Forever Aquile: Beppe “Mister due miliardi” Savoldi, i gol, la “rete fantasma” più assurda del calcio, il 45 giri, il Totonero e la “carriera palindroma”

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Si torna a parlare di un pezzo di storia del calcio italiano, uno che con i suoi piedi ha scritto pagine memorabili, diventando uno dei bomber più prolifici del campionato nostrano degli anni ’70. Un cecchino infallibile, che, appese le scarpette al chiodo, ha intrapreso, per un breve periodo, la carriera di allenatore, ed è in quella veste che è giunto allo Spezia. La puntata di oggi è dedicata a Giuseppe “Beppe” Savoldi.

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LA STRAORDINARIA CARRIERA DA BOMBER DI RAZZA – Giuseppe Savoldi nasce a Gorlago, in provincia di Bergamo, il 21 gennaio 1947, in una famiglia di sportivi, visto che la madre è una nota pallavolista e il fratello maggiore si cimenta anche lui con le arti pedatorie. Inizia l’attività calcistica nel settore giovanile dell’Atalanta, dividendosi, all’inizio, con l’attività cestistica, e la cosa inciderà positivamente sulle sue caratteristiche tecniche, aumentandone notevolmente le doti aeree, soprattutto l’elevazione. Nel 1965 approda in prima squadra (convincendosi, così, ad abbandonare il basket), facendo il suo esordio in Serie A, ma nella prima stagione mette insieme appena 4 presenze, continuando a giocare prevalentemente con le giovanili. Nella stagione successiva conquista maggiormente la fiducia del tecnico orobico, tanto da venir schierato 26 volte in campionato, dove comincia a segnare i suoi primi gol, 5 totali a fine stagione. Nella stagione 67/68 è ormai un titolare fisso e lui ripaga a suon di gol, mettendone insieme ben 12 nel corso del torneo. Nell’estate del 1968 entra nell’operazione di mercato che porta Clerici in nerazzurro e, quindi, si trasferisce al Bologna. E’ la svolta della carriera dell’attaccante, che si lega a doppio mandato alla squadra felsinea, divenendone un simbolo e condendo la sua lunga permanenza a suon di gol. Nel capoluogo emiliano Savoldi resta per 7 stagioni, segnando 140 gol, tanto da diventare il quarto marcatore di sempre della squadra rossoblu, potendosi forgiare, anche, del titolo di capocannoniere del campionato italiano nella stagione 72/73, con 17 reti, a parimerito con tali Gianni Rivera e Paolo Pulici. Con le sue marcature e la sua guida carismatica, contribuisce alla conquista di due Coppe Italia (’70 e ’74 e in entrambe le occasioni Savoldi risulta anche il miglior marcatore del torneo) e di una Coppa di Lega Italo-inglese, sempre nel 1970. Con la maglia rossoblu passerà alla storia anche per essere stato, suo malgrado, protagonista di uno degli episodi più noti, pittoreschi e assurdi, soprattutto se rapportato alle tecnologie che accompagnano il calcio moderno, della storia del calcio italiano: nella stagione 74/75 nella trasferta di Ascoli realizza un gol regolare, che non viene, però, convalidato perché la palla viene rispedita in campo da un raccattapalle che la calcia, non visto dall’arbitro, da dietro la rete. Nell’estate 1975 termina la sua avventura in Emilia perché entra nella più faraonica operazione di mercato di quell’epoca (che desta non poche polemiche per il periodo di crisi economica che si attraversa), visto che il suo passaggio al Napoli viene pagato un miliardo e 400 milioni, più la cessione di Clerici e la metà di Rampanti (valutati sui 600 milioni), tanto da fargli guadagnare il soprannome di “Mister due miliardi”. Passato il momento di polemica, tra i partenopei prevale l’entusiasmo, anche perché anche in maglia azzurra riesce a deliziare i propri tifosi a suon di gol, 77 in 4 stagioni, con la vittoria di un’altra Coppa Italia (75/76) e di un’altra Coppa di Lega Italo-Inglese (’76), più la vittoria della classifica cannonieri della Coppa Italia ’78 con la cifra record di 12 reti, che verrà superata da Vialli solo 11 stagioni più tardi. All’inizio del periodo partenopeo appartengono anche le sue prime, e uniche, convocazioni per la Nazionale, ricevendo la chiamata per sole 4 partite, 2 amichevoli e 2 di qualificazione agli Europei del ’76, in cui segna un solo gol, peraltro proprio nell’ultima, l’amichevole con la Grecia a Firenze vinta per 3-2. E sempre al periodo al ciuchino appartiene il suo excursus extracalcistico, nel mondo della musica, con la registrazione del singolo “La favola dei calciatori”, del 1978, che ottenne un discreto risultato di vendite e critica. Nel 1979 termina anche l’esperienza campana perché Savoldi fa ritorno alla sua Bologna, dove va a fare il capitano, segnando altri 11 gol in maglia rossoblu. A fine stagione, però, viene coinvolto nello scandalo del Totonero e si becca una squalifica di tre anni e mezzo, poi ridotta ad uno e mezzo. Torna così nella stagione 82/83 per completare la sua “carriera palindroma” vestendo di nuovo la maglia dell’Atalanta, con cui aveva cominciato (Atalanta-Bologna-Napoli-Bologna-Atalanta). Al termine della stagione di B, conclusa con 16 presenze ed un solo gol segnato, decide che è giunto il momento di appendere le scarpette al chiodo

