Forever Aquile: Giuseppe Sannino

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Si resta nell’ambito degli allenatori, ma stavolta si parla di uno con una carriera agonistica di un certo livello alle spalle, seppur dipanatasi nelle serie minori, prima di diventare un tecnico noto e stimato, con esperienze nazionali, anche in massima serie, ed internazionali, balzato all’onore delle cronache anche nel recente campionato di B per la sua non memorabile esperienza con un’illustre decaduta. Uno che, però, allo Spezia c’è passato solo da giocatore, fugacemente, ma lasciando buoni ricordi anche in una stagione non positivissima. Questa puntata è dedicata a Giuseppe Sannino.

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GLI INIZI DELLA CARRIERA CALCISTICA – Sannino nasce a Ottaviano, in provincia di Napoli, il 30 aprile 1957, ma si trasferisce presto con la famiglia a Torino, seguendo il padre assunto in FIAT. Inizia l’attività agonistica nelle giovanili del Varese, nella cui prima squadra approda nel campionato 75/76, in B, pur senza mai scendere in campo. La stagione successiva, quindi, va a farsi le ossa nella squadra dilettantistica della Milanese 1920. Gioca come centrocampista, dotato di una forte carica agonistica ed una grande abnegazione, con i piedi discretamente buoni, che gli permettono, spesso, di entrare anche nel tabellino dei marcatori. All’inizio della stagione 77/78 si trasferisce al Trento, neopromosso in C1, dove resta due stagioni, segnando i suoi primi gol, 6 in 51 presenze. Resta in gialloblu per 2 stagioni, poi, quando la squadra retrocede in C2, passa alla Vogherese,  in D, dove resta per tre stagioni, contribuendo, con i suoi gol (18 in totale) alla promozione in C2 (da vincitore del campionato) nella seconda e al buon campionato (6° posto) nella successiva. Passa quindi al Fanfulla, sempre in C2, con cui conquista subito la promozione in C1, ma che non riesce a salvare dalla retrocessione immediata nella stagione successiva, anche se la squadra conquista la Coppa Italia di Serie C, unico trofeo conquistato da Sannino da calciatore. Inizia la stagione 84/85 nelle file del Pavia, in C1, ma non scende mai in campo con la squadra lombarda, perché viene prelevato dallo Spezia.

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Un’immagine del Fanfulla 82/83. Sannino è il quarto da sinistra in prima fila

LO SCORCIO DI STAGIONE IN BIANCONERO – Lo Spezia a cui approda Sannino è una squadra impegnata nel campionato di C2, ma in preda a situazioni societarie traballanti e poco chiare. Anche il campo dà poche soddisfazioni: retrocessa due stagioni prima in Serie D, viene ripescata in C2 per la stagione 83/84, ma deve nuovamente fare i conti con una faticosa salvezza. Per quella 84/85 si spera di meglio figurare, anche grazie ad una collaborazione con il vivaio della Fiorentina. Ma bastano le prime due giornate a chiarire quale sarà il tono della stagione: sconfitta per 2-0 a Sassari con la Torres alla prima e, addirittura, un secco 0-4 al Picco col Pontedera. Nell’appendice di mercato a novembre, viene acquistato Sannino, che esordisce all’8^ giornata, nell’impegno casalingo con la Lucchese, perso per 2-0. E’ comunque un giocatore importante per il centrocampo aquilotto, che piace fin da subito al pubblico per il suo impegno e le sue giocate, e, infatti, delle restanti 26 giornate alla fine del campionato, ne gioca 24. La stagione procede come una lenta agonia, fatta di risultati poco esaltanti, con l’alternarsi sulla panchina di ben 3 tecnici. L’ultimo, Curletto, è quello che compie un mezzo miracolo: con una serie di risultati azzeccati, tra cui due pareggi esterni (Prato e Voghera) e una vittoria interna (2-0 con l’Olbia) nelle ultime tre giornate, aggancia il gruppone delle ultime 6 squadre, tutte a 29 punti (frutto, per gli aquilotti di 8 vittorie, 13 pareggi e 13 sconfitte, con la miseria di 15 gol segnati e 24 subiti). La classifica avulsa recita così: Spezia, Carbonia e Vogherese salve, Olbia, Nuorese e Imperia retrocesse. Sannino si toglie la soddisfazione di segnare un gol nel pur asfittico attacco ligure, ma di enorme importanza, essendo proprio l’1-0 nella partita con l’Olbia alla penultima giornata. A fine stagione, quindi, dopo 24 presenze ed 1 gol, termina la sua esperienza con la maglia dello Spezia.

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Una formazione dello Spezia 83/84. Sannino è il terzo accosciato.

