Forever Aquile: Pietro Fusco, tra sogni (il Napoli), favole (il Castel di Sangro), soddisfazioni (la A con l’Empoli) e imprese (la B con lo Spezia), fino ai giovani aquilotti

fusco-3

In epoca di squadre “leggendarie” (Inter Forever, Juventus Leggende, Milan Leggende, ecc.), ovvero quelle squadre formate da giocatori, ormai ritiratisi, che, durante la loro carriera, hanno vestito almeno per un minuto la maglia di una determinata squadra e che, ora, girano il mondo giocando partite di beneficenza, in questa rubrica proviamo a vedere chi potrebbe far parte della squadra dello Spezia, tra quelli che, in attività o meno, hanno calcato i campi della serie A, perché nella loro carriera hanno vestito, o hanno allenato, all’insaputa dei più, la maglia bianca.

Stavolta la puntata è dedicata ad un atleta che la maglia bianca l’ha vestita in molteplici ruoli: giocatore, allenatore e dirigente. Calciatore discretamente noto tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 per la sua lunga militanza nell’Empoli, con cui ha calcato anche i campi di Serie A, allo Spezia ha, infatti, chiuso, dignitosamente, la carriera, per poi fermarsi con ruoli tecnico dirigenziali che proseguono ancora oggi. La puntata di questa settimana è dedicata a Pietro Fusco.

Image and video hosting by TinyPic

DAL SOGNO NAPOLI ALLA REALTA’ EMPOLI – Fusco nasce a Napoli l’11 agosto 1971 e nella sua città comincia a muovere i primi passi nel mondo del calcio, entrando nelle giovanili della squadra azzurra, di cui fa tutta la trafila, senza, però, mai riuscire a vestire la maglia del Napoli in ambito professionistico, perché, pur raggiungendo la prima squadra nella stagione 88/89, non scende mai in campo e nella stagione successiva si trasferisce al Lanciano, in C2. Ad inizio carriera Fusco è un attaccante, e in questo ruolo gioca in maglia rossonera, con cui, in 3 stagioni, mette insieme 68 presenze e 6 gol. Alla fine della stagione 91/92, con la squadra che retrocede in Interregionale, lascia il club, ma non cambia regione, dato che si trasferisce in provincia dell’Aquila, in quel Castel di Sangro, protagonista della piccola favola calcistica di fine millennio, di cui lui è uno degli interpreti. La squadra, rappresentante di una città di poco più di 6000 abitanti, infatti, balza alle cronache sportive grazie alla cavalcata che, cominciata a fine anni ’80 (esattamente quando Fusco entrava nel professionismo) dall’Interregionale, la porta dalla C2 alla C1 (94/95), fino alla B (95/96), dove resta per due stagioni. Fusco arriva nel ’92 con la squadra in C2 e resta per tutta la prima stagione di B, contribuendo, quindi, alla salvezza, tra il ’92 e il ’97, mettendo insieme 130 presenze e 4 gol, anche perché, nel frattempo il baricentro del suo gioco si è spostato molto più indietro dell’area di rigore avversaria, avvicinandosi alla propria. Quando arriva ad Empoli, infatti, all’inizio della stagione 97/98, è un apprezzato difensore, rapido, con un ottimo senso della posizione ed una carica agonistica importante, e, per questo, viene scelto per far parte della difesa della società toscana, neopromossa in Serie A. Questo rappresenta l’apice della carriera di Fusco, che raggiunge il grande calcio, legandosi a doppia mandata alla società azzurra, con cui gioca 5 campionati, due in massima serie (61 presenze e 1 gol) e tre in cadetteria, lasciando alla fine della stagione 01/02, quando i toscani hanno conquistato una nuova promozione. Dopo 160 presenze e 1 gol, infatti, Fusco si trasferisce al Catania in B, dove resta per due stagioni, con un intervallo di 6 mesi, a gennaio 2003, in cui si trasferisce alla Lucchese in C1. Quindi il ritorno in Abruzzo, stavolta al Pescara, in C1, dove disputa tutta la stagione 2004/05. Da lì lo preleva lo Spezia.

