Take-away Inter: 5 “storie estive” da portar via (IV)

La “trivela” nelle casse nerazzurre, quel gran casino del Derby del Casinò, lo scarto del Barcellona, Mr. Irragionevolezza e, infine, l’estate-in-cui-si-era-tutti-bambini-(pure-gli-adulti). 

Dopo la breve rassegna delle cose da portarsi via dalla prima settimana post-campionato, la lista delle cose che dovrebbe aver insegnato la scorsa stagione e le lezioni da cogliere nell’ultima sessione di calciomercato, ecco le 5 “storie” estive che sono rimaste nella memoria dei tifosi interisti e che hanno condizionato, in un senso o nell’altro, la storia della società e quella del calciomercato in generale. Tra telenovele e aste, assegni-record e incredibili plusvalenze. E con un denominatore (quasi) comune che ricorre spesso, ovvero il Barcellona (in tre dei cinque casi citati mentre in un quarto -il primo della lista che presentiamo- si tratta comunque di un giocatore che già aveva vestito il blaugrana).

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5) R. QUARESMA – A un certo punto Mourinho si era impuntato. Non che non lo facesse mai, ma in quel caso l’aveva fatto in pubblico e pure più volte. Anche i “Vati” sbagliano e questo è uno dei casi. Va anche detto che, come pochi “Vati”, quello di Setubal ha avuto anche l’umiltà e il coraggio (a modo suo) di sconfessare la cosa e ritornare sui propri passi: scelta che gli varrà uno scudetto il primo anno e l’ormai stra-citato “Triplete” la stagione successiva. Oggetto della questione? Quel Ricardo Quaresma, “figlioccio” di Mou che il tecnico, appena sbarcato a Milano, ha preteso come elemento essenziale per lanciare il suo 4-3-3. A qualunque cifra e anche aspettandolo fino all’ultimo giorno di mercato: l’esterno del Porto arriverà infatti a campionato iniziato e si presenterà subito come “il Trivela”. Ma sarà un fuoco di paglia. Ma riavvolgiamo il nastro: questa storia merita di essere menzionata perché, come detto, se Mourinho dopo un po’ si ravvide, è anche vero che lo scherzo costò quasi 20 milioni di euro (più il cartellino del giovane Pelé) a Moratti e una mini-telenovela che, seppur non così clamorosa, certo farebbe impallidire le noiose cronache odierne. Ovviamente, leggendarie le parole del patron interista poche ore prima della firma ufficiale del contratto: “Quaresma? Non credo arriverà, non ci serve”. E se sulla prima parte della frase si può essere d’accordo che si tratti di pre-tattica di mercato, sulla seconda andrebbe steso un trattato. Moratti subito, in avvio, in disaccordo con Mou? No, però magari una delle rare occasioni in cui la Rivoluzione Copernicana portata dallo Special One ad Appiano Gentile avrebbe potuto essere ammorbidita, facendo risparmiare un bel gruzzolo. Perché, in fondo, non si può dire che l’arrivo di Quaresma abbia nuociuto. Anzi: presto accantonato, è difficile chiamarlo anche “bidone” per il semplice fatto che è scomparso dai radar ed è diventato un testimone, di lusso (ahia!). dei successi del mentore. L’ingaggio, arrivato sul filo di lana della sessione, aveva ringalluzzito Mou che, esaudito il capriccio, ha ricominciato a parlare apertamente di successi. Un po’ caro come sistema per far sorridere il tuo allenatore, ma va detto che è stato pure l’unico, vero intoppo del biennio del portoghese a Milano. E l’unica “trivela” dell’ala lusitana resta quella, all’esordio, contro il Catania. Visto come sono andate le cose, verrebbe da dire: per fortuna.

