A tutta B: il brodino di Bologna, la Virtus dell’Entella, la finale dei novelli, gli spareggi a due vie e i protagonisti di promozione e salvezza

IL BRODINO DI BOLOGNA – Alla fine il verdetto principale che si attendeva da questa tornata di spareggi è giunto: il Bologna, dopo solo un anno di Purgatorio in seconda serie, torna in Serie A. Ma con quanta fatica. La storia dice che quella è la collocazione più giusta per una squadra dal passato tanto glorioso. In 106 anni di storia, la squadra rossoblù ha vinto 7 scudetti, tra il 1924 e il 1964, data dello storico scudetto conquistato ai danni dell’Inter nel, finora, unico match di spareggio giocato, nella storia del Campionato Italiano, per decidere la squadra campione, 2 Coppe Italia (68/70, 73/74), 3 Mitropa Cup (’32, ’34, ’61), 1 Angloitaliano (1970), 1 Intertoto (1998), insomma è stata una protagonista molto attiva della storia del calcio nostrano, temuta e rispettata, soprattutto nei primi decenni. Per vedere la prima retrocessione dalla massima serie bisogna aspettare, addirittura, il 1981, un periodo della storia felsinea nerissimo, visto che immediata arriva, la stagione successiva, anche la prima retrocessione in C1, dove, comunque resta una sola stagione. Nell’87/88 la prima promozione in A, da vincitrice del campionato, seguita, nel 90/91 dalla seconda retrocessione in B e, nel 92/93, dalla seconda, e, finora, ultima, discesa in terza serie. Stavolta ci impiega due stagioni a risalire in B, ma, poi, fa il doppio salto, perché dopo appena un campionato, nel 95/96, torna in A. Nel 2004/05 la terza retrocessione in B e nel 2007/08 la terza promozione in A. La scorsa stagione l’ultima retrocessione. Insomma una storia vissuta, per la stragrande maggioranza del tempo, in massima serie, che ha visto vestire la maglia rossoblù a giocatori che hanno scritto la Storia del Calcio: Bulgarelli, Haller, Savoldi, Mancini, Signori, Pagliuca, Roberto Baggio, solo per fare qualche nome. Per tutte queste ragioni e, soprattutto, per una campagna acquisti estiva, volta a mettere insieme una rosa estremamente competitiva per la risalita immediata, il ritorno subitaneo in massima serie appariva un risultato scontato e raggiungibile con una discreta facilità. Poi, però, invece, il campo ha raccontato una storia diversa: tantissima difficoltà all’inizio, addirittura con il coinvolgimento nelle zone medio basse della classifica, che ha reso, fina da subito, la panchina di Lopez estremamente traballante. Quello che ha sempre salvato il tecnico è stato il tempismo nei risultati positivi: posto di fronte a “prove d’appello” non le ha quasi mai fallite, tanto che il Bologna è tornato a lottare per i posti promozione, attestandosi per un periodo molto lungo, per tutta la seconda parte della stagione, al secondo posto, dietro il sorprendente Carpi. Nonostante questo, l’amore della piazza non è mai arrivato, per una squadra dal gioco poco esaltante e dai risultati “a orologeria”, con tanti pareggi, soprattutto tra le mura amiche. Men che meno dopo l’appendice di mercato invernale che restituisce una vera e propria corazzata, che, ci si aspetta, uccida il campionato. E invece non sarà mai così, e questo innervosisce ulteriormente pubblico e società, fino alla 39^ giornata, quando, la sconfitta a Frosinone, che sancisce la definitiva perdita del secondo posto, costa la panchina a Lopez. A questo punto il Bologna fa davvero il minimo indispensabile, o, almeno, quello che, adesso, ci si aspetta da lui: si qualifica come terzo ai play off, posizione di classifica che gli permette di avere vantaggi negli scontri diretti, che sfrutta tutti fino in fondo, dato che vince ad Avellino e perde in casa, soffrendo, nelle semifinali, ma, a parità di reti, si qualifica per la finale e, qui, con due pareggi, conquista la A. Per una squadra che doveva tornare in A mangiando caviale, arriva, invece, un magro brodino, ma, alla fine, poco importa: il risultato è stato ottenuto e Bologna, la Dotta, torna nell’ambiente a lei più congeniale.

