A tutta B: lo speciale con le pagelle alla stagione squadra per squadra

AVELLINO 7 – Stagione strana quella dei lupi, sicuramente positivissima alla luce del risultato finale, ma con qualche ombra ad inficiarne un po’ il risultato. Prima fra tutte la grande discontinuità di rendimento nel corso del campionato: benché abbia sempre lottato per le posizioni di alta classifica, ha avuto ripetuti black out, fatti di periodi di varia lunghezza caratterizzati da risultati non ottimali, con sconfitte o pareggi che gli hanno fatto perdere molte posizioni in classifica, portandolo spesso anche fuori dalla zona spareggi. Gli uomini di Rastelli hanno subito più di una contestazione dal proprio pubblico e più di una richiesta di chiarimento a muso duro. Poi, trovata la quadratura, è arrivata la qualificazione ai play off, da ottava, che avrebbe fatto pensare ad una strada in salita. Ed, invece, gli spareggi hanno visto gli irpini tra i protagonisti, con la vittoria del preliminare, in trasferta e giocando in 10, contro la corazzata Spezia, giunta 5^, e la finale sfiorata, con la vittoria per 3-2 a Bologna, che pareggiava lo 0-1 casalingo, e la traversa colpita da Castaldo nel recupero a infrangere i sogni di gloria.

BARI 5 – Partiva con i favori del pronostico, visto il finale della scorsa stagione, quando, in pieno fallimento, in mezzo a gravissimi problemi logistici, trovò in un ambiente eccezionale la forza di compiere una rimonta che lo portò fino alle semifinali dei play off, ma, soprattutto, vista la stabilità della nuova società, che pensava di aver allestito una rosa competitiva per il salto di categoria. E, invece, paradossalmente, con la sicurezza e la tranquillità sembrano essere crollate le motivazioni e il Bari ha disputato un campionato anonimo e senza lampi, una lenta cavalcata ai margini della classifica che conta, mai coinvolta nella lotta per non retrocedere, ma, neppure, mai tra le squadre a contendersi un posto promozione. Neppure il cambio di Mangia a favore di Nicola ha cambiato il trend, né, tantomeno, il mercato invernale, che sembrava aver molto rafforzato i pugliesi. Tanti i fischi rimediati dal proprio pubblico. Basti pensare che è stata una delle due squadre che, con ancora due giornate da giocare, non aveva più obiettivi per cui lottare.

BOLOGNA 6,5 – Alla fine l’obiettivo minimo stagionale l’ha raggiunto, ma con un’indicibile fatica. Stagione partita in modo pessimo, con il coinvolgimento nelle zone di medio bassa classifica, ha visto una ripresa che l’ha portato fino al secondo posto, che, per un lungo periodo è sembrato in grado di difendere fino a fine stagione. Poi, però la grande insicurezza e fragilità dimostrata nel corso di tutto il campionato, sotto la guida di un allenatore mai amato e perennemente sotto esame, con risultati spesso insoddisfacenti, vedi i tanti pareggi casalinghi, che hanno portato più di un malumore nei tifosi rossoblù, hanno trovato il loro culmine nel sorpasso attuato dal Frosinone e nella necessità di partecipare ai play off. Delio Rossi ha portato in porto quella che sembrava una cosa scontata ad inizio campionato ed ancor più dopo il mercato invernale, quando il Bologna sembrò una vera e propria corazzata pronta per la A, e che invece stava rischiando di diventare un incubo per una città. Non poche le difficoltà anche nel corso degli spareggi, con la sconfitta interna con l’Avellino e la traversa di Castaldo al 91′ in semifinale e il pareggio al Dall’Ara e la traversa di Melchiorri al 95′ il finale. Ma alla fine la A è arrivata.