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4) G. KONDOGBIA – La telenovela più recente, in salsa monegasca, è la prima, vera dell’era Thohir, seppure con alcuni tocchi di sceneggiatura inseriti da Massimo Moratti e con la collaborazione (un po’ volontaria, un po’ no) di Adriano Galliani. L’impressione è che, giusto per una questione di dettagli, non si sia avuto un altro epilogo nel quale al nero avrebbe fatto pendant il rosso anziché l’azzurro. Ma son (solo?) dettagli. O no? Per il tifoso, per nulla. E così uno dei più promettenti centrocampisti francesi, ritenuto sin dalle selezioni giovanili il “Gemello Diverso” di Paul Pogba, finisce prima nel mirino dell’Inter, che però sta limonando duro con Yaya Touré; poi vede i tentacoli della Doyen Sports (checchè se ne dica dalle parti di Milanello) avvicinare Kondogbia al rossonero e, infine, riecco l’Inter tornare in corsa per un’asta certamente non indolore al termine della quale, chiunque fosse uscito sconfitto avrebbe detto “Naaa, a quelle cifre… ma ti pare?”, e chi avesse vinto “Ne valeva la pena”. E così è andata. Forse la voglia di Thohir e del suo éntourage di piazzare un vero botto (quello di Hernanes, pur esoso dal punto di vista economico, non aveva quel sapore di internazionalità) e di Galliani di far valere subito le nuove amicizie per millantare affari a buon prezzo trascinano le due milanese nel gorgo di una simil-asta, ma nemmeno tanto dato che le risorse non sono illimitate. Così Geo Kondogbia arriva all’Inter che stacca un assegno importante ma nemmeno così fuori mercato, viste le prospettive di crescita del classe ’93, anche perché l’offerta del Diavolo era comunque più consistente dal punto di vista dell’ingaggio. Insomma, il giocatore non ha solo scelto i soldi. L’impressione è che, con le nuove proprietà asiatiche, i due club continueranno (riprenderanno) questo derby -a volte avvincente, a volte ingiustificato- ancora e ancora e ancora…

