NFL 2015, AFC Preview: quattro sorelle e un gruppo di outsider

Siamo a poco più di un mese dall’inizio della stagione (grazie al Cielo), ed è ora di cominciare a vedere come si presenteranno le squadre ai nastri di partenza, partendo da quelle della AFC.

FAVORITI, MA… – Indicare le squadre che partiranno coi favori del pronostico è abbastanza semplice: Patriots, Colts, Broncos e Ravens. Va detto, però, che tutte e tre le squadre presentano alcuni punti interrogativi più o meno evidenti. I Patriots partono con i favori del pronostico, ma hanno subito una off-season piuttosto movimentata, a partire dalla questione della squalifica di Brady in merito al famigerato “Deflategate”, il caso dei palloni sgonfi emerso durante la finale di conference contro Indianapolis, che ha fruttato al 12 di New England una squalifica di quattro partite (con il rientro stabilito per la sesta giornata, la quinta i Pats sono in bye, proprio contro i Colts). Tutto ciò, comunque, non dovrebbe rappresentare un grosso ostacolo per la conquista del 17esimo titolo divisionale. Il resto dell’attacco ha subito alcune defezioni tra i runningback, reparto di cui non fanno più parte Stevan Ridley e Shane Vereen, finiti a New York (sponda Jets il primo, Giants il secondo). Ridley è reduce da una stagione travagliata, tra infortuni e rendimento mediocre, ma nelle due stagioni precedenti è stato probabilmente il giocatore più continuo di un reparto su cui New England non ha mai investito molto, per la verità. Partito lui, Blount sarà verosimilmente il giocatore a cui spetterà la maggior parte dei possessi, con Jonas Grey (sparito dopo la prestazione da 201 yard contro Indy) a fargli da backup e Travaris Cadet, arrivato dai Saints, a svolgere il compito di receiving back che era di Vereen. Il reparto che preoccupa maggiormente, però, è la secondaria, che ha visto le partenza dei titolari dello scorso anno, Browner (Saints) e Darrelle Revis (tornato ai Jets). Le due partenze sono state tamponate con Malcolm Butler e Bradley Fletcher, non esattamente due pezzi da novanta: il primo, dovrà ripartire dagli sprazzi mostrati nella stagione scorsa, conclusa con l’intercetto che, di fatto, ha regalato il titolo ai suoi, mentre il secondo è stato scaricato senza troppe pretese dagli Eagles, per cui Fletcher aveva combinato parecchi disastri in coverage lo scorso anno. É stato perlomeno rifirmato Devin McCourty, safety, che ha svolto un ruolo chiave nel dare man forte alla marcatura a uomo dei compagni di secondaria contro i migliori ricevitori della Lega. Il resto della difesa (che lo scorso anno ha concesso solo 19.6 punti di media) è comunque di ottimo livello, grazie alle conferme di Ninkovich e Chandler Jones, e all’esplosione dei due linebacker Dont’a Hightower e Jamie Collins.

GLENDALE, AZ - FEBRUARY 01:  Julian Edelman #11 of the New England Patriots celebrates as he scores a 3 yard touchdown in the fourth quarter against Seattle Seahawks during Super Bowl XLIX at University of Phoenix Stadium on February 1, 2015 in Glendale, Arizona.  (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images)
GLENDALE, AZ – FEBRUARY 01: Julian Edelman #11 of the New England Patriots celebrates as he scores a 3 yard touchdown in the fourth quarter against Seattle Seahawks during Super Bowl XLIX at University of Phoenix Stadium on February 1, 2015 in Glendale, Arizona. (Photo by Kevin C. Cox/Getty Images)

