IdentikInter della squadra che Mancini sogna

Il ‘mudista’ Handanovic, il muretto colombiano, il gemello diverso di Pogba, Spiderman che cambia ‘mise’ e un capitano a sorpresa: identiki….nter della sporca dozzina (sè medesimo compreso) che Mancini ha in mente

Non è ancora ben chiaro (forse nemmeno al tecnico) l’undici della prossima stagione, ma noi abbiamo provato ad abbozzare profili, caratteristiche e aspettative di ognuno dei potenziali titolari dell’Inter 2015/2016. E pazienza se alcuni di loro giocheranno altrove o, più semplicemente, si accomoderanno clamorosamente in panchina. E’ il mercato, bellezza.

HANDANOVIC – Lo sloveno silenzioso, detto ‘el mudo’, finalmente si metterà alla prova in una squadra che gioca la Champ…. Ah. No. E niente, allora, continuerà a difendere i pali nerazzurri, alternando miracoli su rigore e la solita, stupefatta, estasi di fronte a conclusioni non certo impossibili da bloccare. Chiudendosi ancora più nel silenzio di chi non sa ancora bene cosa vuole dalla vita. Ma nemmeno glielo chiede, va detto.

MONTOYA – Prosegue la feconda e vincente tradizione dei calciatori spagnoli in Italia, forte anche delle 8 presenze accumulate non si sa come nel Barcellona 2014/2015. Il suo agente ha detto che “vuole l’Inter anche perché vuole giocare” e questo potrebbe presto infiammare anche gli aficionados interisti più scettici. Mezzi tecnici e fiducia da parte degli addetti ai lavori non gli mancano: ma, certo, la scommessa (di Mancini) su una scommessa (lui) non è il miglior modo per blindare la fascia.

MIRANDA – Lascia il degno compare di bevute (di attaccanti avversari) e di risse da saloon, Diego Godin. Chissà come se la caverà ognuno dei due senza il partner. A nostro avviso, bene ma dopo che “l’esperienza di Vidic” è andata a finire come sappiamo, gli andrebbe concesso un periodo di ambientamento. L’impressione sul sottostimato centrale brasiliano (a cui qualche folle ha continuato a preferire David Luiz e il sempre troppo acerbo Marquinhos) è che la separazione dal fedele partner dell’Atletico Madrid darà comunque spazio ai due sceriffi di dare vita a due nuovi uffici, tutti per loro: a patto che trovino, ognuno, un degno vice ad affiancarli.

MURILLO – Un difensore geneticamente modificato. Si spera. Arriva all’Inter con le ‘stimmate’ di un Cordoba molto più fisico ma pure con l’interrogativo circa alcune amnesie che ricordano anche l’ultimo Juan Jesus. Ecco, se da questo interessante OGM colombiano si riuscisse ad esaltare il tempismo del celebre connazionale e l’esuberanza fisica del brasiliano (punto di forza che, però, metteva in mostra dopo aver fatto una… castronata e si trovava a rincorrere l’avversario), ecco, male non sarebbe.

SANTON – Svezzato, idolatrato, abbandonato, sedotto di nuovo e (forse) abbandonato. O quantomeno si è cercato di. Il suo nome nelle trattative di mercato è una sorpresa per molti. Dovesse rimanere, immaginiamo i salti di gioia per essere stato ripreso e scaricato dopo manco 6 mesi. Lui pare voglia rimanere a giocarsi il posto, rifiutando le destinazioni che gli sono state proposte: Bambino finalmente cresciuto? E a Mancini basterà?

BROZOVIC – Si è presentato a Milano come Mirko dei Bee Hive (col ciuffo colorato) ma di mossette effeminate e ghirigori nemmeno l’ombra: con la primavera è scomparso dai radar ma il 2016 deve (deve?) essere l’anno della sua consacrazione. Tra tanti fumosi talentini nerazzurri e la nuova leva di ‘coloured’ che lo sovrastano per fisicità, lui è quello che meglio riesce a sintetizzare le due caratteristiche. Cosa verrà fuori? Il talento slavo o solo la classe slavata? Se acquista confidenza col gol, Mancini il vero acquisto se lo troverà in casa.

