Take-away Inter: 4 cose da portar via da questo calciomercato (III)

Take-away Inter

I piani tariffari di Mancini, la necessità di v(i)olare basso sul mercato, il Fu Mattia Kondogbia e i giocatori “semestrali” con la valigia in mano.

Dopo la breve rassegna delle cose da portarsi via dalla prima settimana post-campionato, e la lista delle cose che dovrebbe aver insegnato la scorsa stagione, ecco un brevissimo “memorandum” di cosa potrebbe lasciare in eredità questa sessione di calciomercato, la prima dell’era (?) Mancini-Thohir. Tra miti da sfatare, esplosioni di isterismo collettivo, clamorosi (ma manco tanto…) voltafaccia giornalistici e giocatori in partenza, con la valigia ma senza ancora un biglietto. 

RIDE IL TELEFONO? – “Alza la cornetta, Roby Mancio ti aspetta”. Storpiando una vecchia réclame di successo, qualcuno è tentato dall’ironizzare, in un senso o nell’altro, sulla ‘telefonite’ di Mancini, il tecnico che chiama i giocatori e quelli, (quasi sempre), arrivano. L’estate 2015 passerà alla storia -ma anche no- come quella delle chiamate internazionali o dei messaggini su Whattsup del tecnico interista ai suoi obiettivi di mercato. Purtroppo per gli interisti più sfegatata, ma pure per i detrattori livorosi, le cose non stanno proprio così. Il vero problema è che qualsiasi pseudo-novità, o presunta tale, alle nostre latitudini viene vissuta male e commentata peggio. In fondo la figura del manager che entra direttamente negli affare di mercato è vecchia come il cucco, e certamente Mancini non ha poteri taumaturgici o di persuasione particolari per convincere qualunque calciatore a sposare qualcuno progetto in qualunque circostanza. Semmai, in questi anni di peregrinazioni ha avuto la fortuna e il merito di rimpolpare la propria agendina (cartacea e virtuale) di contatti, diverse conoscenze giuste e magari pure qualche amico. Ma che da qui a dover vestire immediatamente Yaya Touré di nerazzurro o di convincere Kondogbia a preferire l’Inter alle intrusioni un po’ bulle del Milan, pardon, della Doyen, ce ne passa. Estimatori e critici del Mancio dovrebbero rilassarsi e prendere il tutto per quello che è: vulgata giornalistica, chiacchiericcio per riempire le altrimenti lunghe e noiose pagine/giornate estive, cazzeggio mediatico che sfora nel mito o nel dileggio a seconda della fede calcistica. Al netto di tutto, c’è che Mancini, molto più di altri tecnici, sarà “responsabile” della propria squadra, la squadra che sta nascendo. Con tutti i meriti e i rischi del caso, qualora le cose non dovessero andare bene. Allora sì che piangerebbe il telefono.

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TRA MOGLIE E MARITO… – “Tu quoque, DDV”. Certo, certo: non è stato lui a dire che. E, si, lo sappiamo, poi è arrivato pure un comunicato della Fiorentina che dissociava da. Ed è lampante che. No, anzi, non è lampante un bel nulla: cosa c’è sotto l’attacco mediatico, spropositato nei termini, della società di DDV& fratello? Forse la volontà di agganciarsi al treno lanciato da qualcun altro (chi? facile dai!) in piena corsa contro la società nerazzurra. Ci sono dei precedenti tra gli ex patron Moratti e DDV e forse è giunto il momento della resa dei conti. Quello che, semmai, l’Inter imparerà da questa sessione di mercato è che è il caso di usare più tatto (e se però l’abbia davvero usato? Di cosa stiamo parlando? Del nulla?) nel caso di situazioni “border-line” come quella di Salah. Che, di suo, avrebbe tanto da riflettere sul rapporto con la sua oramai ex società. La quale, invece, ha provato a sbracare e coinvolgere l’Inter (ma solo l’Inter ha parlato con l’agente di Salah? Eppure risulta che altre quattro società l’abbiano fatto…) per scaricare su altri l’ennesimo matrimonio finito a stracci che volano e piatti per terra con i suoi ex tesserati (Montella? Toni? Montolivo? Ljajic? E l’elenco è lungo e non depone certo a favore della Viola, in quanto a precedenti…). Insomma: come rilevato da più parti, l’Inter avrebbe pure agito nel rispetto delle regole ma ha peccato di ingenuità non sapendo (o meglio: no ricordando) in che ginepraio si sarebbe andata a cacciare. Perché, se è vero che il marito (il calciatore) può essere pure malleabile, non andrebbe mai dimenticato che certe mogli (i DV) se la legano al dito e poi imbastiscono una sceneggiata “napoletana”. Solo in riva all’Arno.

