Inter, segnali dal passato

MESSAGGI DALLA FRANCIA – La storia sembrava essersi conclusa qualche anno fa. Era il 2012 quando Thiago Motta decideva che la sua avventura in nerazzurro era giunta al termine. Un matrimonio estremamente proficuo quello tra l’Inter e il giocatore brasiliano naturalizzato italiano, cominciato nel 2009 quando gli emissari nerazzurri lo prelevarono dal Genoa, assieme al compagno Milito, dopo la bellissima stagione in maglia rossoblù, che fece sfiorare alla compagine ligure l’approdo in Champions. Le cose cominciarono subito bene, perché alla terza presenza ufficiale, dopo la Supercoppa Italiana e la prima giornata di campionato, il centrocampista si presentò col migliore dei biglietti da visita, segnando un gol nel travolgente 4-0 inflitto al Milan nel derby della seconda giornata. Poi un’annata giocata ad altissimi livelli, in cui contribuì non poco alla conquista dello storico Triplete Mourinhano, seppur costretto a saltare la finale di Champions per la squalifica rimediata in semifinale col Barcellona dopo la pantomima di Busquets per una manata ricevuta. Poi proseguì vincendo altri due trofei nella stagione successiva (stagione, peraltro, per lui, costellata di tanti infortuni), in cui, però, l’assenza di Mou cominciava a farsi pesantemente sentire. Così a gennaio 2012 fu uno dei primi a rendersi conto che la barca stava cominciando ad affondare e che un ciclo bellissimo era ormai irrimediabilmente finito, e preferì abbandonarla, accettando la corte del PSG. Dopo 3 stagioni nella capitale francese, in cui ha contribuito alla conquista di tre scudetti consecutivi (più nelle ultime due stagioni, in cui è tornato ad essere titolare con Blanc, piuttosto che la prima, in cui, con Ancelotti, trovava poco spazio), anche il suo ciclo francese pare giunto al termine. Mancini lo aveva individuato come uno dei possibili rinforzi del centrocampo della sua nuova Inter, ma, dopo una fase iniziale più possibilista, pareva che il giocatore fosse direzionato in modo deciso sulla pista che l’avrebbe portato all’Atletico Madrid. E, invece, notizia di queste ultime ore, pare esserci stata una nuova apertura da parte del giocatore. In un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport il nazionale italiano ha ribadito la sua intenzione di lasciare la Francia, considerando finiti gli stimoli che l’avevano portato ad imbarcarsi nella nuova avventura, tanto da rifiutare il rinnovo del contratto in scadenza nel 2016, nonostante la grande fiducia che Blanc ha in lui. Ma, soprattutto, ha completamente riaperto la porta all’Inter, dicendosi interessato ad un eventuale ritorno che considererebbe una nuova sfida, affascinato dal nuovo progetto Mancini, che renderebbe molto stimolante ritrovare un ambiente in cui ha vinto tutto. Al resto del calciomercato l’ardua sentenza…

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DA UN BRUTTO FILM AL TEATRO – E mentre una storia interrotta potrebbe ricominciare, un’altra, che si collega a doppia mandata al passato dell’Inter, pare giunta al termine. E’ notizia di questi giorni, infatti dell’addio al calcio di Gresko, “quello del 5 maggio”. Vratislav Gresko giunse all’Inter, prelevato dal Bayer Leverkusen, nell’ottobre del 2000, voluto fermamente da Tardelli, diventato tecnico dei nerazzurri dopo l’addio di Lippi, che l’aveva conosciuto quando era alla guida dell’Under 21. Il giocatore rappresentava l’ennesimo tentativo di trovare un erede di Roberto Carlos sulla fascia difensiva sinistra e le prime prestazioni del difensore slovacco sembravano confermare la bontà della scelta. Poi, invece, lentamente, ci fu un’involuzione, perfettamente in linea con la pessima annata di tutta la squadra guidata dall’ex centrocampista di Juve e Inter. Gresko restò anche dopo l’arrivo di Cuper, proseguendo nell’alternanza di prestazioni positive ed altre da dimenticare, fino al culmine arrivato il 5 maggio 2002 e a quell’immagine che ne avrebbe segnato per sempre la carriera agli occhi dei tifosi nerazzurri: il suo sciagurato passaggio di testa all’indietro a Toldo, troppo corto, così da consentire a Poborsky di segnare il gol del momentaneo 2-2, prodromo del 4-2 finale che regalerà lo scudetto alla Juve all’ultima giornata. Un’onta indelebile difficile da dimenticare e difficile da mondare, che ha trasformato una data in un simbolo, più agli occhi dei tifosi avversari, soprattutto dopo che quelli interisti hanno potuto rivalutarla essendo diventata una delle tre date del Triplete (5 maggio 2010, vittoria della Coppa Italia). Comunque, si diceva, qualcosa di indimenticabile che, benché non sia stata, ovviamente, solo ed esclusivamente colpa sua, agli occhi dei tifosi dell’Inter ha, da sempre, il volto del buon Gresko, il quale, infatti, nell’estate di quell’anno si trasferì al Parma. La carriera del giocatore si è fermata lì solo agli occhi del popolo nerazzurro, che di lui non ha più voluto sapere nulla, ma, in realtà, è proseguita, anche in modo discreto, tra Blackburn, Norimberga, nuovamente Bayer Leverkusen, fino alla squadra slovacca del Podbrezova, l’ultima della sua carriera, prima del ritiro, avvenuto a giugno di quest’anno, a 38 anni, quando, a suo dire, gli stimoli erano ormai giunti al termine. Ora il buon Gresko può tirare le somma di una carriera che lui giudica, comunque, positiva, per nulla condizionata, dal suo punto di vista, da quel tremendo 5 maggio di 13 anni fa, visto che la vita e la sua carriera hanno continuato ad andare avanti. Ora, mentre medita se accettare il ruolo dirigenziale offertogli dalla sua ultima società, e segue il campionato italiano da lontano, continuando a tifare Inter, coltiva un’altra sua grande passione, quella del teatro, grazie ad uno spazio che lui stesso ha creato nella sua città, in cui lui si occupa di organizzare il programma, stilare i calendari e gestire il marketing. Dal film del campionato italiano al teatro. La passione è la stessa. Si spera per lui che diversi siano i risultati…

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