Take-away Inter: 4 cose da portar via dall’ultima stagione (II)

Take-away Inter

Le porte girevoli del ‘Grand Hotel Appiano’, l’importanza di porgersi l’altra palla, la vedovanza da Zanetti e l’essere bicefalo che guida attualmente la società nerazzurra. 

Dopo la breve rassegna delle cose da portarsi via dalla prima settimana post-campionato, ecco la seconda puntata del ‘take away’ in salsa (rigorosamente indonesiana) nerazzurra. Ecco una brevissima lista di alcune delizie che -opinione spassionata- sarebbe meglio lasciare sepolte nella stagione appena conclusa. Oppure, se preferite, di indicazioni da tenere sempre bene presenti in vista della prossima. 

Image and video hosting by TinyPic[“Pablo, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale…”]

I NUOVI ACQUISTI (FORSE) – Shaqiri disperso sulle Alpi svizzere, Santon messo controvoglia e col broncio sul mercato, Podolski accompagnato al confino con una pietosa pacca sulla spalla, Felipe non riscattato e il solo Brozovic dato… in panchina nelle fanta-formazioni estive per il prossimo campionato. Insomma, un successone il calciomercato dello scorso gennaio: e meno male che si è trattato (ad eccezione di Santon) di ‘pagherò’ futuri, prestiti gratuiti o di svincolati altrimenti chi glielo diceva a Thohir. Al di là del disfattismo, bisognerebbe attendere il 21 agosto per valutare e, come nel caso di Santon, si potrebbe realizzare pure una piccola plusvalenza. Tuttavia, resta l’impressione che (a meno non si tratti di ‘rumors’ che nulla hanno a che fare col reale pensiero di Mancini) i primi acquisti del Ciuffo nerazzurro siano stati… ripudiati dallo stesso tecnico. Sarà poi vero? E, se si, a febbraio vedremo una scena del tipo che Ausilio è attaccato a uno stinco di Kondogbia e cerca di trattenerlo a forza dopo che Mancini ha avvallato il suo prestito al Lione per rimpiazzarlo con qualcun altro? Fanta-calcio? Probabile, ma come è pure probabile che c’è qualcosa che non sappiamo, noi che aspettiamo al di fuori delle segrete stanze della società.


PASSA-PAROLA – Magari un ottimo suggerimento per la prossima ‘temporada’ sarebbe quello, nel dubbio, di passarsi il pallone. Anche a due metri dalla porta sguarnita o nella propria area con sette avversari che attuano un pressing asfissiante. Toh, anche nel caso in cui non ci siano compagni nelle immediate vicinanze: ma, oh, ragazzi passatevi questo pallone per evitare nuovi reality show come quelli dello “Stadium” con protagonisti l’Osvaldo Furioso e Maurito i-Cardi. Che poi, a dirla tutta, il secondo, dopo essersi scusato per l’errore, ha fatto il suo e quindi discorso chiuso. Il problema riguarda il primo e, anche qui, come per il punto precedente, forse sarebbe da capire se ci sia stato un episodio pregresso con l’allenatore e quella simpatica scenetta in diretta nazionale ne sia stata solo la logica conseguenza. Peccato: il primo sarebbe stato manna dal cielo per il finale di stagione del Mancio e anche come valida alternativa per questa stagione. In tempi di Fari Play Finanziario, di rose ridotte e di strani volta-faccia da parte del tecnico sui propri elementi (vedi sempre sopra), per evitare di decimare la rosa fate che quel benedetto pallone ve lo passate. Alla peggio, mandate a quel paese Medel che forse non capirà, ve ne dirà quattro a brutto muso e poi, una volta fuori dal campo, amici come prima: vero, degno erede di Materazzi, lui.


“CAPITÀNO, CÀPITANO TUTTE A TE” – Un capitano in panchina potrebbe essere una soluzione innovativa per il calcio italiano, ancorché poco “simpattttiiiccca” (Moratti dixit). E’ quello che potrebbe succedere ad Andrea Ranocchia, ultimo capitano nerazzurro, se l’anno prossimo gli verranno preferiti i nuovi arrivati, Jeison Murillo e Miranda, quali centrali di difesa. Dopo l’addio contemporaneo di Zanetti e Cambiasso, la successione per la fascia gialla sul braccio non pare andata a buon fine: non tanto per la mancanza di doti di leader del classe ’88 (né meglio né peggio di altri che si sono trovati catapultati da gregari a capitani) ma quanto per il fatto che la grigia stagione, e le topiche commesse in successione, ne hanno minato l’autorità. Ma, allo stesso tempo, hanno reso ingombrante la sua presenza in panca in futuro, ma pure difficoltosa la sua riconferma tra i titolari (se i nuovi lo scalzeranno) per via di quella fascia. Cosa fare? La nostra preferenza va a Icardi, scelta di rottura e forse non condivisa da molti, ma piuttosto che avere un capitàno a cui càpitano tutte a lui…


LA BI-ZONA INTERISTA – Dice che Thohir, prima di avvallare l’acquisto di Kondogbia, abbia sentito il parere di Moratti (pare vincolante, secondo precedenti accordi, per gli affare di una certa rilevanza economica). Come accadde nell’affaire Vucinic-Guarin, pare anche. Nulla di male, a ben pensarci, ma certo è che l’entità bi-cefala alla guida dell’Inter lascia ancora qualche dubbio. Per carità: può darsi che col tempo si tramuti in un plus-valore e in una sorta di ‘salvagente’ per Thohir che, nel mondo del calcio, certamente avrà da completare il proprio apprendistato prima di prendere le decisioni in autonomia e senza remora alcuna. Ma quantomeno dà da pensare questo legame ancora all’apparenza inscindibile tra Moratti e la sua vecchia creatura: non potrebbe essere altrimenti, lo ripetiamo, dopo una presidenza così lunga ma è un tema che andrebbe analizzato e sviscerato meglio. Senza processi né tantomeno lodi a questa atipica gestione societaria. Per dire: vuoi mai che un giorno torni Recoba nell’organigramma. Nelle foto di rito accanto a Thohir, proprio sicuri che sarebbe un’allucinazione scorgere, in secondo piano, l’ombra del ‘convitato di pietra’ Moratti che sorride a 528 denti?


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