Basket: un altro grido resta in gola ai reggiani

LA CITTA’ – Reggio Emilia è un posto strano dove vivere, e ve lo dice uno che ci è nato e cresciuto. Città che trasuda di uno spirito contadino e fieramente provinciale, mai intaccato da inutili ambizioni metropolitane, a differenza delle vicine Parma e Modena; un luogo noiosetto, governato dalla tipica testardaggine emiliana, che, alla lunga, paga sempre. “Una città di socialismo e asili”, l’ha definita, a ragione, un mio amico: i reggiani rifuggono dagli alibi comodi, non mollano mai, divenendo a tutti gli effetti la guida silenziosa del Paese. Proprio come la Grissin Bon, che per tutta la stagione ha evitato sterili piagnistei sull’annoso e perenne problema infortuni, costruendo la forza del suo collettivo attraverso l’esaltazione estrema della mentalità “Next Man Up”, avanti il prossimo. Una società fantastica e anticonformista, che, invece di rassegnarsi ad acquistare una comitiva di americani da combattimento, come fanno gli altri, investe più che può sui giovani italiani, affiancandogli due colonne del basket europeo, Kaukenas e Lavrinovic, “fantastici vecchietti” di coach Max Menetti. E’ proprio questo spirito che ha catalizzato l’attenzione dell’intera provincia nelle ultime settimane, uno spirito che riflette meglio di qualsiasi altra cosa la reggianità. Purtroppo, ahimè, da queste parti non siamo affatto abituati al lieto fine. “Una città grigia, operosa, che negli ambiti pop non riesce mai ad eccellere”, proseguiva, ancor più a ragione, il mio amico. A Reggio Emilia la vittoria è sempre lì, a portata di mano, ma per qualche strano sortilegio non arriva mai; per averne una conferma, basta dare un’occhiata alla stagione dell’A.C Reggiana, che nei playoff per la serie B (che i granata sognano da quasi 20 anni) ha prima eliminato 4-2 lo strafavorito Ascoli in trasferta, per poi cadere ai rigori in casa del Bassano.

Squadre che regalano sempre ai tifosi prestazioni al limite dell’incredibile, nel bene e nel male, lottando rocambolescamente per un risultato che gli sembra precluso dal fato, la vittoria. Nonostante la sconfitta, ieri sera il paese si è stretto attorno alla squadra, nella centralissima Piazza Prampolini, rendendo omaggio al gruppo che ha regalato a tutti un anno comunque magico, oltre che l’indiscusso successo morale. Ciò che ci rende davvero grandi, tuttavia, è la consapevolezza di dover imparare dagli errori commessi, uscendo fortificati dalla sconfitta, senza abbattersi. Sassari, dopo una stagione trionfale, si disgregherà in tanti piccoli pezzi, mentre la Reggiana, l’anno prossimo, sarà ancora lì, con lo stesso identico nucleo, pronta a rimettersi alla caccia del sogno tricolore. Testa bassa e lavorare, come abbiamo sempre fatto: prima o poi ce la faremo.

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