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LA VIRTUS DELL’ENTELLA – Il secondo verdetto uscito dagli spareggi è stato il ritorno, immediato, della Virtus Entella in terza serie. Anche in questo caso, la storia parla di un ritorno all’ambiente più congeniale alla società, ma, davvero, nessuno avrebbe sperato di ritornarci, soprattutto così presto. Certo la stagione della “giovane matricola”, alla prima esperienza tra i cadetti, non è stata del tutto da buttare. L’Entella non è stata una semplice comprimaria, né tantomeno una vittima sacrificale, come ci si aspetterebbe da una compagine alle prime armi in un calcio di un certo livello. La rosa è stata allestita anche con nomi di un certo spessore (vedi Sansovini e Mazzarani nel mercato estivo, Sforzini e Cutolo in quello invernale) ed alla guida era sempre presente il tecnico della promozione, Prina, uno che la realtà chiavarese la conosceva bene. La prima parte della stagione, dopo una partenza a rilento, “di ambientamento”, non è stata, sicuramente, da buttare, con l’attestazione a metà classifica e, comunque, una costante permanenza al di sopra della “linea di galleggiamento”, senza un reale coinvolgimento nella zona retrocessione. Poi nella seconda parte, pur con la soddisfazione di aggiudicarsi il derby ligure con lo Spezia, le cose sono andate pian piano complicandosi e, a quel punto, la partecipazione alla lotta per non retrocedere si è fatta concreta, tanto che, dopo la sconfitta di Modena, alla 35^ giornata, con la squadra quintultima, la panchina di Prina, a malincuore, è saltata, a favore di Aglietti, che, comunque non è riuscito a cambiare il trend. Mai realmente coinvolta nella retrocessione diretta, ha comunque rischiato fino all’ultima giornata, riuscendo a portare in porto un quartultimo posto, che ha voluto dire partecipazione ai play out con lo svantaggio della classifica rispetto ad un Modena finito con lo stesso numero di punti, ma il cui suddetto risultato regalava un pesante vantaggio. Vantaggio poi, peraltro, sfruttato fino in fondo, visto che, con due pareggi, i canarini si sono salvati, lasciando ai liguri tante recriminazioni. La prima: quella di aver gettato un doppio vantaggio nella partita d’andata casalinga, vedendosi recuperare dal 2-0 al 2-2. Ma anche nella partita di ritorno, una volta pareggiato lo svantaggio, non ha saputo capitalizzare il momento di difficoltà dei padroni di casa, sprecando, tra l’altro, un gol fatto con il bomber Sforzini. Torna così, dopo una sola stagione, in terza serie, ma lo fa, comunque, avendo lasciato una traccia importante, perché il tanto impegno nel sociale dimostrato lungo il corso di tutta la stagione, prontamente descritto, a più riprese, sulle pagine di questa rubrica, non è, di certo, passato inosservato ed ha reso l’Entella non una semplice comprimaria. Anche per questo motivo, alla Virtus (nel vero senso della parola) un augurio per un pronto ritorno in serie cadetta.

