Forever Aquile: Fausto Salsano

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Si torna al calcio giocato e lo si fa con un protagonista ben noto del Campionato Italiano da metà degli anni ’80 a tutti i ’90, uno che ha militato e vinto, in Italia e in Europa, soprattutto con due squadre, la Samp e la Roma e che allo Spezia è andato quasi a fine carriera, senza, però, andare solo per “svernare”, ma offrendo un contributo di impegno ed esperienza che l’ha reso, nel breve spazio di due stagioni, uno dei giocatori più amati ed apprezzati dalla curva bianconera. Uno che da qualche anno a questa parte stiamo vedendo sulle panchine di Italia ed Europa al fianco di un certo Roberto Mancini, già suo compagno alla Samp. Stiamo parlando di Fausto Salsano.

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UNA LUNGA CARRIERA, PIENA DI SODDISFAZIONI, TRA GENOVA E ROMA – Fausto Salsano nasce a Cava de’ Tirreni, in provincia di Salerno, il 19 dicembre 1962, ma si trasferisce con la famiglia al nord, tanto che, calcisticamente, cresce nelle giovanili della Pistoiese, prima di venire acquistato dalla Samp nel 1979 per essere aggregato alla Primavera. Qui entra anche nel giro della prima squadra, ma, in due stagioni, non mette a referto neanche una presenza. Così, nel 1981, si decide di mandarlo in prestito, prima ad Empoli, per una stagione, in C1, con cui mette insieme 23 presenze e comincia a segnare i suoi primi gol, 3, e poi per due al Parma, sempre in C1, ma che, alla seconda, la 83/84, contribuisce a portare in B. Centrocampista brevilineo, dotato di grande tecnica, con due piedi sopraffini, velocità, intelligenza tattica e ottima personalità e che, come visto, non disdegna la marcatura personale, Salsano viene ritenuto maturo e adatto al centrocampo della “casa madre”, così, nel 1984 torna a Genova, divenendo una delle pedine del centrocampo doriano, all’inizio di quello che sarà il periodo migliore della storia blucerchiata, sotto la guida di Bersellini prima e di, soprattutto, il mitico Boskov poi. In sei stagioni sotto la Lanterna, infatti, contribuirà, assieme ai compagni del nucleo storico (Vialli, Mancini, Dossena, Pagliuca, Vierchowod, Cerezo, Mannini, solo per fare alcuni nomi), a portare la squadra a lottare per le posizioni alte della classifica, sarà protagonista della vittoria delle prime tre Coppe Italia della storia sampdoriana (84/85, 87/88, 88/89), segnando il gol decisivo nella finale della seconda, contro il Torino, e della prima, storica, Coppa delle Coppe, nell’89/90, entrando anche qui nel tabellino dei marcatori della finale contro il Göteborg. Lascia la Samp ad un passo da un altro storico traguardo, perché nella stagione 90/91, quella del primo scudetto blucerchiato, si trasferisce alla Roma, dove resta per tre stagioni, conquistando, comunque, la sua quarta Coppa Italia personale, nel 90/91. Quindi torna al primo amore, quella Samp che lo accoglie a braccia aperte e con cui trascorre altre 5 stagioni, vivendo proprio la fine di quel periodo d’oro che termina, nel 98/99, con la retrocessione in B. Nel frattempo ha occasione di vivere qualche altro campionato d’alta classifica, di vincere la sua quinta Coppa Italia personale, nel 93/94, e di approdare alla semifinale di Coppa Coppe la stagione successiva. Resta ancora per la prima stagione in serie cadetta, poi, all’inizio della stagione 98/99, dopo aver vestito per 11 stagioni la maglia blucerchiata (278 presenze e 16 gol totali nel solo campionato), lascia definitivamente Genova, ma non cambia regione, visto che si trasferisce allo Spezia.