Per quanto riguarda Colts e Broncos, le due squadre hanno alcune similitudini, a partire dal fatto che sono costruite per vincere ora. Lo sanno bene i Broncos, che dall’arrivo di Peyton Manning, tre anni fa, hanno raggiunto risultati buoni, ma non certo soddisfacenti, visto che in tutte le occasioni è mancato quel quid per arrivare fino in fondo. La scorsa stagione ha segnato l’inizio del declino di Manning, che a 39 anni è reduce da una stagione a metà per quanto riguarda il rendimento: ottimale nella prima parte, sotto la (sua) media nella seconda, playoff compresi. Di certo, il netto calo qualitativo della o-line durante la off-season non ha aiutato, a causa delle assenza di Ramirez, scambiato a Detroit, Orlando Franklin, finito ai Chargers, Will Montgomery, centro, andato a Chicago via free agency, e Ryan Clady, costretto ai box per tutta la stagione a causa di un infortunio al ginocchio. Il reparto ha concesso solo 17 sack nell’ultima annata, oltre ad essere nella top 10 di tutte le statistiche relative alle corse, secondo Football Outsiders (Power success, stuffed, 2nd level e open field yards). La perdita del DT Terrence Knighton (Redskins) non è da poco, ma nel complesso la difesa ha abbastanza pezzi per potersi rivelare una delle migliori unità della stagione, in particolare nella secondaria, con la coppia Talib-Harris, quest’ultimo tra i CB decisamente più sottovalutati (3 TD concessi al proprio marcatore nelle ultime 3 stagioni, seppur contro i WR #2). Occhio a CJ Anderson, RB da California che si è imposto nelle giornate finali della scorsa stagione al posto di un deludente Montee Ball: dalla decima giornata, Anderson ha rotto ben 41 tackle, secondo in questo arco temporale solo ai 56 di Marshawn Lynch.

I Colts invece ripartiranno dal disastro della finale di conference contro i Patriots per alzare ancora la posta, e raggiungere il Super Bowl. IL GM Ryan Grigson ha portato in squadra svariati veterani in grado di dare qualità e presenza nei momenti chiave, pur non avendo risolto tutti i problemi di questa squadra, come una o-line ben sotto la media, e un front seven che fatica tremendamente ad arrivare al QB. La coppia Cole-Mathis, nonostante l’età avanzata, rappresenta un upgrade rispetto alla scorsa stagione, e ci sono grossi problemi anche contro le corse, come è parso ben evidente, ad esempio, nei due scontri contro i Patriots.
Perlomeno, la secondaria ha elementi interessanti come Vontae Davis, che nel 2014 ha concesso solo il 43% delle ricezioni al diretto marcatore, primo in NFL, o Mike Adams, reduce dal suo primo Pro Bowl in carriera.
Grigson ha deciso di migliorare ulteriormente l’attacco, portando veterani come Andre Johnson, che prenderà il posto di un altro ultra-trentenne come Reggie Wayne, lasciato libero sul mercato, ma spendendo anche una prima scelta al draft per un WR, Philip Dorsett, che si va ad unire a TY Hilton, Johnson, Moncrief (che ha guadagnato spazio col passare della stagione) e i due TE Fleener e Dwayne Allen (particolarmente adatto come target in redzone) in un reparto ricevitori che ha pochi eguali in NFL. Frank Gore sarà il nuovo RB, reparto che lo scorso anno ha sofferto incredibilmente di mancanza di talento, tra l’infortunio di Ahmad Bradshaw e la pochezza di Trent Richardson.
É lecito aspettarsi di più anche da Luck, non tanto in stagione regolare, dove ha già dimostrato di essere un top, bensì ai playoff. Nove TD e 12 INT sono un bottino insufficiente, così come il 56% di passaggi completati e il 70 di QBR. Una eventuale qualificazione all’atto finale passa soprattutto dal rendimento del tuo franchise QB.

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Chi può ambire ad un posto tra le migliori due della AFC sono anche i Ravens, reduci da una stagione positiva a livello di risultati, meno a livello di infortuni, con la secondaria completamente rattoppata, con i titolari Jimmy Smith e Lardarius Webb reduci da un 2014 pieno di problemi fisici. Il resto della difesa è di ottimo livello, anche se mancano un po’ le alternative. Dopo nove stagioni coi Ravens, Haloti Ngata è partito in direzione Detroit, e a prendere il suo posto ci penserà Timmy Jernigan, scelto al secondo giro dello scorso draft, che ha mostrato ottime qualità contro le corse ma anche in pass rush. Dumervil e Suggs, per quanto in là con gli anni, possono ancora garantire qualità come OLB, specie se rotati con altri giocatori, in modo tale da mantenerli più freschi possibile e al riparo da infortuni, mentre in mezzo spazio a CJ Mosley, scelto al Pro Bowl nominato rookie dell’anno dall’associazione giornalisti. Particolarmente efficace è stato l’attacco sotto Gary Kubiak, che ha permesso a Joe Flacco di ottenere career high in yard (3986) e passaggi da TD (27) con il 62% di completi e un passer rating di 91: nonostante il passaggio da Kubiak a Trestman, il sistema offensivo rimarrà pressoché lo stesso. La o-line di Baltimore è stata assoluta protagonista del successo degli altri interpreti dell’attacco, soprattutto Justin Forsett; l’ex Houston e Seattle ha fatto registrare un career high di 1266 yard e 8 TD (oltre a 44 ricezioni per 263 yard), che gli sono valsi la prima chiamata al Pro Bowl della carriera. Partito Torrey Smith, ritorna il suo omonimo Steve, che ha fatto vedere, a 35 anni, di avere ancora benzina nel motore (79-1065-6), mentre dal draft è arrivato Breshad Perriman, che sarà quella deep threat che Torrey Smith è stata solo in parte.

MIDDLE OF THE PACK – Ci sono svariate squadre che, pur non godendo dei favori del pronostico, hanno roster abbastanza attrezzati da poter pensare di rivelarsi una sorpresa.
Ad esempio i Bengals, che dovrebbero prima di tutto imparare a sconfiggere i propri fantasmi, dopo quattro qualificazioni consecutive ai playoff senza nemmeno una vittoria (sono sette le sconfitte consecutive, l’ultima vittoria nel 1990). Lo scorso anno, Dalton ha dovuto fare a meno per buona parte di stagione di AJ Green – che è comunque riuscito a collezionare almeno 1000 yard per la quarta volta consecutiva in carriera – e Marvin Jones. Anche per questo motivo, l’OC Hue Jackson ha dato grande spazio al gioco di corsa (con lui, Darren McFadden a Oakland ha avuto la migliore stagione in carriera, da oltre 1200 yard corse), che ha visto il rookie Jeremy Hill prendere il sopravvento su Gio Bernard, che ricoprirà il ruolo di change-of-pace e receiving back. Dopo le prime 7 partite, in cui non aveva collezionato più di 74 yard, l’ex LSU ha fatto registrare 5 partite da almeno 100 yard e 6 dei 9 TD totali, aiutato anche da una linea offensiva tra le migliori nella Lega, che si è arricchita via draft di due tackle, Cedric Ogbuehi e Jake Fisher, che tra un anno potrebbero prendere il posto dei veterani Whitworth e Andre Smith, free agent. In difesa, oltre alla salute di Vontaze Burfict, il punto interrogativo maggiore riguarda la pass rush, il cui rendimento è stato decisamente negativo lo scorso anno.

Molta curiosità destano anche i Dolphins, principalmente per l’acquisizione in free agency di Ndamukong Suh, volto a migliorare una difesa già sopra la media. L’ex Nebraska è ottimo in entrambe le fasi, sia quando c’è da chiudere spazi per le corse, sia in situazioni di pass rush: nelle ultime due stagioni, la linea difensiva interna dei Lions ha fatto registrare più QB hits (53) di qualunque altra squadra nello stesso periodo, e ciò va aggiunto alla pericolosità innata di Cameron Wake che, nonostante l’età non più verde, continua a dimostrarsi un mostro di consistenza: da quando ha fatto il suo ingresso come titolare nella lineup dei Dolphins, Wake ha messo a segno almeno un sack o un QB hit in 68 delle 79 partite finora disputate. In attacco, ci si auspica che Ryan Tannehill continui a mettere in mostra i miglioramenti raggiunti sul finire di stagione nell’attacco guidato da Bill Lazor. É la stagione della verità per coach Joe Philbin, a cui è stato dato un ultimatum dopo aver fallito la qualificazione playoff in ciascuna delle precedenti tre stagioni alla guida di Miami.

