Inter, lo Shaq affaire smuove altri segnali dal passato

Lui non vorrebbe muoversi, l’Inter ha bisogno di far cassa come lo stesso Thohir ha espressamente richiesto nei giorni scorsi. Non è ancora chiaro come, ma lo Shaqiri affaire è destinato ad evolvere ancora, anche se con una direzione che sembra già impostata: molto difficilmente lo svizzero vestirà ancora la maglia nerazzurra nella prossima stagione. Era il pezzo forte del mercato invernale interista, giunto avvolto da una nuvola di entusiasmo, il suo, che si era fatto affascinare dal progetto futuro di una squadra che in quel preciso momento non stava navigando nelle acque migliori, e quello dei tifosi, che, finalmente, vedevano approdare alla corte del nuovo presidente un vero pezzo da novanta, dopo le vacche magre e i tanti “progetti” che avevano dovuto ingoiare nel mercato estivo. Poi, dopo le prime buone prestazioni, basti ricordare la partita di Coppa Italia con la Samp, la sua prima da titolare, in cui era stato un autentico mattatore, condendo la prestazione anche con il suo primo gol in maglia nerazzurra, le cose sono lentamente cambiate e Shaq ha trovato sempre meno spazio, relegato fin troppo spesso in panchina. La conferma che qualcosa si era rotto è arrivata all’inizio del recente mercato estivo, quando il nome del giocatore è stato inserito in diverse operazioni in uscita della squadra nerazzurra. I tifosi spererebbero nella riconferma, ma Mancini pare sempre più freddo sull’argomento, anche se l’ha aggregato al gruppo in partenza per il tour in Cina. Di ieri una notizia che potrebbe portare a una nuova evoluzione della vicenda: lo Schalke ha trovato l’accordo per vendere Farfan all’Al Jazira per 10 milioni, creando i presupposti per poter presentare un’offerta all’Inter per lo svizzero. Intanto tutta la questione ha generato le reazioni di due personaggi legati al passato dell’Inter, che, proseguendo una moda che pare florida in questo periodo, hanno sentito l’esigenza di dire quello che pensavano sulla società nerazzurra. Due connazionali, che, benché abbiano vestito la maglia nerazzurra nello stesso periodo ed abbiano condiviso gioie e dolori dello stesso scorcio di storia interista, hanno dimostrato di avere idee diametralmente opposte sulla situazione attuale.

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LA LINEA SOFT – Da una parte c’è Andreas Brehme, il terzino sinistro dell’Inter dei record trapattoniana di fine anni ’80, primi ’90, una vera forza della natura, che ha fatto sognare tanti interisti con le sue poderose sgroppate sulla fascia concluse con assist al bacio per i compagni e che è stato una diga difficilmente valicabile per una moltitudine di attaccanti, la cui cessione lasciò la prima vera voragine sulla fascia sinistra, colmata, per un breve periodo, solo dall’arrivo dell’altrettanto rimpianto Roberto Carlos. Professionista esemplare, Brehme è stato sempre personaggio di poche parole, che ha fatto parlare prevalentemente il campo, come quando dal suo piede partì il rigore che regalò alla Germania la vittoria ai Mondiali di Italia 90. Altrettanto in silenzio lasciò l’Inter quando il suo ciclo in nerazzurro poteva considerarsi concluso, portando in bacheca uno Scudetto, una Supercoppa Italiana e la prima Coppa Uefa della storia nerazzurra, per trasferirsi una stagione in Spagna, prima di andare a chiudere la carriera nel suo Kaiserslautern. Qualche anno da allenatore e una da vice di Trapattoni allo Stoccarda, poi l’oblio vero e proprio, che nei mesi scorsi si è scoperto essere stato un triste oblio fatto di investimenti sbagliati e debiti che hanno portato il tedesco sull’orlo del baratro. C’è chi si è mosso per lui, e ora le cose sembrano andare un po’ meglio, tanto che lo si comincia a rivedere più spesso, come è successo alla partita di addio al calcio di Zanetti o negli impegni di Inter Forever. E proprio da una chiacchierata con il nuovo Brehme si è appreso della delusione che Mancini avrebbe confessato all’ex terzino interista riguardo al rendimento di Shaqiri circa due mesi fa, negativamente colpito dalla parabola calante del giocatore svizzero, divenuto improvvisamente meno incisivo di come, invece, si era dimostrato nei mesi precedenti con la maglia del Bayern. Il biondo difensore tedesco ha poi espresso tutta la sua approvazione per la gestione da parte della nuova dirigenza nerazzurra, avendo portato, nella sua rivoluzione, molte persone competenti all’interno della società. Ovviamente anche per Brehme, vista l’ultima stagione, è necessario fare di più, perché sarebbe difficile accettare un altro anno senza coppe.

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LA LINEA DURA – Molto meno accomodante, invece il suo compagno di quell’Inter vincente, tal Lothar Matthaeus. Il tedesco sotto le righe non ha mai saputo starci, ed anzi, sia durante che dopo la carriera da calciatore, non le ha mai mandate tanto a dire. Ad anni luce dal riserbo del compagno Brehme, Matthaeus non ha mai lesinato critiche e considerazioni al vetriolo sul bersaglio di turno. Che, talvolta, è stata proprio l’Inter. Forse il migliore acquisto dell’era Pellegrini, arrivò all’Inter come un Messia che avrebbe dovuto condurre l’Inter alla vittoria e, al primo colpo, rispettò le consegne. Anche per lui i trofei furono 3, lo Scudetto, la Supercoppa Italiana e la Coppa Uefa. Fu l’autentico faro di quegli anni, sia di quelli delle vittorie che di quelli un po’ più bui che ne seguirono, ma, nonostante questo non diede mai l’impressione di aver fatto della maglia nerazzurra una sua seconda pelle, tanto che bastò una donna, una delle tante della sua vita movimentata, la bella Lolita Morena, a portarlo lontano da Milano in direzione Bayern, dove vinse ancora tanto. A dimostrazione del freddo attaccamento ai colori nerazzurri, negli anni Matthaeus si è più prodigato in critiche e considerazioni negative sulla sua ex società che in dolci carezze sulla via dei ricordi. E non si è lasciato sfuggire l’occasione neppure stavolta, criticando aspramente la gestione da parte di Mancini di Shaqiri. Secondo il panzer tedesco, l’allenatore nerazzurro non ha mai avuto fiducia nello svizzero e non l’ha mai aiutato ad ambientarsi, negandogli la cosa che sarebbe stata fondamentale per lui: giocare. Matthaeus non capisce questo atteggiamento, l’averlo voluto e poi non averlo utilizzato, e arriva a dire che gli stessi investitori dovrebbero chiedere conto a Mancini di questa scelta. Poi, ad ulteriore conferma della opposta visione del mondo Inter rispetto all’ex compagno, chiude scagliandosi contro l’attuale dirigenza, ritenendo vergognoso quello che accade all’Inter da due anni, in cui la prima a mancare è la logica nella gestione delle operazioni e, in questo modo, pontifica, i successi resteranno lontani ancora per tanto tempo.

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