NBA: Gli infortuni portano i Cavs al ribaltone

Apr 15, 2015; Cleveland, OH, USA; The Cleveland Cavaliers celebrate a 113-108 win over the Washington Wizards at Quicken Loans Arena. Mandatory Credit: David Richard-USA TODAY Sports

NON DIRE GATTO… – 4 Giugno, Oracle Arena. I Warriors hanno appena conquistato gara 1 delle Finals NBA. Kyrie Irving è da poco uscito dal campo, senza tornarci più: il malandato ginocchio sinistro non ha retto, si è spezzato, costringendolo ad almeno 3 mesi di stop. Prima Love, poi Irving: LeBron è rimasto solo al comando del bizzarro manipolo dei superstiti di casa Cavs. A guardarli bene, più che una squadra di pallacanestro in lotta per l’anello, sembra una comitiva del Cottolengo a zonzo per la California: c’è la versione russa di Lurch (Mozgov), il ballerino afro anni ’70 (Shumpert), il circolo anziani della briscola (Marion, Miller), gli ex (?) spacciatori (Smith, Perkins), il capocomitiva che nessuno si fila (Blatt), e infine, ultimo ma non meno incredibile, un giovane australiano non draftato, con più gengive che centimetri (Dellavedòva), il quale, tra l’altro, sarebbe anche il rimpiazzo in quintetto del numero 2. Annamobbene. Ti fanno quasi venire il magone, perché sai già, in cuor tuo, che i bombaroli della Baia li faranno a pezzi. Giusto? SBAGLIATO. “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”, diceva, e a ragione, il Trap. Con la scomparsa del play titolare, la franchigia dell’Ohio ha portato a termine la definitiva trasformazione nell’imbattibile Leviatano che è oggi; ecco cosa è cambiato.

DEFENSE – A inizio stagione i Cavs non erano altro che un accozzaglia di primi violini radunati controvoglia, virtuosi solo sul fronte dell’individualismo: James, Love, Waiters, Irving e Varejao scorrazzavano nella metà campo offensiva, pavoneggiandosi con le loro abilità realizzative, mentre in difesa, “Città Laggiù”, attuavano alla perfezione lo schema “Palle di rovi”: un bel deserto inesplorato, facile terreno di conquista per gli attacchi avversari. Dopo la dipartita di Waiters e gli infortuni occorsi agli altri tre, King James si è ritrovato a gestire un quintetto diametralmente opposto, povero di talento ma ricchissimo di voglia ed attributi; solo così Cleveland è riuscita a scardinare i dogmi cestistici degli imbattibili Warriors, risparmiando le energie in attacco, limitandosi a prendere posizione in attesa che il 23 vada al ferro o attiri il raddoppio per tirare sugli scarichi, per poi precipitarsi a difendere come mastini inferociti. I Warriors corrono? Bene, Cleveland ha cominciato a correre di più. I tiri escono? Poco male, ci sono Thompson e Mozgov che la riprendono sempre, SEMPRE, finché qualcuno non riesce a scaraventarla nel cesto, spesso in modo poco ortodosso. Neanche il tempo di battere le ciglia e sono già tutti di là, con gli occhi iniettati di sangue, a sporcare l’attacco organizzato di Kerr. L’ingresso in quintetto dell’australiano ha dato la marcia in più: “Se noi finiamo la benzina, lui ha sempre quel po’ di riserva che fa ripartire tutti. E’ fondamentale per noi”, parola di Lebron, uno che di solito non spartisce volentieri la torta della leadership. Il lavoro silenzioso di Blatt, stanco di essere bollato da tutti come un impiegato del Re, ha fatto il resto: la classe operaia sta andando davvero in Paradiso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *