“And the wInter is…”: il pagellone nero&azzurro 2014/2015

Inter 2014-15 logo

E’ terminata l’ennesima annata balorda, in religiosa attesa ovviamente della prossima: sarà ‘repulisti’ totale o molte di questi volti li rivedremo ai nastri di partenza del ritiro di Brunico? Nell’attesa, ecco il (semi-serio) pagellone nerazzurro.

Reparto per reparto, giocatore per giocatore, tecnico per tecn… ahem, due bastano e avanzano in effetti… Dicevamo: ecco tutti i voti del 2014/2015 interista, un altro anno a tinte nere più che azzurre. In attesa del prossimo che, inevitabilmente, non potrà lavarsi completamente le mani di questa annata e qualcosa dovrà pur salvarne. Già. Ma cosa?


PORTIERI

S. HANDANOVIC 6,5: Samir, undici centimetri, pardon, metri di piacere. A guardare solo dal dischetto, è il numero uno al mondo: poi, però, alterna prestazioni-monstre a due-tre topiche mica da ridere, forse adagiandosi alla mediocrità della retroguardia che lo protegge. Rinnovo o saluti? Lui sceglie la via di mezzo, il mal di pancia, e scontenta tutti. E, per paradosso, alla fine rimarrà.

J. P. CARRIZO 5,5: A differenza del primo anno, quando nelle poche occasioni concesse aveva alternato numeri da circo e un paio di papere clamorose, stavolta rimarrà negli occhi solo la prestazione di Wolfbsurg che ha, da sola, affossato i sogni europei nerazzurri. Dimostrando perché sia, al massimo, un ottimo secondo portiere ma pure un rimpiazzo non sempre affidabile. 

T. BERNI s.v.: Zero presenze e tanto ‘lavoro oscuro’, prezioso nello spogliatoio. Una volta tanto -stando alle cronache- pare un’espressione non campata per aria. Quasi quasi meritava una chance al posto del collega argentino.

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DIFENSORI

JONATHAN s.v.: Il ‘Divino’, il campo non lo vede quasi mai causa infortunio. E, al di là delle facili ironie, quasi quasi è mancato a questa Inter mediocre. Non è mai un bel segnale se hai bisogno di Jonathan ma, tenendo presente l’apporto (in termini di gol e assist) del brasiliano con Mazzarri, delle due l’una: o l’inconsistenza dei terzini in rosa o la difficoltà di avere la nomea di ‘bidone’ e invece svolgere quantomeno il proprio compito onestamente. In estate saluterà, senza risolvere il dubbio.

JUAN JESUS 4,5: La peggiore stagione da quando è all’Inter. Inspiegabile (fatti salvi gli scossoni per il cambio di modulo) l’involuzione. Avrebbe mezzi fisici rari in Serie A ma, si sa, la potenza è nulla senza un po’di cervello. E’ ironico che, di questa Armata Brancaleone, sia uno dei pochi realmente attaccato al nerazzurro e desideroso di affermarsi con questa maglia. Ma il continuo ripetersi dei JJ-moments (distrazione clamorosa, seguita da un recupero folle che il 50% delle volte strappa applausi e l’altro 50% strappa un ‘giallo’ e sacramenti) mette in dubbio il suo futuro ad Appiano. 

M. ANDREOLLI 6: Poveraccio. Anche per via dello scarso minutaggio è il meno peggio nel pacchetto arretrato ma, fosse stato schierato con più frequenza, avrebbe nettamente staccato la concorrenza. Che l’Inter non debba ripartire da lui per ricostruire sulle macerie è una cosa: ma l’ostracismo di ben due tecnici che mai hanno provato a dargli fiducia anziché insistere con la ‘fiera degli orrori’ fa riflettere. Tornerà in provincia, alla ricerca delle titolarità che merita e, forse, anche dell sua dimensione.

H. A. CAMPAGNARO 5: Caduto in disgrazia col suo mentore (Mazzarri), era già un ex nerazzurro a novembre. L’arrivo di Mancini l’ha tolto dal dimenticatoio e, per qualche gara, è sembrato la toppa giusta alle falle a destra, come faceva da giovane. E’ durata poco. Del suo biennio in nerazzurro resteranno i primi due mesi, quando ha sfoderato prestazioni da Nazionale e ha messo il museruolo alla Juventus di Conte. Ma era un fuoco di paglia.