Image and video hosting by TinyPic

APPENA ARRIVATO E SUBITO UN PASSO NELLA STORIA – Lo Spezia in cui giunge Fusco all’inizio della stagione 05/06 è una società ambiziosa, che si sente matura per il grande salto, nonostante nel suo girone di C1 venga inserita una società molto blasonata, come il Genoa, retrocessa d’ufficio dopo la promozione in A dell’anno, prima per la nota vicenda della valigetta di Venezia, con il relativo tentativo di corruzione. Il grifone è uno squadrone e parte col dente avvelenato, ma lo Spezia pensa di poter competere ad armi pari e lo dimostra affidando nelle mani di Mister Soda, una squadra col giusto mix di giovani promettenti, giocatori di categoria e uomini d’esperienza come Maltagliati, di cui si è già parlato qualche puntata fa, e, appunto Fusco. Ai due veterani vengono affidate le chiavi della difesa e, nella bella cavalcata della stagione aquilotta, i due esperti difensori non fanno rimpiangere la scelta, tanto che a fine campionato quella spezzina sarà la miglior difesa del torneo. Il difensore napoletano esordisce in maglia bianca alla 4^ giornata, nella partita interna col Cittadella, pareggiata 1-1, quando lo Spezia ha già incamerato 7 punti nelle prime tre giornate, segnando 8 gol e subendone 2. Nelle 30 giornate che, da lì, mancano alla fine della stagione, mette insieme altre 28 presenze, saltando solo la trasferta di Monza alla 6^ e quella di Giulianova alla 22^. Lo Spezia compie un’autentica impresa, perché, nonostante la corazzata Genoa (con cui perde 1-0 a Marassi, ma che batte 2-0 al Picco), indicata fin da subito come l’ammazza-campionato, vince il girone con 63 punti, 7 in più dei rossoblu (che partivano con una penalizzazione di 3 punti), frutto di 17 vittorie (di cui ben 14 tra le mura amiche), 12 pareggi e 5 sconfitte (tutte in trasferta), con 42 gol fatti (gli stessi dei grifoni, ma il miglior attacco sarà del Pavia con 44) e 22 subiti (come detto, miglior difesa, 5 in meno dei “cugini”), conquistando la promozione diretta in B, dove torna dopo 55 anni, senza dover passare dai play off, che finiranno, almeno quelli, a favore del Genoa. Fusco, alle 29 presenze in campionato, aggiunge anche 1 presenza in Coppa Italia di Serie C, nell’unico turno giocato, contro la Lucchese ai sedicesimi (1-1 al Picco, 3-2 per i toscani al Porta Elisa), di cui il difensore gioca solo l’andata, e, ovviamente, il doppio impegno contro il “suo” Napoli nella Supercoppa  di Serie C1 (match tra le vincitrici dei due gironi), in cui, al centro del San Paolo, può esultare con i compagni sollevando la coppa (0-0 al Picco, 1-1 in trasferta).

Image and video hosting by TinyPic

LA STORICA B CON LO SPEZIA E LA PAUSA – Ovviamente Fusco viene confermato anche per la stagione successiva, quella dello storico ritorno in B delle Aquile. Per di più è anche un anno particolare per la serie cadetta che vive un’esposizione mediatica mai avuta, vista la presenza della Juve, retrocessa dopo i fatti di Calciopoli. Lo scopo della società ligure è quello di ben figurare e di conquistare una tranquilla salvezza. In realtà la stagione ha due facce: una prima parte, l’andata, in cui la squadra si assesta in una posizione di metà classifica e si toglie anche delle belle soddisfazioni, come la storica vittoria a Marassi con il solito Genoa per 2-1 e il pareggio, all’ultima di andata, in casa, con la Juve, in uno stadio pieno, come non mai, di tifosi uniti dal tifo per la propria squadra nonostante l’arrivo dell’illustre decaduta (scena opposta a quella che si vedeva in buona parte degli altri stadi della categoria), con i torinesi costretti ad agguantare un immeritato 1-1, con Nedved, a ridosso degli ultimi minuti di gioco; una seconda, corrispondente al ritorno, con una serie di, invece, deludenti risultati che fanno scivolare pian piano gli aquilotti in classifica fino alle posizioni valide per la lotta per la salvezza. Fusco è ancora un perno importante della difesa e, ovviamente, fa valere la sua esperienza della categoria, non soffrendo il timore reverenziale verso squadre già incontrate nella sua carriera, anche se gioca meno della stagione precedente, anche per problemi fisici, mettendo insieme 18 presenze sulle 42 partite del torneo. Lo Spezia riesce ad agguantare i play out, grazie alla vittoria per 3-2 con una Juventus già promossa, a Torino, all’ultima giornata, che le permette di toccare quota 46 punti (11 vittorie 13 pareggi 18 sconfitte, 50 gol fatti e 61 subiti), uno in più dell’Arezzo di Antonio Conte (che partiva, comunque, con 6 punti di penalizzazione). Una stagione, che non vede disputarsi i play off perché il Genoa 3° (dietro a Juve e Napoli, pronostici rispettati fino in fondo) termina con più di 9 punti sulla quarta, si chiude, invece, con la coda dei play out tra lo Spezia, appunto, e il Verona, giunto quintultimo con 2 punti in più degli aquilotti (in stagione 1-0 al Picco e 1-1 al Bentegodi). Fusco gioca entrambi i match e contribuisce a tenere fino alla fine i due risultati (2-1 in casa, 0-0 in trasferta) che consentono agli aquilotti di non retrocedere. Alle presenze in campionato, il difensore partenopeo, aggiunge quella in coppa Italia, nell’unico turno disputato, ad agosto, a Marassi, quando l’ennesima sfida tra le due squadre liguri, stavolta si chiude con un 3-2 per i rossoblu che elimina i bianconeri. Lo Spezia può, quindi disputare un’altra stagione in B, che si rivelerà disastrosa sia dal punto di vista sportivo, con la retrocessione sul campo, che da quello societario, con il fallimento, ma a cui Fusco non partecipa perché, ala fine della precedente stagione, passa alla Carrarese, dove disputa tutta la stagione 07/08 in C2, mettendo insieme 25 presenze.