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Pittsburgh e San Diego hanno messo insieme dagli attacchi molto ben assortiti (ed è qualcosa di inusuale per gli Steelers, data la loro storica attitudine difensiva), in grado di trascinarli ai playoff. L’asse Roethlisberger-Bell-Brown è diventato uno dei top trio QB-RB-WR, e a ciò aggiungiamo anche Martavis Bryant, pronto ad esplodere dopo una annata da rookie in cui è entrato in campo a stagione inoltrata, pur ritagliandosi uno spazio in squadra molto importante grazie alla combinazione di velocità e stazza decisamente inusuale. I Chargers hanno investito molto nella o-line, al fine di mantenere Rivers il più al sicuro possibile; Orlando Franklin, Joe Barksdale e il possibile spostamento di DJ Fluker nello slot di guardia rappresentano un grande miglioramento rispetto allo scorso anno, sperando che la salute regga. Torna dall’infortunio Danny Woodhead, arma tattica fondamentale per il buon funzionamento dell’attacco, e c’è grande curiosità per Melvin Gordon, nuovo proprietario del backfield. La difesa ha elementi di valore ma scarsa profondità, eccezion fatta per la secondaria: Flowers è uno dei CB più solidi del campionato, e Jason Verrett, prima di finire anzitempo la stagione, ha mostrato grandi doti in coverage, e ci si aspetta che la sua crescita continui. Melvin Ingram può essere il vero fattore difensivo, a patto che resti sano (ed è un grande punto di domanda).

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Buffalo e Houston hanno ottime difese, attacchi solidi, ma mancano nel ruolo più importante, quello di QB: lotteranno sicuramente per un posto ai playoff, ma questo è un handicap non da poco. Stesso vale per Cleveland, che deve riporre speranze sulla difesa e sul running game, potenziato da una delle migliori o-line della Lega: la combo Johnny Manziel, il cui adattamento alla NFL, se mai ci sarà, non sarà certo facile, /Dwayne Bowe-Brian Hartline non suscita grosse speranze.

NEI BASSIFONDI – Oakland e Jacksonville hanno iniziato il secondo anno di un rebuilding che necessiterà ancora di tempo prima di portare le due squadre alla rispettabilità, ma che si spera possa portarle sulla strada giusta. Finalmente, i Raiders hanno opzioni credibili in tutti i ruoli dell’attacco, specialmente QB, con David Carr che, pur con le dovute difficoltà tipiche del rookie, ha mostrato presenza all’interno della tasca e un braccio forte abbastanza da rendere possibile qualunque tipo di lancio. Finalmente avrà anche non uno, ma ben due ricevitori degni di questo nome con cui lavorare, Michael Crabtree e, soprattutto, Amari Cooper. Occhio anche a Latavious Murray, pronto a contribuire appieno al running game dei Raiders, che lo scorso anno, oltre ad una scarsissima efficacia (32esimo), veniva raramente impiegato (solo 21 portate di media). Anche la o-line mostra finalmente del personale competente, tra Donald Penn, reduce da un’ottima stagione, il giovane Menelik Watson e Rodney Hudson, arrivato via free agency, uno dei top centri.

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Meno promettente è la difesa, in cui spicca però il reparto dei LB, con il trio Khalil Mack-Sio Moore-Curtis Lofton a portare versatilità contro le corse e in situazione di pass rush.
A proposito di difesa, è qui che Gus Bradley vuole costruire i successi della propria squadra, esattamente come ha fatto coi Seahawks, di cui era DC. Peserà sicuramente l’assenza di Dante Fowler, terza scelta assoluta, finito ko ai mini-camp di maggio per la rottura dei legamenti, e che avrebbe agito da LEO linebacker, cioè da OLB in uno schema 3-4 che gioca principalmente mani a terra come fosse un DE da 4-3. Jared Odrick, arrivato via free agency, si può rivelare un veterano molto utile, mentre giocatori come Telvin Smith (OLB) e Demetrius McCray (CB), si sono rivelati buone acquisizioni negli ultimi giri dei draft del 2013 e 2014 rispettivamente. Sen’Derrick Marks è il giocatore più produttivo della difesa, con 11 sack e 17 QB hits nella scorsa stagione, conclusasi però con la rottura dei legamenti.
In attacco, occhio ad Allen Robinson, WR da Penn State, anch’egli fuori anzitempo per un infortunio: 48-548-2 in sole 8 partite, con un drop su 76 target. La risalita dei Jaguars passa anche attraverso di lui.

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