BRESCIA 5 – Una stagione chiusa male, ma ben oltre i demeriti sul campo di una squadra che ha pagato una sciagurata gestione societaria. I 6 punti di penalizzazione sono stati la mazzata da cui le rondinelle non sono state in grado di risollevarsi nonostante qualche buon risultato nelle ultime giornate. Senza i quali, però, è inequivocabile, classifica alla mano, i lombardi non avrebbero disputato neanche i play out. Campionato storto fin dall’inizio, con gran difficoltà a far quadrare i risultati, testimoniata anche dal frenetico avvicendarsi si allenatori che ha portato ben 4 uomini sulla panchina bresciana, senza che nessuno ne abbia, davvero, cambiato il destino, neppure la suggestiva scelta del ritorno di Calori. I senatori c’hanno provato, Caracciolo su tutti, che, ancora una volta, nonostante le avversità, ha terminato nelle zone alte della classifica cannonieri, ma purtroppo non è bastato e, dopo tanti anni, il Brescia è tornato in Lega Pro.

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CARPI 10 – La stagione perfetta. Voto ben superiore a quello del Palermo dell’anno scorso, perché allora si parlava di una corazzata che era stata ideata per tornare subito in massima serie, mentre il Carpi, ad inizio campionato, era solo una piccola squadra di provincia, attrezzata con una rosa di buoni giocatori, allo scopo di ben figurare dopo la bella salvezza della stagione passata. A nessuno, esperto di calcio o meno, sarebbe venuto in mente, ad inizio stagione, di nominare il Carpi tra i papabili per la promozione, neppure passando dai play off. E, invece, l’armata di Castori ha sovvertito ogni pronostico, ponendosi in testa dopo qualche giornata e non abbandonando praticamente più il primo posto, tanto da conquistare la promozione con qualche giornata d’anticipo. Un gioco fatto di pochissimo possesso palla, ma basato principalmente sulla concretezza dell’azione, pochi passaggi per rendersi pericolosi e, il più delle volte, mortiferi grazie a bravi realizzatori, Mbakogu su tutti. Poi una stretta collaborazione tra i reparti e una solida concretezza difensiva, con un Gabriel tra i pali tra i migliori rappresentanti del ruolo, per blindare quanto conquistato. Va in A, alla faccia dei timori di Lotito, per ben figurare, come la vicina Sassuolo sta facendo da ormai due stagioni.

CATANIA 4,5 – Alla luce di quelle che erano le aspettative e le prospettive di questa illustre decaduta, anche se alla fine è arrivata la salvezza, la stagione è stata un completo fallimento. La rosa da categoria superiore avrebbe fatto pensare a ben altro campionato. Invece fin da subito i siciliani hanno dovuto fare i conti con il pantano della bassa classifica, arrivando perfino ad occupare uno dei tre posti per la retrocessione diretta, e da lì, non si sono praticamente mai allontanati in modo deciso e convinto. Pessima la partenza con Pellegrino, migliore il periodo di Sannino, ma reso problematico anche da fattori esterni, come le incomprensioni con il preparatore atletico Ventrone, difeso, invece, dalla società, che hanno portato alla farsa delle dimissioni, fino al finale con Marcolin, che ha vissuto su una vera e propria altalena, con la discesa in zona retrocessione, la difficoltà ad uscirne nonostante i buoni risultati, la risalita fino ad un passo dalla zona play off e la lenta ridiscesa nelle ultime giornate, che ha visto la squadra salvarsi all’ultimo atto del campionato. Stagione da dimenticare in fretta.

CITTADELLA 6 – Una retrocessione diretta, è vero, ma con stile. Una stagione non priva di difficoltà, ma che, comunque, ha visto la squadra fortemente coinvolta nella lotta per non retrocedere solo nell’ultimo quarto di campionato, quando, raggiunte le ultime posizioni, è diventato tremendamente difficile uscirne. Nonostante questo non si è arresa fino all’ultimo ed ha abbandonato le speranze solo all’ultima giornata. Ma, soprattutto, nonostante questo, mai un isterismo da parte di tifosi e società, mai una parola fuori posto, mai un fischio, mai uno striscione di minaccia, mai un assedio agli spogliatoi. Foscarini, che è a Cittadella da un’eternità, non è mai stato in discussione ed ha guidato i suoi fino a quella che, per sua ammissione, è stata l’ultima partita con gli amaranto, alla fine di un ciclo straordinario che qualche anno fa portò a disputare anche i play off. L’Highlander Pierobon tra i pali non è stato sufficiente ed è arrivato il ritorno in terza serie. Tra gli applausi dei tifosi, che solo per questo, meriterebbero un 10.