Image and video hosting by TinyPic

IL RITORNO SUL GOLFO PER RESTARE – Quando, dopo una stagione d’assenza, Fusco torna allo Spezia, la sua è la risposta alla richiesta d’aiuto di una città ferita. Ferita, soprattutto, nell’onore dopo un fallimento a cui nessuno è riuscito a porre un rimedio, nonostante uno straordinario movimento popolare e che ha visto crollare la squadra tra i Dilettanti, in una categoria che nessuno considera adatta alla città. La pensa così anche un certo Sergio Volpi, che recupera la società tra le macerie in cui è crollata e decide che lì non deve stare e che bisogna far di tutto per risalire in fretta. Viene allestita, così, una squadra assolutamente competitiva per la categoria, cercando di sfruttare anche l’esperienza di giocatori, come Fusco, che possano dare il proprio apporto diventando anche chiocce per giovani di talento. Il difensore, che si è molto legato alla città, che, nel frattempo, è diventata anche quella dove ha scelto di vivere con la sua famiglia, non può che rispondere positivamente e scendere, per la prima volta nella sua carriera, tra i dilettanti per dare una mano alla risalita. Lo Spezia dimostra di soffrire un po’ la categoria, non si mangia il campionato come qualcuno si sarebbe aspettato, ed anzi vive anche dei momenti di difficoltà e di stasi, soprattutto nella fase iniziale, quando deve ancora prendere le misure alla Serie D. Alla fine però la squadra, guidata da Marco Rossi in panchina (di cui si è già trattato in una precedente puntata di questa rubrica), riesce, comunque, ad arrivare seconda, con 78 punti (23 vittorie 9 pareggi 43 sconfitte) a 4 punti dalla promossa Biellese, posizione che non le consente di salire direttamente, ma di accedere ad un play off, con semifinale (contro l’Albese) e finale (contro il Casale), che permette la partecipazione alla fase a gironi che consentirà di stilare una graduatoria, sfruttabile al fine di ripescaggi. Nonostante lo Spezia non superi il suo girone e si fermi alla prima fase, verrà comunque ripescata in Lega Pro Seconda Divisione per la stagione 09/10. Fusco gioca 22 delle 36 partite della fase regolare, più una delle due di play off, poi, però, visto il numero eccessivo di infortuni a cui va incontro in stagione, decide di appendere le scarpette al chiodo, chiudendo con 76 presenze totali nelle varie competizioni, in maglia bianca. Non lascia, però, lo Spezia, visto che entra immediatamente nello staff tecnico della squadra aquilotta, cominciando come vice allenatore nella stagione 09/10, al fianco di Lombardo prima e D’Adderio poi, conclusasi con la promozione in Lega Pro Prima Divisione. Quindi si cala in un mondo che scopre essergli congeniale, quello dei giovani: nella stagione 10/11 allena la Berretti, che conduce alle finali nazionali, la stagione successiva, dopo una parentesi in cui deve coprire, ad interim, la panchina della prima squadra, dopo l’esonero di Gustinetti, prima dell’arrivo di Serena, allena la Primavera, che conduce a ben figurare al Torneo di Viareggio. Da dicembre del 2012 diviene responsabile di tutto il settore giovanile della squadra aquilotta, ruolo che riveste tuttora, essendo uno dei pochi capace di resistere a tutte le rivoluzioni caratteristiche dell’era Volpi.

Image and video hosting by TinyPic

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *