Forever Aquile: Marco Rossi, dalla Samp, al Messico, alla rinascita bianconera

marco rossi

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Si torna a parlare di tecnici e stavolta ci si occupa di un allenatore che deve la sua fama prevalentemente alla carriera da calciatore, spesa tra fine anni ’80 e tutti i ’90, con puntate in massima serie, nelle file, soprattutto, di Brescia e Sampdoria. Un’onesta carriera da calciatore seguita da una da allenatore nelle serie minori, ruolo nel quale giunge alla corte dello Spezia, per una stagione, comunque, molto positiva. Questa puntata è dedicata a Marco Rossi.

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LA CARRIERA DA CALCIATORE, TRA SERIE A, MESSICO E GERMANIA – Marco Rossi nasce a Druento, in provincia di Torino, il 9 settembre 1964, e proprio nel capoluogo piemontese comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, in uno dei vivai più floridi del calcio italiano, quello granata. Con il Torino arriva ad esordire in Serie A nella stagione 83/84, in cui incamera due presenze, quindi viene mandato a farsi le ossa nelle serie inferiori. Dal 1984, e per tre stagioni, milita nel Campania (che dal 1986, fino al 1992, assume la denominazione di Campania Puteolana), in C1, quindi passa al Catanzaro, neopromosso in B. Rossi, che ad inizio carriera è un terzino, diventa titolare inamovibile della difesa giallorossa, che da autentica sorpresa del torneo cadetto, fallisce di un solo punto la promozione in A. All’inizio della stagione 88/89 viene prelevato dal Brescia, che milita in B. La prima stagione non è memorabile, perché le rondinelle si salvano solo dopo lo spareggio con l’Empoli, poi una serie di stagioni tranquille fino al 91/91, quando vincono il campionato di B e conquistano la promozione in A. La permanenza in A dura una sola stagione, perché alla fine del campionato 92/93, dopo lo spareggio perso con l’Udinese, i lombardi tornano in B. A fine stagione dopo 164 presenze e 10 gol in 5 campionati, Rossi lascia Brescia per trasferirsi a Genova, sponda Samp, con cui disputa due campionati in massima serie. Durante l’estate ’95, a 31 anni, decide di lasciare l’Italia e si trasferisce in Messico, all’America, dove resta per una stagione, mettendo insieme 17 presenze e 2 gol, prima di tornare in Europa, e più precisamente in Germania, nelle file dell’Eintracht Francoforte, in seconda serie del campionato tedesco. Nel 97/98 torna in Italia, accettando l’offerta del Piacenza, in Serie A, con cui conquista una salvezza, prima di abbandonare il professionismo e trasferirsi tra i dilettanti, disputando una stagione all’Ospitaletto e una al Salò, prima di appendere definitivamente le scarpette al chiodo nell’estate del 2000.

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GLI INIZI DELLA CARRIERA DA ALLENATORE – Appena dato l’addio al calcio giocato, intraprende subito la carriera di allenatore, cominciando dalle giovanili proprio del Salò, per poi passare, nel 2003, alla Berretti del Lumezzane. Nel 2004 viene promosso alla guida della prima squadra, in C1, con cui conquista la salvezza (11°), meritandosi anche la conferma per la successiva, in cui, però, resta fino a marzo 2006, prima di venire esonerato. Nella stagione 2006/07 viene ingaggiato dalla Pro Patria, in C1, dove resta per due stagioni: la prima viene prima esonerato e poi richiamato e conquista un 10° posto finale, la seconda arriva 14°, partecipa al play out contro il Verona, perdendolo, anche se la squadra la stagione successiva verrà comunque ripescata. All’inizio della stagione 2008/09 viene ingaggiato dallo Spezia.

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L’APPRODO ALLO SPEZIA DELLA RINASCITA – Quella a cui giunge Rossi è una società risorta dalle ceneri del fallimento, con il nome di Associazione Sportiva Dilettantistica Spezia Calcio 2008, dopo il campionato di B disputato la stagione precedente, conclusosi, comunque, con la retrocessione. L’impianto societario è, ovviamente, completamente nuovo, guidato da Gabriele Volpi, che ha tutte le intenzioni di riportare la squadra alle serie che le competono, nel più breve tempo possibile. Il primo scoglio è, intanto, risorgere dai Dilettanti, compito, comunque, non semplice. Viene allestita una rosa assolutamente competitiva, affidata, appunto, a Marco Rossi. La stagione tra qualche alto e basso (soprattutto iniziale, dovuta alla fase di ambientamento ad una serie non frequentata da quasi 40 anni), procede in modo positivo, ma si conclude con il secondo posto nella stagione regolare, terminata con 78 punti, frutto di 23 vittorie, 9 pareggi e 4 sconfitte (62 gol fatti, con Lazzaro che si laurea capocannoniere con 24 gol, 27 subiti, miglior difesa del torneo), a 4 lunghezze dalla Biellese promossa. Questo le consente di partecipare ai play off, dove, in semifinale, batte per 2-1 l’Albese, mentre in finale, pareggia ai supplementari con il Casale, vincendo per il miglior posizionamento in classifica. Viene così ammessa alla Puole di Play off tra tutti i gironi della D, con lo scopo di stilare un eventuale classifica di rendimento, non vincolante, da sfruttare in caso di ripescaggi. Viene inserita in un girone a 3 con Fano e Vico Equense, dove arriva, però, seconda, battendo 3-0 in casa il Fano, ma perdendo 2-0 in trasferta col Vico Equense, terminando qui il suo percorso. Nonostante questo, prima della stagione successiva, lo Spezia verrà ripescato per il campionato di Seconda Divisione Lega Pro, dove, però, Rossi non verrà confermato.

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L’ARRIVO IN UNGHERIA – La stagione successiva viene chiamato a campionato in corso dalla Scafatese, in Lega Pro Seconda divisione, da cui viene prima esonerato e poi reintegrato nel giro di poche ore, riuscendo, comunque, a fine stagione, ad ottenere la salvezza. All’inizio della stagione 10/11 viene ingaggiato dalla Cavese, sempre in Seconda Divisione, ma a febbraio è esonerato, con la squadra ultima in classifica. Dall’inizio della stagione 12/13 è alla guida della squadra ungherese dell’Honved. Nella prima stagione ottiene il terzo posto che vale anche la qualificazione all’Europa League, che disputa la stagione successiva, durante la quale, però, ad aprile, rassegna le dimissioni con la squadra 8^ in classifica. Viene richiamato a febbraio del campionato successivo, quello appena concluso, riuscendo a condurre la squadra alla semifinale di Coppa di Lega e ad un’insperata salvezza, così da guadagnarsi la conferma anche per la prossima stagione.

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