CROTONE 6 – Alla luce dell’ottimo risultato dell’anno scorso, quando arrivò ai play off, il risultato di questa stagione è da ritenersi molto deludente. In realtà fu quello straordinario, mentre questa stagione è stata, tutto sommato, in linea con le aspettative. Il Crotone resta una bella realtà, allenata da un ottimo allenatore come Drago, in grado di lanciare giovani dal sicuro avvenire. Quest’anno è toccato a Torregrossa, attestatosi tra le posizione più alte della classifica marcatori. Il Crotone ha lottato fino alla fine per non retrocedere e per sfuggire ai play out, riuscendoci all’ultima giornata, grazie ad una serie di buoni risultati negli ultimi turni. Salvezza, comunque, meritata.

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FROSINONE 9,5 – Altra stagione capolavoro. E per di più, in questo caso, da parte di una neopromossa. Mai nessuno avrebbe potuto preventivarlo a inizio campionato. Solo Lotito nei suoi incubi più agitati. Organico di buona qualità, non snaturato rispetto alla promozione dalla Lega Pro, con individualità di sicuro valore, come Ciofani, Paganini, Frara e Dionisi, solo per fare alcuni nomi, fin da subito si è segnalato tra i protagonisti del campionato. Fin dagli albori della stagione i laziali hanno lottato nelle posizioni alte della classifica, arrivando anche al primato solitario alla 9^ giornata. Poi qualche alto e basso, con discese ai limiti della zona play off e risalite, fino all’accelerata finale, quando gli occhi erano puntati sulle difficoltà del Bologna a rintuzzare gli attacchi del Vicenza. Nelle ultime giornate i gialloblu hanno messo la freccia e inferto una vibrante sferzata al campionato, culminata nella vittoria nello scontro diretto col Bologna, che ha consegnato loro il secondo posto solitario, da cui nessuno è stato più in grado di smuoverli fino alla fine. Capolavoro di Stellone, fin qui onesto allenatore nelle categorie inferiori, che nel giro di due stagioni si è imposto in tutto il suo valore.

LATINA 5 – Le premesse erano per una stagione ben diversa, visto lo splendido exploit della scorsa stagione che aveva portato i nerazzurri ad un passo dalla serie A, tanto che alle griglie di partenza era accreditata tra la squadre che avrebbero lottato per la promozione. Invece, fin da subito, nonostante la presenza in panchina di un allenatore esperto come Beretta, le difficoltà sono apparse tante e il cammino si è fatto complicato e tortuoso. A ben poco è valso il cambio in panchina, con l’arrivo di Braglia e, anzi, la squadra è arrivata a toccare gli ultimi posti della classifica. Solo l’arrivo di Iuliano è sembrato dare la sferzata giusta che ha permesso di inanellare una seri di importanti risultati nel finale di stagione, utili per raggiungere una tribolata salvezza, conquistata all’ultima giornata.

LIVORNO 5,5 – Era una delle illustri decadute dalla A, da cui, sicuramente, ci si aspettava un po’ di più. Campionato d’alta classifica per quasi tutta la stagione, è vero, ma, alla fine, l’obiettivo minimo, che era la partecipazione ai play off, è stato fallito. Un Livorno che è andato a folate per tutta la stagione, alternando periodi di buon calcio e buoni risultati ad altri di risultati inaspettati e cocenti sconfitte. Decisioni anche un po’ cervellotiche hanno portato a due cambi d’allenatore, forse neppure così indispensabili, come poi ha dimostrato il risultato finale: Gautieri ha sicuramente deluso le aspettative, soprattutto riguardo al gioco e alla personalità della squadra, ma, comunque, stava gestendo una squadra in piena zona play off; Gelain ha avuto una promozione inaspettata, e, comunque, non è riuscito a cambiare il trend della squadra e, alla fine, ha pagato il fatto di non essere mai entrato nei cuori di tifosi e società; Panucci è stato, forse, l’azzardo finale, non avendo mai, davvero, allenato come primo allenatore. Ha provato a trasmettere la sua grinta e la sua personalità, ma, alla prova del nove, ha fallito, perdendo l’ultima partita, quasi una finale, con un Pescara dato in crisi e con un allenatore nuovissimo ed uscendo, così dal tabellone dei play off.