LA CARRIERA DA ALLENATORE CON LA PARENTESI AQUILOTTA – Un po’ di anni dopo aver abbandonato i campi di gioco, decide di intraprendere quella di allenatore, cominciando dalla Primavera dell’Atalanta. Quindi, nel 1988 siede sulla prima panchina di una squadra professionistica, partendo dal Telgate, società della provincia di Bergamo, al tempo militante in C2, con cui conquista la salvezza nonostante una stagione travagliata. Nel 1989 siede sulla panchina della Carrarese, in C1, con cui conquista un sesto posto finale, che gli vale la riconferma anche per l’anno successivo, ma l’andamento non positivo ne decreta l’esonero, a favore di Gigi Simoni. Nel 1992 viene chiamato sulla panchina dello Spezia. E ‘la stagione 91/92, lo Spezia milita in C1. Il campionato è cominciato con la panchina affidata a Ferruccio Mazzola (di cui si è già raccontata la storia qualche puntata fa), confermato dalla stagione precedente, che si ritrova in mano una squadra profondamente rivoluzionata, con solo 5 giocatori rimasti dalla rosa dell’anno prima. La volontà della società sarebbe quella di allestire una squadra che possa ben figurare, ma le cose non vanno secondo i piani: i risultati arrivano col contagocce, la squadra gioca male e segna pochissimo, a novembre è già fuori dalla Coppa Italia di C, che era uno degli obiettivi stagionali, e la classifica langue notevolmente. Il malcontento nella tifoseria è palpabile, così, alla seconda del girone di ritorno, dopo la sconfitta interna col Monza per 2-0, Mazzola viene esonerato e viene chiamato Savoldi. L’impatto è subito buono: caparbio pareggio per 2-2 a Verona col Chievo, che rappresenta il primo di 10 risultati utili consecutivi. Arrivano, infatti, i pareggi con Chievo, Como, Siena, Baracca, Arezzo, Carpi e Massese e le vittorie con Alessandria (2-1), Vicenza (1-0) e Triestina (4-1, tutte in casa), che portano un bottino di 13 punti che consente agli aquilotti di risalire lentamente la classifica. Poi, quando la salvezza è conquistata matematicamente e il trend positivo sembra avviare lo Spezia ad un finale in crescendo, arrivano 3 sconfitte nelle ultime tre partite del campionato (Empoli, Pro Sesto e Spal), che relegano lo Spezia ad un anonimo 8° posto finale, con 33 punti, frutto di 8 vittorie, 17 pareggi e 9 sconfitte (di cui ben 5 in casa), con 31 gol fatti e 33 subiti, a 12 punti dal primo posto valido per la promozione. L’approccio comunque positivo di Savoldi, che risolleva in qualche modo un’annata storta, non gli vale, però, la conferma. Dopo questa panchina, Savoldi ha solo un’altra esperienza da allenatore, che risale al 1997, quando, a stagione 96/97 in corso, viene chiamato al Siena, in C1, come terzo allenatore stagionale dopo Orrico e Rastelli, conducendo la squadra ad un 9° posto finale. Chiusa questa esperienza decide di ritirarsi anche dal ruolo di allenatore, ed ora lo si vede, talvolta, in quelle dell’opinionista sportivo.

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