Forever Aquile: Giovanni Stroppa

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In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Si torna in panchina. O meglio, si torna a trattare un personaggio che ha diretto lo Spezia dalla panchina, anche se, in realtà, deve la sua fama a quello che ha fatto sul campo di gioco, nel corso di una soddisfacente carriera, che, soprattutto con la maglia rossonera del Milan, l’ha portato sul tetto d’Europa e del Mondo. Un giocatore molto famoso, che, però, sul Golfo non ha lasciato ricordi esaltanti. La puntata di oggi è, infatti, dedicata a Giovanni Stroppa.

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LA LUNGA CARRIERA, L’EUROPA, IL MONDO – Giovanni Stroppa nasce a Mulazzano, nella attuale provincia di Lodi, il 24 gennaio 1968 e, fin da subito, lega la sua carriera ai colori rossoneri, cominciando nelle giovanili del Milan, con cui vince anche una Coppa Italia Primavera nell’84/85. Nella stagione 86/87 raggiunge la rosa della prima squadra, pur senza mai scendere in campo. Quella successiva viene mandato in prestito al Monza, dove resta per due stagioni, la prima in C1 (dove conquista una Coppa Italia di categoria) e la seconda in B, dopo aver conquistato la promozione da titolare. Mette insieme 71 presenze e segna i suoi primi 5 gol tra i professionisti. In questi due campionati ha modo di mettere in evidenza le sue grandi doti tecniche e tattiche di centrocampista di manovra e fantasia, tanto che il Milan decide che sia maturo per restare in rossonero e fare la riserva a Donadoni. Esordisce in A col botto, segnando subito un gol al Cesena, quindi resta a Milano per due stagioni, togliendosi molte soddisfazioni, visto che, seppur da riserva, vince una Coppa dei Campioni, due Supercoppe Europee e due Intercontinentali, la seconda delle quali da protagonista, realizzando uno dei gol all’Olimpia Asuncion. Al termine della stagione 90/91 finisce il suo secondo periodo in rossonero, visto che passa alla Lazio. Qui vive una campionato da titolare ed uno da riserva, dato che Zoff non lo utilizza molto, così, dopo 50 presenze e 5 gol, all’inizio della stagione 93/94 ritorna a vestire una maglia rossonera, anche se è quella del Foggia. E’ il Foggia di Zeman e Stroppa ne diviene uno degli assoluti protagonisti, raggiungendo il record personale di marcature stagionali, 8, e contribuendo all’ottimo 9° posto finale in Serie A, tanto da meritarsi anche la convocazione per la Nazionale di Sacchi. Questo attira nuovamente le attenzioni della sua ex squadra, il Milan, che lo riporta subito a casa. Ma, stavolta, l’operazione si rivela avventata per entrambe le parti, visto che il Milan disputa una stagione deludente (anche se, ad inizio stagione, vince la Supercoppa Italiana) e Stroppa si uniforma all’andamento generale, mettendo assieme appena 19 presenze e 3 gol. All’inizio della stagione 95/96 lascia definitivamente il Milan e si trasferisce all’Udinese, dove disputa una buona prima stagione, mentre nella seconda è pesantemente condizionato da un incidente automobilistico in cui viene coinvolto ed un infortunio, che gli fanno saltare quasi tutto il torneo. Così all’inizio della stagione 97/98 si trasferisce al Piacenza, sempre in massima serie, con cui conquista due salvezze. Comincia anche la terza stagione, ma si rende conto fin da subito di non rientrare nei piani di Simoni, così, a gennaio 2000, si trasferisce al Brescia, in B, dove contribuisce alla promozione delle rondinelle in massima serie. Conclusa la stagione, non resta, però, in Lombardia, trasferendosi al Genoa, per due stagioni, in cadetteria, quindi una stagione all’Alzano, in C1, e una all’Avellino, dove viene chiamato dal suo vecchio mentore Zeman, ma di cui non riesce ad evitare la retrocessione in C. Nella stagione 2004/05 torna a Foggia, in C1, dove mette insieme solo 9 presenze, quindi, a fine stagione lascia la squadra rossonera per problemi economici. L’ultimo contratto lo firma con il Chiari, squadra dilettantistica, con cui, però, gioca solo 3 partite prima di appendere definitivamente le scarpe al chiodo.

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Un giovane Stroppa nel Foggia delle meraviglie di Zeman

GLI INIZI DA ALLENATORE – Il rapporto con il Milan resta forte anche dopo il ritiro dall’attività agonistica, tanto che viene chiamato a far parte del settore giovanile. Da lì, nel 2007, viene promosso a dirigere la Primavera rossonera, con cui nel 2010, bissa da allenatore un trofeo già vinto da giocatore, ovvero la Coppa Italia Primavera. Resta alla guida della squadra giovanile milanista fino a giugno del 2011, quando viene esonerato per i risultati non brillanti ottenuti nella stagione appena conclusa. Non resta, però, inattivo, perché gli viene subito proposta una panchina tra i professionisti, quella del Sudtirol in Lega Pro Prima Divisione. Conclude il campionato al 7° posto e questo non gli vale la riconferma. Lo aspetta, però, comunque, il grande salto, perché a giugno 2012 viene ingaggiato dal Pescara, neopromosso in A, giunto in massima serie dopo una stagione strepitosa in serie cadetta sotto la guida di un allenatore che conosce bene, Zeman. Purtroppo per lui, non riesce a bissare i fasti della conduzione del boemo, anzi, vive un inizio di stagione travagliassimo: la squadra fin da subito non si mostra all’altezza della categoria, le carenze sono evidenti e il fondo della classifica è il naturale approdo. Stroppa è attaccato da più parti, ma trova l’appoggio della squadra e della società che lo spronano ad andare avanti, poi, però, trovandosi a lottare contro i mulini a vento e a dover gestire anche colpe non sue, a novembre, dopo la sconfitta con il Siena, l’allenatore dà le dimissioni. All’inizio della stagione successiva viene ingaggiato dallo Spezia.

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LA TRAVAGLIATA STAGIONE AQUILOTTA – Lo Spezia della stagione 13/14 è una squadra che milita in B, grazie alla salvezza ottenuta per il rotto della cuffia la stagione precedente, nonostante fosse partita con i favori del pronostico per la rosa prestigiosa allestita ad inizio torneo. La permanenza è stata conquistata grazie al contributo dell’ultimo tecnico stagionale, Cagni, che ha individuato i principali mali dello spogliatoio e, cercando di lavorare su quelli, grazie alla personalità che lo contraddistingue, è riuscito ad ottenere i risultati utili per raggiungere lo scopo. Pare naturale che la panchina venga affidata a lui anche la stagione successiva, permettendogli di lavorare sulla squadra fin dall’inizio, ed, invece, anche lui viene travolto dal processo di rivoluzione che investe la società dopo il fallimento della stagione precedente, una rivoluzione che ribalta lo Spezia in ogni settore, da quello tecnico a quello dirigenziale. Si salva solo, probabilmente, qualche magazziniere. La rosa, a parte pochi elementi (Sansovini, Sammarco, Bovo, Porcari, Madonna), viene completamente rivoluzionata, attingendo da giocatori di categoria (Ebagua, Catellani, Baldanzeddu, Rivas, Ferrari, Moretti, Appelt), soprattutto grazie ad una intensa collaborazione con il Verona, da giovani di prospettiva (Leali, Magnusson, Henry), con qualche puntata nelle rose di Serie A (Seymour dal Genoa), senza negare la tendenza esterofila, che poi caratterizzerà le stagioni seguenti (Orsi, Datkovic, Culina). Per la conduzione tecnica si decide di affidare la panchina ad un tecnico emergente e, nonostante in B non abbia mai allenato, la scelta cade su Stroppa, appunto. Per non ripetere gli errori del passato, la società decide di partire a fari spenti, senza proclami, accettando quello che di buono arriverà, ma, anche stavolta, le ambizioni paiono evidenti fin dall’inizio. La partenza, però, ancora una volta, non è delle migliori: pareggio casalingo con il Cittadella, vittoria in trasferta con la Juve Stabia, seguita, però, immediatamente, da due sconfitte consecutive, quella casalinga col neopromosso Carpi e quella di Crotone. Il malumore comincia a montare, ma, a placare un po’ gli animi, arriva la prestigiosa vittoria casalinga con il Palermo di Gattuso, grande favorita alla risalita immediata. Quindi 6 risultati utili consecutivi, di cui, però, 4 sono pareggi, accompagnati da un gioco non certo esaltante, prima della sconfitta di Padova. L’amore della tifoseria per Stroppa ben presto finisce, affossato dal gioco di uno Spezia, che non sembra avere le idee chiare e non pare aver raggiunto ancora la maturità necessaria, benché si trovi nella parte medio alta della classifica. Non fa in tempo a mettere insieme un bel risultato, la vittoria casalinga col Cesena, che sarà un’altra delle promosse a fine stagione, che subito arrivano due sconfitte consecutive, con Siena ed Empoli. Quella casalinga con la squadra azzurra toscana rappresenta forse la svolta nel rapporto con la società aquilotta: accusato di eccessivo difensivismo e di poca tonicità nella fase offensiva, Stroppa sceglie la partita con gli uomini di Sarri per schierare una squadra sbilanciata in avanti che, per una compagine come quella empolese, che fa della velocità e degli inserimenti negli spazi la sua forza, diventa un invito a nozze, che si trasforma in un pesante 3-1, che incrina i rapporti con una società che fino a quel momento lo aveva difeso a spada tratta. E, infatti, dopo la vittoria a Reggio Calabria e il pareggio casalingo con l’Avellino, il 4-0 subito in trasferta ad opera del Varese, risulta fatale per il tecnico che viene esonerato. Perde così l’occasione di tornare, alla guida degli aquilotti, a calcare il campo di San Siro. Lo Spezia, infatti, colma le lacune di un campionato così così, con un’ottima prestazione in Coppa Italia, dove supera la Pro Patria al secondo turno (4-2 ai supplementari), il Genoa al terzo (5-4 ai rigori), il Pescara al quarto (3-0), che lo qualifica per gli ottavi da giocarsi a gennaio contro il Milan al Meazza. Dove Stroppa non ci sarà, sostituito, qualche settimana prima, da Mangia. Il tecnico resta inattivo fino ad aprile del 2015, quando viene chiamato nuovamente dal Sudtirol, in Lega Pro, per sostituire Sormani, conducendo la squadra all’11° posto finale, che gli vale la conferma anche per la prossima stagione.

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