Kovacic: perché sì e perché no

Non c’è che dire: la notizia ha fatto colpo e, giunta come un fulmine a ciel sereno, ha lasciato di stucco più di un tifoso, scatenando contrastanti reazioni. Il passaggio di Kovacic al Real, con un’operazione da 35 milioni, non è passata inosservata e, sicuramente, ha generato diverse valutazioni circa la bontà o meno della cosa.

PERCHE’ NO – Partiamo dal “partito del no”, ovvero dal perché l’operazione possa avere una valutazione negativa, visto che, sicuramente, nella maggioranza dei tifosi interisti, la notizia ha generato disappunto e un po’ di indignazione. Intanto per la più facile delle considerazioni: Kovacic è uno dei migliori prospetti della sua generazione e, sicuramente, averlo in squadra può rappresentare un enorme vantaggio. Per un’Inter che da decenni è alla ricerca di una “rinfrescata” nella rosa, trovare il giovane che, crescendo in maglia nerazzurra, dia la svolta alla squadra è quasi un’esigenza. Un’esigenza, che, però, pare non saper mai gestire a fondo: i giovani di avvenire in questi anni non sono mancati, basti pensare a Coutinho, quello che manca, atavicamente, è la pazienza di saper aspettare e, a fronte anche di un’annata dai toni più bassi che alti, il dare una possibilità di maturazione. All’Inter, da svariati anni, o si dà tutto subito o si diventa merce di scambio. E questo, talvolta, fa le fortuna di altre squadre. Il riferimento a Pirlo è del tutto voluto. Kovacic ha le stigmate del campione e, probabilmente, un futuro radioso davanti a lui, deve solo essere accompagnato nella sua maturazione definitiva. Pensare che questa possa avvenire in un’altra squadra infastidisce non poco il tifoso interista: vedere, un domani, il campione Kovacic osannato e celebrato in un’altra piazza, sapendo che poteva esserlo su quella nerazzurra, crea un deja-vu che non aiuta la corretta digestione. Soprattutto se il giornalista di turno te lo rinfaccia. Soprattutto se, poi, nel giro delle storie di mercato future, il campione Kovacic ti si viene ad accasare vicino, dall’altra parte del Naviglio, ad esempio, o in un capoluogo piemontese a caso, e diventa l’idolo di quella tifoseria… Cose già viste, bocconi già ingoiati. La storia di squadre blasonate che creano il proprio dream team crescendo giovani campioni che, grazie all’occhio lungo di bravi osservatori, sono stati portati a casa, vincendo la concorrenza di altre squadre, all’Inter sembrano averla capita solo per metà. I campioni li trovano, poi li cedono ad altri. Qualche anno fa, quando i soldi giravano davvero, li avrebbero potuti anche ricomprare, al triplo del valore iniziale.

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PERCHE’ SI – A propendere per il “partito del si” basta un solo particolare: la cifra da capogiro versata dal Real. Sono, e restano 35 milioni, che entrano in cassa e, in un periodo come questo, sono ossigeno puro. Lo ha detto lo stesso Mancini: ci è dispiaciuto, ma era un’operazione a cui non si poteva dire di no, quei soldi, allo stato attuale, erano irrinunciabili. E, a ben vedere, è proprio così: l’Inter si è scatenata sul mercato spendendo cifre che più di una persona (tipo il dirigente viola Panerai…) non sapeva neppure fossero a disposizione della società e che, in tempi di Fair Play finanziario, da qualche parte devono rientrare. Thohir era stato chiaro qualche settimana fa: la società per poter proseguire nel mercato aveva bisogno di liquidità, era necessario vendere. Certo, al tempo, l’ipotesi Kovacic non era neppure menzionata, ma di fronte ad un’offerta del genere chiunque avrebbe vacillato. L’Inter ha speso e deve spendere, alla luce delle ultime deludenti amichevoli, e una nuova boccata d’ossigeno era indispensabile a dei barili che, a forza di raschiare, il fondo non lo avevano neanche più. Il sacrifico di Kovacic, in prospettiva, è doloroso, ma, a voler valutare il pelo nell’uovo, neppure così tanto catastrofico. Finora si è ragionato sul “Kovacic che sarà”, perché, in realtà, il “Kovacic che è”, quello visto in campo in queste stagioni in nerazzurro, è stato ben poca cosa. Ha dimostrato di poter essere l’uomo che cambia la partita, l’uomo che prende in mano la squadra e la guida anche solo con poche giocate ben calibrate, ma questo lo ha fatto, finora, per brevi periodi, a sprazzi, perdendosi, invece, più facilmente in un’immaturità di fondo che, probabilmente, non gli conferisce, ancora, la personalità per prendersi la squadra sulle spalle. E’ sembrato più un pulcino bagnato che il prode condottiero, più un Bergkamp che uno Stankovic, per intenderci. L’andamento generale della squadra non lo ha aiutato, come non l’hanno fatto le vicissitudini tecniche e gli avvicendamenti sulla panchina nerazzurra, eppure anche i segnali da parte sua sono stati contrastanti, perché la stoffa del campione va oltre questo, la sua luce è quella che si dovrebbe vedere nel buio di una situazione negativa, foss’anche solo la sua a risplendere. Kovacic sembra avere tutto, al momento, meno che questo e, davvero, si sarebbe, dalle parti nerazzurre, così disposti a rinunciare ad una cifra da capogiro per aspettare la sua maturazione? Davvero, con il bisogno di contante che c’è, si può pensare di vedere un’altra stagione sulla falsariga delle precedenti (con la fiducia ad orologeria che Mancini aveva già dimostrato di dargli in questi primi scorci), rischiando di doverlo vendere ad una cifra nettamente inferiore? Alla luce del fatto che non stiamo parlando di una sola stagione, ma più di una, senza aver visto quello che ci si aspettava da lui, si vuol davvero rischiare di lasciar passare un treno che non potrebbe passare mai più?

Come diceva qualcun altro: ai posteri l’ardua sentenza.

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