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L’ESPERIENZA, POSITIVA, IN BIANCONERO – Lo Spezia a cui approda Salsano è una squadra dalle forti ambizioni: milita in C2, ma la proprietà è cambiata da poco ed ha tutte le intenzioni di riportare in alto gli aquilotti. Per questo decide di allestire una squadra di categoria, molto competitiva, con un giusto mix di giovani interessanti e giocatori d’esperienza. Uno di questi è Fausto Salsano che, a dispetto dell’età, 36 anni, ha ancora un fisico invidiabile e buona parte dell’agilità e della velocità che ne hanno caratterizzato la carriera. Quello che non è cambiato sono sicuramente i piedi, che continuano a deliziare, fornendo assist al bacio per i compagni e trovando, talvolta, ancora la via del gol. Non dà assolutamente l’impressione di essere un giocatore a fine carriera, giunto a svernare, ma contribuisce a pieno alla causa, divenendo presto un idolo della tifoseria. Le ambizioni della squadra ci sono, ma sono tante anche le avversarie, in un girone pieno di nobili decadute, quindi la concorrenza è tanta e il cammino non è facile. Lo Spezia, comunque, ben figura, guidato da Filippi in panchina. Salsano esordisce alla prima giornata (lo Spezia partecipa anche alla Coppa Italia di C, ma il giocatore non disputa nessun incontro), in trasferta a Biella, e festeggia segnando anche un gol, importantissimo, visto che è quello del pareggio di un incontro che termina sull’1-1. Quello che tradisce un po’ il giocatore e che gli impedisce di dare continuità alla propria presenza in campo, sono gli acciacchi fisici, tanto che in 34 giornate metterà insieme 25 presenze. Ma quando c’è si fa sentire, sia nella fase costruttiva, che realizzativa, visto che in tutta la stagione mette insieme ben 5 reti: oltre al suddetto, il 3-0 al Pontedera, in casa, alla 5^ giornata, il gol del pareggio nel sentito match casalingo con l’Alessandria, alla 27^, il gol del vantaggio nel 3-0 al Mantova nella successiva e, ancora, il vantaggio nel 3-0 in trasferta, a Vercelli, in quella immediatamente dopo. La stagione dello Spezia termina con il 5° posto finale, con 55 punti, a 12 dalla promossa Pisa, frutto di 14 vittorie, 13 pareggi e 7 sconfitte, con 38 gol segnati e 21 subiti, che significa, comunque, qualificazione per i play off, dove affronta l’Albinoleffe, giunto 2°, ma con soli 3 punti in più degli aquilotti. Salsano, che, per problemi fisici ha già saltato l’ultima giornata di campionato, non recupera per gli spareggi. I compagni, purtroppo, non riescono a regalargli la finale, perché, dopo l’1-0 al Picco ed uno 0-0 che dura praticamente per tutto l’incontro, un gol al 3′ di recupero che pareggia le sorti e, quindi, fa scattare la valutazione della miglior posizione di classifica, costa l’eliminazione. Ovviamente lui è confermatissimo anche nella stagione successiva, che rappresenterà la consacrazione dello Spezia. La società stavolta scende in campo con l’intento di portare la promozione ed affida la panchina a Mandorlini. Sulla struttura portante della stagione precedente, vengono fatti inserimenti mirati per allestire una rosa che rappresenta un lusso per la categoria. E i risultati si vedono tutti sul campo, in un campionato che sarà un’autentica cavalcata degli aquilotti verso una promozione senza l’ombra di una sola sconfitta. Rimandando la descrizione della stagione, nel particolare, al pezzo sull’allenatore, c’è solo da dire che l’unico che gioisce un po’ meno della strabiliante impresa (vittoria del campionato con 15 punti sulla seconda, 21 vittorie, 13 pareggi e nessuna sconfitta, 52 gol segnati e solo 17 subiti) è proprio Salsano, che vive un anno tribolato, falcidiato dagli infortuni, tanto che il suo esordio stagionale lo fa addirittura a gennaio, alla prima del girone di ritorno, subentrando al 52′ della partita in trasferta col Castelnuovo. Alla fine giocherà solo altre 6 partite, di cui 5 da titolare, ma sempre sostituito, e una da subentrante, al 66′ dell’incontro in trasferta col Mantova, alla terzultima di campionato, che rappresenterà la sua ultima partita con la maglia dello Spezia. A fine stagione, infatti, con in bacheca un altro trofeo, dopo 32 presenze e 5 gol, e tanta riconoscenza da parte del popolo bianco, lascia la squadra aquilotta per provare a chiudere la carriera nelle serie inferiori.

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Una formazione della stagione 99/00. Salsano è l’ultimo degli accosciati da sinistra.

GLI ULTIMI ANNI DI CARRIERA PER DIVENTARE, POI, LA SPALLA VINCENTE DEL MANCIO – Lasciato lo Spezia la carriera di calciatore di Salsano dura ancora molto poco: all’inizio della stagione 2000/01 si trasferisce alla Sestrese, in serie D, dove, però, gioca solo 4 partite prima di trasferirsi, a novembre all’Imperia, con cui, praticamente non scende mai in campo, neanche nel breve periodo in cui veste il ruolo di allenatore-giocatore, prima di venire sostituito il 17 dicembre 2000. Con la fine dell’anno 2000, decide di dire definitivamente addio al calcio giocato. Comincia, quindi, una proficua carriera in panchina, anche se mai, a parte la brevissima esperienza descritta ad Imperia, come primo allenatore, ma sempre come vice o come collaboratore di un allenatore e, in particolare di ex compagni di squadra. Nel 2001/02 è vice di Vierchowod nella parentesi al Catania, in C1, tra dicembre e aprile, e, poi, in quella alla Florentia Viola, la denominazione della Fiorentina dopo il fallimento, in C2, all’inizio della stagione 02/03 prima dell’esonero di ottobre. Da qui in poi si lega a doppia mandata al suo ex compagno Roberto Mancini, che segue, come assistente tecnico, in tutte le stagioni in cui l’allenatore resta in nerazzurro, tra il 2004 e il 2008, vincendo, con lui, 2 Coppe Italia (04/05 e 05/06, più le due successive finali perse), 3 scudetti (quello a tavolino post Calciopoli dello 05/06, più i due successivi) e 2 Supercoppe Italiane (05/06 e 06/07), nelle 4 stagioni al Manchester City tra il 2009 e il 2013, conquistando una Premier (11/12), una FA Cup (10/11) e un Community Shields (12/13), nella stagione al Galatasaray e nel nuovo ritorno a Milano, quando il Mancio, a stagione in corso, viene richiamato per provare a risollevare le sorti della squadra nerazzurra dopo la non soddisfacente conduzione di Mazzarri. Sarà al fianco dell’amico sulla panchina interista anche ai nastri di partenza della prossima stagione.

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