N. VIDIC 5,5: Chissà, Lui, al contrario dei compagni di reparto, invece è andato migliorando nel corso dei mesi e ha finito da quasi-titolare. Il problema, anzi i problemi, sono che a) ha vissuto un avvio da incubo che nessuno si aspettava e, complice il cambio in panchina, è passato in poco tempo da uomo-immagine, e da veterano acquistato per fare il leader, a reietto. Cosa l’attende? Dopo un anno (balordo) di ambientamento, noi gli daremmo ancora fiducia; l’età non risparmia nessuno, ma non si diventa nemmeno dei brocchi dall’oggi al domani.

D. SANTON 6: Mistero puffo. Anzi, no: il ragazzo è cresciuto e i primi due mesi di Pinetina 2.0 hanno confermato che si può fare affidamento su di lui. Poi è scomparso misteriosamente dai radar (solamente motivazioni fisiche o Mancini ha cambiato idea anche su di lui?) ma in questo caso va bene essere ottimisti: dovrebbe essere uno dei pochi punti fermi anche nel 2016. L’ex Bambino, dal canto suo, non dovrà però limitarsi al compitino.

DODO’ 5: In estate pareva dovesse spaccare il mondo e, invece, il flop è stato fragoroso. Non solo per demeriti suoi, vista anche l’età e la collocazione tattica che suggerirebbe di evitargli come la peste la fase difensiva: con Mancini è diventato ‘desaparecido’ e poi un forfait ha tolto dall’imbarazzo il tecnico dal trovare scuse per non schierare uno dei più esosi acquisti dell’estate. Conviene ancora puntare su di lui o Riccioli Neri ha già fatto il suo tempo in Italia? E, se no, chi gliela spiega a Thohir la minus-valenza?

A. RANOCCHIA 5: Capitano, mio capitano: come mai capitano tutte a te? E come mai alcuni club esteri e pure Conte (‘illo tempore’ alla Juventus) ti cercava e continua a convocarti in Nazionale? Sia come sia, vive una stagione orribile pure lui, con la scusante di illudere di essersi ripreso tra una disgrazia difensiva e l’altra, oltre che di soffrire forse il ‘peso’ della fascia appartenuta a Zanetti e Cambiasso. Sarebbe il caso, per lui e per l’Inter, di cambiare aria ma la società non ne mette in dubbio permanenza e gradi da capitano: giusto così se crede nel n.23, ma forse sarebbe anche il caso di pensare a un Piano B in caso di ripensamenti.

FELIPE s.v.: Arrivato per una sorta di stage, ha un’occasione e mezza per mettersi in mostra e infatti praticamente non ci riesce. Mancini potrebbe farne a meno l’anno prossimo ma, dato l’ingaggio e il parametro zero, magari una chance come back-up ai titolari potrebbe anche meritarla.

D. D’AMBROSIO 5: Vedi Torino e poi muori. D’invidia. Se i primi sei mesi del napoletano a “San Siro” avevano sollevato il dubbio che Ventura, come Mazzarri, è uno che sa tirare il sangue fuori dalle rape, il primo anno completo in nerazzurro conferma i (tanti) limiti dell’esterno che, pure, aveva cominciato con due reti in Europa League. A onor del vero, non si ricordano orrori da parte sua, ma pure si fa fatica a ricordare cross degni di questo nome. Tempo e mezzi tecnici sarebbero pure dalla sua parte ma dà l’impressione dell’ennesimo caso di ‘sansirite’ acuta la cui convalescenza è senza fine e si chiama ‘mediocrità’.

I. DONKOR s.v.: Qualche uscita da titolare: in una strappa anche qualche applauso (lui che è centrale viene schierato esterno d’emergenza) poi affonda con tutta la squadra a Sassuolo e viene pure espulso. Non il miglior modo per entrare nel mondo dei grandi. Discreto prospetto della ‘Primavera’, andrebbe rivisto e forse è uno di quei casi in cui, davvero, sarebbe utile un anno di apprendistato per capire cosa farne.

Y, NAGATOMO 5: “Un infortunio lo manda KO sul più bello: bello si fa per dire, dato che il ‘picco’ è stata l’imbarcata interna col Cagliari che, sostanzialmente, ha deciso la sorte di Mazzarri e in cui il giapponese era capitano per l’eccezione e si è fatto anche espellere. Dov’è finito l’esterno sinistro che, solo l’anno prima, era il goleador tra i difensori e sfidava i migliori assist-man della Serie A? Nel suo caso, l’addio alla difesa a 3 potrebbe significare l’accantonamento e i saluti. Senza tanti rimpianti, ma pure col dubbio irrisolto di quale fosse il vero Nagatomo.

