre arriva l’esonero. Nel 2002 è di nuova in Nordafrica, stavolta alla guida della Libia, che decide, però di abbandonare per la chiamata del Napoli, in B, a dicembre 2002, come terzo allenatore di una stagione poco positiva (che si concluderà, infatti col 16° posto, ad un passo dalla retrocessione), ma l’esperienza dura solo per 10 partite, perché a marzo la società richiama Colomba. Questa stagione, la 02/03, rappresenta l’ultima da allenatore del Professore.

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GLI ULTIMI ANNI E LA “AUTO-PROFEZIA” – Lasciata l’attività tecnica, in realtà non lascia mai il mondo del calcio. Intanto trova un connubio tra la sua grande competenza tecnico tattica e le doti di insegnante, accettando di insegnare all’Università di Messina, con la cattedra di “Teoria, tecnica e didattica del calcio” nel corso di laurea di Scienze Sportive e Motorie. E poi le sue doti istrioniche che lo rendono un personaggio seguito e discusso, ma, sicuramente, mai banale, associate alla sua grande conoscenza del mondo del calcio, ne fanno un opinionista televisivo ricercato, sia a livello nazionale, che internazionale, divenendo commentatore tecnico anche per Al-Jazeera. Soprattutto viene chiamato in causa quando c’è da parlare di Genoa, uno dei suoi più grandi amori, tanto che lui stesso dirà “Morirò parlando del Genoa”. Purtroppo la sua profezia si avvera: il 3 ottobre 2005, mentre sta partecipando ad una trasmissione televisiva su Primocanale, rete locale genovese, dopo un acceso diverbio con il Presidente Preziosi, collegato telefonicamente, improvvisamente reclina la testa all’indietro e si accascia sulla poltrona. La trasmissione viene interrotta e vengono prestati i primi soccorsi, ma, all’arrivo del 118, non c’è già più nulla da fare e ne viene dichiarato il decesso. Ai suoi funerali a Genova parteciperanno 10000 persone e 3000 lo aspetteranno allo Stadio di Messina per rivolgergli l’ultimo saluto prima di venire seppellito a Lipari. Di lui, oltre ai segni indelebili lasciati nella Storia del Calcio Italiano, ci restano anche tante frasi storiche. Per citarne solo alcune del vastissimo repertorio: da “L’avversario non esiste” a “Io non faccio poesia. Io verticalizzo”, da “Il Genoa è una cosa particolare, ha un Dio tutto suo” a “Quando parlo voglio essere ascoltato con attenzione, perché ormai c’è l’abitudine a fare troppi discorsi ad minchiam”, fino a “Io in campo guardo a 300 gradi, gli altri 60 li tengo per me”.

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