IMBULA / LUCAS LEIVA – Poteva essere la vera sorpresa del torneo, molto più di (tuono!) Kondogbia. Ma potrebbe essere che non arrivi più. Ma rinunciare a cuor leggero a un regista per il pur geometrico e dinamico centrocampista dell’OM sarà la scelta giusta? Mancini punta tutto sui due armadi semoventi provenienti dalla Ligue 1, costruendo una squadra che farà della “ignoranza” e dell’arroganza muscolare il proprio imprinting. Funzionerà? Boh. Alla peggio, l’Inter si troverà sempre in una posizione invidiabile in qualche ‘fajolada’ a fine gara o sui calci d’angolo tanto cari al mistéh Mazzarri. Il nostro prediletto è Lucas Leiva, visto che Mascherano non è disponibile per ovvi motivi e il suo sodale in nazionale, Lucas Biglia, è in mano a Claudio Lotito…

KONDOGBIA – Uguale eppure complementare a Pogba, di cui è calcisticamente (e non solo) il gemello diverso. Un po’ meno coatto dello juventino, ma pure meno incisivo in zona-gol. Un parallelo non avrebbe senso. Sarebbe molto più suggestivo vederli giocare assieme, come nell’under 20 o come probabilmente dovrebbe accadere in Nazionale maggiore in ottica Euro2016.

SALAH – “Gelato al cioccolah / dolce e un po’ Salah / tu, gelato al cioccolah”. Ma arriverà davvero, poi? E perché mai a Milano ci si infatua tanto dei talenti ex Basilea (vedi Shaqiri)? E, ammesso arrivi, si può evitare di accantonarlo dopo manco 6 mesi come sta accadendo per lo svizzero? Ciò detto, il trasferimento dell’egiziano da una squadra all’altra, nell’economia della Serie A, potrebbe spostare gli equilibri del torneo. Magari accanto proprio a Shaqiri stesso.

ICARDI – Il prossimo capitano. Perché? Beh, oltre al fatto che un capitano in panchina (Ranocchia) è, morattianamente parlando, “poco simpaaaaattico” anche perché: Icardi “passa troppo tempo sui social ed è uno che spacca le famiglie” (è sposato e non paiono esserci flir come il 90% dei suoi colleghi), è una “testa calda” (mai visto in discoteca, passa tutte le sere coi figli, la sua e quelli di Maxi Lopez pure), “è ancora un ragazzino” (padre di famiglia a 21 anni per sua scelta) e poi deve “ancora imparare tutto dai campioni” (mai saltato un allenamento o perso voli intercontinentali lui, a differenza di altri). Per tuti questi motivi, per zittire biNbiminkia da social network, giornalai poco informati e il ct dell’Argentina -che evidentemente aveva bisogno di migliori scuse per giustificare la pur giustificabile non convocazione del n.9 interista) dovrebbe essere capitano.

AUBAMEYANG – In realtà uno Spiderman senza l’usuale costume rosso e nero fa un po’ strano. Ma, in una ‘mise’ nerazzurra ideata per l’occasione, magari segnando il gol decisivo in un derby contro quel Milan che, anni fa, no ha creduto in lui potrebbe essere, questo sì, molto “simpaaaaattico”. Peccato il costo del cartellino che difficilmente favorirà un trasferimento da Dortmund a Milano. Dovesse succedere, sarebbe il vero punto esclamativo nell’organico di Roberto Mancini.

all. MANCINI – Alla fine della fiera, toccherà a lui giustificare le scelte (le ultime ma pure quelle, pare, rinnegate dello scorso gennaio). Si gioca la credibilità e, stavolta, anche una fetta del suo futuro, quello che inevitabilmente lo porterà lontano da Milano una volta concluso -si spera felicemente- il compito in nerazzurro. Eh si, perché in questa Inter pare esserci più un ‘Progetto Mancini’ (scudetto in un paio d’anni) piuttosto che un vero progetto societario. Quando andrà via, dovesse lasciare una squadra anziché delle macerie -al si là dei risultati sportivi che otterrà- gliene sarebbero grati in molti, comunque.

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