MODENA 5 – Altra delusione del campionato. La scorsa stagione aveva fatto una rimonta strepitosa nella seconda parte del campionato, che l’aveva portata fino alla semifinale play off. Questa premessa, la squadra rafforzata e il manico che restava sempre quello, il decano degli allenatori di B, quel Novellino, esperto in promozioni, avevano fatto porre il Modena tra le squadre favorite di questo campionato ai nastri di partenza. Invece la realtà è stata ben diversa, perché, a parte aver fornito al campionato uno dei suoi capocannonieri, Pablo Granoche, gli emiliani si sono segnalati per un campionato anonimo, molto al di sotto delle aspettative, con, addirittura il coinvolgimento nella lotta per le zone basse della classifica. La cacciata di Novellino a poco è servita, perché il duo Melotti-Pavan non ha inferto nessuno scrollone deciso all’ambiente, anzi, la squadra è entrata in pieno nella lotta salvezza. Il tentativo di sfuggire ai play out ha portato alla farsa finale del richiamo di Novellino prima dell’ultima giornata, col diniego del tecnico per problemi di salute e il riaffido della squadra agli sfiduciatissimi tecnici, che, comunque, almeno, arrivati allo spareggio salvezza, non hanno fallito, riuscendo a far valere il fattore classifica.

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PERUGIA 7 – Un’altra delle neopromosse terribili. Un inizio strepitoso di campionato, con una serie di vittorie consecutive, gli hanno consentito di mantenere la testa solitaria della classifica fino alla 7^ giornata. Poi un campionato da protagonisti, veleggiando sempre, comunque, nelle posizioni alte della classifica, proponendo all’attenzione di tutti individualità come Falcinelli e Parigini e sfruttando, anche, la voglia di riscatto di giocatori come Lanzafame prima e Ardemagni poi. La conquista dei play off è stato il giusto coronamento della bella stagione, col rimpianto di essere usciti subito al preliminare, con il Pescara, nonostante potesse sfruttare il vantaggio di giocare la partita secca in casa. Così il tecnico Camplone, che ha fatto, comunque, un ottimo lavoro, ha dovuto ingoiare il boccone amaro della sconfitta nel derby casalingo con la figlia, ultras del Pescara.

PESCARA 8 – Il voto è un po’ una media tra un campionato giocato comunque sempre lottando nell’alta classifica, ma con alti e bassi che non hanno mai consegnato il tecnico Baroni all’amore di tifosi e società, rapporto culminato con l’esonero all’ultima giornata, quando la sconfitta col già retrocesso Varese sembrava aver compromesso la partecipazione agli spareggi promozione, e i play off giocati, invece, da autentici protagonisti. Si può, quindi parlare, di un Pescara di Baroni, buono ma non entusiasmante, e di uno di Oddo, quasi esaltante nel suo cammino che, dopo aver vinto la “finalina” per l’ingresso nei play off con il Livorno all’ultima giornata, ha ribaltato due volte la classifica agli spareggi, prima nella partita secca del preliminare con il Perugia, e poi nel doppio confronto con il Vicenza. Giunta alla finale, ha, comunque, lasciato un’ottima impressione, non perdendo mai, ma uscendo per colpa di due pareggi che hanno fatto pesare il suo 7° posto finale contro il 3° del Bologna, promosso. Ma la traversa di Melchiorri al 95′ del ritorno grida ancora vendetta…

PRO VERCELLI 6 – Stagione, tutto sommato, positiva per un’altra delle neopromosse. Una stagione a due vie, con un inizio molto positivo, fatto di risultati importanti, con la partecipazione, anche, alla lotta per le posizioni di alta classifica, ed una seconda parte fatta di tante difficoltà, che l’hanno vista invischiata anche nella lotta per non retrocedere. A far da spartiacque la sfortuna e, più precisamente, quella che ha falcidiato, con infortuni anche lunghi, una rosa fatta di giocatori anche di qualità, basti pensare allo specialista di punizioni Ronaldo, che, nel suo momento migliore, si è fatto male, saltando quasi tutta la stagione o il bomber Marchi, che, in piena lotta per il posto di capocannoniere, si è rotto il tendine d’Achille, chiudendo la stagione in anticipo. Con la prima linea praticamente spuntata, il buon Scazzola, intelligentemente confermato fino a fine stagione, è riuscito a portare in porto almeno una seppur tribolata salvezza, senza ricorrere al pantano degli spareggi.

