Obiettivo Nazionale: segnali incoraggianti dopo Spalato, si può tornare a sperare

Antonio Conte

Coverciano – Il pari a Spalato, colto nel paradossale contesto fatto di svastiche d’erba e spalti deserti, ha confermato il ridestato interesse verso la Nazionale di Antonio Conte. Ottimo lo share (7 milioni, 30%) per quello che conta. Buona la prestazione in campo: a tratti si è vista la migliore Italia del tecnico pugliese e, si è detto, solo alcuni episodi sfavorevoli hanno negato i 3 punti agli azzurri. Ma il pareggio della Norvegia contro l’Azerbaigian e la possibile penalizzazione della Croazia per l’invereconda svastica disegnata in campo permettono all’Italia di guardare con serenità agli impegni di qualificazione autunnali, che determineranno le qualificate. Ripercorriamo a mente fredda la gara, scorrendo i nomi dei protagonisti.

SUPER BUFFON – Gigi Buffon si conferma il giocatore di riferimento di questa squadra. Classe 1978, esperto ma non vecchio, punta ad un altro triennio di qualità pBuffoner chiudere in bellezza una carriera strepitosa. Il rigore parato a Mandzukic in avvio di gara attesta un momento di forma eccezionale, che riporta il giocatore nell’élite del ruolo. Stoico nel restare in campo dopo il contatto con lo stesso Mandzukic in occasion del gol croato. Sirigu non lo ha fatto rimpiangere, ma attenderà la maglia da titolare ancora per un po’.

SFORTUNATO DE SILVESTRI – Vederlo padrone della fascia per i primi venti minuti, in fondo, ci ha fatto emozionare. Finalmente un esterno (non chiamiamolo terzino, si offenderebbe) con personalità, che spinge e difende decentemente. Peccato per l’infortunio, peccato davvero, perché il giocatore scuola Lazio è cresciuto tantissimo sotto Mihajlovic ed è prontissimo per una maglia da titolare. De Sciglio? Un’altra occasione persa per uscire dal grigiore in cui è piombato. E’ la sindrome di Santon.

BONUCCI E ASTORI, QUANTI DOLORI – Roberto Cravero, Roberto Galbiati (ok, basta coi Roberto), Agostino Di Bartolomei, Andrea

Matteo Darmian (immagine www.tuttomercatoweb.com)
Matteo Darmian (immagine www.tuttomercatoweb.com)

Mandorlini. Luciano Favero, Sergio Brio, Silvano Fontolan, Celeste Pin. Otto giocatori, otto bei giocatori, con cui noi e voi abbiamo un punto in comune. Quale? Lo stesso numero di presenze in Nazionale A. Accoppiatene 2 a caso, formerebbero una coppia migliore di Bonucci & Astori; il primo, peraltro non disprezzabile, è oggi il miglior difensore italiano. Ok, è migliorato non poco, ma non mancano i punti oscuri nelle sue prestazioni. Sul romanista, invece, meglio lasciar perdere. Il rigore su Srna è imbarazzante. Ha fatto rimpiangere Ranocchia. Basta questo? Mandzukic è sembrato Van Basten.

QUEL BEL TIPO DI DARMIAN – A suo modo, un protagonista. Sempre ordinato, mai scomposto, picchia quando c’è da mettere la gamba, corre quando serve. Esponenziale il disavanzo in positivo in termini di personalità negli ultimi 24 mesi. Non male Darmian. Certo, anche tu godi della scarsa vena (eufemismo) della scuola italiana nel ruolo, ma almeno ci metti cuore e grinta.

PAROLO, SOLTANTO PAROLO – Ecco, invece lui deve crescere negli attributi. Perchè la Nazionale non è il campionato, pertanto non serve provarla con convinzione dai 25 metri ed essere bravo negli inserimenti. Specie se giochi a 3 a centrocampo, devi entrare nel vivo delle azioni, metterci la testa ancor prima della gamba. Parolo non lo fa e perde una buona occasione per impressionare favorevolmente mister Conte. Peccato, perchè il cuore c’è tutto.

PIRLO, OGNI VOLTA SEMBRA IL PASSO D’ADDIO – Veder come gli steward e la polizia lo cercano prima della gara è quasi commovente. Tutti pronti per la foto ricordo, lui che ogni volta s sforza a fare una faccia diversa ma poi gli viene sempre quella. In campo è il solito per rendimento, ormai attestato sul canonico 6,5. Non incide più come in passato, ma quando ha il pallone può sempre succedere qualcosa. Se giocherà fino a 50 anni, lo metteranno sulle spalle di Parolo che correrà per lui.

MARCHISIO: TARDELLI WHO? – Ha passato gli ultimi 10 anni convivendo con il simpatico paragone forzato con Tardelli. Oggi Claudio Marchisio non ne ha più bisogno, essendosi dimostrato il più forte centrocampista italiano. Molto bene. Però ci faccia un piacere: una volta smesso di giocare, si goda i soldi e altri 50 anni di vita, uscendo dal mondo del calcio. Non faccia come Schizzo: niente panchine e niente commenti televisivi, per piacere. ICandreva Udinese-Laziol paragone, stavolta, sarebbe solo nefasto.

CANDREVA, MISTER 40 MILIONI – Caro presidente munifico, probabilmente europeo e non italiano. Se vuoi uscire dai soliti cliché di mercato e fare un ottimo affare, peraltro neanche tanto a buon mercato… se il tuo mister del cuore gioca col 4-3-3… se vuoi rendere felice il plenipotenziario salvatore della Lazio… se… se… se… compra Candreva, perchè non ti deluderà. Antonio Candreva corre con tanta qualità, si inserisce alla prfezione e rischia sempre di segnare. Anzi, segna: se gli fai battere, ti illumina col cucchiaio. Non sogni, ma solide realtà.

IL PELLE’ BIANCO – E’ arrvato tardi alla Nazionale, ma ora quel posto non lo vuole mollare. Ed è un bene, perchè Graziano Pellè da Copertino è un centravanti vero: fisico e temperamento non gli difettano e nel corpo a corpo servono, eccome! Di strada ne ha fatta tanta, ha solo assaggiato (e maluccio, peraltro) la Serie A per poi esplodere all’estero. Oggi è il centravanti della Nazionale e, se è vero che sembra esaurita la grande scuola di punte azzurre, è altresì scontato valutare le gare di Pellè per quello che sono: tanta sostanza. E, pazienza, se non arrivano i gol ogni volta.

DAL SARCOFAGO RISPUNTA IL FARAONE – Recuperare El Shaarawy è il sogno di Conte, che sta aspettando la resurrezione del Faraone dall’inizio del suo mandato. Forse il 1992 più forte d’Italia, Stephan potrebbe giovarsi dell’aria nuova in casa Milan e riprendere quel percorso verso il successo interrottosi inopinatamente nell’inverno del 2014. Ce la può fare, ce la deve fare.

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