Formula 1: la Ferrari furiosa in casa di Gilles

MONTREAL – Dopo Monaco vien Montreal, e non solo nell’ordine alfabetico. Così diverse, eppure così uguali: due cittadini pieni di insidie, muretti, guard rail; lo schianto è come una nuvola nera sempre all’orizzonte, il pericolo schizza in un attimo alle stelle. In Canada, però, si va forte, fortissimo: fra una chicane e l’altra, Lotus e Williams filano via ai 340, roba che nel Principato non puoi fare nemmeno con i trucchi della Play. Il tutto nel nome del Re del motorismo canadese, l’Aviatore, Gilles Villeneuve. Quel piccolo, inarrestabile pilota di motoslitte, finito in Formula 1 quasi per gioco, tutto istinto e niente calcolo: ci volle poco, correndo in questo modo, per far sì che i cuori dei Tifosi del Cavallino si riempissero d’amore per lui; ci volle altrettanto poco, correndo in questo modo, per far sì che un terribile incidente ce lo portasse via. La sua aura, ciò nonostante, è rimasta a vegliare sul fantastico circuito che gli è stato intitolato, finendo per contagiare la Scuderia di oggi, arrivata a casa sua nel bel mezzo di una rivoluzione, all’inseguimento di quell’iride che Gilles non vinse mai; quell’iride che alla Rossa manca da molto, troppo tempo.

COME GILLES – Villeneuve era coraggio, foga, spregiudicatezza. Tre parole che hanno rappresentato l’unica strategia di gara possibile per il suo attuale erede, Sebastian Vettel, reduce da una qualifica drammatica, che lo ha relegato al diciottesimo posto in griglia. Viceversa, l’aficionado del sabato dormiente, Kimi Raikkonen, ha sorpreso tutti con un giro da manuale, piazzandosi terzo dietro alle Mercedes, con conseguente promozione ai ranghi di capitano per la corsa della domenica. Pronti, via, e le Rosse vanno alla grande: Kimi resta lì, a contatto coi marziani colorati d’argento, mentre Vettel comincia la sua lunga rincorsa, dritto per dritto, disposto anche a fare a sportellate, come è successo con Hulkenberg, pur di recuperare terreno. Proprio come Gilles. Sembra filare tutto liscio, ma non sarà così: giunta l’ora di gestire la posizione, Iceman esagera col gas in uscita dal tornantino, finendo in testacoda. Una rabbia incontenibile spazza via la sua finnica glacialità, comincia a farneticare via radio, non riesce a darsi pace: sotto il casco gli fuma il cervello, tant’è che il suo piede destro resta lì, ancorato al pedale, mandando in fumo anche le gomme e il podio, ormai già in cascina. Proprio come Gilles, che in Olanda, nel ’79, dopo aver forato a causa di un dritto, ripartì a tutta velocità verso i box per il cambio degli pneumatici, finendo solo per distruggere la monoposto, rimasta, nel frattempo, su tre ruote.

Alla bandiera a scacchi saranno rispettivamente quarto (Kimi) e quinto (Seb): un risultato modesto, su una pista dove ci si aspettava il cambio di marcia, anche grazie alle massicce migliorie apportate alla power unit. Tuttavia i due, nel bene e nel male di un week-end sempre in bilico fra il miracolo e il disastro, hanno dimostrato quanto sia forte la loro voglia di vincere; un’immagine nitida di una Ferrari finalmente stanca di accontentarsi delle posizioni di rincalzo, sempre alle spalle del dominatore di turno, e per questa ragione anche disposta a commettere grossolani errori nel mezzo del percorso, pur di riportare a Maranello il titolo Mondiale. Il canadese volante, da lassù, sta sorridendo, come sempre.

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