SPEZIA 6,5 – Gli aquilotti hanno disputato una delle migliori stagioni della loro lunga storia. Eppure resta il rimpianto per la gestione di alcune situazioni che ha dato l’impressione di un’occasione gettata via. Basti pensare al ritiro estivo, concluso senza un preparatore atletico, che ha consegnato una squadra ai nastri di partenza non esattamente in forma e che, per questo motivo, ha perso importanti punti nelle prime giornate, o il mercato invernale, che ha portato ad una piccola rivoluzione, ai più apparsa superflua, che ha reso necessario un periodo di ambientamento, pagato, ancora una volta, in termini di punti. Per non parlare del preliminare dei play off da giocare in casa, consegnato all’Avellino dopo una battaglia protratta fino ai supplementari, ma con gli avversari in 10 dal primo tempo. Detto questo, promossi a pieni voti quelli che sembravano azzardi, un mercato fatto di tanti nomi di giocatori semisconosciuti provenienti dall’area dei Balcani, e la scelta di puntare ancora su Catellani, nonostante la brutta stagione passata, che, infatti, è diventato uno dei capocannonieri, e, soprattutto, l’affidamento della squadra ad un tecnico concreto e di personalità come Bjelica, che, da completo neofita della seconda serie italiana, ha conquistato presto i riflettori ed è diventato un idolo della Curva. Se la società capirà che, stavolta, si può partire da una buona base, senza fare le solite rivoluzioni epocali, il futuro dei liguri potrebbe essere molto roseo.

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TERNANA 6 – Stagione di alti e bassi. Un allenatore d’esperienza come Tesser ha giocato, sicuramente, un ruolo importante in una stagione in cui i tifosi rossoverdi hanno prima sognato e poi temuto. Questo perché nella prima parte di stagione la Ternana ha saputo inanellare una serie di buoni risultati che l’hanno portata a lottare per un posto nei play off, conteso, a più riprese, grazie ai gol di Avenatti e Ceravolo. Nella seconda c’è stata una lenta e inspiegabile discesa verso il basso che l’ha portata fino alla zona play out, da cui è riuscita a sfuggire solo nelle ultimissime giornate, e con non poca difficoltà.

TRAPANI 5 – Stagione da cui i tifosi siciliani si aspettavano sicuramente di più. Dopo la bella prestazione, da neopromossa della scorsa stagione, quando lottò fino alla fine per un posto nei play off, si pensava che l’esperienza potesse garantire un campionato tranquillo, con qualche velleità, anche solo per il fatto di essere riuscita a trattenere il bomber Mancosu. E, invece, proprio come quella del bomber, la stagione del Trapani è stata piuttosto magra di soddisfazioni: la partecipazione alla lotta per le posizioni alte della classifica è durata solo per una breve parte del campionato, poi è cominciata una lenta involuzione da cui, praticamente, la squadra non è più uscita. Mancosu ha preso la via di Bologna e si è provato a dare una sferzata con il difficile addio a Boscaglia per il sanguigno Cosmi, che ha saputo, però, solo parzialmente scuotere l’ambiente, che presto di è riassestato su livelli bassi. Alla fine è arrivata una salvezza, trovata con una giornata d’anticipo.