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3) S. ETO’O – Uno degli scambi-monstre più clamorosi (ma non così inattesi) di tutti i tempi. IEstate 2009: Ibrahimovic al Barça ed Eto’o più46 milioni di euro all’Inter. Totale: 70 milioni di euro. La cosa che stupisce di più? Il fatto che il camerunense, nella trattativa, conti alla mano, sia stato valutato 24 milioni. E non parliamo di 20 anni fa, ma dell’altro ieri. E pensando a quante scartine oggi, in poco tempo, raggiungano quotazioni (spesso solo richieste, mai pagate, ma tant’é) astronomiche, quella cifra per uno degli attaccanti più letali degli ultimi 20 anni fa quasi sorridere. Brava l’Inter a imbastire questo (comunque doloroso, viste le premesse) affare o bacchettata ai catalani che hanno lasciato andare alla concorrenza colui che di fatto (anche se indirettamente) sancirà la salita dell’Inter sul trono continentale proprio a scapito del Barcellona detentore. Cosa accadde, veramente, per portare a quel 27 luglio che cambiò, nel breve periodo, la storia interista? Guardiola -che poi entrerà in rotta di collisione anche con Ibra e altri attaccanti, negli anni a venire- spiega a Samuel che, nonostante ci sia la sua firma sulle ultime due Coppe dei Campioni, non c’è più spazio per lui. I fatti daranno ragione al camerunense ma, intanto, quell’estate a Milano si vive lo psico-dramma dell’addio di Ibracadabra e, in Catalogna, la tristezza per la partenza di uno dei beniamini del “Camp Nou”: forse l’unico che l’esigente tifoseria blaugrana non avrebbe sacrificato (Messi a parte) per scongiurare un addio di Eto’o era Guardiola. E infatti il buon Pep non la mette in questi termini ma fa capire che, finché, ci sarà lui… Sull’altra sponda Zlatan non è in rottura con l’ambiente ma certe situazioni sono state amplificate (da ambo le parti) e così si va, serenamente, inevitabilmente, fatalisticamente, verso la separazione. Mou non fa una piega anche se avrebbe tenuto volentieri lo svedese. Ma, come detto, per paradosso, la partenza del talismano (al contrario) per la Champions’ sarà la sua fortuna. Di quell’estate resta solo la valutazione forse anche bassa dei nerazzurri che avrebbero pure potuto lucrare di più su Ibrahimovic, quella molto bassa di Eto’o (inizialmente nell’affare ci sarebbe dovuto essere il blaugrana Hleb: altro “sliding doors” dato che il mancato approdo del bielorusso aprirà le porte a Sneijder…) e, infine, il leggendario commento di un utente di Tuttosport sotto l’articolo in cui si parla della prima conferenza-stampa di Eto’o e della volontà del giocatore di portare l’Inter sul tetto d’Europa (riportiamo in modo sgrammaticato per esaltare ancora di più la lungimiranza di tanto vaticinio): independiente 28/07/2009 10:47:38: vai tranquillo eto’o … stai sognando… vincere la champions….ahy ahy ahy… ma te l’hanno detto che ti ha comprato l’inter e non il Manchester U? e te l’hanno detto che l’inter esce agli ottavi ? se vi va bene quest’anno arrivate agli ottavi e vi eliminerà proprio il barça di ibrahimo… te l’immagini che beffa? sono qui per vincere la champions…ma comincia a vincere contro il chievo..ma va là… a proposito…che numero di maglia ha eto’0 nell’inter? qualcuno lo sa? / independiente 28/07/2009 08:34:42 la champions la vincete solo con la play station !!! / independiente 28/07/2009 08:31:52: adesso 10 milioni e mezzo all’anno a eto’o… se non partono, a breve ci sarà la coda in via Durini di mercenari a battere cassa…perchè papà moratti paga eto’ò il doppio o ol 3plo degli altri…juliocesar,maicon,santon,balotello,muntaro,cordoba,vieirà,…. che società…senza andare in serieB, nel giro di due mesi avete perso ibrahimovic,adriano,crespo,cruz,figo e forse anche vieirà,juliocesar e maicon… però siete forti eh…avete preso milito,eto’o,tiagomotta e lucignolo..la champions?”. Insomma, una Dichiarazione di Independienza. A cui fa seguito la Storia.

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2) C. VIERI – “Prenderei in considerazione la cessione di Christian Vieri solo davanti a un’ offerta clamorosa. Irragionevole”. Ecco. E’ qui che nasce una delle principali “avventure” estive della Beneamata. Dalle parole di Sergio Cragnotti, patron della Lazio, a proposito del bomber acquistato sono un anno prima dall’Atletico Madrid. A svenarsi (ma il gioco vale la candela: poi, confrontato a certi pseudo-affari odierni…) ci sono Juventus e Inter, entrambe con proposte “irragionevoli”. La Vecchia Signora mette addirittura sul piatto Del Piero (tuono!) salvo poi rinsavire e offrire Davids più un cospicuo conguaglio. I nerazzurri fanno lo stesso, solo con Simeone (sacrificio necessario, visto che il ‘Cholo’ lascerà l’Inter vedova di uno dei tanti leader e andrà ad aiutare proprio la Lazio a vincere lo scudetto l’anno dopo?). In totale, un affare da 160 miliardi (80 di cartellino più altrettanti di ingaggio, varie ed eventuali. Peraltro, va detto, che suona ironico oggi il monito dello stesso Cragnotti che, ricordando il contratto quinquennale che legava Vieri ai biancocelesti, fa il moralizzatore e ricorda che nel calcio vanno messi dei “limiti” anche perché “molti club rischiano la bancarotta” salvo poi lasciare lui la Lazio sull’orlo del baratro dopo aver fatto -va detto- incetta di successi. E Vieri? Già, Vieri. L’offerta irragionevole è quella di Moratti che darà il via alla leggenda di “Mr. 90 miliardi”, seguendo a ruota la dichiarazione che “non ci sono molte speranze per il giocatore, mi pare più un’invenzione giornalistica” E invece. Il giramondo Bobo rompe clamorosamente con la Lazio, arriva a Milano per il trasferimento più costoso della storia. E l’altra storia, quella del campo, è… storia nota. Magre soddisfazioni di squadra, eccetto una Coppa Italia in 6 anni e l’addio proprio all’alba del ciclo di successi nerazzurro firmato Mancini-Mourinho. A livello personale, invece, non c’è storia: 103 gol, titolo di capocannoniere, consacrazione come miglior attaccante al mondo e come leader della Nazionale anche grazie all’orgia di gol milanese. La “follia” di Moratti dell’estate 1999 è stata giustificata, ha pagato i suoi dividendi ma ha partorito il classico topolino in fatto di trofei: ecco cosa separa “uno dei più clamorosi e costosi affari di calciomercato” dall’essere diventato “il più grande affare di sempre”. Cosa notevole, ma anche “molto poco simpattttiiiiccaaa, in generale”: in stile molto Morattish.