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LA FINALE TRA I NOVELLI – Piuttosto significativo il fatto che la finale dei play off di questo campionato, si sia giocata tra due tecnici, che, praticamente, la stagione non l’hanno giocata. Delio Rossi è stato chiamato per disputare le ultime tre giornate, dopo l’esonero di Lopez, con lo scopo di provare, con pochissime speranze, a riconquistare il secondo posto (obiettivo, infatti, fallito, visto che il Frosinone ha resistito, conquistando la A addirittura con una giornata di anticipo), o, almeno, di vincere i play off. Oddo ha ricevuto la convocazione in sede (era già parte della società, allenando la Primavera) all’ultima giornata, dopo la sconfitta di Varese, contro una squadra ormai retrocessa da qualche giornata, che sembrava aver compromesso definitivamente la partecipazione ai play off e che, quindi, era costata la panchina a Baroni. Tutto dipendeva dal risultato nello scontro diretto col Livorno dell’ex compagno Panucci. Il Campione del Mondo 2006 ha risposto alla grande, conquistando proprio i tanti sospirati play off (da settimo) battendo i labronici e diventando, poi, un autentico protagonista della fase di spareggio, sovvertendo per ben due volte il verdetto della classifica finale: nel preliminare, a partita secca, batte il Perugia, sesto a fine stagione, al Curi; in semifinale, con il ritorno in trasferta, supera, sui 180′, il Vicenza, una delle protagoniste del campionato, più volte vicino alla promozione diretta, giunto quarto. Delio Rossi, invece, come detto anche nel paragrafo poco sopra, nei play off fa il suo dovere, riuscendo sempre a far valere la sua classifica. Arriva in finale superando l’Avellino, prima battendolo al Partenio per 1-0 e poi soffrendo in modo indicibile in casa per portare a termine un 2-3 (con una traversa di Castaldo al 95′ che ancora grida vendetta) che significa, a parità di gol segnati, senza il conteggio dei gol fuori casa come nelle coppe, accesso alla finale. E qui, lo scontro tra i due “novelli” del campionato si chiude, ancora una volta, con due pareggi, uno 0-0 all’Adriatico e un sofferto 1-1 (anche qui con traversa al 91′) al Dall’Ara, che decretano la “vittoria” del tecnico rossoblù, ma non di certo la sconfitta di quello abruzzese, uscito, probabilmente, come vincitore morale di questa tornata di spareggi, che gli varrà sicuramente come curriculum per le stagioni a venire.

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SPAREGGI A DUE VIE – Mai come quest’anno la classifica finale del campionato ha avuto tanta rilevanza sull’esito finale degli spareggi. E, per di più con una divisione netta in due: o è stata completamente ribaltata o si è fatta valere in pieno per dirimere la parità scaturita dal campo di gioco. Infatti, dei sei scontri che costituivano gli spareggi, ovvero i due turni preliminari, le due semifinali e la finale dei play off e la finale play out, ben 3 hanno visto il ribaltamento della classifica: nei due turni preliminari, a partita secca, l’Avellino, giunto ottavo, ha battuto lo Spezia, quinto, mentre il Pescara, settimo, ha sconfitto il Perugia, sesto; nella prima semifinale, sempre il Pescara, in doppia partita, ha superato il Vicenza, che aveva chiuso il campionato quarto. Negli altri 3 scontri, come detto, ad avere la meglio è stata la classifica finale: nella seconda semifinale il Bologna ha vinto in casa dell’Avellino per 1-0, ma ha perso in casa per 2-3, e, quindi, a parità di gol segnati, ha fatto valere il suo terzo posto; stessa cosa, sempre per i felsinei, è accaduta nella finale, in cui i due match si sono conclusi con altrettanti pareggi, 0-0 all’Adriatico, 1-1 al Dall’Ara (da notare che in entrambe le occasioni, se fosse risultato valido il regolamento utilizzato nelle Coppe, il Bologna non avrebbe avuto la meglio); nella finale di play out due pareggi tra Modena ed Entella, 2-2 a Chiavari, 1-1 al Braglia, hanno visto prevalere gli emiliani grazie al miglior piazzamento in classifica, stavolta determinato dagli scontri diretti tra le due squadre, vista anche la parità nei punti conquistati.

