4 Luglio 2006: Grosso, la Germania, “Andiamo a Berlino!”

GERMANIA – Il caldo, quella sera, era asfissiante. Non era certo l’estate del 2003, quando si cominciò a boccheggiare da Aprile, ma ci andammo vicini. Sopratutto, grazie agli ultimi 4 minuti della semi-finale di coppa del Mondo tra Italia e Germania.

MAI BATTUTI – L’Italia arrivò ai mondiali di Germani 2006 con il pesante fardello di una parola che, 9 anni dopo, riecheggia ancora tra i discorsi da bar che si fanno con gli amici: calciopoli. Juve, Milan e Fiorentina indagate, pesanti penalizzazioni in arrivo e dirigenti nel centro del tornado. Fu questo che toccò sopportare ai giocatori convocati in nazionale, dove un giorno sì e uno pure correvano voci di denunce, intercettazioni e illeciti sportivi. L’Italia di Marcello Lippi però seppe creare un muro, una bolla per isolarsi da tutto e da tutti, critiche per il gioco non eccelso espresso durante la manifestazione mondiale comprese, arrivando alla fatidica semifinale contro la Germania padrona di casa. Il calcio si sa, non è la matematica e spesso le situazioni più avverse tirano fuori il meglio dalle persone. La cattiveria di Gattuso, la grinta di Cannavaro, la prontezza di Materazzi nel sostituire Nesta furono solo alcuni degli ingredienti che ci permisero di arrivare a quella partita e, come sempre accaduto nella storia ogni volta che abbiamo affrontato i tedeschi, di vincerla. La Germania, in sfide ufficiali nei mondiali, non ci ha mai battuto. Quella sera però, rischiò di andarci molto vicino, fino a quando Pirlo e Grosso non decisero di cambiare le sorti del destino azzurro.

FABIO GROSSO – È il minuto 118 e Pirlo ha ancora la freschezza per controllare un pallone, girarsi e tirare di sinistro verso la porta difesa da Lehmann da quasi 30 metri: calcio d’angolo. Caressa ci carica gridando nel microfono “Ce la meritiamo noi!” e ripensando a tutto quello che abbiamo vissuto in quella partita, forse ce la meritiamo davvero la finale. Ma davanti c’è una super potenza, una squadra granitica, che non muore mai. Del Piero batte il calcio d’angolo e dopo un colpo di testa dei tedeschi, la palla arriva a Pirlo. Per chi, come il sottoscritto che sta scrivendo, ha rivisto poi negli anni successivi le immagini quei 3-4 secondo in cui Andrea ha il pallone tra i piedi sembrano pochissimi, ma chi ha giocato a calcio sa anche che difficilmente gli avversari ti danno tutto quel tempo per pensare, quando hai la palla. Possibile che i tedeschi commettano questo errore, proprio con Pirlo? Il centrocampista italiano ha il tempo di stoppare, fare qualche passo e vedere Fabio Grosso, pseudo sconosciuto (fino a quel momento) terzino (si, esisteva ancora questa parola nel 2006) che si aggira furtivo nell’area di rigore tedesca, pronto a ricevere il pallone.
Pirlo trova una linea di passaggio che pochi centrocampisti al mondo vedrebbero (Xavi o Iniesta, ad esempio) e la palla arriva a Grosso, che senza pensarci su calcio a rientrare con il suo sinistro. Lehmann prova a buttarsi ma forse non l’ha nemmeno vista partire. Caressa urla “GOL DI GROSSOOOOOOO” come se non ci fosse un domani e l’esultanza di Fabio (il giocatore) fa il resto. È 0-1 Italia e Grosso ricorda Tardelli ai mondiali del 1982 per corsa, esultanza ed emozione nel gioire per un gol.

L’ITALIA S’È DESTA – La Germania è una belva ferita nell’orgoglio e nel cuore (e molti italiani emigrati in Germania sperano di non vedere i tedeschi vincere) e cerca subito di reagire, ma Ballack e compagni oramai non ne hanno più. Caressa e Bergomi sono incontenibili nel trascinarci nel vortice delle emozioni che ogni italiano incollato alla tivù sta vivendo in quei concitati momenti. Ballack butta una palla in mezzo per cercare un miracolo ma Cannavaro ferma chiunque gli si ponga davanti. I 3 “Caaaaannavaro!” consecutivi di Caressa ad ogni anticipo del difensore azzurro sugli avversari sono entrati nella storia delle telecronache e l’Italia corre via, veloce come il vento (Bolt a quei tempi non era ancora così veloce) nella metà campo tedesca, portando la palla il più lontano possibile dalla nostra area di rigore. Totti per Gilardino, che corre fino ai 16 metri tedeschi, aspettando un compagno di squadra che arriva e che ci spalanca la porta di Berlino: è Alex Del Piero, che incrocia con il destro infilando la palla sotto la traversa, per lo 0-2 finale.
I tedeschi sono battuti, ancora una volta.
L’Italia è risorta dalle proprie ceneri, ancora una volta.
Fabio Caressa e Beppe Bergomi danno voce a quello che tutti gli italiani stanno pensando dopo il gol del numero dieci della Juventus.
Con emozione.
Con merito.
Con la voglia di lottare, che contraddistingue gli italiani dagli altri.
Tre parole che sono diventate un mantra in quei caldi giorni di Luglio del 2006.

E che lo sono ancora adesso, nel 2015.

“ANDIAMO A BERLINO”.

Per rivivere quei fantastici momenti, il video con il commento originale di Caressa e Bergomi su SkySport

 

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