Inter, lo stato dell’arte: cos’è e cosa potrebbe essere

Doverosa premessa: l’Inter che vorrei vedere in azione dal mese prossimo esula dai giocatori che eventualmente arriveranno dal mercato. Vorrei vedere una squadra solida in difesa, che gioca con disciplina e senza ansia; che, anche se le cose vanno male, non entri nel panico ma sappia mantenere la calma e mostrare quel gioco che nella scorsa stagione, al netto dei risultati deludenti, si è visto. Ciò detto, ecco come stanno le cose attualmente, reparto per reparto, e come potrebbero evolversi.

MAKEUP COMPLETO – Ci sono ottime possibilità che nessuno dei difensori titolari scesi in campo lo scorso anno ora parta tra gli 11 di base. Per la coppia di centrali si è scelto di puntare su un mix di gioventù (Murillo) ed esperienza (Miranda), pagando a caro prezzo due giocatori d cui, comunque, questa squadra aveva necessario bisogno. Murillo, dopo essere stato eletto miglior giovane della Copa America, ha già dimostrato di essere un giocatore molto solido (anche se non sempre ineccepibile, come alcuni episodi nel torneo sudamericano hanno segnalato). Miranda ancora non si è visto, per via degli impegni con la Nazionale che lo hanno costretto a vacanze prolungate rispetto ai nuovi compagni. Il brasiliano è stato titolare dell’Atletico Madrid al vertice in Spagna e in Europa, ed è sicuramente uno dei difensori centrali migliori che si potessero trovare sul mercato. Probabile che uno tra Ranocchia e Juan Jesus lasci l’Inter – più quest’ultimo che il primo. Diverso il discorso sulle fasce. Santon, dopo essere arrivato a gennaio, ed essere stato uno dei più positivi prima che un infortunio e la panchina lo fermassero, pare essere già arrivato al capolinea della sua seconda esperienza nerazzurra. Mancini e la società gli hanno fatto capire che l’intenzione è quella di cederlo, ma il giocatore pare irremovibile. La sua cessione, oltre a non piacermi particolarmente (ribadisco, è stato uno dei più positivi nella retroguardia nonostante sia arrivato solo a metà stagione), sconfesserebbe anche buona parte del mercato di gennaio, di cui lui e Shaqiri – di cui parlerò tra poco – sono stati protagonisti, insieme a Brozovic, che comunque ha fatto vedere qualità interessanti. Montoya è un punto interrogativo, e per ora neanche un upgrade rispetto a Santon: va valutato dopo il suo periodo al Barça in cui non ha avuto molte occasioni per mettersi in mostra. D’Ambrosio è un buon giocatore, ma non il titolare di una squadra che vuole puntare in alto. Come primo cambio andrebbe benissimo, quindi può darsi che qualcuno arrivi (Siqueira? Criscito?).

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VADO, ANZI RESTO, O FORSE NO – Posto che la cessione di Kovacic sembra essere scongiurata – Mancini e la società paiono essere stati categorici, in questo – ora c’è da vedere chi tra i centrocampisti lascerà l’Inter. Tra partenti ci sono…quasi tutti, tranne i nuovi arrivi (Kondogbia) e i confermati Brozovic/Kovacic. Guarin ha offerte dalla Turchia, ma ha giurato amore ai colori nerazzurri, pur restando il miglior indiziato alla partenza. Medel può essere lasciato andare a fronte di un’offerta congrua, come poi tutti, del resto, ma non credo se ne andrà; Hernanes ha finito la stagione in crescendo, ma non sembra essere il giocatore migliore per lo stile di Mancini (gioco rapido, pochi tocchi), considerando che la rapidità di esecuzione non è il suo forte e che tende a tenere troppo il pallone tra i piedi. C’è comunque un investimento di 20 milioni che ancora non è stato giustificato se non in piccola parte. E poi c’è Shaqiri, arrivato in pompa magna, e che sembra essere il sacrificato sull’altare del bilancio (d’altra parte, bisogna vendere: se Kovacic va tenuto e valorizzato, Shaqiri è l’unico la cui cessione possa garantire la liquidità necessaria per ulteriori colpi in entrata). Coi suoi soldi, l’obiettivo è Perisic, più versatile e disciplinato tatticamente rispetto allo svizzero, e con il quale è già stato raggiunto l’accordo.
Rimane in stand-by Felipe Melo, nome che però non scalda troppo i tifosi (come dar loro torto?); o meglio, li scalda, ma non nel modo auspicato, nel senso che non sarebbe esattamente accolto come il benvenuto, portandosi dietro anche un ingaggio da più di 3 milioni all’anno, che, per un 32enne nemmeno al top nel ruolo, sono decisamente troppi, pur essendo un favorito di Mancini.

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UNA SISTEMATA ALL’ATTACCO – Come si è visto più volte nella scorsa stagione, e come è stato ribadito nell’amichevole contro il Bayern, l’attacco della squadra di Mancini è troppo spesso abulico e poco incisivo. D’accordo, ad Icardi basta poco per segnare, Palacio è tornato il giocatore che conoscevamo prima dei guai alla caviglia, ma è decisamente troppo poco. Serve un giocatore che salti l’uomo e crei superiorità numerica, come è Jovetic e come poteva essere Salah. L’egiziano è ad un passo dalla Roma, così come per l’ex Fiorentina è quasi tutto fatto coi nerazzurri. A livello di talento, la scelta è giusta, Jovetic è oggettivamente molto ma molto più talentuoso di Salah, come ha dimostrato a più riprese con la maglia della Fiorentina. Purtroppo, oltre alla sua grandissima qualità, il montenegrino si porta dietro anche bagaglio di problemi fisici da non ignorare, che sono poi il motivo per cui il City, non certo a corto di denaro né di alternative, ha deciso di lasciarlo andare. É una grandissima scommessa. Se riuscirà a stare ragionevolmente sano, 15 milioni per il cartellino sono un affare. Peccato che questo sia un “se” ancora più grande.

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