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KON DOGBIA O SENZA? – Come quelle vignette sulla “Settimana Enigmistica”, ovvero senza parole. Il commento (la risata o lo sghignazzo amaro) li si lascia all’intelligenza del lettore.

1) http://www.ilgiornale.it/news/sport/brutta-felice-1119626.html (“il Giornale, 23 aprile 2015)

“Juve incapace di frenare la velocità e le percussioni di Silva da destra e del gioiellino Kondogba deciso a sfondare al centro, simil Pogba anche per stazza fisica”.

2) http://www.ilgiornale.it/news/sport/scarti-e-falliti-ritorno-vola-basso-serie-1144864.html (“il Giornale, 25 giugno 2015)

“Prendiamo Kondogbia. Alla vigilia di Monaco-Juve ci fosse stato uno a dire «occhio a quello lì». E Infatti se ha toccato tre palloni (e scagliato un tiro) nelle due partite di Champions è grasso che cola. Non solo. Nessuno ha notato quanto fallimentare fosse stata la permanenza al Siviglia: cacciato dopo 40 presenze e una sola rete. Lasciamo perdere i giudizi degli editorialisti di Marca sul fallace tocco di palla. Ma, siccome l’ha preso l’Inter è un «fenomeno»”.

Da fenomeno a bidone in soli 2 mesi. Pardon, in un solo cambio di casacca. O meglio: in un mancato rilancio del Milan. Suggeriamo ad Erick Thohir, invece di spendere soldi per calciatori e tecnici, di comprare un’emittente televisiva e, magari, pure un quotidiano. Tipo “il Giornale”, o tutto il Gruppo Mediaset. O magari proprio questi: visto il calo degli utili e la crisi serpeggiante, magari pure vengono via a poco.

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“GIOCATORI A PROGETTO”: SI, MA QUALE? – L’estate 2015 ci lascerà in eredità una nuova fenomenologia di calciatori: quelli “a progetto”. Preferibilmente semestrale. Più o meno la “finestra” che intercorre tra una sessione di mercato e l’altra. Prendi Shaqiri. Ma pure Podolski. O Santon. Toh, vah, pure Felipe. Insomma, tutti i calciatori che nel ritiro di Brunico sono con la valigia in mano ma non ancora con la voglia di togliere le tende. E con validi argomenti: la voglia di guadagnarsi il posto, l’incapacità di capire come dopo solo una manciata di partite si venga bollati come “fallimenti” o semplicemente bollati e basta, senza appello. Per carità: ci sta il cambiare idea e, in particolari condizioni economiche, il voler cercare pure una plusvalenza e pazienza se è quasi immediata e se i calciatori che erano stati salutati come salvatori della patria o anche semplicemente quali innesti per il futuro non hanno nemmeno particolari colpe a proposito. Anche in questo, come in relazione a quanto esposto sopra, Mancini si gioca molto della propria credibilità: sono tutte scelte sue. E la scelta di non puntare più sulle sue scelte, sempre scelta sua è. Non manca di coraggio, il Mancio. Ma se un giorno toccasse a Kondogbia o a un Miranda, per dire, qualcuno ai piani alti potrebbe anche storcere il naso. Al di là di qualsiasi plusvalenza o motivazione tecnico-umana dei diretti interessati.

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