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1) RONALDO – Cosa dire, che non sia stato già detto, su uno degli affari più importanti non solo del mercato italiano ma di sempre? Ci sono immagini che definiscono un’epoca e quella di Ronaldo, tirato a lucido nei suoi 21 anni, col cappellino in testa e l’orecchino lo fa. Senza voler scivolare nell’agiografia a tutti i costi o nell’happy beginning, che è un po’ il contrario delle classiche favole, quella del 1997 è stata l’ultima estate in cui si è stati tutti un pò bambini o, vista da un’altra prospettiva, la prima in cui i sogni sono stati sdoganati dall’infanzia o dai recinti notturni per diventare la materia di cui sono fatti i sogn… pardon, i quotidiani sportivi. Tanti bussarono alla porta del Barcellona, un Barça che allora aveva quattro Coppe dei Campioni in meno rispetto a oggi ed era un club che, i Fenomeni, ancora li vendeva (vedi anche Maradona), invece che attrarli solamente (Ibrahimovc, Suarez, Neymar): Rangers Glasgow, la Lazio di Cragnotti e altri. La spuntò Moratti per uno degli acquisti più “Moratti” di sempre e no nsolo per la spesa (quei 40 miliardi oggi sembrano ridicoli, quando invece  a essere ridicolo ora è solo il meccanismo che iper-pompa e sgonfia tutto nel batter di ciglio, anzi, di tweet) quanto per la storia del Campione che viene a “portare i suoi talenti” in un posto che mai avresti detto prima e accetta una sfida meno comoda, più avvincente. La trattativa con Nuñez è avvincente ma pure sfiancante e i nomi in ballo (gli stessi patron dell’epoca, ma anche il procuratore Branchini o il Mazzola o il Suarez -arrivato dalla Catalogna anche lui, a suo tempo- delle foto ufficiali col Fenomeno, in un ideale passaggio di consegne tra epopee) ricordano che di quel calcio resta poco. Quantomeno a livello di sapore. Certo, i 40 miliardi che allora fecero scandalizzare (ma quando mai è successo che non lo facessero?) qualcuno, ma -ragionando in termini di marketing: parola al tempo blasfema- chissà quante proverbiali “magliette” avrà fatto vendere. A complicare tutto, oltre all’isteria di stampa e opinion makers, anche la questione della clausola rescissoria che porterà Inter e Barcellona fin davanti alla FIFA, che darà ragione alla prima e aprirà ufficialmente un’epoca. E ne chiuderà, invece, un’altra: quella di un calcio che, anche in presenza di trasferimenti-record e in cui il denaro non ha certo un ruolo marginale, rimaneva alla portata di tutti. Tutti tutti. Permetteva di avere il Fenomeno a un metro di distanza e legittimava i sogni di chiunque, dava a tutti una possibilità e non scavava fossati tra i compartimenti stagni che separano tutto e tutti nel pallone, ma in generale, nel mondo di oggi. 

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