VARESE 4 – Stagione disastrosa, sotto diversi aspetti. Iniziata neppure troppo male, con qualche risultato ben piazzato che le ha permesso di occupare per qualche giornata la parte alta della classifica, presto sono comparsi tutti i limiti di una squadra con, innanzi tutto, grossi problemi societari ed economici. I 5 punti di penalità non hanno certo aiutato una squadra mal assortita, che, pian piano ha perso posizioni su posizioni fino a raggiungere il fondo della classifica. La farsa dell’assunzione di Dionigi per sostituire Bettinelli, lasciandogli solo due giornate giocate nel giro di 3 giorni per venire giudicato e, conseguentemente, esonerato, per richiamare il vecchio tecnico, è stata solo un’altra dimostrazione dello stato confusionale vigente a Varese. Poi, a peggiorare le cose, è finita la pazienza di tifosi e si è arrivati al vergognoso episodio del campo devastato prima della partita con l’Avellino. Retrocessa con abbondante anticipo, ora lotta per riuscire, almeno, a sopravvivere.

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VICENZA 8,5 – Stagione a dir poco straordinaria, soprattutto se si tiene conto delle premesse. Ripescata dopo il fallimento del Siena, praticamente a ridosso dell’inizio del campionato, si vede catapultata in una realtà superiore, con una rosa allestita per la Lega Pro. Si vede costretta a correre ai ripari in tutta fretta, grazie ad una breve appendice di campionato concessa solo a lei, quando ormai il meglio sembra essere stato distribuito. E invece, in queste condizioni precarie, viene confezionato un piccolo gioiello che deve solo arrivare nelle mani giuste. Tolta a Lopez, che non la riesce a valorizzare e la fa latitare nella parte bassa della classifica, arriva in quelle di Marino che la trasforma in un meccanismo perfetto, che, pian piano scala il campionato e arriva a lottare, addirittura, per la promozione diretta. Ritonifica giocatori che sembravano persi, come Moretti e Di Gennaro, lancia un bomber assoluto, che sarà uno dei capocannonieri, come Cocco, costruisce un insieme che esprime un calcio bello, efficace e divertente. Fallisce solo al passo finale, superato dal Pescara nelle semifinali play off. Resta da pensare cosa avrebbe potuto fare avendo tutto il tempo di preparare la stagione dall’inizio.

VIRTUS ENTELLA 5,5 – L’unica delle neopromosse a non disputare una stagione soddisfacente, ma, soprattutto, l’unica che torna immediatamente in Lega Pro. Stagione strana quella disputata dai liguri, non certo brutta, ma neppure positiva, soprattutto alla luce del risultato finale. Probabilmente ha pagato molto l’inesperienza per la serie. Un inizio piuttosto tranquillo con l’attestazione a metà classifica, anche alla luce di un buon mercato che ha visto l’arrivo di Mazzarani e Sansovini. Poi un lento calo, fino a venir coinvolta nella lotta per non retrocedere. Si sperava che l’arrivo di Sforzini e Cutolo, a fronte della partenza dello stesso Sansovini per Pescara, potesse dare una sferzata alla stagione, ma, in realtà, ha solo regalato qualche buon risultato (vedi la vittoria nel derby con lo Spezia) e poco altro, come neanche la dolorosa sostituzione del tecnico della promozione, Prina, con Aglietti, è riuscita a fare, tanto che alla fine è arrivata la partecipazione ai play out, con lo svantaggio della classifica. E qui il peso dell’inesperienza si è fatto ancora una volta sentire, soprattutto nella partita d’andata, quando, portatasi in vantaggio di 2 reti non è riuscita a mantenere il risultato ed ha concluso con un pareggio, poi fatale nel computa finale. Da 10, invece, l’impegno nel sociale portato avanti per tutta la stagione.

VIRTUS LANCIANO 6 – Stagione neppure lontana parente di quella splendida dello scorso anno, in cui per lunghi tratti dominò la classifica, al punto da meritare l’interesse anche della stampa estera. Un andamento piuttosto anonimo, mai realmente implicata nella lotta per la promozione, mai davvero invischiata nella lotta per non retrocedere. Senza infamia e senza lode. Qualche buon giovane, come Cerri, offerto alle cronache, i soliti Mammarella e Piccolo su livelli alti, e poco più. E’ stata l’altra squadra, assieme al Bari, che già a 2 giornate dalla fine aveva finito il campionato, non avendo più obiettivi per cui correre.

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