GLI ULTIMI ANNI DA CALCIATORE E LA CARRIERA IN PANCHINA – Lasciato lo Spezia, torna per una stagione alla Vogherese, che nel frattempo è salita in C2, una al Vigevano, in Interregionale, e una all’Entella, in C2, l’ultima, perché al termine della stagione 87/88, con la società retrocessa in Interregionale per inadempienze finanziarie, Sannino, dopo aver inanellato le ultime 28 presenze e segnato gli ultimi 2 gol della carriera, appende definitivamente le scarpette al chiodo. Lasciato il mondo del calcio il suo primo pensiero non è quello di restarvi, tanto che trova un posto come ausiliare della Asl di Voghera. Comincia comunque ad allenare e, nel 1990 parte dagli allievi della Vogherese, dove resta per due stagioni. Quindi dirige la Primavera del Pavia per una stagione, per poi passare al settore giovanile del Monza, dove resta tra il ’93 e il ’96. Nella stagione 96/97 allena la prima squadra dell’Oltrepò, in Eccellenza Lombarda, concludendo il campionato al 6° posto, ma nella stagione successiva torna ad allenare i giovani, entrando nel settore giovanile del Como. Quindi dal 1998 comincia, stavolta a titolo definitivo, la sua storia di tecnico di prima squadra. Parte dalla Biellese in C2, ma l’inizio non è dei migliori, visto che viene esonerato. La soddisfazione se la toglie la stagione immediatamente successiva, la 99/00, quando, alla guida del Sudtirol, vince il campionato di Serie D, conquistando, poi, la salvezza nella stagione successiva. A seguire una stagione al Meda, in C2 (esonerato), una alla Sangiovannese, sempre in C2 (6°), una prima chiamata del Varese, in C2, che, però, lo esonera, una al Cosenza, in D (2°) e poi l’arrivo al Lecco, in C2, dove, alla prima stagione conquista il 10° posto. Da qui comincia un periodo d’oro per lui, che contribuisce a farlo conoscere: nella stagione 06/07, sempre a Lecco, arriva 2° e viene promosso in C1, nella 07/08, chiamato al Pergocrema, in C2, vince il campionato e sale in C1, quindi la nuova chiamata al Varese, dove compie un vero capolavoro, conquistando due promozioni consecutive, che, tra il 2008 e il 2011 portano la squadra dalla Lega Pro seconda divisione al 4° posto in Serie B, con conseguenti play off, persi in semifinale col Padova. A questo punto il suo valore è davanti agli occhi di tutti e cominciano ad interessarsi a lui anche squadre della massima serie. La prima è il Siena, che lo ingaggia per la stagione 11/12. Qui conquista la salvezza, con un 14° posto finale e, soprattutto, la storica qualificazione alla semifinale di Coppa Italia. Avrebbe ancora un anno di contratto con i bianconeri, ma decide di rescindere per accettare la proposta di Zamparini di allenare il Palermo. Ma le cose non vanno bene per nulla, visto che viene esonerato dopo appena tre giornate (1 pareggio e 2 sconfitte), per esser poi richiamato a marzo, al posto di Gasperini, senza riuscire a salvare la squadra, nonostante un buon periodo iniziale che sembrava aver rimesso in corsa i rosanero. Rescisso con i siciliani, viene ingaggiato dal Chievo, ma, anche qui, le cose non vanno meglio, perché, dopo 6 punti conquistai in 12 partite, a novembre viene esonerato. A dicembre dello stesso anno viene, quindi, ingaggiato dal Watford, squadra inglese militante in Championship, la seconda serie, dove subentra all’esonerato Zola, conducendo la squadra ad un 14° posto finale. Comincia anche la stagione successiva sulla panchina inglese e la partenza è delle migliori, grazie alle 4 vittorie in 5 partite. Nonostante questo decide di accettare la chiamata di Pulvirenti al capezzale di un Catania, che, partito con i favori del pronostico nel torneo di B, in cui è appena retrocesso, sta faticando in modo incredibile, al punto da essere in lotta nelle zone basse della classifica. Subentra a settembre a Pellegrino, e dà subito una sferzata alla squadra che contribuisce a risollevarla dal pantano della zona play out. Poi, un periodo di assestamento, che non contribuisce a riportare i siciliani ai livelli sperati, crea una spaccatura con la società, legata soprattutto al deteriorarsi del rapporto tra il tecnico e il preparatore atletico Ventrone, accusato per le scarse condizioni fisiche della rosa, ma strenuamente sostenuto dalla società. Il lungo tira e molla tra Pulvirenti, che vorrebbe indurre il tecnico alle dimissioni, e l’allenatore, che, però, ha dalla sua l’ambiente, si conclude quando, dopo 15 partite sulla panchina siciliana (5 vittorie, 4 pareggi, 6 sconfitte), alla vigilia della partita con il Brescia, la decisione per un ritiro da parte della società, senza interpellare il tecnico, induce Sannino a fare le valigie e lasciare il club, che poi Marcolin condurrà ad una faticosa salvezza.

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