F. DIMARCO s.v. – Frase fatta: di lui si dicono grandi cose in ‘Primavera’. E, tuttavia, a differenza di altri prospetti della formazione di Vecchi, ha esordito giusto per onore di firma. In un’altra Inter, in un’altra contingenza storica, forse avrebbe più chance di essere aggregato alla prima squadra e giocarsela con i (non irresistibili) concorrenti. E’ uno dei pochi talenti che Mancini dovrebbe provare a coccolarsi senza per forza cedere al fascino dell’esotico o della fantomatica “esperienza internazionale” di qualche bollito.

I. MBAYE s.v. – Sacrificato all’altare del bilancio per nemmeno una cifra esorbitante, veniva da una buona stagione a Livorno e da alcune prestazioni mediocri in nerazzurro. E’ andato a Bologna accompagnato dalle frecciatine del procuratore verso la ex squadra e, con la promozione dei felsinei, sarà riscattato automaticamente. Pare un predestinato ma, forse, in questo caso la società potrebbe non aver sbagliato nel mollarlo (sopravvalutato?) se gli altri giovani in rosa si mostreranno migliori di lui. E se mai esordiranno, ovvio. 

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CENTROCAMPISTI

M. KOVACIC 6: Pietra dello scandalo. Amato e criticato, pilastro del progetto ed esubero, campione del futuro o moneta di scambio del presente. Sballonzolato per il campo da Mazzarri e Mancini, ha vissuto un anno all’insegna degli estremi e pure dei loro opposti. Trova per la prima volta, con continuità quel gol che gli mancava, poi l’arrivo di Mancini lo deprime un po’ e alterna qualche grande gara a tante prestazioni fatte delle solite piroette sul posto e stucchevoli appoggi all’indietro. Cosa farne? La crisi imporrebbe di ricavarci il massimo e venderlo (non svenderlo) ora, il cervello suggerirebbe di puntarci ancora: senza costruirgli la squadra attorno dato che pochi ’94 nel mondo hanno questo privilegio, ma senza nemmeno mortificarlo in ruoli che non sente suoi. Va bene la flessibilità, ma c’è un limite a tutto… P.S. Noi lo terremmo ancora un anno: se è forte, esploderà; e se non lo è, un talento fulgido come il suo non si svaluterà certo nell’arco di due sessioni di mercato.
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F. GUARIN 6,5: Incredibile. Uno dei pochi miracolati dalla cura-Mancini: dopo metà stagione mediocre e che sembrava aver annullato il bonus accumulato nei mesi precedenti, ecco che il colombiano dimostra per la prima volta un po’ di disciplina tattica, qualche volta anche con la fascia di capitano al braccio, qualche gol decisivo e tanta grinta che, unita alle doti tecniche, oramai manca dall’addio di Stankovic. Il problema ora è questo: lasciarsi sedurre da questa nuova versione di Guarin (finché dura) o non lasciarsi fregare e approfittare, per paradosso ora che pare tornato utile alla causa, per venderlo bene come invece non era stato possibile quando lo si voleva invece sbolognare. Misteri e contraddizione di Casa Inter.
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K. KUZMANOVIC 5,5: Ti-tic, ti-toc, ti-tic, ti-toc: il ‘tiki-taka’ al rallentatore in salsa serba. Per lui vale, col copia-e-incolla, quanto detto l’anno precedente. Per impegno, duttilità e disponibilità meriterebbe di essere titolare (e ha il merito di trovare anche il primo gol interista): ma, davvero, oltre un onesto lavoro di interdizione e qualche elementare apporto alla manovra, può dare poco alla causa. Una grigia sufficienza per lui, poco adatto all’Inter che verrà ma, forse, pienamente in linea con la Beneamata degli ultimi due anni. Quindi pienamente parte del progetto, in fondo, in fondo…

G. MEDEL 6,5: Il progetto tattico, forse, era quello di schierarlo come nel Cile, centrale della difesa a tre. Non sarebbe stata una soluzione così campata in aria per Mazzarri. Che, invece, ne ha fatto il perno del suo 3-5-2 col ‘Pitbull’ che un regista non è, attirandosi critiche anche per l’investimento non certo di secondo piano fatto per lui da Ausilio.  Con Mancini avrebbe dovuto finire nelle segrete di Appiano, dimenticandosi la maglia da titolare: e invece è stato uno dei fedelissimi. Perchè? Perché Medel, in quelle poche cose che fa fare, ha pochi rivali nonostante qualche episodico passaggio a vuoto. A volte si sbatte anche per due e per tre e, inserito nel giusto contesto tattico, potrebbe anche diventare fondamentale. Chiedetegli pure di fare il regista difensivo, ma non di essere quello che tocca più palloni di tutti a centrocampo: proprio quello che gli è capitato di fare nell’Inter 2015/2016…