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I PROTAGONISTI DELLA PROMOZIONE – Due, su tutti, i protagonisti che hanno consentito ai felsinei di tornare in serie A, posti, peraltro, agli antipodi del campo di calcio: il bomber Sansone e il portiere Da Costa (foto copertina). Gianluca Sansone è stato un pezzo pregiato del faraonico mercato invernale del Bologna, un mercato che fu definito “in prospettiva”, convinti che una simile sfilata di pezzi da 90 per il campionato cadetto assicurasse una cavalcata sicura per la promozione in A e che, quindi, il suo acquisto avesse già un valore per la prossima stagione in massima serie. Come visto, non è stata esattamente una passeggiata, ma alla fine le prospettive sono state rispettate. Sansone, può dirsi tranquillamente, ha contribuito al buon esito di questa esperienza. Intanto ha bagnato in modo perfetto l’esordio, segnando il gol del momentaneo 2-0 (finale 2-1) al Perugia nella sua prima partita con la maglia rossoblù, segnandone poi altri 4 nello scorcio prima della fine della stagione regolare. Poi durante i play off è stato quasi determinante: ha segnato il gol vittoria della sua squadra ad Avellino, nell’andata della semifinale ed ha realizzato il gol del vantaggio nel ritorno della finale, prima del pareggio di Pasquato che ha portato tanta apprensione nelle file emiliane, ma è stato difeso fino alla fine, sancendo la promozione in A. Anche Da Costa è arrivato a gennaio, ed esattamente come il suo compagno, direttamente dalla Samp. E’ un portiere brasiliano classe ’83, cresciuto nelle giovanili del Santo Andrè, in cui approda anche in prima squadra nel 2003, conquistando la Copa do Brasil nel 2004. In Italia ci arriva grazie al Varese, nel gennaio 2008, che gli fa firmare un contratto quando milita in C2, ma non lo schiera mai in campo. Nell’estate dello stesso anno passa all’Ancona in B, dove, nella prima stagione, si alterna con Sirigu, mentre diviene titolare inamovibile nella seconda, contribuendo alla salvezza dei marchigiani. Dopo il fallimento del sodalizio biancorosso, nel 2010, viene ingaggiato dalla Samp, come secondo portiere, prima di Curci, poi di Romero, con, anche, la parentesi di una squalifica di 3 mesi nell’ambito delle indagini sul calcioscommesse, per omessa denuncia riferita al periodo di militanza nell’Ancona. Nella stagione 13/14 diventa titolare dei blucerchiati, mentre all’inizio di questa stagione diventa addirittura il terzo dietro Viviano e Romero. Nel mercato invernale vince la concorrenza di tanti illustri nomi nella caccia che il Bologna dà ad un nuovo portiere, evidentemente non soddisfatta del rendimento di Coppola. Gioca 9 incontri fino alla fine della stagione e poi scende in campo in tutte e 4 le partite di play off e qui, pur subendo 4 gol, di cui 3 nel match interno con l’Avellino, è protagonista di ottimi interventi che contribuiscono a limitare i danni, soprattutto nei momenti più difficili dei vari incontri disputati, così da portare in fondo i risultati che hanno determinato la promozione.

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PROTAGONISTA DELLA SALVEZZA – Il protagonista assoluto della salvezza, invece, alla luce del risultato finale, può essere considerato solo uno: Luca Garritano del Modena. Garritano è un giovanissimo attaccante, nato a Cosenza l’11 febbraio 1994. Ha mosso i primi passi nel mondo del calcio nel Real Cosenza, da dove, nel 2008, a 14 anni, lo ha prelevato l’Inter per il suo settore giovanile. Dal 2011 è in comproprietà col Cesena, nell’ambito dell’operazione che porta Nagatomo in nerazzurro, ma resta comunque a Milano, così da essere tra i protagonisti della vittoria del Campionato Primavera 11/12 e della NextGen Series dello stesso anno. Entra anche nell’ambito della prima squadra, con cui esordisce sia in Serie A che in Europa League. In questi anni entra anche nel giro delle Nazionali. All’inizio della stagione 2013/14 è nella rosa del Cesena, con cui disputa tutto il campionato di B, culminato con la promozione in A, in cui disputa 21 incontri in stagione regolare, segnando 2 gol, più 3 incontri nei play off. E’ parte della squadra anche all’inizio di questa stagione, in massima serie, ma viene utilizzato col contagocce, così, dopo appena 6 presenze, passa al Modena durante il mercato invernale. Usato parecchio (21 presenze), non entra, però, mai nei cuori dei tifosi gialloblu per quella che viene considerata una mancanza di continuità nelle prestazioni, fino all’andata del play out, giocata a Chiavari. Al 41′ dell’incontro, con il risultato ben saldo sul 2-0 per i padroni di casa dell’Entella, che stanno dominando la partita, al primo vero tiro in porta per la sua squadra, si inventa un preciso pallonetto, dopo aver ricevuto il pallone direttamente dagli avversari sugli sviluppi di un laterale, per il gol del 2-1. Poi al 66′, quando la sua squadra ha ripreso in mano le redini del match, è bravissimo a trovare la coordinazione per colpire al volo un pallone alzatosi dopo la maldestra respinta di un difensore ligure, per insaccare, imparabilmente, il 2-2, che, nella logica del doppio confronto, risulterà fondamentale, soprattutto dopo che, insieme ai compagni, non riuscirà ad andare oltre l’1-1 casalingo nel match di ritorno.

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