INTER, “MISSIONE PIRLO” PER IL “NUOVO” KOVACIC

Mancini, nelle prime amichevoli, prova il talento croato come regista davanti la difesa per dargli le “chiavi” della nuova Inter. L’esperimento funzionerà?

Kovacic

Kovacic sì, Kovacic no. Questo è stato per mesi il dilemma principale in casa Inter, con la dirigenza e lo staff tecnico che, probabilmente, hanno pensato seriamente di lasciar partire il giovane croato (ricordiamo classe ’94) per “fare cassa“.

30 Milioni di € la cifra richiesta: Liverpool, Barcellona e, pochi giorni fa, Bayer Leverkusen i club interessati. Non a tal punto, però, da investire tale cifra per il promettente centrocampista. I tifosi, dalla loro, si sono chiaramente schierati contro questa ipotesi, dimostrando affetto sia sui social media (col tanto di moda hashtag #savekovacic) che a Brunico, durante il ritiro (con striscioni come “Kovacic non si vende”). E, sembra, che anche Mancini si sia convinto nel dare un’altra chance a Mateo, non come mezzala, trequartista o alam ma come regista. Ruole che prevede responsabilità maggiori ma che potrebbe cambiare il volto della sua squadra (..e anche la carriera dello stesso Kovacic), se la mossa si rivelasse azzeccata. All’epoca di Stramaccioni, a dire il vero, era stato provato in questa posizione, con risultati altalenanti ma, con un grande alibi: l’Inter in quel periodo era tutto fuorchè una squadra, con infortuni a go-go ed un sistema di gioco e protagonisti poco adatti a mettere in risalto proprio le qualità di quel Kovacic, appena catapultato nella realtà del calcio italiano ancora 18enne. Ora è sicuramente tutto diverso: il grande mercato dell’Inter e, soprattutto, l’esperienza di Mister Mancio possono giovare e non poco. Analizziamo i possibili “Pro” e “Contro” di questo nuovo posizionamento in campo del giocatore croato, in relazione alle sue caratteristiche.

 I “PRO”: PIEDI BUONI, RAPIDITÀ E FANTASIA – Un fatto è certo: le qualità in questo centrocampista le riconoscono tutti. Il ragazzo è un potenziale “crack”. Palla sempre incollata al piede, rapidità nei movimenti e incursioni funamboliche in velocità: è questo quello che, anche se a sprazzi, ci ha fatto vedere Mateo in questi 2 anni e mezzo in casacca nerazzurra. Il tutto condito dalla propensione al passaggio difficile, la verticalizzazione improvvisa che può spaccare le difese avversarie (a volte anche forzata). E nel ruolo da regista una caratteristica del genere può essere fondamentale, come visto per anni con Andrea Pirlo, colui che è la massima espressione di fuoriclasse del ruolo. Ovviamente essere la “mente” della squadra comporta anche momenti in cui è indispensabile non rischiare e far girare la palla orizzontalmente, con i tempi giusti, ma prendersi al tempo stesso, come detto, grandi responsabilità. Su questo sicuramente Kovacic deve lavorare molto, imparando dai “maestri” (come il già citato Pirlo, oppure Xavi e Xabi Alonso). Le qualità del croato, però, possono addirittura spingerlo ad un livello più alto, perchè la capacità di correre in velocità palla al piede, caratterstica anomala per un regista, potrebbe facilmente creare superiorità numerica. Il Mancio si sta convincendo: l’Inter deve girare intorno a Kovacic.

I “CONTRO”: SCARSA PERSONALITÀ, FASE DIFENSIVA – Ma, come detto, non è tutto “rose e fiori”. La strada è comunque in salita per il timido giovanotto croato. Ecco il tasto dolente: la timidezza, che si traduce in mancanza di personalità in mezzo al campo. Incapacità di essere un vero leader e trascinare i compagni nei momenti di difficoltà. Probabilmente non sono doti facili d’acquisire: come in molti dicono, leader si nasce, non lo si diventa. Da quello che si evince in campo, in un contesto particolarmente forte, in cui vi sono degli elementi che si “caricano” la squadra sulle spalle per superare ostacoli duri, anche il “Kova” può esprimersi al suo meglio. Ed allora la soluzione potrebbe essere proteggere il “bambino”, mettendogli vicino un vero e proprio “bodyguard”, come Kondogbia, e veri leader, come Miranda (non sicuramente l’impaurito Ranocchia…). Un altro problema è la poca attitudine alla fase difensiva, a cui però si può lavorare, magari riprendendo qualche dettame di “Mazzarriana” memoria (ma non elevandolo fino a quel punto, in cui esclusivamente si difendeva e correva dietro gli avversari). Sprazzi di un Kovacic completo, capace di recuperare palloni e ripartire con lucidità, lo si è visto (e bene) contro la Roma, in uno dei pochi match brillanti dell’Inter di Mancini. Da lì allora si può ripartire per far diventare un giocatore dalla grande prospettiva, il vero acquisto dell’estate nerazzurra.

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