J. OBI 5,5: Poche presenze: pareva l’ennesima annata destinata all’anonimato o a qualche prestito nel mercato di gennaio. E invece, per uno dei pochi prodotti delle precedenti ‘Primavere’ in rosa, il gran gol nel derby e qualche prestazione in cui si è calato, per necessità, nei panni del terzino pur di giocare, sono valsi la conferma in un’Inter spesso in affanno (numerico e qualitativo) a centrocampo. Non ha fatto l’atteso salto di qualità e il suo futuro pare lontano da Milano: peccato, perché quantomeno a livello di intensità agonistica potrebbe dare lezione a più di qualche compagno pur essendo meno dotato tecnicamente.

A. GNOUKOURI 6,5: Una sorpresa, un po’ annunciata. Sorpresa perché viene gettato nella mischia in un derby e risponde non solo ‘presente’ ma lo fa pure a voce alta. Annunciata perché è uno dei ‘canterani’ (assieme a Bonazzoli, Puscas, Palazzi, Dimarco e Camara) di cui si continua a parlare bene, nonostante sia tra i più giovani (classe ’96): in questo solo l’Inter ha battuto la concorrenza di altre squadre, schierando più volte un giocatore appena maggiorenne al pari dei titolari José Mauri e Donsah). Tutto bene? Nì: perché, poi, Mancini non lo schiera quasi più, nemmeno quando la stagione è andata a ramengo e rimane il dubbio che la Pinetina non è mai stata e mai sarà un paese per giovani. Tanto per dire, il suo nome è accostato in varie trattative in cui dovrebbe fungere da ‘moneta di scambio’. Forse non è nemmeno un fenomeno ma, se le cose stanno, così chiudete pure il settore giovanile.

M. BROZOVIC 6: Arrivato come ‘colpo’ di mercato, nonostante la giovane età, ha vissuto sei mesi a due facce. L’impatto è stato devastante, poi da fine marzo è andato in calando e qualcuno ha subito cominciare a storcere il naso. Al di là dell’isteria di massa (in un senso o nell’altro), è atteso dal primo, vero anno in nerazzurro: visto il costo del cartellino si presume che sia uno dei nomi da cui Mancini ripartirà anche se certo il suo apprendistato è appena agli inizi. In teoria avrebbe tutto (gamba, età, confidenza col gol, duttilità) per affermarsi ma resta da capire se la flessione primaverile sia conseguenza della preparazione, della mediocrità dell’Inter, di una fisiologica necessità di ambientamento. O, almeno, è quello che sperano a Milano.

HERNANES 6,5: Come tanti suoi compagni, è uno di quelli che vive una stagione da Giano Bifronte: nel caso del brasiliano, la metà vincente è la seconda, anche se pure con Mazzarri era stato decisivo in un paio di occasioni. Tuttavia è con Mancini (ma anche con la contestuale bocciatura di Kovacic, il superamento dei suoi problemi fisici e l’impiego del 4-3-1-2 col ritorno sulla trequarti) che il ‘Profeta’ ha dato vita a due mesi di fuoco: gol, grandi giocate e un rendimento che si era visto solo nei primi tempi laziali. L’età suggerirebbe che è maturo per prendere in mano la squadra e, visti i 20mln sborsati da Thohir (il primo, grande investimento dell’indonesiano), sarebbe anche il caso. Restano le incognite legate alla salute e all’umore che spesso lo frega (lacrime comprese). L’impressione è che si debba puntare su di lui o tocchi venderlo cercando di rientrare della notevole spesa: un altro anno tra panchina e infermeria sarebbe un colossale fallimento per l’Inter come per lui.

R. KHRIN s.v.: Partito come riserva dei titolari, si pensava avrebbe avuto più spazio con Mazzarri vista anche l’inconsistenza, a volte, di chi gli stava davanti. E invece nulla: così è emigrato in Spagna a gennaio per retrocedere con il Cordoba e, presumibilmente, non farà parte del progetto di Mancini. Giocatore mai banale, ordinato anche se privo di effetti speciali: meriterebbe più spazio e forse la storia con l’Inter è alla fine, accasandosi definitivamente proprio in Spagna.

Y. M’VILA 4,5: Flop gigantesco, ma non solamente per colpa sua, va detto. Prima il lungo tira-e-molla estivo (non si è mai capito se fosse il preferito di Mazzarri o sia stato imposto al tecnico), poi i problemi fisici e, infine, il trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato con la sua inconsistenza che rimane negli occhi a chi ha assistito agli scempi autunnali dell’Inter. Saluta la comitiva già a gennaio e, per fortuna di Ausilio, praticamente senza aver pesato sule casse sociali. Tuttavia, c’è l’impressione di un gran pasticcio: forse M’vila è già in fase calante a 25 anni ma noi lo ricordiamo tra i migliori centrocampisti francesi della sua leva: qualcosa dev’essere andato storto, ma vai a capire cosa.

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ATTACCANTI

R. PALACIO 6,5: Dr. Jekyll e Mr. Hyde anche lui: a Mazzarri mancano anche i suoi gol e fino a dicembre è un calvario. Manca il suo svariare sul fronte d’attacco, ma pure i gol: pare un pensionato e, invece, ritrovando una discreta forma fisica, mostra quantomeno di non essere da buttare e si risveglia in primavera. Troppo tardi, forse, ma in tempo per far capire che, se non da titolare, un posto in questa Inter lo reclama ancora: anche per quell’oscuro lavoro che, praticamente, pochi in Italia sanno fare come lui. Encomiabile per l’impegno, ha avuto la sfortuna di giocare in un’Inter declinante, ma avrebbe tranquillamente potuto far rifiatare i titolari in quella del Triplete.

M. ICARDI 7,5:  Al di là delle critiche sul fatto che partecipi o meno alla manovra; messe da parte le stucchevoli parole di chi lo descrive gossipparo e twitter-addicted (come qualsiasi ventenne peraltro, e comunque non si hanno notizie di serate in discoteca, allenamenti saltati visto che pare tutto campo e famiglia); posto che avrebbe anche potuto segnare di più; ebbene, detto tutto questo, era da tempo che l’Inter non aveva un capocannoniere e questo certifica certamente l’oculatezza nell’investire anzitempo su di lui e la crescita esponenziale, anche tra intoppi e in un contesto tecnico non eccelso. C’è chi lo venderebbe: bene, ma a non meno di 45 milioni viste le cifre assurde (e spesso immotivate) che circolano per molti comprimari. Appurato che rimane, toccherebbe che si facesse carico anche di quelle veci da leader che a molti altri mancano (fa nulla che è un ’93) e giocasse anche di più per la squadra. Entrare nella storia degli attaccanti argentini -e riconquistare la fiducia del ‘Tata’ Martino che pare colpevolmente prevenuto- ora dipende solo da lui.

P. D. OSVALDO 6: La cosa buffa, ammesso ce ne sia una, è che avrebbe fatto comodo a Mancini, in ottica presente e futura, uno come lui: per qualità tecniche, per l’affarone fatto ingaggiandolo, per l’età e l’attaccamento dimostrato alla maglia nei pochi mesi ad Appiano. Chissà se un giorno verrà fuori il non-detto che ha portato al fattaccio di Torino, dal momento che non ci crede nessuno che, dal nulla, l’ex giallorosso abbia deciso di mandare tutto in vacca. condendo la sceneggiata con le mani addosso a Mancini. Il voto, in fondo, è per quanto mostrato sul campo. Nel momento in cui Palacio non segnava, Shaqiri non poteva sobbarcarsi l’attacco sulle sue spalle, Podolski cominciava a mostrare quanto bagnate fossero le sue polveri e Mancini non dava chance a Bonazzoli&Puscas, la classe e -ma si!- pure la testa calda di Osvaldo avrebbero fatto comodo. Un’occasione persa per tutti. Amen.

L. PODOLSKI 5: Criticarlo sarebbe sparare sulla Croce Rossa, anche perché impegno, spirito di gruppo e voglia di ‘far funzionare’ la cosa non gli sono mancate. Solo che molti, Mancini in primis, pensavano di trovare un’ala pronta al 4-2-3-1, ruolo che era nelle corde di Poldi forse da giovane, non ora. Va anche detto che pure da punta ha fatto sfracelli, in senso negativo, e di lui si ricordano più le reti sbagliate: si congeda però con la perla di Udine e la sensazione che, con qualche anno di anticipo e una migliore forma fisica, avrebbe potuto davvero fare comodo, sia per il suo trasformismo tattico sia per il carattere, indubbiamente gioviale e che l’ha portato a farsi benvolere dai compagni senza atteggiamenti divistici o richieste di titolarità (peraltro immotivate già dopo un mese). Ma si, meglio lasciarci così, da amici, senza rancore.

G. PUSCAS s.v.: Per lui vale il discorso fatto da Bonazzoli: è stato (giustamente, a nostro avviso) sottratto a una ‘Primavera’ che volava verso il titolo per essere lanciato e provato tra i grandi e ha finito la stagione in panchina nonostante, in più di un’occasione, avrebbe potuto far rifiatare qualche titolare. Nonostante Bonazzoli sia più giovane di un anno e sia anche più sponsorizzato dalla stampa, potrebbe essere il rumeno il vero ‘craque’, anche perché l’ex compagno d’attacco l’anno prossimo andrà a Genova. Ora sta a Mancini: ci sarà spazio come riserva dei titolari l’anno prossimo o toccherà intraprendere il solito Giro d’Italia?

X. SHAQIRI 5,5: Accolto da eroe (e forse eroe lo è davvero in questa Inter declinante), ha sparato i fuochi d’artificio all’inizio per poi spegnersi, complice anche la volontà di Mancini di accantonarlo: fosse per i ‘motivi fisici’ addotti, non ci sarebbe di che preoccuparsi e toccherebbe attendere serenamente la prima stagione completa dello svizzero per avere una più ampia prospettiva su di lui. L’impressione è che sia meglio sulla trequarti che da esterno, ma la possibile concorrenza di Kovacic ed Hernanes riapre gli stessi interrogativi tattici. Non può sbagliare, e Mancini con lui: l’ennesimo investimento esoso buttato alle ortiche non verrebbe mai perdonato da Thohir.

F. BONAZZOLI s.v.: Vedi Puscas. Con la differenza che lui, almeno inizialmente, aveva avuto più minutaggio e si pensava che, con Mancini, sarebbe aumentato. Niente. Dopo la cessione con la cervellotica formula alla Sampdoria il campo non l’ha più visto. Va bene la possibilità di riacquistarlo, ma è dalla sua cessione che l’Inter avrò le risorse per risanare il budget? E non sarebbe servito uno come lui? Anche in questo caso, ci si fida delle imperscrutabili strategie della società. Ma se si rinuncerà anche a Puscas, allora tornerà il tarlo: a che pro avere un settore giovanile? 

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ALLENATOR…I

W. MAZZARRI 5: Si è già detto tutto e il contrario di tutto. Oggettivamente, la sua Inter è riuscita a diventare involuta dopo il primo anno (costellato anche di cose buone): lui ha sempre detto che il meglio sarebbe dovuto venire, ma hanno giocato a suo sfavore la temperatura dell’ambiente e un gioco soporifero. Chissà, forse avrebbe avuto ragione lui e si sarebbe fatto meglio di Mancini (leggi: almeno l’ingresso in Europa League) ma rimangono tanti interrogativi e l’idea che l’amore col mondo Inter non sia scoccato. Tutto da buttare? No, perché il rinnovo del contratto non l’ha certo imposto lui e la società è la prima colpevole a) di averlo confermato in estate e b) di averlo poi esonerato a metà del guado, dandogli quindi ragione quando parla di “lavoro incompiuto”.

R. MANCINI 5: Se si valutano le motivazioni, la scossa all’ambiente (cosa da non sottovalutare) e la speranza che il suo arrivo possa coincidere con una rinascita, il voto sarebbe positivo. Ma si deve tenere conto anche dei meri fatti del campo e qui, pur con le dovute attenuanti, è un pianto greco: media-punti inferiore al predecessore, continue rotazioni di uomini e moduli, gare-chiave cannate sistematicamente e l’impressione che il tanto applaudito stile ‘british’ con cui si è ripresentato avrebbe dovuto essere accantonato rispetto alla versione del Mancio spietato e spavaldo (sempre sotto il sorriso cordiale che lo contraddistingue) di tanti anni fa quando, con pure un pizzico di fortuna, portava a casa pure le partite impossibili. Troppo fiducioso per il futuro lui, eccessivamente realista ma intenzionato a non allarmare l’ambiente, oppure serenamente rassegnato alla mediocrità che, giorno dopo giorno, ha dovuto scoprire? Il popolo interista si augura almeno che non si tratti della terza eventualità.

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